Come sintetizzare il cinema di Hirokazu Kore-eda? Spesso la critica parte dai padri assenti, o da quelli che si illudono di avere un lavoro migliore di quello che fanno in realtà. A questo si aggiungano tavole imbandite riprese dal basso, alla Ozu, conversazioni quotidiane, segreti sepolti, bambini prigionieri di realtà difficili, rituali locali, l’uso di luce naturale, e un tocco di imprevedibile umorismo.
Kore-eda è tutto questo, ma è anche molto di più, perché il suo cinema, come quello del suo collega coreano Hong Sang-soo, consiste nell’assemblare a ogni film elementi apparentemente simili, ma con esiti ogni volta straordinariamente diversi. Pur nella coerenza dei suoi temi ricorrenti e dei suoi simboli, il regista giapponese è tuttavia anche un grande sperimentatore di generi popolari e un fautore di un cinema leggibile da ogni tipo di spettatore. Tanto basta per farne uno dei nomi nipponici più apprezzati dal pubblico europeo e dai grandi festival occidentali.
Kore-eda ha iniziato la sua carriera nei primi anni Novanta, realizzando dapprima documentari, e passando poi alla fiction con Maborosi (1995). È stato in concorso a Cannes con Distance (2001), Nessuno lo sa (2004), Father and Son (2013) e Little Sister (2015). Nel 2018, con Un affare di famiglia (guarda la video recensione), ha finalmente conquistato la Palma d’oro, facendo conoscere al mondo le mille impercettibili sfumature delle sue narrazioni, e quella tensione invisibile tra i personaggi che rende le sue opere così peculiari.
Si veda, ad esempio, Il terzo omicidio (2017), ora disponibile in streaming su FAREASTREAM, una rara escursione nel territorio del thriller. Nelle mani di Kore-eda un genere così noto diviene qualcosa di completamente diverso dalle narrazioni alla John Grisham: una meditazione sull'inafferrabilità della verità e sul suo rapporto con la colpa, l'innocenza e la giustizia, incarnata qui dal sistema giudiziario giapponese.
L’apertura è fulminante: un uomo ne attacca selvaggiamente un altro, uccidendolo sul posto e poi dando fuoco al cadavere.
