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Schermi in classe magazine, cosa ci dicono cinema e serie tv delle mafie?

Disponibile dal 19 aprile il terzo appuntamento vedrà protagonisti gli attori Cristiana Capotondi e Peppino Mazzotta. PRENOTA GRATIS IL TUO POSTO

venerdì 16 aprile 2021 - mymovieslive

A caratterizzare il terzo appuntamento di Sic Magazine, curato da studenti e studentesse di tutta Italia nell'ambito del progetto promosso da Cinemovel e Libera, è il racconto che delle organizzazioni mafiose e criminali passa attraverso il cinema, le serie Tv e i mezzi di comunicazione di massa. Un tema in continuità con le precedenti puntate del video-magazine in cui i giovani redattori hanno cercato di indagare quale sia la natura del confine fra fiction e realtà, fra virtuale e reale.

A dare il via a questo terzo appuntamento, in onda a partire da lunedì 19 aprile alle ore 15 sulla piattaforma di MYmovies, sarà il volto di Massimo Cerofolini, giornalista di Rai Radio Uno, che nella rubrica Apri Pagina, selezionando gli articoli scelti dagli studenti sul portale Schermi in classe, condurrà una rassegna stampa dedicata alle vittime di mafia. Si inizia con i giornalisti che hanno raccontato la criminalità nel nostro Paese (da Giuseppe Marrazzo a Mauro Rostagno, da Mario Francese a Pippo Fava, passando per la figura di Giancarlo Siani e la vicenda di Mauro De Mauro, il giornalista desaparecido) per poi proseguire con le figure del generale Carlo Alberto DallaChiesa, ucciso insieme a sua moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente Domenico Russo. Lo spazio si chiude con la storia di Vincenzo Agostino, il papà dell'agente Nino ucciso nel 1989 da Cosa Nostra insieme a sua moglie Ida Castelluccio.

Il racconto giocato sul confine fra il visibile e il non visibile, fra il dovere della memoria e il rischio dell'oblio, prosegue insieme all'attrice Cristiana Capotondi, nominata recentemente membro del CdA del Centro Sperimentale di Cinematografia da un decreto del ministro della Cultura Franceschini e protagonista nel 2014 de La mafia uccide solo d'estate di Pif che racconta: «È un film che ha ridicolizzato i boss mafiosi. Noi generalmente vediamo dei film in cui i boss sono degli eroi. Ne La mafia uccide solo d'estate, a differenza di tanti altri racconti, l'eroe non è più il boss ma il cittadino che resiste. I boss invece qui vengono ridicolizzati. Basta pensare alla scena in cui Totò Riina non riesce ad accendere il condizionatore».

«Considero il film di Pif un documento storico» dichiara poi ai microfoni di Sic Magazine la professoressa Lorena Fabi dell'IC Dante Alighieri di Nocera Umbra (Pg) nella rubrica Tutti a scuola in cui sottolinea l'importanza del suo stile narrativo capace di mescolare «ironia e serietà, finzione e fatti storici».

Chiuso il cerchio su La mafia uccide solo d'estate, la redazione di Sic Magazine incontra, nella rubrica Metropolis, Emiliano Morreale. Interrogato dalle studentesse sul modo in cui la mafia è stata raccontata nella storia della settima arte, il critico cinematografico racconta: «Il vero vuoto del racconto della mafia nel cinema è la mafia dei colletti bianchi. C'è sicuramente un problema di spettacolarità. È molto più facile e consolatorio per il pubblico vedere i mafiosi come uomini rozzi. Molto più sgradevole vedere dei film in cui i mafiosi sono persone come noi».
 


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