81. Mostra del Cinema di Venezia, il programma dei 127 film. Venezia - 28 agosto/7 settembre 2024. Le recensioni, trame, listini, poster e trailer, ordinabili per:
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Un bambino viene adottato ma qualche anno dopo la madre naturale chiede di lui. I genitori adottivi decidono di andarla a cercare. Espandi ▽
È il 2008 quando Francesca e Simone, una coppia di italiani, ottengono dopo un iter di due anni l’adozione di Vakhim, un bambino di quattro anni proveniente da un villaggio cambogiano. Lo vanno a prelevare da un orfanotrofio, documentando tutto con la loro piccola videocamera digitale. Non la spegneranno più, nei mesi e negli anni a venire, per tracciare puntualmente l’ingresso di Vakhim in un Paese nuovo, con una lingua e una cultura differenti.
“Per la legge siamo una famiglia ma in realtà siamo degli estranei che improvvisano un copione sconosciuto”, dice nei primi momenti del film la voce di Francesca Pirani, che accompagna le immagini per tutto il suo corso.
Una lunga osservazione, nell’arco di quindici anni, della conoscenza reciproca tra un bambino che parla solo khmer e due genitori attenti, affettuosi e decisi a rispettare e abbracciare le sue radici. La sfida tecnica del film è armonizzare due piani: quello di osservazione, fatto di home movies, e quello della ricostruzione finzionale con attori in Cambogia, nel tentativo di cogliere ciò che è misterioso. Recensione ❯
Un uomo torna sulla spiaggia dove anni prima aveva incontrato sua moglie. Espandi ▽
2023. Sano torna a Izu, località in riva al mare, nel luogo in cui cinque anni prima ha conosciuto Nagi, la donna di cui si è innamorato e che ha sposato. Nagi è morta da poco e Sano è inconsolabile. Come cinque anni prima, ad accompagnarlo c'è Miyata, ma l'atmosfera romantica e disincantata di allora si è trasformata in amarezza e malessere. Intanto Sano cerca ossessivamente un cappellino rosso, a cinque anni di distanza, feticcio di un amore svanito e degli insondabili meccanismi del fato.
In una coproduzione franco-giapponese - co-produttore Damien Manivel, che collabora anche al montaggio - Kohei Iragashi erige un ponte ideale tra il gusto per il surreale nella vita quotidiana, tipicamente nipponico, e il romanticismo fatalista delle storie d'amore della tradizione europea.
Il risultato è un gradevole esercizio di nostalgia, che mescola le carte con una narrazione a ritroso (ma il flashback è abilmente dissimulato nel flusso del racconto). Recensione ❯
Attraverso la forma dell'autoritratto, il film ripercorre in maniera libera la vita e la carriera della regista. Espandi ▽
Antonietta De Lillo ripercorre la propria carriera partendo dagli inizi, tra reportage, giornalismo, televisione e la voglia di fare il cinema a Roma, dove ha avuto luogo il suo apprendistato a 360 gradi, da fotografa di scena a assistente operatrice. Autoritratto anticonvenzionale a vent’anni esatti da Il resto di niente, L’occhio della gallina chiama a raccolta e fa parlare tra loro molti archivi video privati e le immagini dei numerosi film autoprodotti: da I racconti di Vittoria a La pazza della porta accanto - Conversazione con Alda Merini, da Let’s go a Il signor Rotpeter. Questi frammenti però non appaiono in forma canonica di estratti, a mo’ di classiche citazioni, ma sono direttamente proiettati sulle pareti dello studio che De Lillo sceglie come set, circondata da collaboratori e dalle figlie presenti anche in molti home movies girati lungo gli anni. Una scelta che suona come un’autocertificazione, la dichiarazione di fedeltà a un metodo di lavoro collettivo, rappresentato anche dal lancio del format del “film partecipato”, o “documentario di remix” di materiali preesistenti, come in Oggi insieme domani anche (2015). Recensione ❯
Un padre e un figlio si ritrovano a combattere per la sopravvivenza tra natura. Espandi ▽
Dopo la morte della madre, Rein si trasferisce in un piccolo villaggio delle Alpi per immergersi nella natura, meditare e lavorare come maestro di snowboard. La tranquillità termina quando il padre invadente gli fa visita. Gijs è l'indiscusso protagonista di un'escursione sugli sci con Rein e i suoi amici. Sa essere affascinante con tutti ed inizia a flirtare con Laura, la nuova fidanzata del figlio. Non passa molto tempo, prima che Rein ne abbia abbastanza. Trascina il padre lontano dal gruppo e i due continuano la loro escursione da soli. La tensione è palpabile. Gijs si sente sempre più a disagio su un terreno così ripido e pericoloso, ma Rein si spinge fino alla cima, ignorando le suppliche del padre di tornare giù. Improvvisamente, la natura si scatena violentemente, trasformando la loro meschina lotta per il dominio, in una prova di sopravvivenza in piena regola. Recensione ❯
Una documentazione ravvicinata che immortala un simbolo della resistenza passiva della condizione palestinese. Documentario, Italia, Libano, Francia, Colombia2024. Durata 70 Minuti.
Un giorno nella vita di una comunità di rifugiati palestinesi nell'ospedale abbandonato noto come ex Gaza Hospital a Sabra (Beirut, Libano) attraverso gli occhi dell'undicenne Arafat. Espandi ▽
Il Gaza Building, un ex ospedale dell'OLP, è un simbolo della sopravvivenza palestinese nel campo profughi di Sabra (Beirut) a nord del campo di Shatila. Negli undici piani dell'edificio, l'adolescente Arafat passa il tempo a spiare il suo vicino, a distruggere le parti cadenti della struttura e ad addestrare il suo cane. Insieme al suo amico Muhammad pensa a come esplorare i sotterranei proibiti, dove «ci sono solo sesso, droga e morte». Nel frattempo tutti nel palazzo parlano della storia probabilmente falsa di un uomo che è caduto dal quarto piano dell'edificio per motivi ignoti. Recensione ❯
Un ragazzo cerca la propria strada attraverso l'Europa. Espandi ▽
Prologo: immagini d’epoca in pellicola, generalmente di ricostruzione postbellica, sono accostate ad altre, appartenenti a teatri di guerra più vicini alla contemporaneità, non identificabili con precisione. In parallelo, due personaggi in un interno borghese cercano, tramite sostanze psicotrope, di sollevarsi da altre immagini di violenza, devastazione e disastro ecologico.
Desert Suite è un esempio di cinema ostinatamente antinarrativo, criptico anche nell’uso dei materiali d’archivio, non convenzionale e dalle atmosfere rarefatte, potenziate da immagini distorte in anamorfico, suono in presa diretta e da una colonna sonora ipnotica e lattiginosa. Sospeso tra qualità acerba della recitazione, lunghi piani sequenza e pause tra gli scambi di parola, un trip senza punti di riferimento in un mondo deprimente, suicida, sempre più difficile da decifrare. O che forse è necessario definitivamente abbandonare, calandosi in un autoprocurato oblio. Recensione ❯
Un archeologo è in cerca di antichi tesori nell'Aspromonte. La sua ricerca però sprigiona creature misteriose. Espandi ▽
Tra la fitta nebbia e la natura selvaggia dell'Aspromonte, un archeologo e i suoi aiutanti cercano un antico
tesoro. Ma i loro scavi sprigionano creature misteriose e mitiche che cambieranno per sempre la vita degli
abitanti di un remoto villaggio di montagna. Recensione ❯
17 anni di filmati della cantante Peaches, regina del punk-elettro e vera icona queer femminista. Espandi ▽
Negli ultimi 17 anni, Marie Losier ha filmato la cantante Peaches, regina del punk-elettro e vera icona queer femminista. Tra concerti stracolmi, uno stretto rapporto con la sorella Suri e la messa in scena della sua prima opera, Peaches sente sempre il bisogno di reinventarsi ed esplorare i propri confini. Dentro e fuori dal palco, un ritratto intimo di un'artista stimolante, dotata di un'energia sconfinata, che infrange i tabù e che abbraccia ogni fase della vita trasformando il suo corpo in arte. Recensione ❯
Un figlio accorre al capezzale del padre finendo però in un posto fluttuante a metà strada tra il sonno e la veglia. Espandi ▽
Il viaggio spettrale di un treno che procede su una diramazione abbandonata. A bordo c'è Jozef, un figlio che si sta dirigendo al capezzale del padre in un remoto Sanatorio galiziano. All'arrivo, Jozef trova un edificio fatiscente, gestito dall'ambiguo dottor Gotard che lo accoglie spiegandogli che la morte del padre, cioè quella che lo ha colpito nel suo paese, non è ancora avvenuta perché qui nel Sanatorio sono sempre in ritardo di un certo periodo di tempo indefinibile. Jozef si rende conto che il Sanatorio è un mondo fluttuante a metà strada tra il sonno e la veglia e che il tempo e gli eventi non possono essere misurati in alcuna forma tangibile. Recensione ❯
La storia di un cavaliere mongolo si reiventa come performer, Espandi ▽
I paesaggi di una Mongolia stepposa e invernale fanno da sfondo alla storia di Saina,
mandriano alle prese con condizioni climatiche ed economiche che rendono sempre più
insostenibile il suo lavoro e la sua esistenza. Quello della regista Xiaoxuan Jiang è un percorso classico nel cinema d’autore contemporaneo:
lavori notevoli nel cortometraggio, sviluppo di progetti nei lab dei festival internazionali, e infine
un ritorno al luogo natale come spunto per il film d’esordio. La Mongolia, ritratta in un dramma
delicato sulla resilienza, appare quindi filtrata da una prospettiva che si interroga sui
compromessi necessari nella vita; lavoro e passione, persistenza e pragmatismo, autentica
appartenenza e rappresentazione spettacolare. Recensione ❯
A Teheran una madre e una figlia cercano di costruirsi una nuova vita. Espandi ▽
Stanca del suo matrimonio con Behzad, Sima cerca una nuova casa per sé e per la figlia adolescente Minoo, senza dirlo al marito. Behzad, a sua volta, ha un appuntamento con l'ex fidanzata, nella speranza di ridestare l'intimità del passato. Inoltre, cerca senza successo una specie rara di gufo fuori Teheran. Minoo, invece, prende l'iniziativa a un semaforo e inizia un flirt con Keyvan. Per magia, si conoscono e iniziano a condividere i loro pensieri più intimi. Nel corso di una settimana, Boomerang dipinge un'istantanea sociologica della Teheran moderna. Se da un lato, il matrimonio di due persone che appartengono a una generazione apparentemente senza speranza e sconfitta, volge al termine, dall'altro è appena iniziata una storia d'amore tra due giovani che, in modo nuovo, stanno scoprendo la città e le sue realtà politiche. Recensione ❯
La vita di una giovane dalla profonda fede viene sconvolta da un incontro casuale. Espandi ▽
In una città del nord della Normandia, l’orfana Joy vive fin da bambina nella chiesa locale. Joy è molto devota quando però nella chiesa entra Andriy, un giovane malmenato dalla polizia, qualcosa in Joy cambia.
Un racconto di formazione atipico, ambientato negli spazi asettici di una città popolata da individui soli e disperati, in cui lo scontro tra la protagonista e il mondo assume una valenza astratta e spirituale.Un film sulla grazia, sulla duplice attrazione verso il bene e verso il male, in cui l’assenza di una risposta di fronte all’invocazione della preghiera sfocia in un desiderio di carnalità e soprattutto di perdizione. Selon Joy, cioè il “Vangelo secondo Joy”, non nasconde le sue ambizioni spirituali anche a costo di sfociare, consapevolmente o meno, nel kitsch. Recensione ❯
Un ritratto di Sergione, tatuatore cinquantenne di Palermo, che combatte contro dipendenze e obesità. Espandi ▽
Sergione, tatuatore cinquantenne di 260 chilogrammi, ha vissuto tutta la vita a Palermo, nel quartiere popolare di Bosco Grande. È uno dei punk leggendari della città, in rivolta contro la cultura borghese e mafiosa degli anni Ottanta. Trent'anni dopo, Sergio è ancora là: seduto davanti alla porta della casa materna, a bere e scherzare con gli amici del quartiere. Ogni volta che il regista Giuseppe Schillaci torna nella sua città natale, ascolta i suoi aneddoti tragicomici e i sogni di una vita diversa, fuori dalla prigione che si è costruito. Con il corso delle stagioni, però, la sua situazione di salute peggiora. Per salvarsi la vita, Sergio deve andare in un centro specializzato per obesi, da cui scappa appena un mese dopo. Di ritorno a Bosco Grande, fedele alsuo mantra punk «live fast - die young», sprofonda nella spirale delle sue dipendenze. Recensione ❯
Una ragazza viene introdotta dalla madre ai Misteri, degli spiriti che influnzano la vita. Espandi ▽
Makenya vive in un villaggio Batey, nel mezzo di una piantagione di canne da zucchero. Una gravidanza indesiderata la costringe ad affrontare l'età adulta prima del previsto. Sua madre è influenzata da spiriti della tradizione chiamati "Misteri", suo nonno lotta per i diritti previdenziali. A causa dell'automazione industriale, rischiano di essere trasferiti senza ricevere nessun indennizzo. Un serpente che rappresenta i Misteri, induce Makenya ad abbracciare sia il potere terreno sia la dimensione soprannaturale, fino a spingerla nel regno dell'impossibile. Recensione ❯
Georgina, una donna transgender, decide di tornare a casa e incontrare i suoi fratelli. Espandi ▽
Georgina Epieyú Ipuana è Rosarito Urrariyú che prima era Jorge Epieyú. Il genere, l’etnia, la cittadinanza: questi i tre livelli della lotta di Georgina, la più vecchia donna transgender della Colombia, appartenente al popolo Wayuu e da quarantacinque anni in cerca di un documento che rispecchi la sua identità di genere e che le permetta, semplicemente, di votare. Sono in tanti ad opporsi al suo riconoscimento, dalla famiglia con i fratelli Jesus e Antonio a parte della comunità wayuu fino allo stato colombiano, ma Georgina continua a camminare, richiedere, amare.
Un peregrinare senza mappa ma con una direzione che utilizza un registro naturalistico per poi squadernarlo, tiene a bada le derive da realismo magico con la monolitica imperscrutabilità della burocrazia, asciuga a più riprese il flusso del racconto con inserti retorici necessari. Alma del desierto è così un viaggio che non può concludersi fino all’ultimo diritto, all’ultima lotta, con Georgina che si chiede prima del nero, “Ce ne sono altre come me?”. Recensione ❯