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10 film per omaggiare la magia delle donne

Tra Jules e Jim e One Day, tra Miele e Under the Skin, 'Storie da film' raccoglie 10 lavori tratti da 10 romanzi cult, con protagoniste 10 grandi eroine. Vai all'articolo
di Marzia Gandolfi


lunedì 11 gennaio 2016 - Homevideo

Fare vedere ciò che fino a quel momento era stato solo immaginato è l'impegno assunto da dieci autori che hanno messo in immagini le pagine di celebri romanzi. La trasposizione di quei romanzi arricchisce oggi la collana limited edition della BIM, che rivendica la destinazione femminile e ne indica la natura magica. Storie da film - 10 film tratti da 10 romanzi cult raccoglie opere di differenti esiti ma pari intenzioni. Declinati al femminile, i film selezionati raccontano dieci protagoniste che vogliono o vorrebbero tanto vivere la loro vita, una vita che concepiscono ampia, libera, espansa, audace come la traversata di Robyn Davidson (Tracks) da Alice Springs all'Oceano Indiano. Una distanza geografica o ideale che ciascuna di loro riempie armata soltanto della propria determinazione. Amato e maneggiato con cura, il femminile deflagra, distribuito in dieci dvd e dietro altrettante cover, disegnate da Nine Antico, illustratrice francese e autrice di romanzi grafici agiti da jeunes filles della nostra epoca.

Eroine (stra)ordinarie di un gineceo volubile, che comprende l'autorialità di François Truffaut (Jules e Jim, Le due inglesi), David Cronenberg (A Dangerous Method) e Jacques Audiard (Un sapore di ruggine e ossa), il debutto folgorante di Valeria Golino (Miele), i ritratti sensibili di Anne Fontaine (Two Mothers), il manierismo di Lone Scherfig (One Day), l'onirismo di Jonathan Glazer (Under the Skin), il decorativismo di Saul Dibb (La duchessa) e l'esotismo di John Curran (Tracks - Attraverso il deserto), la loro centralità romantica attraversa il tempo e i generi, innamorando lo spettatore e gli uomini che incrociano il loro splendore. In ordine sparso di apparizione, Kate, Georgiana, Irene, Loz, Lil, Laura, Emma, Robyn, Sabina, Stéphanie, Ann e Muriel sono donne tutte sole in faccia al dolore, alla sfida e al proprio desiderio che hanno riconosciuto subito. A stanarlo per prima, a nutrirlo e ad ascoltarlo fino al più profondo straziato appello è la Kate di Jeanne Moreau (Jules e Jim) che accompagna un uomo di parole (Henri-Pierre Roché) dentro un mondo d'immagine. Perché nonostante il tono letterario e i numerosi passaggi letterari, Jules e Jim traduce la furia d'amare attraverso scene puramente visuali. Jeanne Moreau interpreta la disciplina fervente di una donna libera e decisa a 'inventare l'amore'. Nascosta dietro a un titolo maschile, Kate è il sorriso di una statua greca che strega Jules e Jim e la colonna portante dell'abbagliante capolavoro di Truffaut, che raddoppia con Le due inglesi il contributo alla collezione BIM.

Adattamento di un altro romanzo di Henri-Pierre Roché, ("Le due inglesi e il continente") che sperimenta ancora una volta il ménage à trois, Le due inglesi inverte il centro propulsore e svolge l'amore a distanza tra due sorelle del Galles e il loro amico parigino. Continente, corpo, amore fisico, l'ospite francese di Jean-Pierre Léaud è la magnifica ossessione di Ann e Muriel, vergini nella remota provincia britannica, impedite da un'educazione improntata alla 'spiritualità' e rassegnate a madri possessive e puritane che annullano sul nascere l'attrazione. L'impossibilità della riunione con l'oggetto amato trova diversamente soddisfazione in Two Mothers. Le madri agli antipodi di Anne Fontaine vivono i propri impulsi naturali e godono dei rispettivi figli, a portata di cuore e di corpo. Trasposizione di un racconto di Doris Lessing ("Le nonne"), Two Mothers 'adagia' al sole i corpi di due attrici efficaci (Robin Wright e Naomi Watts) ed espone una storia scabrosa vincendo la sfida grazie alla distanza che l'autrice conserva tra lei e i suoi personaggi. Leggere in senso figurativo, niente sembra pesare duramente su di loro, le madri allevano i loro figli con amore e coltivano l'arte di vivere bicchiere alla mano e pareo alla vita. Dentro un Eden assolato e immobile, Anne Fontaine e le sue protagoniste intrecciano una coreografia d'amore carnale e osano un tema raramente affrontato, contemplando da vicino passioni inconfessabili che fanno il vuoto intorno a loro e ai loro figli. Nessuno esiste o resiste, né i mariti delle madri, né le donne dei figli, gli intrusi muoiono o si fondono con la 'nuova famiglia', per sfuggirne molto presto sdegnati.

Altrettanto ostico il soggetto scelto da Valeria Golino per il suo debutto dietro la macchina da presa. Ispirato dal romanzo di Mauro Covacich ("A nome tuo"), Miele è un film dove ogni gesto e ogni parola arrivano dritti al cuore. Soltanto dopo si impongono le questioni etiche perché Miele è la storia di una giovane donna che dona la morte a malati terminali ma donare la morte non è una vita e Irene lo sa bene mentre cerca irrequieta un senso e un posto nel mondo. A contemplarne la meraviglia l'aiuta un vecchio intellettuale in salute a cui lei rifiuta il suicidio assistito e lui apparecchia la vita. Vorace allo stesso modo nell'impossessarsi del respiro altrui è l'aliena di Scarlett Johansson, che a Glasgow e nel poema erotico e romantico di Jonathan Glazer, adesca uomini che poi 'affonda' in un incubo nero. Tratto dal romanzo di Michel Faber ("Sotto la pelle"), Under the Skin mette in scena la frontiera tra umano e sovrumano, attraverso una predatrice che impara a sentire come gli uomini, ad amare come loro, infilando un cammino di conoscenza e libertà. Creatura sovrannaturale, dotata di una bellezza e di un potere di seduzione irresistibili, Laura è la donna-icona che accende il desiderio degli uomini, prigioniera della propria immagine e aliena ai fantasmi che ispira. Ma Laura si emancipa dal 'programma' impostole, intravedendo nell'incontro con un uomo dal fisico mostruoso qualcosa della bellezza del creato.

Aliena alla società è pure la Sabina Spielrein di Keira Knightley (A Dangerous Method), motore per il ripensamento delle teorie junghiane e freudiane e spazio nervoso e muscolare per una reinvenzione del sé. Sfogliando le pagine di John Kerr ("Un metodo molto pericoloso"), David Cronenberg realizza un film in costume che non rinuncia alle sue ossessioni, la lotta tra desiderio e ragione, tra pulsione e legge, tra mondo reale e mondo sognato. Al centro di un triangolo e di un nuovo modello terapeutico, concepito da Jung e ispirato da Freud, Sabina è corpo isterico e spezzato che ritrova l'equilibrio e riprende le fila della propria esistenza in lotta contro i ricordi della sua follia. Più misurata ma ugualmente separata è la duchessa di Saul Dibb, interpretata (anche lei) da Keira Knightley e pescata nella biografia di Georgiana Spencer redatta da Amanda Foreman ("Georgiana"). 'Zia' e discendente (indiretta) di Lady Diana Spencer, Georgiana anticipa il destino della celebre nipote. Sposata a un uomo che non la ama, La duchessa (ri)costruisce una vita parallela e diventa faro della sua epoca e della società inglese.

Inglese ma di estrazione proletaria, Emma Morley prende vita con le parole di David Nicholls ("Un giorno") e innamora tutta la vita Dexter Mayhew, studente ricco che non combina niente di buono se non amarla. Interpretato da Anne Hathaway, One Day è la commedia romantica di una giornata che concepisce un amore lungo vent'anni. Una storia ellittica e universale sul sottile confine amore-amicizia dominata da una protagonista risoluta e sincera che alla maniera di Stéphanie non ha previsto l'imprevisto (Un sapore di ruggine e ossa). Se per Emma è il destino, per Stéphanie, animatrice in un parco acquatico, è un'orca a interrompere la sua corsa e ad amputare la sua bellezza. Trasferita dalle pagine di Craig Davidson ("Ruggine ed ossa") e diretta da Jacques Audiard, Marion Cotillard è la bella che intreccia una relazione meccanica (lui l'aiuta a godere, lei lo aiuta ad amare) con la bestia, un colosso in ambasce che vive per strada col figlio. Senza edulcorare i rispettivi svantaggi, l'autore francese dimostra che i suoi personaggi sono infinitamente più grandi di quello che li 'limita'. In principio fragile e reticente, Stéphanie progredisce con la riabilitazione fino ad accettare le protesi meccaniche che le restituiscono la stazione eretta e la vita. A vincere la sfida, che qualche volta l'esistenza ci impone e qualche altra ci imponiamo, è pure Robyn Davidson, irriducibile nel suo progetto di attraversare a piedi il deserto centrale australiano. Trasposto dal 'diario' di Robyn Davidson ("Orme"), Tracks - Attraverso il deserto copre millesettecento miglia sui piedi di Mia Wasikowska che incarna sotto il sole a picco un risveglio e una rinascita.

I film adattati da grandi romanzi contemplano sempre la visione (del mondo) di due artisti. E questa visione è il cuore di una collana femminile che regala a ciascuna il suo profilo e compone idealmente una comunità solidale alla conquista di amore e autodeterminazione. Buone visioni.

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