| Anno | 2007 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Gran Bretagna, USA, Francia, Austria, Germania, Italia |
| Durata | 111 minuti |
| Regia di | Michael Haneke |
| Attori | Naomi Watts, Tim Roth, Michael Pitt, Devon Gearhart, Brady Corbet Boyd Gaines, Siobhan Fallon Hogan, Robert LuPone, Susanne C. Hanke, Linda Moran. |
| Uscita | venerdì 11 luglio 2008 |
| Tag | Da vedere 2007 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,41 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 14 novembre 2023
Una famigliola borghese in vacanza nella casa sul lago. Due ragazzi per bene che chiedono delle uova. Una violenza ingiustificata che degenera senza via d'uscita. In Italia al Box Office Funny Games ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 1,3 milioni di euro e 405 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Una famiglia borghese in automobile. La cavalleria rusticana di Mascagni e Atalanta di Handel nell'autoradio. Il figlio ascolta sorridendo dal sedile posteriore. La casa al lago: con il prato ben curato, la barca a vela e i vicini gentili. Niente di più stabile, tranquillo e banale. Non fosse che Haneke usa la macchina da presa come a volerne (vivi)sezionare la vitalità. Con piani totali, dall'alto a volo d'uccello e dettagli minimali. La musica lirica e John Zorn che irrompe sui titoli di testa.
Spinto dal produttore Chris Cohen a portare negli Stati Uniti la sua opera austriaca del 1997, Michael Haneke ricalca ogni piano dell'originale in un'operazione che non può non ricordare, e lo fa volutamente, lo Psycho di Gus Van Sant. Si sa, negli Stati Uniti, senza il remake, i film stranieri hanno scarsa visibilità. Haneke ne approfitta e, nel clonarsi, sfrutta la bravura dei suoi attori, Naomi Watts, Tim Roth, Micheal Pitt e Brady Corbet, per dare maggior valore alla pellicola grazie all'interpretazione.
Non è tutto. Sbarcato in America, Funny Games, che già offriva una varietà di possibili letture, si fa ancora più stratificato. Lasciando dunque spazio alle logiche di ri-produzione, identico all'originale eppur diverso, mostra, tra le altre innumerevoli cose, come un film sia un fatto sociale e contestuale. Nel giro produttivo americano, Funny Games sfrutta le logiche di genere per rendere ancora più potente una sadica critica della società dello spettacolo ai danni di uno spettatore inconsciamente e irrimediabilmente colpevole. Sia ben chiaro, la differenza è talmente minima tra l'originale e il remake, da essere portatrice di senso: ma è lo spettatore a costituire lo scarto, a non poter non vedere il film sotto altre prospettive, anche solo per la presenza degli attori protagonisti.
Funny Games è un horror, in quanto mette in scena la perversione dello spettacolo dell'orrore. Ma lo fa in maniera estrema, al punto da divenire parodico, beffa grottesca del cinema e delle sue logiche, dello spettatore e delle sue certezze. I ragazzi vestiti di bianco, sadici e col viso pulito da figli di papà, ricordano i drughi di Arancia Meccanica. Le uccisioni e la dilatazione del tempo, sono una messa in questione del nostro modo di osservare oltre che di quello di rappresentare la violenza.
Aggressivo, estenuante, critico e parodico contro le stesse critiche che mette in scena, Funny Games nel suo essere remake di se stesso è un'opera contemporanea che acquista valore e senso nella ripetizione.
Trovare un motivo per godersi un genere violento, con la solita scusa dell'arte rappresentativa, è un compito difficile. Si confezionano due ore di scene sadiche e perversioni feticiste, per la gioia degli intellettualoidi che cercano una giustificazione nel soddisfare le proprie pulsioni che li accomunano ai più rozzi consumatori di horror B-movie.
Non c'è una fine,in Funny Games (Funny Games, Usa, Francia, Gran Bretagna, Austria, Germania e Italia, 2007, 111'). E non c'è un fine, nella "tranquilla" mania omicida di Paul (Michael Pitt) e Peter (Brady Corbet). Tutto accade nel gelo dell'indifferenza. O forse niente accade davvero, nonostante l'orrore. Forse basterebbe un rewind, perché l'incubo scomparisse.