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Anna Magnani

Anna Magnani è un'attrice italiana, sceneggiatrice, è nata il 7 marzo 1908 a Roma (Italia) ed è morta il 26 settembre 1973 all'età di 65 anni a Roma (Italia).
Nel 1959 ha ricevuto il premio come miglior attrice al David di Donatello per il film Nella città l'inferno. Dal 1946 al 1959 Anna Magnani ha vinto 10 premi: David di Donatello (1958, 1959), Festival di Berlino (1958), Festival di Venezia (1947), Nastri d'Argento (1946, 1948, 1949, 1952, 1957), Premio Oscar (1956).

La prima italiana da Oscar

A cura di Annalice Furfari

Simbolo indimenticato di un'Italia e di un cinema che non c'è più, Anna Magnani è molto più di un'attrice da Oscar. Antidiva per eccellenza, con i suoi profondi e vulcanici occhi cerchiati, i capelli ribelli e le affascinanti sproporzioni, la Magnani è stata una figura chiave del Neorealismo italiano. Emblema perfetto di quell'Italia popolana e combattiva, determinata a guarire dalle ferite della guerra. Focosa e generosa, istintiva e fragile, proprio come le straordinarie donne interpretate, "Nannarella" ha abbattuto le barriere tra vita e arte, portando sullo schermo la sua verità di popolana che sapeva essere una regina.

Gli esordi e la lunga gavetta
Anna Magnani nasce a Roma il 7 marzo 1908 da una sarta, Marina Magnani, e da padre ignoto. Dopo averla data alla luce, la madre affida la bambina alla nonna materna e si trasferisce ad Alessandria d'Egitto per evitare lo scandalo. La piccola Anna soffrirà sempre della mancanza delle figure genitoriali. Una volta cresciuta, farà delle ricerche sul padre e scoprirà che si chiama Pietro Del Duce ed è di origini calabresi, ma non arriverà a conoscerlo. La nonna, che la alleva con le cinque zie nubili in condizioni di estrema povertà, si impegna per fare studiare la nipotina, che frequenta la scuola fino al secondo anno del liceo. Dopo alcuni mesi trascorsi in un collegio di suore francesi, Anna inizia a suonare il pianoforte iscrivendosi all'Accademia di Santa Cecilia. Decide, però, di abbandonare lo studio della musica e indirizzarsi verso la recitazione. Nel 1926 inizia a frequentare la scuola di arte drammatica "Eleonora Duse", diretta da Silvio D'Amico, che nel 1935 si trasformerà in Accademia Nazionale d'Arte Drammatica. Un anno dopo lascia la scuola, in quanto notata dal commediografo Dario Niccodemi, che la scrittura nella sua compagnia teatrale, affidandole piccoli ruoli che la fanno viaggiare molto. La gavetta la spinge a cambiare compagnie e in seguito, nel 1934, a passare al teatro di rivista. Mentre la carriera teatrale inizia a ingranare, l'attrice debutta sul grande schermo con un piccolo ruolo nel film in stile feuilleton La cieca di Sorrento (1934) di Nunzio Malasomma. Ma è soltanto in Tempo massimo (1934) di Mario Mattoli che la Magnani rivela il suo talento comico, interpretando una disinibita cameriera che insidia un timido professore, incarnato da Vittorio De Sica. I ruoli nelle commedie cominciano a intensificarsi, ma si tratta sempre di parti minori, poiché molti registi la ritengono inadatta al cinema. Tra questi c'è Goffredo Alessandrini, che la sposa nel 1935 e la dirige in Cavalleria (1936), assegnandole il ruolo marginale della canzonettista Fanny. Mentre il cinema fatica a riconoscere il suo talento, è il teatro che le dà le maggiori soddisfazioni, soprattutto grazie a un'inaspettata vena drammatica dimostrata in "Anna Christie" (1939) di O'Neill e a una fortunata serie di avanspettacoli con Totò, a partire dal 1940. Sul grande schermo è Vittorio De Sica a offrirle per la prima volta la possibilità di costruire un personaggio non secondario, quello dell'artista di varietà Loletta Prima, amante del protagonista, incarnato dallo stesso De Sica, nel film Teresa Venerdì (1941). Dopo la fine del matrimonio con Goffredo Alessandrini, nel 1942 nasce Luca, il primo e unico figlio della Magnani, avuto dalla relazione con l'attore più giovane Massimo Serato, che la abbandona non appena rimane incinta. Nel 1943 l'attrice recita nelle commedie L'ultima carrozzella di Mario Mattoli e Campo de' fiori di Mario Bonnard, in cui interpreta la fruttivendola Elide, innamorata non corrisposta del pescivendolo Peppino (Aldo Fabrizi). Si ritiene che questo film, girato in esterni popolani, contenga le prime avvisaglie di realismo cinematografico.

Il simbolo femminile del Neorealismo e dell'intero cinema italiano
La grande occasione per Nannarella arriva subito dopo la grande guerra, quando il regista Roberto Rossellini, con il quale nasce una relazione sentimentale, le offre di affiancare ancora una volta il collega Aldo Fabrizi in quello che verrà definito il film manifesto del Neorealismo: Roma città aperta (1945). Rossellini inizia a girare due mesi dopo la liberazione della capitale e l'intera opera è pervasa dall'urgenza di denunciare le conseguenze tragiche del conflitto. Nei panni della popolana Pina, la Magnani rivela un calore, una forza drammatica e un personalissimo stile recitativo che lasciano pubblico e critica di stucco. La sua indimenticabile corsa verso la morte, dietro al camion sui cui i tedeschi stanno portando via il suo uomo, scuote il cinema italiano dal torpore a cui è stato costretto. L'attrice vince il Nastro d'Argento come migliore interprete non protagonista e impone finalmente il suo nome in tutto il mondo. Nannarella diventa l'emblema del nuovo cinema italiano e il suo personaggio di donna del popolo, forte, schietta, istintiva, capace di grandi sentimenti, coraggio e generosità, si impone prepotentemente all'attenzione mondiale. La carriera cinematografica della Magnani prende il volo. Nel 1946 recita ne Il bandito di Alberto Lattuada, in cui dà vita all'ombrosa avventuriera Lydia, e si fa notare in Abbasso la ricchezza (1946) di Gennaro Righelli, in cui torna a un ruolo comico, quello di una fruttivendola arricchita, accanto a Vittorio De Sica. Nel 1947 vince il suo secondo Nastro d'Argento e il premio come migliore attrice alla Mostra di Venezia per il film L'onorevole Angelina di Luigi Zampa, in cui incarna l'ennesima figura di popolana, portavoce di un gruppo di madri costrette a fare i conti con le durissime condizioni dell'immediato dopoguerra. Nel 1948 riporta sullo schermo il dramma della gelosia di Assunta Spina di Mario Mattoli e interpreta il suo ultimo film con Roberto Rossellini, che le frutta il suo terzo Nastro d'Argento, prima della rottura della loro relazione. L'amore è diviso in due atti, entrambi con la Magnani come protagonista: il primo è un monologo al telefono di una donna abbandonata dal compagno, mentre il secondo è la storia di una popolana sedotta da un giovane Federico Fellini, che le fa credere di essere San Giuseppe. Nel 1949 è sul set di Vulcano di William Dieterle, nell'isola siciliana vicina a quella dove Rossellini sta girando Stromboli terra di Dio con la sua nuova compagna, Ingrid Bergman. Le riprese dei due film sono ricordate, nella storia del cinema, come "la guerra dei vulcani". Nel 1951 la Magnani vince il suo quarto Nastro d'Argento per Bellissima di Luchino Visconti, nei panni di Maddalena Cecconi, popolana che sogna di lanciare sua figlia nel mondo del cinema, ma subisce pesanti umiliazioni, diventando la summa di ogni madre offesa. È questo uno dei suoi film più importanti, quello in cui raggiunge un'incredibile profondità di recitazione, tratteggiando un autentico inno all'amore materno ferito e vilipeso, ostinato e fiero. Nel 1952 torna a lavorare con il suo ex marito Goffredo Alessandrini per incarnare Anita Garibaldi in Camicie rosse. Viene poi diretta da Jean Renoir ne La carrozza d'oro (1952), in cui interpreta la teatrante girovaga Camilla, che all'amore preferisce l'arte.

Il primato dell'Oscar
Corteggiata a Hollywood grazie al successo mondiale dei suoi film italiani, la Magnani vi interpreta La rosa tatuata (1955) di Delbert Mann, al fianco di Burt Lancaster, nel ruolo di una vedova siciliana emigrata in Florida. Grazie a questo film si impone come prima attrice italiana vincitrice dell'Oscar per la migliore interpretazione femminile, nonché l'unica ad averlo vinto con un film americano, recitato in inglese. Il quinto e ultimo Nastro d'Argento le viene conferito per Suor Letizia - Il più grande amore (1956) di Mario Camerini, in cui è una monaca che reprime il richiamo della maternità. Torna poi a Hollywood per recitare accanto ad Anthony Quinn nel melodramma Selvaggio è il vento (1957) di George Cukor, che le vale il suo primo David di Donatello come migliore attrice e la seconda candidatura al premio Oscar. Nel 1959 vince il suo secondo David di Donatello per il film Nella città l'inferno di Renato Castellani, ambientato in un carcere femminile in cui l'ingenua Lina (Giulietta Masina) impara dalla veterana aggressiva e corrotta Egle (Magnani) i segreti per una vita di successo. Con Pelle di Serpente (1959) di Sidney Lumet, in cui ama Marlon Brando, si conclude l'avventura americana di Nannarella, mentre Risate di Gioia (1960) di Mario Monicelli ricompone la coppia storica dell'avanspettacolo Magnani-Totò. Rispetto ad altri film non consoni alla sua levatura di interprete, con Mamma Roma (1962) Pier Paolo Pasolini le offre finalmente un personaggio forte, indimenticabile, quello di una matura prostituta che tenta di cambiare vita per amore del figlio. Nonostante i conflitti sul set tra regista e attrice, è questa l'ultima grande interpretazione cinematografica della Magnani. L'insuccesso del film francese La pila della Peppa (1963) di Claude Autant-Lara, in cui incarna la proprietaria di un'osteria, la convince a lasciare il cinema e tornare in teatro, dove trionfa con "La lupa" di Verga, diretta da Franco Zeffirelli. Al cinema torna per Made in Italy (1965) di Nanni Loy e per impersonare la moglie di un oste (Anthony Quinn) ne Il segreto di Santa Vittoria (1969) di Stanley Kramer. Ma, esauritosi il filone del Neorealismo, la settima arte sembra non essere più all'altezza dell'attrice e pare dimenticarsi di lei. Così, nel 1971 si lascia convincere dal produttore, sceneggiatore e regista Alfredo Giannetti a cimentarsi con la televisione, in un ciclo di tre mini-film intitolato Tre donne. Si tratta di figure femminili che, ricalcando personaggi simili a quelli interpretati per il grande schermo, ripercorrono le tappe della carriera della Magnani, in una sorta di efficace testamento morale. Correva l'anno di grazia 1870 (1971), sempre diretto da Giannetti, viene distribuito anche nelle sale cinematografiche. È il suo ultimo film da protagonista. Nel 1972, per chiudere degnamente il suo Roma, Federico Fellini insiste per averla, come simbolo della città eterna, in una fulminea, notturna apparizione, mentre, dolente, attraversa i vicoli della capitale. Ridendo, entra in un portone e lo chiude davanti alla macchina da presa. Si conclude così una carriera cinematografica che ha impresso una traccia indelebile nella storia del cinema. Nannarella si spegne a Roma il 26 settembre 1973, a 65 anni, per un tumore al pancreas, proprio la sera in cui la Rai ha programmato la messa in onda del suo Correva l'anno di grazia 1870.

Ultimi film

Commedia, (Italia - 1972), 120 min.
Commedia, (Italia - 1965), 132 min.
Drammatico, (Italia - 1962), 114 min.

Focus

INCONTRI
sabato 16 novembre 2019
Claudia Catalli

Camicia bianca, gonna lunga aderente, stivaletti, capelli raccolti e mani tempestate di gioielli Non c'è niente da fare: dal vivo Fanny Ardant mantiene intatto il suo fascino, proprio come sul grande schermo. Lo dimostra per l'ennesima volta nel film di Nicolas Bedos La belle époque, in cui interpreta la grintosa Marianne, che di se stessa dice: «Bevo, vivo, vado avanti», per poi schiaffeggiarsi selvaggiamente e darsi della 'cattiva' quando, in una delle scene più memorabili del film, caccia di casa il marito affaticato dagli anni (un dolente e magnifico Daniel Auteuil)

I film più famosi

Commedia, (Italia - 1972), 120 min.
Drammatico, (Italia - 1962), 114 min.
Drammatico, (Italia - 1951), 113 min.
Drammatico, (USA - 1955), 109 min.
Commedia, (Italia - 1960), 106 min.
Drammatico, (Italia - 1948), 91 min.

News

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