Pif si conferma autore del paradosso con un film italiano che si affranca dai soliti contenuti. È una buona notizia. Ora su TIMVISION.
Una delle cifre stilistiche di Pif è il paradosso, un registro che se lo sai affrontare e risolvere può essere utile, creare dei vantaggi. È una franchigia che però va gestita con misura e con sostanza. Molti dei grandi autori di questa epoca, da Tarantino, ai Coen, a Woody Allen si affidano al paradosso ma rimanendo sempre a distanza di sicurezza. Pif non fa parte di questo cartello di maestri, ma è interessante la sua evoluzione, anzi, le sue evoluzioni.
Una definizione di getto, la prima che gli si attribuisce è “conduttore televisivo” che, a posteriori, rispetto alla sua azione, soprattutto rispetto ai film, si rivela riduttiva. Momenti importanti, in sintesi, sono senz’altro Le iene – a proposito di paradosso – la partecipazione, l’assistenza a Marco Tullio Giordana ne I cento passi, un esercizio intenso di consapevolezza sociale e politica, soprattutto la collaborazione con Zeffirelli nel Tè con Mussolini. Quel film significa storia letta in un certo modo, e significa memoria di un momento storico ardente, controverso, buono per i racconti, ma che apparterrebbe più a un Paolo Mieli che a un Pif.
Lo sguardo sulla Storia è dunque un tema di Pif. Nel suo primo lungometraggio La mafia uccide solo d’estate, la vicenda è quella della mafia nei decenni trascorsi, niente di nuovo dunque, tema convenzionale. Ma In guerra per amore è un affresco sulla guerra in Italia, anche se mafia e Sicilia continuano ad essere protagonisti ma a prevalere è la storia d’amore fra Arturo e Flora, siciliani d’America, situazione non semplice, perché Flora è promessa a un amico di Lucky Luciano, uno che non ama essere contraddetto. In Sicilia è rimasto il padre della ragazza e così la buona occasione avviene quando gli alleati sbarcano sull’isola nel luglio del 1943. Arturo si è arruolato e si ritrova a gestire rapporti complicati. Dovrà confrontarsi con fascistoni locali, con la cultura siciliana non facile, e con un ufficiale italoamericano. Equilibri difficili dunque. Pif è pieno di buona e benemerita volontà, ed evoca un testimone dedicando il film a Ettore Scola. Un film italiano che si affranca dai soliti contenuti. È una buona notizia.