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Fra ferite di guerra e ferite della memoria, una fotografia in campo lungo ma fuori fuoco delle atrocità belliche
Edoardo Becattini     * * 1/2 - -

Mark e David sono due fotoreporter di guerra impegnati nei luoghi degli scontri fra iracheni e curdi sul finire degli anni Ottanta. Amici di lungo corso, hanno un approccio molto differente alla vita e al modo di concepire un'istantanea: David ricerca la bellezza delle forme anche nelle zone più martoriate, mentre Mark cattura ogni atrocità senza altro filtro che quello dell'obbiettivo della sua fotocamera. Quando il conflitto comincia a intensificarsi e il popolo curdo si prepara all'offensiva, David decide di tornare a Dublino, dove lo aspetta la moglie prossima a partorire, mentre Mark vorrebbe documentare il proseguire dello scontro da vicino. In seguito ad un incidente, Mark viene ferito e trasportato nel campo di soccorso dove l'unico medico presente, il dottor Talzani, decide chi vive e chi muore applicando un rigido triage, sistema di smistamento dei pazienti che prevede un colpo di pistola per i feriti più gravi. Una volta rientrato a Dublino, Mark porta con sé un progressivo decadimento fisico e psicologico causato da un ricordo che non intende far riemergere.
"Se le tue fotografie non sono abbastanza buone, significa che non sei abbastanza vicino" dichiarò una volta Robert Capa. Anche alla luce della storia del cinema bellico, le parole del più grande fotoreporter della sanguinosa storia del Novecento assumono un senso ulteriore rispetto al loro cinismo beffardo. Dare una rappresentazione alla guerra significa focalizzarsi su un dettaglio, investire un aspetto o un elemento che la riguarda da vicino di un valore altamente simbolico, capace di contenere l'incommensurabilità del dolore e del trauma. Danis Tanovic ha dato motivo di credere in questo principio rappresentando il conflitto serbo-bosniaco prima in chiave di teatro dell'assurdo (No Man's Land), poi da un insolito punto di vista di solidarietà femminile (il massacro di Srebrenica nell'episodio di 11 settembre 2001).
Con Triage segue un percorso decisamente più complesso: scompone il film in due parti principali, l'esperienza della guerra di Mark nella fase pre e post-trauma, a loro volta frammentate dall'ingresso di numerosi altri elementi tematici. Così, fra una prima e una seconda parte in cui affronta gli orrori fisici e quelli psicologici della guerra, Tanovic cerca di immettere considerazioni anche sul ruolo dei media, sul retaggio delle responsabilità occidentali e una riflessione profonda sulla vita e la morte. Ma è il suo sguardo che non riesce mai a dimostrarsi abbastanza vicino alla materia del suo racconto. Anzi, esso pare continuamente cercare di allontanarsi, di allargare la focale per mettere in campo un ulteriore tassello delle inumanità della guerra. Nel tentativo di comporre una fotografia in campo lungo abbracciando una moltitudine di elementi in un'unica immagine, in un unico racconto, Tanovic utilizza soluzioni visive e narrative troppo convenzionali per riuscire a tenere tutto a fuoco.
Il regista bosniaco compie un passo indietro anche nelle modalità di rappresentazione e di riflessione sui demoni cui il cinema bellico contemporaneo ci ha abituato in questi ultimi anni. Rispetto a film come The Hurt Locker o Valzer con Bashir, dove gli incroci fra esperienze di guerra e matrice psicanalitica hanno raggiunto risultati d'avanguardia, Triage non cerca di elevarsi dai canoni più comuni tanto del genere bellico che del giallo psicologico. Una tale configurazione istituzionale e precostituita viene meno sia all'idea di esperienza shock, che allo stesso messaggio proposto dal film, per cui in guerra sopravvive solo il caos e nessuno può considerarsi innocente o neutrale, tanto chi la guerra la fa quanto chi la rappresenta.

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Lontani i tempi di robert capa!

sabato 28 novembre 2009 di Paola Di Giuseppe

Triage vuol dire smistamento dei soggetti infortunati in base alla gravità delle loro condizioni. I colori dei codici utilizzati nel film si riducono a giallo,e si viene curati,blu e il dottore del campo di guerra pratica una veloce eutanasia con un colpo di pistola per impedire inutili sofferenze, visto che di accanimento terapeutico,in quelle condizioni,non si può davvero parlare. Ambientato nella prima parte nel Kurdistan in guerra con l’Iraq di Saddam verso la fine degli anni ’80, a Dublino continua »

non esistono schemi in guerra nè per i vivi nè per i morti
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APPROFONDIMENTI | Triage: il primo red carpet.

Il festival del film di roma si apre con il nuovo film di una vecchia conoscenza

venerdì 16 ottobre 2009 - Gabriele Niola

Il Festival del Film di Roma si apre con il nuovo film di una vecchia conoscenza Dopo il trionfo internazionale che qualche anno fa accompagnò No Man's Land, e che culminò poi con l'Oscar, si pensava a Denis Tanovic come ad un regista di guerra. Il film che quest'anno porta al festival di Roma, Triage, sembrava anche confermare l'impressione ma lui assolutamente rifiuta l'etichetta e non per non essere identificato con un solo genere quanto perchè lui, davvero, i film di guerra non li vorrebbe fare, prova troppo dolore. Ormai amico del festival, dopo la presidenza della giuria nell'edizione dello scorso anno, Denis Tanovic porta quest'anno un film pieno di star.

La guerra di Tanovic

di Natalia Aspesi La Repubblica

Il Festival di Roma si inaugura con un film che ci dice quanto la guerra sia una brutta cosa; poco più di un mese fa il Leone d' Oro della Mostra di Venezia è andato a un film che mostra quanto la guerra sia una cosa brutta; non c' è cinemanifestazione in cui manchi un film che racconti quanto sia brutta la guerra, qui ce ne sono almeno tre o quattro (da uno scontro tra eserciti cinesi nel deserto del Gobi di 2000 anni fa, alla rappresaglia nazista di Marzabotto del 1944); e anche i film in circolazione, pure comici, ci dicono che la guerra è proprio brutta. »

Il buonismo retorico del noir con bombe

di Maurizio Porro Il Corriere della Sera

Tanovic, celebrato per No man' s land, ritenta il colpo di guerra che rende infelici colpevoli. Manda due fotoreporter in Kurdistan, ne fa tornare a casa uno provvisto di nevrosi per quel che ha visto (il medico poco misericordioso) e la morte dell' amico narrata in un ritardato finale. Le buone intenzioni e l' ardore di Farrell però soccombono di fronte al buonismo retorico del ritorno a casa, dei peggiori anni della nostra vita. Noir con le bombe in cui i riferimenti a Franco sono tutti fuori posto, così come Christopher Lee. »

Già visti tormenti di reduci

di Lietta Tornabuoni La Stampa

Un film di guerra e di psiche, già visto e commovente, pacifista ed elegante, ha inaugurato il festival di Roma. Il messaggio di Triage di Danis Tanovic con Colin Farrell, Paz Vega e Christopher Lee, coproduzione ispano-franco-irlandese, lo conosciamo bene: la guerra fa schifo e lascia brutte tracce nella personalità di chi l'ha fatta o l'ha vista. I motti sono due: all'inizio, «In guerra si muore oppure non si muore. È così e basta»; al termine, «Soltanto i morti hanno visto la fine della guerra», firmato Platone. »

Conflitto nella mente

di Lietta Tornabuoni La Stampa

I film che incassano di meno sul mercato italiano, pare, sono quelli di guerra, incluso Lebanon che è buono e ha vinto un Leone d'oro: si vede che la guerra non è più un genere cinematografico, ma una minaccia presente. In Triage di Danis Tanovic, tratto da un romanzo di Scan Anderson, ci sono due arditi fotoreporter che da anni ormai frequentano ogni possibile guerra: adesso sono nel Kurdistan combattente; uno è logorato, stanco, vuol tornare a casa dalla moglie incinta, e se ne va; l'altro vuol ancora seguire i combattimenti. »

Triage | Indice

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venerdì 27 novembre 2009

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L'ultimo boy scout -...(21,10 Rete4)
Caterina e le sue fi...(21,10 Canale 5)
Medicina Generale 2(21,10 RaiTre)
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L'anima gemella(23,45 Rete4)
Pollock(2,10 Rete4)
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Scrubs – Medici ai p...(20,05 MTV)
Il principe e la fan...(20,10 RaiTre)
Walker Texas Ranger(20,30 Rete4)
Un posto al sole(20,35 RaiTre)
Scusa ma ti chiamo a...(21,10 Canale 5)
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