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Fino all'ultimo respiro |
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Un film di Jean-Luc Godard.
Con Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg, Daniel Boulanger, Jean-Pierre Melville, Henri-Jacques Huet.
continua»
Titolo originale A bout de souffle.
Drammatico,
b/n
durata 87' min.
- Francia 1960.
MYMONETRO
Fino all'ultimo respiro
valutazione media:
3,70
su
27
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Il protagonista è un eroe "nero" dei nostri giorni senza ideali, senza il romanticismo di un Humphrey Bogart o di un Jean Gabin (cui il regista continuamente allude in fulminei fotogrammi).
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Michel Poiccard, ladro d'automobili, uccide un motociclista della polizia stradale che lo inseguiva per un sorpasso proibito. Tornato a Parigi, ritrova Patrizia, un'amichetta americana di cui s'era innamorato. Intanto è ricercato dalla polizia. Opera prima di Godard, questo film sul disordine del nostro tempo divenne il manifesto della Nouvelle Vague e, insieme con Hiroshima mon amour (1959) di Resnais, contribuì alla trasformazione linguistica del cinema negli anni '60, sfidando le regole canoniche della grammatica e della sintassi tradizionali. L'anarchismo di cui fu accusato (o per il quale fu esaltato) è più formale che contenutistico: nelle peripezie dell'insolente Belmondo che fa il duro, imitando Humphrey Bogart, si nasconde molta tenerezza.
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premi nomination |
Festival di Berlino 1 0 |
Che bello!
venerdì 27 luglio 2007
di luca
E' tutto bello in questo film! Niente è scontato, niente è banale: è un incalzare di emozioni una diversa dall'altra! Mi mancano le parole! Lo consiglio vivamente agli amanti del bello, dell'azione e della riflessione sull'amore e su quello che capita intorno a noi. Io amo Belmondo e la Seberg: sono la coppia più affascinante del cinema! e ringrazio Godard Le scene di loro due chiusi nella camera d'albergo sono memorabili insieme a quella della corsa buffa di Belmondo prima di cadere a terra (con continua » |
Il primo respiro nel cinema di godard
domenica 1 novembre 2009
di fedeleto
Alla prima prova cinematografica di jean-luc godard troviamo questo film decisamente eccezionale nella forma nel contenuto mostrando valori,messaggi simbolici,e poche parole a volte che dicono una verita' assoluta.La trama scritta con truffaut(anche egli debuttante l'anno precedente con i 400 colpi) si concentra sul personaggio interpretato da belmondo che braccato dalla polizia si nasconde e scappa da una ragazza di parigi desiderando di voler fuggire con lei ma non tutto andra' come previsto....In continua » |
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Fino all'ultimo respiro
domenica 27 febbraio 2011
di il cinefilo
Intendiamoci:non è che il sottoscritto intenda mettere in dubbio la portata innovativa che il film ha avuto nel periodo della nouvelle vague,inteso come il rinnovamento nei modi di intendere il cinema,e nemmeno intendo dubitare dell'effettiva abilità e bravura che lo hanno reso meritatamente(soprattutto in quel preciso momento storico)una delle principali opere d'avanguardia della nuova corrente cinematografica di cui si sono fatti"alfieri"anche registi come francois continua » |
Ritmo sincopato
lunedì 20 febbraio 2012
di anna ferrari
Stamattina mi sono ricordata perchè, nella mia mente, Michel Poiccard ha detto, guardando in camera con una interpellazione diretta al pubblico, "se non vi piace il mare, se non vi piace la montagna, se non vi piace la città, andate a quel paese". Intanto andare a quel paese significa finire ammazzati. Poi, secondo quanto ha affermato Godard stesso, cedere alla tentazione del montaggio vuol dire anche cedere alla tentazione dell'inquadratura continua » |
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| Michel Poiccard (Jean-Paul Belmondo) parla con Patrizia (Jean Seberg) | |
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Patrizia: tu hai paura di invecchiare? Io sì Michel: è da idioti! ti ho già detto che il peggiore dei difetti è la viltà |
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| Parvulesco (Jean-Pierre Melville) | |
| Ci sono due cose importanti al mondo: per gli uomini le donne, e per le donne il denaro... Se una bella donna sta con un uomo ricco, si può dire automaticamente che lei è perbene e lui uno sporcaccione. | |
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| Michel Poiccard (Jean-Paul Belmondo) | |
| Fammi vedere i piedi, guarda che i piedi sono importanti in una donna. | |
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Altre frasi celebri del film Fino all'ultimo respiro
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DVD | Fino all'ultimo respiroUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 18 gennaio 2011
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di Massimo Magri
Fiducioso di poter vivere libero e pericolosamente “fino all’ultimo respiro”, un giovane ladro d’auto uccide un poliziotto, va a Parigi, si lega ad una ragazza americana con cui pianifica la fuga. Poi l’amica lo tradisce e il giovane viene ucciso dalla polizia. “Tra Pepé le Mokò e questo film non c’è parentela, si spalanca l’abisso di una guerra: nulla più vi è di romantico, né di ingenuo, nulla più di popolaresco nell’abiezione dell’antieroe. L’atteggiamento ironico con cui Godard guarda al suo laido meschino protagonista è della stessa marca di quello con cui i surrealisti amarono Fantomas. » |
di Walter Veltroni
Doveva essere bello il tempo in cui dei giovani che avevano voglia di raccontare si trovavano, discutevano, davano vita a movimenti artistici, collettivi. In fondo tutta la storia del talento umano è segnata da grandi accelerazioni all’apparire di gruppi di persone ispirate da fermenti collettivi innovativi. I dadaisti o gli impressionisti razionalisti o i seguaci dell’architettura organica, i neorealisti o i creatori del free cinema inglese. I ragazzi dei Cahiers du Cinéma si invaghirono del primo film di uno della loro generazione, scritto da uno di loro, Francois Truffaut. » |
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La realtà dal buco della serratura
di Lorenzo Pellizzari Cinema Nuovo
Ed ecco il regista invadere le strade di Parigi, cogliere la «realtà» dal «buco della serratura», ignorare ogni sintassi e ogni grammatica, affidarsi al caso e all'equivoco, ma non a «innovare»: anzi rispolvera - e male, in quanto al di fuori del contesto storico e rivoluzionario della «vera avanguardia» - le vecchie teorie dziga-vertoviane del Cine-occhio. [...] Le cose tuttavia non procedono meglio sul piano «contenutistico». Che cosa ci racconta, cosa ci dice, infatti il film? La storia di un inutile delitto (gratuito quanto falso), di un amore viziato e impossibile (in cui la frigidità morbosa della tipica ragazza americana venuta in Europa per condurre una vita «artistica» e indipendente - salvo aspettarsi l'assegno da casa - si innesta sull'altrettanto falsa spregiudicatezza di un rottame esistenzialista, che si atteggia a «duro», imitando male - e il contesto lo ammette - il «duro» per eccellenza, Humphrey Bogart) e infine il trauma di una «giustizia» improbabile e sgradevole. » |
di Lorenzo Pellizzari Cinema Nuovo
Appare evidente, fin dalle prime immagini, che il protagonista di Fino all’ultimo respiro, Michel (o meglio Laszlo Kovacs), altro non è se non l’ampliamento del personaggio già sbozzato in A doppia mandata di Chabrol, che qui ha le funzioni di supervisore. La cosa non manca dal risultare sintomatica: mentre da un lato Godard si richiama alle trascorse esperienze della “nouvelle vague”, vi si riallaccia in un tentativo di continuità, dall’altra non ammette indugi, decide una rottura che vorrebbe essere formale e contenutistica al tempo stesso, mira ad adeguarsi al mutare dei tempi e delle esigenze: e l’evoluzione che il personaggio appunto subisce, dovrebbe dimostrarlo. » |
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