Nella notte e nella nebbia. Vale a dire: senza lasciare tracce, nel nulla. Nel 1941, prendendo a prestito l’espressione dal libretto di "L’oro del Reno" di Wagner, Hitler decreta che gli oppositori politici del Terzo Reich siano fermati e fatti scomparire, senza ulteriori informazioni. Nell’articolato sistema di classificazione dei deportati, le cifre “N.N.” cucite sull’uniforme da campo indicheranno chi è deportato perché contrario al regime.
A dieci anni dalla fine del conflitto, infatti, il Comité d’histoire de la Deuxième Guerre Mondiale, con l’appoggio di associazioni di deportati, commissiona ad Alain Resnais, futuro regista di Hiroshima non amour, già esperto documentarista nella misura breve e affascinato osservatore del tempo al lavoro, un’opera che faccia memoria dei campi e sveli le indicibili immagini colte per la prima volta dagli obiettivi fotografici dei liberatori. E al tempo stesso riprenda quei luoghi, in tempo di pace.
Il risultato è Notte e nebbia (Nuit et brouillard) - disponibile in streaming su Cinema Ritrovato - Fuori sala - cortometraggio concepito da Resnais con l’intenzione opposta alla volontà del Führer, cioè per mostrare, documentare, avvisare: chi è sopravvissuto sa che il rischio che il chirurgico piano nazista di spoliazione e annientamento del nemico possa ripetersi in altre forme è concreto, reale. Alle testimonianze fotografiche e filmiche in bianco e nero provenienti dagli archivi citati in apertura, Resnais e i suoi collaboratori (tra cui Chris Marker, nel ruolo di assistente alla regia) accostano le loro riprese ad Auschwitz e Majdanek, a colori.
Ruderi circondati dall’erba e dall’abbandono, corpi estranei e sinistri, calati in una campagna placida. Una serie di carrellate fluide, distese, quasi astratte, si avvicina a quegli edifici di mattoni e legno, già teatri di atrocità inaudite, per entrarvi. Il testo meditato, lirico, del poeta Jean Cayrol (anche lui “N.N.” deportato a Mauthausen), letto fuori campo dall’attore Michel Bouquet, è la voce raziocinante e rispettosa che interroga criticamente una sequenza stringata e orripilante di violenze e umiliazioni. Mentre la partitura di Hanns Eisler punteggia, in cerca di un residuo d’umanità, le diverse fasi che, dal 1933, hanno gradualmente portato alla soluzione finale. “Abbiamo progettato Notte e nebbia come un dispositivo d’allarme”, dichiara il regista.