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martedì 28 marzo 2017

Articoli e news Jean-Luc Godard

86 anni, 3 Dicembre 1930 (Sagittario), Parigi (Francia)

Un autore che è uno e centomila, mai nessuno.

La politica degli autori: Jean-Luc Godard

mercoledì 19 novembre 2014 - Mauro Gervasini da APPROFONDIMENTI

La politica degli autori: Jean-Luc Godard Gesù, Godard. Che dire d'altro, di più? Non esiste cineasta vivente più venerato di lui, un po' come nel teatro Strehler. Godard è sempre Godard, qualunque cosa faccia, e a sostenere che magari qualche volta ci prende in giro si rischia l'impiccagione culturale, come quando in certi ambienti si tentano rimostranze nei confronti dell'intoccabile Straub. Mi è capitato di vedere di recente con alcuni studenti universitari La cinese (1967), film straordinario. Ma già lì, qualcosa non tornava: la presunta adesione al maoismo dei giovanissimi "dreamers" protagonisti, porta ad accusare di revisionismo filosovietico (!) chi tra loro difende Johnny Guitar. Il giudizio politico doveva far sorridere già allora, non solo oggi. L'ironia è forse la chiave di lettura delle opere recenti di questo burbero signore che compie 84 anni il 3 dicembre (auguri). Come altrimenti interpretare i titoli di testa di For Ever Mozart del 1996 («Un film di GODard con DeparDIEU»)? Ai bordi delle strade per fortuna Dio non è morto, anzi lotta e filma insieme a noi, anche in 3D come in Adieu au langage, dal 20 novembre in qualche coraggiosa sala italiana (dall'11 dicembre sarà disponibile in streaming su MYMOVIESLIVE! e sulle maggiori piattaforme digitali), sperimentazione appunto ironica sulle impervie modalità della visione, le più interessanti.


   

Il cinema autoriale contro l'industria americana e i suoi fragorosi blockbuster.

Quante sorprese sugli schermi europei!

martedì 1 febbraio 2011 - Marzia Gandolfi da APPROFONDIMENTI

Quante sorprese sugli schermi europei! Capitani coraggiosi d’America, autobot allunati, pirati oltre i confini del mare, vampiri all’ultimo atto, piranha e panda in 3D, cowboys e alieni sbarcano sul Vecchio Continente e ‘dichiarano guerra’ al cinema europeo. Quello che nel 2011 imbocca la strada squisitamente autoriale e si fa fortino difensivo contro l’industria americana e i suoi fragorosi blockbuster. A guidarlo con orgoglio e fino all’ultimo respiro sarà Jean-Luc Godard che con Film Socialisme, sinfonia in tre movimenti presentato a Cannes nel 2010 e prossimamente in sala, continua ad interrogarsi su ciò che avviene sullo schermo.

Sir Mike Leigh contro il conformismo americano
L’autorialismo, promosso ieri dalla Nouvelle Vague e incoraggiato oggi da uno dei suoi più celebri e (in)discussi rappresentanti, resiste in Europa contro il conformismo feroce dei prodotti americani e debutta in sala il 4 febbraio con Another Year di sir Mike Leigh. Interpretata da un cast in stato di grazia e capace di esprimere una visione del mondo riconoscibile e commossa, la commedia umana del regista inglese riprende ‘le bugie’, quelle dietro alle quali si nasconde da sempre Mary, segretaria in una clinica, e da cui prova a emanciparla Gerri, psicologa amorevole sposata a un premuroso geologo. Gli affetti speciali di Leigh colmano la solitudine con l’amore e replicano gli effetti speciali di Hollywood, mettendo in schermo relazioni interpersonali con pochi soldi e tanta classe.

L'autorialismo di Almodóvar, Lars von Trier e Wim Wenders
A tornare è poi il (melo)dramma di Almodóvar, che con La piel que habito ritrova Banderas e i suoi topoi (colori, ambienti, personaggi e attori). Liberamente tratto dal romanzo francese “Mygale”, il nuovo film del regista madrileno è, come Volver, una storia tragica e grottesca, abitata e governata questa volta da un eminente chirurgo deciso a vendicare lo stupro della figlia. Archiviato per un attimo lungo un film il potere rigenerativo del femminile, spetterà a un uomo lenire, elaborare, nutrire e ricucire. A minacciare la terra e i filmetti è pure la Melancholia di Lars von Trier, thriller psicologico e catastrofico interpretato da un cast stellare che riconferma Charlotte Gainsbourg e assolda la lunare Kirsten Dunst e l’eroe ‘in tempo reale’ di Kiefer Sutherland. Ostinato da sempre a trasgredire le regole autoimpostesi, l’autore danese immagina un pianeta in rotta di collisione con la terra, che non mancherà di influenzare gli animi dei suoi abitanti. Chiude ‘il sipario’ e debutta sotto il cielo di Berlino (Fuori concorso) Pina di Wim Wenders, film in 3D dedicato alla coreografa tedesca Pina Bausch. A passo di danza, Wenders prova a contrastare i coloni di un cinema dilettantesco e balbettante, riconfermando la produzione europea come luogo di elaborazione complessa del linguaggio cinematografico.

Uno sguardo sul cinema più lieve e popolare
Non di solo autorialismo vive però il cinema europeo che nel rispetto della ‘santità autoriale’ produce un cinema più accessibile, magari senza punte e senza scoperte, magari più lieve e popolare, che non mancherà di trovare un’audience appassionata. Si comincia l’undici febbraio con la commedia sentimentale e francese di Pascal Chaumeil (Il truffacuori), che in una sola settimana dovrà innamorare l’incantevole Vanessa Paradis, sabotando il suo imminente matrimonio. Truffatore di cuori è pure il Bel ami di Robert Pattinson, arrampicatore sociale nel dramma di Declan Donnellan e Nick Ormerod, ispirato al romanzo realista di Guy de Maupassant.

Un'inesauribile riflessione sugli affanni umani
Molte allora le sorprese sugli schermi europei e nel cinema europeo, che inesauribile continua a riflettere sulla malinconica transitorietà degli affanni umani e invece di complicarsi la vita comprando i diritti dell’ultima novità editoriale va direttamente all’origine delle storie e della sua Storia. Vedere per credere.

   
   
   


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