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Alessandro Borghi: il suo corpo, una nuova battaglia

Mélange di presenza atletica e opacità, di tensione e vulnerabilità, l'attore va con Il primo Re alle origini del mito di Roma. Da giovedì 31 gennaio al cinema.
di Marzia Gandolfi

Il primo Re

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Alessandro Borghi (32 anni) 19 settembre 1986, Roma (Italia) - Vergine. Interpreta Remo nel film di Matteo Rovere Il primo Re. Al cinema da giovedì 31 gennaio 2019.
venerdì 25 gennaio 2019 - Celebrities

Alessandro Borghi è innanzitutto una bellezza classica. Il sex symbol di un altro tempo, l'età d'oro del cinema italiano, la reincarnazione di Franco Interlenghi. Eppure ha deciso di incarnare altro che lo charme rassicurante e smarrito. In un paese che non interroga mai il corpo attoriale, Alessandro Borghi è un'evidenza. Un'evidenza che provoca l'inerzia della stampa specializzata, un corpo che inchioda e immobilizza come sotto l'effetto di un sortilegio terrificante o eccitante. Talvolta, come in Napoli velata, le due suggestioni convivono e il corpo di Alessandro Borghi diventa oscuro oggetto del desiderio. Il suo potere di attrazione, la sessualità pericolosa, la malìa blu dello sguardo sono evidenti a Ferzan Özpetek che lo esibisce nel talamo o sul tavolo autoptico. Una scena sigilla poi la crescente tensione sessuale tra il suo personaggio e l'anatomopatologa di Giovanna Mezzogiorno, confermando quella sua fisicità magnetica e sottilmente modulata, raramente leggera, sovente fragile. Attraverso differenti universi, la fragilità ritorna nei suoi ruoli con sorprendente frequenza.

Amico fraterno per Claudio Caligari sulla spiaggia di Ostia, (Non essere cattivo), dona la replica a Luca Marinelli e abita un film sulla chance e la sfortuna, sui piccoli azzardi della vita che tolgono qualcuno dalla miseria e ci affondano un altro senza sapere il perché.
Marzia Gandolfi

E poi Aureliano (Suburra), Luigi Tenco (Dalida), Stefano Cucchi (Sulla mia pelle), è come se tutta la debolezza maschile repressa gli piombasse addosso, in un cinema italiano che non aveva trovato un attore per incarnarla da Massimo Girotti.

Declinato nei generi e in una filmografia che abita spesso la periferia di Roma e il suo marasma postindustriale, il corpo dell'attore non si perde mai in un puro movimento edonista, condannato a sopportare sulle solide spalle i colpi incessanti di un destino tragico. Teppista platinato che vuole diventare un uomo in Suburra o fuggire l'abisso che si avvicina a misura che lui si allontana in Non essere cattivo, dietro la vernice del controllo e il volto impassibile dei suoi personaggi, brucia sempre un fuoco ardente. A suo agio nei racconti di scacco o salto sociale, svolti in un quadro legale o illegale, dove le figure rispettabili si mescolano ai delinquenti e la porosità tra le classi è estrema, Borghi colleziona impressionanti performance fisiche e non risparmia certo il corpo. Pila elettrica sempre carica può trasformarsi in un incontrollabile Joker, la risata isterica, l'occhio folle, il corpo sfrenato e spinto fino all'incandescenza. Ma è il corpo come arma politica a marcare, almeno fino a oggi, la sua carriera.


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In foto una scena del film Il primo Re.
In foto una scena del film Il primo Re.
In foto una scena del film Il primo Re.

La consacrazione dell'attore avviene nel dolore e in carcere dove si è consumata la passione di Stefano Cucchi. Sulla mia pelle segna l'anima e il corpo di un perfezionista che perde peso per trovare lo spirito di un ragazzo arrestato e morto in cella.

Decisamente politico nel film di Alessio Cremonini, il corpo picchiato a oltranza di Borghi combatte la macchina giudiziaria e carceraria cieca, siglando insieme un atto di nascita cinematografico e di morte sullo schermo. Il film costruisce una coscienza intorno all'abuso del potere in uniforme e rivela l'abbandono totale del suo interprete alla potenza del cinema.
Marzia Gandolfi

A emanciparlo dalle borgate ci pensa invece Liza Azuelos che gli regala il ruolo della maturità. Per diventare grandi non servono necessariamente 'grandi parti' e grandissimi film. In Dalida, biopic che obbedisce alle leggi del genere ma assume pienamente la tragedia e il mélo, la vita di Iolanda Gigliotti fu un paradiso pubblico e un inferno sentimentale con i suicidi successivi di tutti gli uomini della sua vita, Alessandro Borghi è Luigi Tenco. Timido e separato, l'attore sembra all'ascolto di un'altra dimensione del mondo dove la bellezza e il conforto vengono dai versi e dalle parole. Lo charme angelico e l'eleganza canaglia di chi amerebbe francamente essere altrove colgono il cantautore senza insultare l'immaginario. Borghi resta sobrio e compone un Tenco complesso: la gravità febbrile, lo sguardo vivo, mobile come in agguato rendono giustizia al talento e alla personalità dell'autore ligure, senza imbarcarsi in un'impresa di imitazione che non avrebbe fatto altro che sottolineare lo scarto tra l'originale e la copia.

Mélange di presenza atletica e opacità, di tensione e vulnerabilità, abbonato ai (secondi) ruoli che contemplano una zona ossessiva e borderline, Borghi è precipitato da Matteo Rovere nel mondo di urla e furore della fondazione di Roma (753 a.C.), quando agli dei, per creare qualcosa di grande e duraturo, serviva un essere più che umano, un eroe. Il suo Remo, come i suoi 'ragazzi di vita' molti secoli dopo, sogna la grandezza per arricchire una vita di miseria. La tragedia che accompagna tutti i suoi personaggi, che si battono per sopravvivere, conoscono la prigione e frequentano la morte, si esprime al passato remoto e con viscerale dismisura sulle rive del Tevere. Tuonante e ruggente, divorato dalla guerra, l'ambizione e il desiderio, Alessandro Borghi flirta con la leggenda e fa del suo corpo il campo di un'altra battaglia (Il primo re).


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