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Il fascino de La belle époque: un artificio che non puoi controllare, proprio come l'amore

Il film di Nicolas Bedos convince perché indaga il 'dopo' della premessa iniziale, che così velocemente si spende, si rovina e si contamina. Al cinema.
di Tommaso Tocci

La belle époque

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Guillaume Canet (46 anni) 10 aprile 1973, Boulogne-Billancourt (Francia) - Ariete. Interpreta Antoine nel film di Nicolas Bedos La belle époque. Al cinema da giovedì 7 novembre 2019.
sabato 9 novembre 2019 - Focus

Immergersi nella finzione come se fosse reale, e commercializzare il prodotto che ne risulta, è da qualche decennio un terreno creativo molto florido per l'industria dell'intrattenimento. Lo abbiamo visto declinato in chiave digitale, tra realtà virtuali più o meno volontarie, più o meno ingannevoli, più o meno rivelatorie di un'ansia da fine millennio per un'informatica che prometteva di fagocitarci tutti.

Lo abbiamo anche però interpretato con maggior allegria come un fatto analogico, felici di rincorrere l'illusione di set-mondi costruiti a mano, abbastanza grandi da contenere le moltitudini delle narrative possibili. Nell'era che stava introducendo la reality tv nelle nostre case, Peter Weir e Ron Howard portavano l'elemento satirico alla base di quell'impulso fino alle sue naturali conseguenze, in The Truman Show e in EdTv, rispettivamente del 1998 e del 1999.

Vent'anni dopo, la fascinazione televisiva è stata soppiantata da quella capitalistica, in cui la satira si sposta da chi guarda a chi può permettersi di comprare una perversione tanto elaborata. È una sottile linea che da The Game di Fincher arriva fino a Westworld, serie futuristica su un parco giochi per ricchi popolato da cowboy robot.

Nicolas Bedos, con La belle époque, propone una versione romantica, sgualcita e un po' cialtrona di un genere che solitamente ci tiene molto a simulare la perfezione prima di sfociare nel disastro.
Tommaso Tocci

"Le voyageurs de temps" è l'organizzazione dal nome altisonante che promette di portare il quasi settantenne Victor ovunque lui voglia nel passato, e che si trova invece ad affrontare l'insolita specificità della sua nostalgia. Non la corte di Maria Antonietta, non una guerra mondiale, bensì Il 16 maggio del 1974, in un caffè di Lione, dove Victor ha incontrato per la prima volta sua moglie Marianne. Perché la Storia è di certo affascinante, ma il cuore non può che strattonarci all'indietro, verso quel periodo in cui "non era orribile essere me".

Quell'immersione da parco giochi, in cui l'esperienza è reale ma le proibizioni scompaiono, non cerca più il brivido dell'altro da sé, come nella precisione stantia di Westworld, ma il conforto di un ricordo - e pazienza se la combinazione del personale (invece del nuovo di Westworld) e del tempo passato (invece di un presente in divenire, come in The Truman Show) dà a Victor un controllo della messa in scena troppo intenso per godersi appieno l'artificio. La belle époque fa centro costruendo un gioco approssimativo e fallace ma senza patemi, in cui gli attori dimenticano i dettagli dei loro personaggi, facendosi correggere in corso d'opera, e il protagonista si fa prendere la mano chiedendo licenze poetiche improvvise, come un po' di pioggia che non c'era nel 1974, mentre inseguiva Marianne all'uscita del bar.

Le pretese vengono via come una carta da parati posticcia su questo set gestito dal maniaco regista Antoine e illuminato dalla star Margot. Il senso di disillusione collettiva, sentimento così francese, non è mai un ostacolo quanto un invito a godersi il momento, proprio perché tutto sta cadendo a pezzi.

"Sei tu che hai chiesto una storia d'amore" dice l'attrice al cliente. "Ma non il dolore che viene dopo", risponde lui. E sarà per questo che il film è così riuscito, andando a indagare il "dopo" della premessa iniziale, che così velocemente si spende, si rovina e si contamina. Il gioco di coppie specchiate, con il riverbero delle finzioni tra i quattro personaggi principali, prosegue ben oltre il suo limite: come lo stesso Victor, che sa andare così tanto indietro da fare il giro e ritrovare il suo presente.


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In foto una scena del film La belle époque.
In foto una scena del film La belle époque.
In foto una scena del film La belle époque.
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