Boris - Il Film

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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Italia)
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 pubblico * * * 1/2 -
Renè Ferretti è un regista televisivo che, tentando di dirigere un film d'autore, s'accorge che il mondo del cinema è peggiore di quello della TV.
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primo piano
Cinico e spoetizzante, qualcosa di unico in Italia che resta negli "occhi del cuore"
Marianna Cappi     * * * 1/2 -
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TROVASTREAMING

René Ferretti ha fatto tanta brutta televisione. Ad essere precisi l'ha subita, per ottemperare alle richieste al ribasso delle produzioni, alle ridotte capacità professionali della sua troupe storica e all'immensa negazione degli attori a sua disposizione, paragonabile soltanto alla misura dei loro capricci. Eppure, un giorno, il momento di dire "basta" arriva anche per lui, di fronte alla richiesta di girare a ralenti la corsa nei prati di un giovanissimo Ratzinger. Tutti a casa, tutti in crisi, tutti in bolletta. Almeno finché il cinema non bussa alla porta. A Ferretti non sembra vero: un film in pellicola, serio, di denuncia. L'adattamento del saggio best-seller "La Casta", il racconto di sprechi, scandali e privilegi immotivati della classe politica italiana. Peccato che il mondo del cinema non sia molto diverso...
Il salto di Boris dal piccolo al grande schermo, ma soprattutto da un pubblico di nicchia al grande pubblico, "laurea" definitivamente i suoi tre autori con lode, per l'umorismo finissimo (anche laddove fa della volgarità il suo humus), lo sguardo implacabile, la scrittura diretta e coraggiosa, la capacità di scelta (nell'abbondanza da loro stessi prodotta, in fase di sceneggiatura e di riprese) e soprattutto l'eleganza e la coerenza con cui sono passati dal ritrarre la televisione in televisione al fotografare il cinema nel cinema. Non di parodia si tratta, infatti, spessissimo, ma di fotografia vera e propria, ritoccata ad arte e virata sul comico.
Sono tante le battute o le scene del film che potrebbero essere estrapolate come costole per offrire un'idea dell'organismo nel suo insieme; dal produttore cinematografico che spiega: "non c'ho i sordi per tutta 'sta sensibilità", al regista che paventa: "non si esce dalla televisione, è come la mafia, non se ne esce se non morti". Ma è nella scena in cui Antonio Catania alias Lopez immagina il destino di René qualora lo abbandonasse per passare alla concorrenza e, dopo avergli fatto chiudere gli occhi, gli riappare davanti uguale identico a pochi secondi prima esclamando: "eccola la concorrenza!", che il film si rivela maggiormente. Nella terribile verità di quello sketch ci sono, infatti, sia un'indicazione di tono, cinico, dissacrante, spoetizzante, sia l'indicazione sulla natura dell'umorismo in gioco -si ride per non piangere- sia la lucidità e la schiettezza di sguardo e parola rispetto all'argomento trattato, vale a dire lo stile, che fanno di Boris qualcosa di unico in Italia.
La prima vera serie televisiva italiana di qualità (che aveva per soggetto la pessima qualità della televisione italiana) si congeda dagli schermi, parrebbe, con questo maxi episodio dedicato al mondo del cinema nostrano, massacrandone il mito con straordinaria capacità di sintesi e umorismo, nonostante il cinema non solo abbia già raccontato spesso il suo dietro le quinte ma soprattutto abbia sempre avuto maggior autoironia rispetto alla nipotina televisione. Marilita Loy, l'attrice che ha fatto della sua insicurezza un'arma micidiale e parla così piano che non la sente nemmeno il microfono, o la combutta di scenografo, segretaria di edizione e direttore della fotografia, che stanno sul set di René per i soldi ma poi lo piantano in asso per andare a fare Virzì, "Valdo e l'acqua cotta", sono cose che non si dimenticano e restano "negli occhi del cuore". Quando arrivano Biascica, Itala, Duccio e Lorenzo, su un'utilitaria strombazzante, non si può che fare il tifo per loro: non i criptocialtroni ma i cialtroni veri.
Non si esce dalla televisione, René.

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Premi e nomination Boris - Il Film

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Un pesce rosso che sa parlare di un'italia intera

martedì 29 marzo 2011 di petergiampy

"Boris il film" è un grande progetto, un ottima creatura, una nuova invenzione. Il film è sicuramente gradevole e scorrevole, il tempo passa, si ride, si riflette e dopo poco sei già fuori dalla sala. E' rimasto qualcosa nei pensieri degli spettatori? Certamente sì. Nella mente dello spettatore, tra la larghezza e la leggerezza di molte battute, si delinea un'immagine sbiadita: quella del mondo della cinematografia, in Italia. In questo paese in cui tutto è business, molto è cinepanettone, poco continua »

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Un film italiano innovativo

venerdì 1 aprile 2011 di Gianluca78

Eccolo finalmente, il pesce rosso dopo quattro anni cambia casa, trasloca dalla periferia satellitare(sempre importante), per prendere "casa" in pieno centro: IL CINEMA! Cambia vestiso per l'occasione, ma non l'essenza, l'animo che la contraddistinto in questi anni.Dissacrante, Ironico,Lucido,mai banale, sempre pronto a non prendere tutto troppo sul serio, ma mai  ridicolizzare nessuno.Tutti i settori del cinema sono presi di mira,nessuno escluso,ed ecco che il verso continua »

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Esperimento di metacinema

giovedì 7 aprile 2011 di renato volpone

Il film racconta il backstage di una produzione cinematografica, gli interessi di mercato, gli interessi personali e i compromessi a cui sottoporsi per poter lavorare, il tutto visto da un lato comico. L'esito è disastroso, troppo grossolano per essere grottesco, a tratti lento e noioso, le battute spiritose non servono a salvare il film. Gli attori sono davvero poco convincenti e la caricatura dei personaggi è forzatamente ironica. continua »

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Cinema nel cinema che diverte con intelligenza

lunedì 4 aprile 2011 di gabriele

Raro esempio di cinema nel cinema che diverte molto, ma con grande intelligenza ed idee nuove. Uno sguardo giustamente critico sui più gravi vizi del cinema italiano da tempo stretta fra la telespazzatura e i cinepanettoni:il divismo di attori dilettanti,il pressapochismo degli autori,l'improvvisazione dei produttori, l'asservimento ai gusti peggiori dei peggiori spettatori, la ricerca del riso facile ed a buon mercato, la volgarità dilagante... L'impossibilità di fare film di denuncia grazie ad continua »

Biascica
A li mortal guerieri!
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renè
eddai eddai eddai
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Lorenzo (lo stagista schiavo) a Corinna Negri (la star)
"No, non sono Biascica, però sì, penso che sei una zoccola!"
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DVD | Boris - Il Film

Uscita in DVD

Disponibile on line da mercoledì 14 settembre 2011

Cover Dvd Boris - Il Film A partire da mercoledì 14 settembre 2011 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Boris - Il Film di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo con Luca Amorosino, Valerio Aprea, Ninni Bruschetta, Paolo Calabresi. Distribuito da Rai Cinema - 01 Distribution. Su internet Boris. Il film (DVD) è acquistabile direttamente on-line su IBS. Sono inoltre disponibili altri DVD in versione speciale del film. altre edizioni »

Prezzo: 9,99 €
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INCONTRI | Dopo il successo in TV, esce in sala Boris, la fuoriserie tutta italiana.

Il pesce rosso cambia acqua ma non perde il vizio

martedì 29 marzo 2011 - Marianna Cappi

Il pesce rosso cambia acqua ma non perde il vizio “Dopo Lo Squalo un altro gigante del cinema”, annuncia la locandina. Chi è? È il pesce rosso più famoso d’Italia e si chiama Boris. Secondo il regista René Ferretti porta fortuna, ed è per questo che lo vuole sempre con sé, a casa e sul set. Dopo aver visto il film possiamo assicurare che è vero. Il balzo di Boris dalla boccia televisiva all’acquario del cinema ne preserva la natura e il colore, per la gioia dei fan della prima ora, ma lo rende anche perfettamente godibile per chi non conosce la serie, evitando di parlare esclusivamente il gergo degli iniziati.

   

Gli strali di «Boris» infilzano l'Italia

di Alberto Crespi L'Unità

No, non c’è stato alcun accordo «pubblicitario» con i giornalisti- superstar Stella & Rizzo: la banda di Boris non ha chiesto il permesso di utilizzare il titolo La casta, l’ha fatto e basta, con il felice atteggiamento da commando che li contraddistingue. Anche perché, come viene detto nel film, come diavolo si potrebbe trarre un film da La casta? È un libro solo di numeri. In realtà si mormora che l’idea di fare un film da La casta sia circolata, nel cinema italiano di questo infelice XXI secolo, il che dimostra quanto le idee stiano a zero e quanto quelli di Boris stiano sul pezzo. »

Ora “Boris” fa il verso al cinema

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Tutto quello che c’è da sapere sull’Italia di oggi in 108 minuti di invenzioni deliranti e verissime. Che non ci portano in giro per il paese, sarebbe inutile, ma ci tuffano nel buco nero da cui fuoriesce come lava, 24 ore al giorno, l’immagine del nostro paese: la televisione. Senza mai uscire da set, uffici e corridoi, tanto lì tutto è in bella vista: rassegnazione, immobilismo, rapporti di potere, disamore per il lavoro, abitudine al peggio, attenta conservazione di tutto ciò che mantiene in vita quest’ordine di cose, sciatteria e viltà in testa. »

La tv-cult al cinema fa ancora ridere

di Paolo D'Agostini La Repubblica

L’ uscita di Boris-Il film sarà l’ occasione per misurare, con la sicurezza del biglietto acquistato e fuori dalle incontrollabili vaghezze che rilevano l’ audience televisiva, quanto esteso sia il popolo che nell’ arco di tre stagioni ha decretato la metamorfosi di una sitcom di supernicchia in fenomeno di culto. Per verificare se effettivamente l’ appeal di questo irriverente divertimento alle spalle dei cliché seriali e televisivi più logori, possieda anche la forza per imporsi a un pubblico che non sia solo, come sembrava all’ inizio della sua avventura, composto di più o meno addetti ai lavori autolesionisticamente incantati dalla parodia di se stessi, o di giovani e giovanissimi spettatori con il gusto un po’ spocchioso di vantarsi del disertare canali e trasmissioni generalisti e “troppo italiani” - secondo uno dei tormentoni che della serie costituiscono il salee il pepe - e di seguire esclusivamente fiction americana. »

Di risate, morte e vita

di Federico Pontiggia Il Fatto Quotidiano

Pesce d’aprile: Boris arriva al cinema, ed è il più bel scherzo che potreste immaginare. Dopo la fiction, ora tocca alla nostrana settima arte, che poi tanto arte non è, beccarsi una feroce dose di ironia, quella che Ciarrapico, Torre e Vendruscolo ci hanno già fatto applaudire in tv. Stanco di 15 anni costellati di infamie quali Il giovane Ratzinger, Renè Ferretti (Francesco Pannofino) molla il piccolo e trova il grande schermo, per adattare La casta di Rizzo e Stella in un film d’autore alla Gomorra. »

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