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Ultimo aggiornamento mercoledì 15 aprile 2020
Un ragazzo parte alla ricerca disperata del suo amato cane, esiliato per via di un'influenza canina. Con l'aiuto nuovi compagni a quattro zampe, proverà a sovvertire le regole del sistema. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Berlino, 2 candidature a Golden Globes, 2 candidature a BAFTA, 2 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a Producers Guild, In Italia al Box Office L'Isola dei Cani ha incassato 779 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Giappone, 2037. Il dodicenne Atari Kobayashi va alla ricerca del suo amato cane dopo che, per un decreto esecutivo a causa di un'influenza canina, tutti i cani di Megasaki City vengono mandati in esilio in una vasta discarica chiamata Trash Island. Atari parte da solo nel suo Junior-Turbo Prop e vola attraverso il fiume alla ricerca del suo cane da guardia, Spots. Lì, con l'aiuto di un branco di nuovi amici a quattro zampe, inizia un percorso finalizzato alla loro liberazione.
Wes Anderson, film dopo film, sta affinando una caratteristica del tutto peculiare che lo colloca ormai, a buon diritto, tra i Maestri del cinema contemporaneo.
È praticamente uno dei pochissimi registi, ma sicuramente quello con gli esiti più produttivi di senso, in grado di saturare le inquadrature con una miriade di elementi senza però perdersi in un barocchismo o in un compiacimento fini a se stessi. Salvo poi, nell'inquadratura successiva, svuotare lo schermo per affidarlo a un singolo elemento in un ampio spazio. Nel suo cinema la messa in scena conta infinitamente di più della storia che però comunque non si limita a fare da tappeto narrativo per le immagini. Come in questo caso, dove si racconta di non di un 'muro' ma di qualcosa di analogo: un'isola dove poter allontanare gli indesiderabili.Partendo da un pretesto reale (l'influenza canina) ma fingendo che non sia possibile alcun rimedio in proposito e che quindi l'unica soluzione per 'proteggersi' sia il respingimento.
Il contestualizzare tutto ciò in ambito nipponico non significa voler evitare un attacco diretto alla politica del proprio Paese da parte di Anderson. Così come è disceso negli abissi marini con Steve Zissou o ha viaggiato nel Darjeeling con i fratelli Whitman per poi addentarsi nei corridoi e nelle stanze del Grand Budapest Hotel, ora vuole nuovamente sperimentare facendosi accompagnare dal piccolo Atari.
In cosa consista l'esperimento è presto detto: attraversare la cultura iconica giapponese partendo dai b-movies con mostri ed eruzioni vulcaniche degli anni '60 per arrivare alla cultura pop ma avendo sempre come punto di riferimento dei Maestri come Ozu e, soprattutto, Akira Kurosawa. Dell'Imperatore prende a prestito l'atmosfera di film come L'angelo ubriaco o Cane randagio non dimenticando mai la lezione di umanità che essi offrivano, anche quando erano contestualizzati nelle situazioni più disagiate. Ne nasce un film in stop motion in cui a non subire mai uno stop sono la fantasia e la creatività.
Wes Anderson è ormai un regista di culto, uno di quelli con una nicchia, in verità molto ampia, di fan che amano il suo particolarissimo stile e che conoscono a memoria ogni sua pellicola: questo fa sì che quando i suoi film escono al cinema ci siano, da una parte, ammiratori convinti di andare a vedere l'ennesimo capolavoro di un genio, dall'altra, spettatori iper-critici [...] Vai alla recensione »
Che Wes Anderson stia diventando un cineasta politico? Di certo non s'intende un regista militante alla Ken Loach, di quelli impegnati in battaglie che trascendono la singola pellicola e si estendono a una visione del mondo di cui l'autore incarna la filosofia. Eppure, da qualche film a questa parte - e forse proprio dalla riflessione sull'animalità e la comunità di Fantastic Mr. Fox (l'altro film di animazione del regista) - dall'apparentemente svagato Anderson ci giungono segnali di grande consapevolezza e sensibilità sociale.
Se Moonrise Kingdom è uno struggente canto pre-rivoluzionario, in cui due adolescenti confusi e ribelli senza una causa intuiscono negli anni Sessanta che qualcosa sta per accadere e anticipano con la loro fuga ben altre rivolte, con L'isola dei cani (guarda la video recensione) Wes Anderson si misura addirittura con la fantascienza e la distopia.
Nella letteratura di genere, un racconto di questo tipo si chiama "not too distant future tale", ovvero una storia ambientata in un mondo non troppo lontano dal nostro. Si tratta di allegorie con frequenti funzioni di ammonimento, che enfatizzano ed esagerano una tendenza in atto nella società contemporanea per osservare che cosa accadrebbe se diventasse prevalente. E infatti ne L'isola dei cani è meno vicina (per noi occidentali) la situazione geografica che non la verosimiglianza degli avvenimenti.
Il Mikado" era un'operetta di Gilbert & Sullivan, coppia londinese di librettista e compositore che avevano visto il Giappone nelle stampe e nei dipinti. Accese la scintilla una spada da samurai che si staccò dal muro e cadde: ai geni basta poco per mettersi al lavoro (spinti anche dallo scarso successo dell'operetta precedente: solo i mediocri fingono disinteresse per soldi e applausi).