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I Love GAI premia la Sicilia: vince Parru pi tìa di Giuseppe Carleo

Il regista e sceneggiatore racconta la genesi del suo corto e la sua predilezione per il tema della 'magia popolare'.
di Paola Casella

Miriam Dalmazio (31 anni) 14 settembre 1987, Palermo (Italia) - Vergine. Nel film di Giuseppe Carleo Parru pi tia.
sabato 1 settembre 2018 - Incontri

"Siamo al terzo anno di I Love GAI, il concorso che SIAE ha pensato in collaborazione con Lightbox perché durante la Mostra del Cinema di Venezia ci fosse uno spazio in più tutto dedicato ai talenti under 40", dice Gaetano Blandini, che della SIAE è Direttore Generale. E con il tempo il successo del concorso è cresciuto: quest'anno il comitato di selezione ha potuto scegliere fra oltre 200 corti, arrivando alla rosa dei 15 finalisti. Fra questi, ha ricevuto una menzione speciale Denise di Rossella Inglese, "per la freschezza stilistica, la messinscena precisa, una scrittura mai banale e un'idea di cinema definita". Ma il primo premio assoluto è stato assegnato dalla giuria (composta dalla cantante Levante, il produttore Gregorio Paonessa e il regista Giuseppe Gagliardi) a Parru pi tìa di Giuseppe Carleo per "l'abile costruzione narrativa, il finale sorprendente e la consapevolezza del mezzo e del racconto".

Parru pi tìa è un corto ambientato in Sicilia e recitato in siciliano da un cast fra cui spicca Miriam Dalmazio nei panni di una ragazza che, per recuperare l'ex fidanzato, si fa confezionare un filtro d'amore dalla nonna.
Paola Casella

Il regista e sceneggiatore Giuseppe Carleo, nato a Palermo nel 1988, è affascinato dal tema della cosiddetta magia popolare, e intende esplorare questo tema anche in futuro.


Che intende con "magia popolare"?
È un linguaggio la cui origine si perde nella notte dei tempi, molto prima della nascita della religione. Ancora oggi la cultura occidentale conserva un'inclinazione all'irrazionale, per affrontare quei quesiti eterni cui il mondo moderno non sa dare risposta.

Il suo corto vede protagoniste tre donne: nonna, madre e figlia.
Il rito magico è impersonato dalle donne perché storicamente il loro ruolo è quello di emarginate. Le donne che non hanno mai potuto alzare la voce hanno trovato il modo di imporsi attraverso la magia.

Visivamente Parru pi tìa è molto curato e attento ai dettagli, a cominciare dai titoli di testa che sembrano ricamati con ago e filo su una tovaglia.
Non sembrano: sono! Tutto rigorosamente artigianale.

È vero che una delle due produttrici, Rita Vinci, è sua madre?
Sì, e l'altra è Nicoletta Cataldo. Dedico questo premio a mia mamma e alla mia terra, repertorio inesauribile di cultura.

Quanto è forte il suo legame con la Sicilia?
È imprescindibile. Parru pi tìa è stato girato in un appartamento che si affaccia sui tetti del mercato storico di Palermo, Ballarò.

A Palermo ha studiato regia.
Sì, nella sede siciliana del Centro sperimentale di cinematografia, dopo aver studiato recitazione nella sede romana.

Quanto tempo c'è voluto per realizzare il suo corto?
Un anno di preparazione, 5 giorni di riprese.

Che cosa crede abbia conquistato la giuria?
Credo che abbiano capito che volevo raccontare qualcosa di autentico, qualcosa che fa parte di me.

E adesso?
Sto preparando il mio primo lungometraggio: sono in fase di sceneggiatura. Parlerà ancora di magia popolare, questa volta per raccontare l'iter di un uomo che diventa mago. Perché credo che il mago sia lo psicanalista del popolo.


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