L'odio

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Un film di Mathieu Kassovitz. Con Abdel Ahmed Ghili, Saïd Taghmaoui, Hubert Koundé, Vincent Cassel, Karim Balkhandra.
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Titolo originale La haine. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 95 min. - Francia 1995. MYMONETRO L'odio * * * 1/2 - valutazione media: 3,69 su 45 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
3,69/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * - -
 critican.d.
 pubblico * * * 1/2 -
   
   
   
Gioellino del cinema francese, da molti considerato un vero e prorpio capolavoro, si è aggiudicato il premio per la regia al Festival di Cannes 1995.
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primo piano
Kassovitz osserva la banlieue senza paura di sporcarsi le mani, in un film folgorante, che non dà tregua
Annalice Furfari     * * * * -

Una giornata in una delle tante banlieue parigine. Un giorno uguale a molti altri per l'ebreo Vinz, il maghrebino Said e il nero Hubert. Se non fosse che un loro amico, il sedicenne Abdel, è stato pestato dalla polizia in seguito agli scontri della notte precedente e adesso è sospeso tra la vita e la morte in ospedale. Durante i tumulti, Vinz ha trovato la pistola persa da un agente. Il ragazzo giura che la userà per vendicarsi, nel caso in cui Abdel muoia.
Un film folgorante, con dialoghi battenti, dal ritmo teso e serrato, che non lascia un attimo di respiro, girato in uno splendido e funzionalissimo bianco e nero, sporco e allucinato. Perché non c'è spazio per le sfumature e tanto meno per i colori, nel mondo svelato dal giovane talento francese Mathieu Kassovitz. Un mondo dove non si va tanto per il sottile: due fazioni in lotta; da una parte "noi", dall'altra "loro". Tutti cattivi, nessuno buono, nessuno condannato, nessuno assolto. Non c'è cieca adesione nello sguardo del regista, né giudizio morale. Solo un estremo e spietato rigore realistico nel tratteggiare uno spaccato sociale, senza mai scadere nel sociologismo spicciolo. Con un occhio a tanta cronaca francese e al meglio del cinema americano di genere, omaggiato nelle citazioni di Scarface di Brian De Palma, Il cacciatore di Michael Cimino e soprattutto Taxi Driver di Martin Scorsese, in quella scena di Vinz allo specchio che rifà Robert De Niro e fa esplodere tutta la bravura e l'intensità drammatica che consacrano il talento di un giovane Vincent Cassel.
Kassovitz, meritatamente premiato per la migliore regia al Festival di Cannes, osserva la banlieue con la giusta distanza, senza spingere all'identificazione con i suoi protagonisti, ma con il coraggio di chi non teme di sporcarsi le mani - e la faccia, come accade al naziskin da lui stesso interpretato - evitando così il pericolo di un freddo distacco di superiorità. Il risultato è un film duro, ottimamente congegnato, stilisticamente perfetto, con una superba direzione attoriale. Un film coinvolgente, in cui i movimenti nervosi della macchina da presa e il montaggio serrato non lasciano tregua, così come il ritmo rap dello slang tipicamente periferico parlato dai protagonisti. Tre sbandati che provano, in maniera diversa, a stare a galla in un mondo condannato alla marginalità, destinato all'invisibilità, all'indifferenza infastidita della Parigi bene e all'incuranza della politica che si limita ad affidarlo ai trattamenti "speciali" della polizia, pronta a sfogare in periferia il peggio di sé. In un contesto metropolitano underground da guerriglia urbana, Vinz, Said e Hubert agiscono da soldati armati dall'odio, il proprio e quello altrui, in bilico tra la voglia di rispetto e la rassegnazione all'immutabilità della propria condizione. I tre si muovono in un tempo che corre vacuo, scandito da un orologio extradiegetico, svuotato dall'insensatezza dei loro discorsi e dalla vacuità di uno sguardo che non ha nessun posto dove andare, nessun futuro da afferrare, in quella discesa continua verso il basso in cui il problema non è la caduta, ma l'atterraggio.

Premi e nomination L'odio MYmovies
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Premi e nomination L'odio

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Festival di Cannes
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E' la storia di un uomo che cade da un palazzo...

giovedì 26 marzo 2009 di I'Para

E'la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani, e a ogni piano, mentre cade, l'uomo non smette di ripetere: "Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene". Ma il problema non è la caduta: è l'atterraggio. E' la storia di una società, la nostra, che cade, cade e cade a precipizio. Sebbene sia consapevole di cadere, fa finta che vada tutto bene, che sia tutto apposto. Il problema arriverà quando ci schianteremo sfracellandoci a terra. E' un film che racconta continua »

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L'odio chiama odio

martedì 18 agosto 2009 di zema89

La haine ovvero l'odio non è altro che un piccolo capolavoro. Piccolo perchè a parer mio passato troppo inosservato, e perchè realizzato con un budget modesto e quindi privo degli effetti speciali o delle immagini computerizzate alle quali ormai tutti sono abituati. Eppure proprio per questo il film si presenta duro e crudo come la realtà, ad eccezione di un bianco e nero che sembra voler rispecchiare l'anima di una società, di un quartiere povero e malfamato in cui non trovano posto pace e serenità, continua »

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Una gemma underground

domenica 26 settembre 2010 di galaxyofbubbles.blogspot.com

Banlieue parigina, un ragazzo viene pestato a sangue dalla polizia durante un'interrogatorio e finisce in coma profondo..è la fiamma che scatena una violentissima sommossa urbana contro le forze dell'ordine e che fà da premessa a questo rovente film d'esordio di Kassovitz (La Haine). Durante i tumulti un agente perde la pistola d'ordinanza ed è proprio Vinz, un ragazzo del ghetto (giovanissimo Vincent Cassel) ad impossessarsene e a giurare che nel caso in cui continua »

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Non poi così forte come si dice

domenica 5 dicembre 2010 di ralphscott

Stile di ripresa "nervoso",senza fronzoli,montaggio serrato,fotografia livida. Tutto sommato ne esce un buon film,forse in parte già superato. Cassel mostrava già una gran stoffa di attore continua »

Hubert Koundé, frase iniziale
È la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani... A ogni piano, mentre cade, l'uomo non smette di ripetere: "Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene". Questo per dire che l'importante non è la caduta ma l'atterraggio.
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Hubert
L'odio chiama odio!
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Hubert
Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: "Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene." Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio.
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DVD | L'odio

Uscita in DVD

Disponibile on line da domenica 20 aprile 2014

Cover Dvd L'odio A partire da domenica 20 aprile 2014 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd L'odio di Mathieu Kassovitz con Vincent Cassel, Hubert Koundé, Karim Balkhandra, Edouard Montoute. Distribuito da Cecchi Gori Home Video. Su internet odio (DVD) è acquistabile direttamente on-line su IBS.

Prezzo: 9,99 €
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di Lietta Tornabuoni La Stampa

In bianco e nero, un giorno e una notte nella vita parigina di quei ragazzi della periferia senza studi e senza lavoro e senza niente, isterizzati dal vuoto e dall'assenza d'ogni collocazione sociale, nevrotizzati dalla mancanza di futuro, facilmente delinquenti perché privi di soldi, che in ogni metropoli del mondo mettono tanta paura agli altri, agli integrati. Ventiquattr'ore nella vita dei loro odiati nemici che li odiano, i poliziotti: l'odio reciproco è l'emblema del conflitto tra la società e i rifiutati, gli esclusi dalla società. »

di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

Tre sono i "difetti" di Mathieu Kassovitz. A soli 28 anni è del tutto padrone della macchina da presa. Kassovitz è troppo bravo, dunque. Almeno lo è dal punto di vista d'una critica afflitta da volontà di potenza, irritata perché non può distribuire giudizi e voti stando un paio di metri al di sopra dell'opera e dell'autore. In secondo luogo, e dallo stesso punto di vista, Kassovitz è troppo furbo, ha troppo senso dello spettacolo. Invece di abbandonare i suoi personaggi al grigio della periferia, li costruisce, li porta in primo piano, anche inventando per loro situazioni da quasi-commedia. »

di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

Non si conosce davvero Parigi se non si è stati almeno una volta nella banlieue, la sua immensa periferia. Tante città giardino, certo, ma anche tanti ghetti riservati alle ultime ondate di immigrati. Palazzoni tutti uguali, paesi-dormitorio, treni metropolitani che fanno la spola con il centro della città, luogo mitico abitato da gente di altra razza, i ricchi ai quali tutto pare permesso. È qui che cova un odio profondo, generazionale, prepolitico contro una società che sembra escludere in modo inesorabile chi non è fin dall'inizio inserito nel giro giusto. »

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