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Ultimo aggiornamento mercoledì 24 luglio 2019
Dopo la partenza di Andy per il college, Woody, Buzz e compagni hanno trovato una nuova casa. Il film ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a BAFTA, ha vinto un premio ai Critics Choice Award, ha vinto un premio ai Producers Guild, ha vinto un premio ai ADG Awards, In Italia al Box Office Toy Story 4 ha incassato 6,4 milioni di euro .
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Woody, Buzz e gli altri vivono sereni con Bonnie, anche se la bambina non ama Woody come lo amava Andy e lo lascia spesso nell'armadio. Woody però rimane ricco di premure verso di lei e, quando Bonnie affronta il primo giorno d'asilo, si infila nel suo zaino per farle compagnia. Finisce così per contribuire alla creazione di Forky, un giocattolo costruito dalla bambina con una forchetta/cucchiaio che però crede di essere spazzatura e vuole solo buttarsi via. Woody cerca di fargli capire l'importanza dell'amore di una bambina, ma non riesce a convincerlo prima che lui salti giù da un camper in corsa. Il cowboy si lancia allora in un'avventura per ritrovarlo, arrivando a conoscere nuovi giocattoli e a ritrovare la sua vecchia fiamma, Bo Peep.
Torna forse per l'ultima volta la saga di Toy Story in un nuovo capitolo che non raggiunge le vette dei precedenti ma apre la vita dei giocattoli a nuove possibilità, introduce crisi d'identità e pure una vena di femminismo.
Nei primi tre Toy Story i personaggi femminili hanno sempre avuto relativamente poco peso e sono stati per lo più rappresentati da una sola figura, nel primo capitolo Bo Peep e nel secondo e terzo Jessie e, a essere generosi, Mrs. Potato. Come sappiamo dai dietro le quinte emersi sulla dirigenza Pixar tutto questo non era una caso e il #metoo che ha travolto la compagnia ha portato anche una ventata di femminismo alla saga, incarnato dalla sceneggiatrice Stephany Folsom, che sembra abbia riscritto una buona metà del film. Il risultato è evidente: Toy Story 4 si svincola dal "principio di puffetta" (ossia quella consuetudine per cui basta un personaggio femminile per rappresentare tutte le donne) e moltiplica le eroine. Non solo infatti Bo Peep è trasformata in una donna d'azione, che ha cambiato la sua gonna per un paio di più comodi pantaloni e usa il bastone da pastore come arma e gancio per scivolare sulle corde, ma un altro personaggio femminile ha un ruolo chiave: Gabby Gabby. Questa è una bambola che, per un difetto di fabbricazione al suo riproduttore vocale, non ha mai trovato una bambina che la volesse.
Sembrerebbe una villain simile ad altri del passato, pronta a tutto pur di avere la sua occasione, incluso rubare il riproduttore vocale cucito nel corpo di Woody, ma in realtà è una creatura profondamente triste e in fondo gentile e ragionevole, che vuole solo trovare qualcuno da amare. Inoltre, a parte per la solita Jessie, ha un ruolo anche uno dei giocattoli preferiti di Bonnie, come leader del gruppo, ma è piuttosto sacrificata inoltre Woody e Buzz scelgono spesso di ignorarla.
L'universo dei giocattoli si fa dunque più ricco, però in tutto questo il dramma identitario di Forky finisce superficialmente accantonato per una nuova questione: esiste vita al di fuori dell'amore per un bambino? I giocattoli benedetti da un primo fortissimo rapporto sentimentale, soprattutto se il bambino li vedeva come i loro preferiti, non sembrano poter davvero sostituire questo affetto nel loro cuore.
Meglio allora che, al posto di cercare un altro bambino come palliativo, si aprano al mondo e magari accettino di fare da gioco al parco giochi per i piccoli che li raccolgono oppure di viaggiare con una luna park itinerante, come nei piani di Bo Peep. È una rivoluzione copernicana rispetto a quello che abbiamo sempre saputo e, per certi versi, sembra contraddire sia la depressione di Jesse nel secondo film sia il capitolo precedente, dove l'essere senza un bambino e confinati in un asilo dava luogo a una distopia. La differenza sta nel saper accettare questa nuova prospettiva di vita anziché viverla con astio e umiliazione. Così, in modo decisamente appropriato, il capitolo della saga aggiunto alla precedente fine di un ciclo è un epilogo sul pensionamento, sulla vita dopo il termine dell'impegno lavorativo o dopo la fine di un amore.
Edificante e tutto sommato divertente, sebbene alcuni inseguimenti e fughe diventino un po' ripetitivi chiusi come sono tra le stesse due location, Toy Story 4 non arriva però a ritrovare la sapienza cinematografica dei precedenti. Josh Cooley fa un discreto lavoro ma non ha il genio di John Lasseter e se cita il filone horror delle bambole assassini e dei sinistri pupazzi dei ventriloqui, non stupisce come il fondatore della Pixar, né sfiora la vertigine di temi quali l'immortalità e la corruzione del potere. Si accontenta di un registro più intimo, senza grandi invenzioni visive ma sorretto da una fotografia davvero allo stato dell'arte. Ne viene un epilogo decoroso e pur sempre superiore a tutti i sequel delle altre serie Pixar, inoltre fa piacere che ora anche le bambine avranno un po' di giocattoli tra cui scegliere, ma rimane la sensazione di un capitolo minore. Vale comunque la pena di pazientare fino alla fine di tutti i titoli di coda, per godere di un ultimo adorabile siparietto tra i nuovi personaggi del film.
L'arrivo di Forky, una forchetta riadattata a giocattolo, nella cameretta di Bonnie dove vivono Woody, Buzz Lighyear e i loro amici, dà il via a un'avventura che porterà ancora una volta i protagonisti fuori dal loro mondo. Il giocattolo da ritrovare e salvare è la pastorella Bo Peep, vecchia fiamma di Woody. L'attesa è finita: Toy Story 4 è finalmente pronto, uscirà il 21 giugno prossimo negli Stati Uniti e in Inghilterra e la settimana successiva in tutto il mondo.
«Credo che il motivo per cui i film di Toy Story siano così divertenti sono i personaggi. Parte dell'emozione di un episodio sta nel scoprire personaggi nuovi e vedere come interagiscono con i vecchi. È divertente ritrovare quelli che già conosciamo, ma sarà assolutamente eccitante per il pubblico incontrare quelli che abbiamo appositamente creato per questa storia».
Josh Cooley, regista
Dal lontano novembre 2014, quando Walt Disney e Pixar confermarono ufficialmente che il quarto episodio della saga sarebbe stato distribuito nel giugno 2016, continui incidenti di percorso hanno infatti spinto ogni volta in avanti l'uscita. Prima le voci di corridoio che già si susseguivano fin dal 2010, anno di Toy Story 3 - La grande fuga; poi l'annuncio della regia di John Lasseter, su un soggetto firmato da lui stesso, Pete Docter, Andrew Stanton e Lee Unkrich; poi lo slittamento al giugno 2018 per far posto a Cars 3 e infine l'annuncio dell'uscita nell'estate 2019, anche qui per far posto a un film più avanti nella produzione (Gli incredibili 2).
Nel frattempo, il doppiatore di Mr Potato, il comico Don Rickles, è scomparso; Lassetter, travolto dall'accusa di comportamenti poco adeguati coi dipendenti, ha lasciato la regia (affidata a Josh Cooley, già co-sceneggiatore e direttore delle animazioni per Inside Out) e annunciato l'ipotesi di un addio alla Pixar; gli sceneggiatori Rashida Jones e Will McCormack hanno abbandonato il progetto per divergenze con la Disney, sostituiti da Stephany Folsom... Una lavorazione molto travagliata per quello che in molti reputano un'aggiunta non necessaria a una saga in realtà perfettamente conclusa dall'ultimo episodio, con la fine del rapporto fra Woody e l'ormai cresciuto Andy.
Per quanto riguarda l'edizione italiana, il cambiamento più triste riguarderà certamente la voce di Woody, dopo la scomparsa lo scorso marzo di Fabrizio Frizzi: la distribuzione ha chiamato al suo posto Angelo Maggi, storico doppiatore di Tom Hanks che in originale presta la voce a Woody.
Tutto ciò che sappiamo di Toy Story 4, al di là della stringata sinossi resa nota, sono due teaser usciti a fine novembre 2018, dai quali si evincono tre nuovi arrivi: Mr Fork, una forchetta riadattata a giocattolo che urla la sua disperazione per il destino toccatogli (causando un capitombolo di tutti i protagonisti del film sulle note di "Both Sides Now" di Joni Mitchell), e un pulcino e un coniglio di peluche doppiati in originale dal Jordan Peele regista di Scappa - Get Out e da Keegan-Michael Key. Tra le novità annunciate, l'aggiunta al cast di doppiatori di Patricia Arquette e addirittura Keanu Reeves.
Per chi è ragazzino oggi non è facile capire cos'ha significato l'avvento di Toy Story, prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo, poco più di vent'anni fa. Ma il film di John Lasseter è stato una "prima volta" in tanti sensi: il primo lungometraggio della Pixar, il primo interamente animato al computer (tanto che gli fruttò un Oscar ad hoc), la prima volta da esseri pensanti e emotivi di un gruppo di giocattoli (è vero, per i bambini è una "realtà" quotidiana, ma il cinema d'animazione era rimasto colpevolmente indietro), che poi aprirà la strada a mille rivisitazioni; la prima riflessione straziante su cosa ci si lascia indietro diventando grandi. Lo sceriffo Woody, il ranger spaziale Buzz Lightyear, Mr Potato, Rex e gli altri, grazie al successo del film e dei suoi sequel, non sono più i giocattoli di Andy, non solo: sono i giochi preferiti di tantissimi bambini, di ogni quando e dove, grazie ad un merchandising infuocato, causa ed effetto di una vera e propria Toy Story fever.
E da questo legame di bruciante simpatia e affetto non sono immuni nemmeno i creatori, al contrario: in quanto "genitori" dei giocattoli, i creativi di casa Pixar non smettono di disseminare i loro film di immagini-ricordo dei loro primogeniti, così che li si trova un po' ovunque, negli Incredibili e in Inside Out, in Wall-E e Monsters & Co.
Oggi che l'attesa è già alta per il quarto capitolo di quella che, nel frattempo, è diventata una serie, la memoria corre ai pochi minuti di Tin toy, cortometraggio del 1988, il terzo girato da Lasseter per la neonata Pixar, che fu a sua volta un concentrato di novità e che già conteneva i temi che avrebbero fatto grande l'azienda. Non solo, infatti, il corto introduceva un bambino, e dunque un essere umano (creatura piuttosto estranea al mondo dell'animazione, anche perché di difficilissima realizzazione), ma utilizzava il numero di inquadrature più alto di qualsiasi altra opera realizzata interamente in computer grafica fino ad allora.
Come sempre da quelle parti, l'avanguardia tecnica non procedeva però sganciata da un'esplorazione avanguardistica anche in ambito narrativo: il giocattolo di latta del titolo, che prende vita appena uscito dalla scatola e poi fugge terrorizzato sotto il letto, per paura delle torture che il bambino può infliggergli, è il primo avventuriero di un viaggio che si compirà sette anni dopo con la realizzazione del primo lungometraggio, Toy Story, appunto, che è il frutto diretto di quella prima passeggiata su un nuovo pianeta dell'animazione.
E sette anni sono un tempo ampissimo in questo ambito! Di anno (luce) in anno (luce) si arriva così velocemente al tempo odierno: "Ora, sia dal punto di vista tecnico che artistico, posso dire che non c'è nulla che non si possa fare. E ogni giorno si inventa qualcosa di nuovo.", spiega Lasseter, "Ma al di là dell'aspetto tecnico, posso dire che nella sostanza non è cambiato nulla per quel che riguarda il nostro rapporto con le storie e i personaggi." E ancora: "Non esiste un'animazione, per meravigliosa che sia, che possa salvare una cattiva storia. Non metterò mai in produzione a meno che non funzioni in modo fantastico già nella versione a disegni". Lo storyboarding, ossia il momento in cui il film è ancora sulla carta, prima che i disegni diventino cartoon, è ancora una colonna portante del metodo di lavoro Pixar, oltre che un momento collettivo, in cui tutti, nello Studio, sono chiamati a testare l'efficacia di ogni singola scena o personaggio.
La sceneggiatura di Toy Story 4 sarà firmata da due attori (e autori): Will McCormack e Rashida Jones, a partire da un'idea originali di Lasseter (già autore e regista dei primi due Toy Story), Stanton (Wall-E, Monsters and Co), Docter (Up, Inside Out) e Unkrich (Nemo, Toy Story 3) e verrà codiretta da Lasseter con Josh Cooley. Quel che è certo, perché è stato più volte annunciato dai diretti interessati, è che non si tratterà di un proseguimento delle avventure dei protagonisti della saga, perché il terzo film aveva chiuso quel capitolo narrativo nel migliore (e più emozionante) dei modi. L'idea è invece quella di una commedia romantica, estranea alla trilogia, che esplori l'interesse sentimentale di Woody per Bo Peep. Lasseter dice di essere convinto che il film ci piacerà molto (lui stesso non aveva intenzione di girare un quarto Toy Story ma di fronte ad un soggetto del genere non è stato capace di dire di no) e noi non abbiamo alcuna ragione per dubitarne.
Toy Story 4, verso l’infinito e oltre. Era il 1995 quando uscì il primo Toy Story, sono passati quattordici anni e il franchise di questa serie è uno dei più longevi della Disney/Pixar. Il film precedente si chiudeva con Andy che regala a Bonnie tutti i giocattoli prima di partire per l’università. In questo nuovo capitolo Woody, Buzz e gli [...] Vai alla recensione »
Toy Story 3 era un capolavoro: scavava più in profondità rispetto ai due capitoli precedenti, faceva ridere, piangere ed era visivamente pazzesco. Chiudeva anche alla grande quella che sembrava una trilogia: Andy, il bambino di Woody ormai cresciutello, partiva per il college. E, in una scena strappacuore, affidava il cowboy e i suoi giochi a un'altra ragazzina, la timida Bonnie.
Toy Story 2 - Woody e Buzz alla riscossa (1999)