È solo la fine del mondo

Film 2016 | Drammatico, +13 95 min.

Titolo originaleJuste la fin du monde
Titolo internazionaleIt's Only the End of the World
Anno2016
GenereDrammatico,
ProduzioneFrancia
Durata95 minuti
Regia diXavier Dolan
AttoriGaspard Ulliel, Nathalie Baye, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Marion Cotillard Arthur Couillard, Antoine DesRochers, William Boyce Blanchette, Sasha Samar, Patricia Tulasne, Emile Rondeau, Théodore Pellerin, Jenyane Provencher.
Uscitamercoledì 7 dicembre 2016
TagDa vedere 2016
DistribuzioneLucky Red
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,33 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Xavier Dolan. Un film Da vedere 2016 con Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Marion Cotillard. Cast completo Titolo originale: Juste la fin du monde. Titolo internazionale: It's Only the End of the World. Genere Drammatico, - Francia, 2016, durata 95 minuti. Uscita cinema mercoledì 7 dicembre 2016 distribuito da Lucky Red. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,33 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 23 novembre 2016

Uno scrittore scopre di essere un malato terminale e decide di tornare a casa per comunicare la notizia alla famiglia. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 5 candidature e vinto 3 Cesar, In Italia al Box Office È solo la fine del mondo ha incassato 835 mila euro .

È solo la fine del mondo è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING e in DVD e Blu-Ray Compra subito

Consigliato sì!
3,33/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO 3,17
CONSIGLIATO SÌ
In equilibrio tra intensità e irrisione, un film che testimonia la maturità di un autore che riduce l'eccesso per afferrare l'anima nascosta dei suoi personaggi.
Recensione di Marzia Gandolfi
Recensione di Marzia Gandolfi

Da dodici anni Louis, drammaturgo affermato, è lontano da casa. Si è chiuso la porta alle spalle e non è si più voltato indietro. Ma adesso Louis sta morendo e a casa ci vuole tornare. Imbarcato sul primo aereo, rientra in seno alla famiglia che lo attende tra premurosità e isteria. Sulla soglia lo accoglie l'abbraccio di Suzanne, la sorella minore che non ha mai visto crescere, Antoine, il fratello maggiore che si sente minacciato dal ritorno del fratello che aveva monopolizzato l'attenzione dei genitori durante tutta la sua infanzia, Catherine, la cognata insicura e mai conosciuta che esprime le sue verità balbettando, la madre, affatto preparata al ritorno di un figlio mai compreso. Adesso che Louis è tornato lei vorrebbe tanto che le cose funzionassero, che i suoi figli trovassero le parole per dirsi ma nessuno dice e tutti sentenziano. Nessuno sa più niente dell'altro, la morte si appressa e la voce per annunciarla si spegne su un indice che chiede il silenzio.
C'è qualcosa di dissonante nel sesto film di Xavier Dolan, qualcosa che si avverte subito perché è la traccia sonora più riconoscibile del suo cinema. Abitato da attori tutti francesi, È solo la fine del mondo perde l'accento quebecchese e parla letteralmente un'altra lingua, una lingua differente. Bloccato come il suo protagonista nello scarto temporale tra l'intenzione di rivelare una (brutta) notizia e l'impossibilità di farlo, È solo la fine del mondo conferma l'equilibrio (sbilanciato) del cinema di Dolan tra intensità e irrisione, esuberanza e disperazione ma ripensa la sua 'musica', 'suonando' evidentemente la fine di una stagione artistica.
Da J'ai tué ma mère a Mommy è l'emozione complessa della vergogna, la vergogna di sé a separare da sempre i membri delle famiglia di Dolan che navigano a vista in querelle infinite. Con È solo la fine del mondo quella separazione è consumata senza appello in un'emorragia di parole quasi postume. Cerimonia degli addii in cui la ferocia s'impone sull'umorismo e la forza drammaturgica affonda nella pièce di Jean-Luc Lagarce, il film mette in scena un'impossibile riconciliazione familiare e chiude i conti col soggetto, convocandolo un'ultima volta in un interno e dentro il caos più assoluto in cui nevrosi, gelosie, frustrazione, rancori ma anche amore e ammirazione si mescolano.
Atto unico, baleno di disagio assoluto, arco di isteria incontenibile, È solo la fine del mondo annuncia la fine del mondo, la fine del sé-mondo, quello del protagonista e quello dell'autore che si fanno silenti. Perché gli altri non vogliono sentire, perché gli altri non possono sentire. Perché esiste un profondo sfasamento nel dramma, un'intimidazione reciproca tra chi ritorna e chi accoglie. L'uno è trattenuto, gli altri smodati nella perplessità che nutrono verso chi anni prima li ha 'ripudiati'. Louis è già morto, un morto che torna tra i vivi tra cui non smette di sentirsi estraneo. Ma il film autorizza a pensare anche il contrario, che Louis, nonostante il male che lo consuma, è il solo a essere vivo in faccia a un'assemblea di spettri familiari, governati dalla madre di Nathalie Baye con le labbra rosse d'amore e le palpebre blu come il mare che la separa dal figlio.
Impianto teatrale che respira soltanto nella corsa in macchina dei due fratelli, È solo la fine del mondo si consuma intorno al tavolo e dentro le stanze. Sui volti, sugli sguardi e sui loro scambi scivola invece il dolore e il risentimento per il vuoto lasciato da quel figlio-fratello che un giorno è stato uno di loro. Nei primi piani, nei campi e nei controcampi, saturi di una necessità cinematografica, Dolan incrocia i pensieri ed emerge quello che i personaggi non riescono a dire nemmeno a se stessi. Le immagini sposano il ritmo delle frasi, delle intonazioni, dei colori, dei respiri, della luce che qualche volta si fa abbagliante, liberando torrenti di nostalgia e lasciando spazio alle tempeste della giovinezza, dell'amore, del sesso esploso nei flashback pop.
Addosso ai suoi incrollabili attori, su tutti Vincent Cassel, fratello maggiore collerico e frustrato che recita sulla brutalità di una sola nota, Dolan produce una drammaturgia di ritorno, fondata sulla retrospezione, che resta sterile sul piano dell'azione e lavora sulla semplice giustapposizione delle parti. Impossibile per Gaspard Ulliel, davanti alla famiglia, coro e tribunale insieme che attende la promessa di un domani condiviso, trovare la forza o anche solo il momento per prendere la parola.
Come nel primo Dolan, nessuno ascolta nessuno e tutti si parlano sopra sbraitando. Film greve a tutto volume, È solo la fine del mondo conserva qualche affettazione, l'uccello a cucù incarnato e stramazzato al suolo, ma testimonia soprattutto la maturità di un autore che riduce l'eccesso per afferrare l'anima nascosta di personaggi che abitano la dimensione irreparabile del già troppo tardi. Superato il confine il silenzio è l'unica soluzione. L'unica via d'uscita per Louis, figliol prodigo, e Xavier, enfant prodige, testimoni e narratori delle rispettive epopee intime di figli. Epopee nevrotiche che convertono l'ordinarietà della vita familiare in mito contemporaneo.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 8 dicembre 2016
Howlingfantod

Se qualcuno non conosce il cinema di Dolan e le tematiche fortemente drammatiche che affronta nei suoi film e magari dopo dieci minuti o meno se ne volesse uscire dalla sala, perché il film è lento, senza costrutto, il suggerimento sarebbe quello di soffermarsi unicamente sulle interpretazioni degli attori difficili da poter classificare distintamente e quindi da oscar collettivo, dalla madre Natalie [...] Vai alla recensione »

Frasi
"Esistono una serie di motivazioni che ci spingono a non voltarci indietro"
Louis (Gaspard Ulliel)
dal film È solo la fine del mondo - a cura di Simone
NEWS
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martedì 15 novembre 2016
 

Da dodici anni Louiss, drammaturgo affermato, è lontano da casa. Si è chiuso la porta alle spalle e non è si più voltato indietro. Ma adesso Louis sta morendo e a casa ci vuole tornare. Imbarcato sul primo aereo, rientra in seno alla famiglia che lo [...]

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venerdì 14 ottobre 2016
 

Gran Premio della Giuria all'ultimo Festival di Cannes, È solo la fine del mondo è l'ultimo lavoro del genio precoce del ventisettenne Xavier Dolan, enfant terrible del cinema canadese. Già approdato a Cannes nel 2014 con l'acclamato Mommy, Dolan racconta [...]

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domenica 22 maggio 2016
 

Ribaltando i pronostici della vigilia, I, Daniel Blake è il vincitore della 69esima edizione del Festival di Cannes. Diretto con maestria da Ken Loach, il film è una tranche de vie carica di uno sguardo profondamente umano che provoca commozione senza [...]

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venerdì 20 maggio 2016
 

È ancora Marion Cotillard la stella che illumina Cannes, questa volta sul red carpet con Vincent Cassel per It's Only the End of the World, un'opera in equilibrio tra intensità e irrisione che testimonia la maturità di un autore - Xavier Dolan - capace [...]

winner
gran premio della giuria
Festival di Cannes
2016
winner
miglior regia
Cesar
2017
winner
miglior attore
Cesar
2017
winner
miglior montaggio
Cesar
2017
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