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sabato 30 maggio 2020

Charles Chaplin

Semplicemente Charlot

Nome: Charles Spencer Chaplin
Altri nomi: Charlie Chaplin, Charlot
Data nascita: 16 Aprile 1889 (Ariete), Londra (Gran Bretagna)

Data morte: 25 Dicembre 1977 (88 anni), Vevey (Svizzera)
occhiello
Lui: Dove abiti.
Lei: Io, un pò ovunque.

dal film Tempi moderni (1936) Charles Chaplin  L'operaio
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Charles Chaplin
Premio Oscar 1941
Nomination miglior attore per il film Il grande dittatore di Charles Chaplin

Premio Oscar 1929
Nomination miglior attore per il film Il circo di Charles Chaplin



Il grande dittatore

Il grande dittatore

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,57)
Un film di Charles Chaplin. Con Jack Oakie, Charles Chaplin, Paulette Goddard, Henry Daniell, Reginald Gardiner.
continua»

Genere Commedia, - USA 1940. Uscita 11/01/2016.
Tempi moderni

Tempi moderni

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,84)
Un film di Charles Chaplin. Con Charles Chaplin, Paulette Goddard, Henry Bergman, Tiny Sandford, Allan Garcia.
continua»

Genere Comico, - USA 1936. Uscita 08/12/2014.
La febbre dell'oro

La febbre dell'oro

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,90)
Un film di Charles Chaplin. Con Charles Chaplin, Mack Swain, Tom Murray, Henry Bergman, Georgia Hale.
continua»

Genere Comico, - USA 1925. Uscita 03/02/2014.
Luci della ribalta

Luci della ribalta

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,62)
Un film di Charles Chaplin. Con Sydney Chaplin, Claire Bloom, Buster Keaton, Charles Chaplin, Nigel Bruce.
continua»

Genere Drammatico, - USA 1952.

Luci della città

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,88)
Un film di Charles Chaplin. Con Charles Chaplin, Virginia Cherrill, Harry Myers, Florence Lee, Al Ernest Garcia.
continua»

Genere Commedia, - USA 1931.
Filmografia di Charles Chaplin »

sabato 2 maggio 2020 - La Cineteca di Bologna porta nella Sala virtuale di MYmovies fino al 4 maggio la versione restaurata del capolavoro immortale di Charlie Chaplin. Acquista - €3,00. 

Tempi moderni, un canto d'amore per il cinema muto

Marzia Gandolfi cinemanews

Tempi moderni, un canto d'amore per il cinema muto Nella prima sequenza di Tempi moderni un gregge di pecore si alterna a una massa di operai emersi dalla metropolitana e diretti in fabbrica. Nel gregge si distingue la "pecora nera", l’operaio fatale che guasterà tutto. Tempi moderni di Charlie Chaplin è l’elogio della pecora nera, simbolo della differenza e del ruolo che giocherà all’interno della fabbrica. Proiettato nel mondo moderno, Charlot va a sbattere costantemente contro le strutture della vita sociale, rigidamente inquadrata dalle forze dell’ordine e del padronato. È il sassolino nell’ingranaggio di una macchina che non ha più bisogno di lui per funzionare ma a cui la spontaneità della sua risata provocherà un arresto.

Realizzato durante la Grande Depressione, Tempi moderni mostra un’America tra disperazione e determinazione, dove tutto è precario e niente è scontato. Il film è decisamente politico è contribuirà non poco alla reputazione di ‘comunista’ del suo autore, reputazione che non riposa però su un’analisi corretta. Tempi moderni è un attacco frontale al sistema economico capitalista ma la sua esaltazione della libertà individuale non si accorda col comunismo politico. A un primo sguardo, appare come una parodia del fordismo, una nuova modalità di produzione inventata da Henry Ford e fondata sulla specializzazione e la divisione dei compiti per aumentare la produttività dei lavoratori. 
 

Ma il film non ha tanto una portata economica quanto un obiettivo sociale: la difesa dell’uomo in quanto uomo. Chaplin denuncia l’alienazione, riprendendo una tematica cara a Karl Marx, ma non predica il socialismo, non disegna soluzioni sociali. 
Marzia Gandolfi
Chaplin si interessa poco a quelli che rivendicano, i manifestanti sono trattati come una folla violenta e scomposta di fronte alla quale lo stesso Charlot è in pericolo. Sulla lotta di classe, altro tema marxiano materializzato da Chaplin in maniera brutale, gli operai in fondo alla catena e il padrone in cima, il film indica ‘i ricchi e i poveri’ come vittime dello stesso sistema, il direttore del resto prende delle pillole per reggere la pressione della sua condizione. Chaplin non ha letture ideologiche, disegna la società per quella che è, un contesto difficile dove qualche volta emergono elementi di speranza. Non tace le relazioni conflittuali tra gli operai a dispetto della solidarietà proletaria predicata dalla dottrina marxista. Charlot è isolato dagli altri lavoratori e considerato addirittura un intruso. Anche in prigione, tra detenuti, non c’è nessuna complicità, al contrario è una lotta costante per tutto, per un po’ di posto in cella, per un po’ di pane in refettorio.

Ma Chaplin con Tempi moderni va più lontano. Senza dubbio il film ‘più perfetto’ del suo autore, Tempi moderni si è guadagnato l’eternità e l’ammirazione delle generazioni, sfidando la sua epoca e i suoi modelli. Come Charlot, Chaplin utilizza il contesto per darsi uno scopo personale. Refrattario al ‘cinema parlato’, ha prolungato la pratica del cinema muto al di là del ragionevole. Solo contro tutti, ha risposto ai dialoghi con gli effetti sonori, ai discorsi con la musica. È significativo che i primi suoni emessi dalla bocca di Charlot si rivelino un insieme incomprensibile di espressioni onomatopeiche.

Espressioni che sostituiscono le parole di una canzone da cabaret impossibile da memorizzare. Universale, il cinema di Chaplin rifiuta il doppiaggio o il sottotitolo, rifiuta di sottomettersi a tecniche colpevoli di creare una distanza tra il film e il pubblico del pianeta intero. Al debutto del film Charlot non parla, solo il padrone della fabbrica ha il diritto di esprimersi verbalmente e solamente attraverso uno schermo. Le rare parole del film saranno filtrate da macchine: uno schermo televisivo o di sorveglianza, un disco o una radio. La voce (meccanica) non è che un ‘effetto’ (sonoro) comico tra gli altri. Ma alla fine del film Charlot è costretto a parlare perché è stato assunto come cameriere a condizione che canti. E a questo punto la storia fa eco alla realtà: l’attesa dello spettatore è immensa, la pressione dell’industria cinematografica significativa. 
Il muto è diventato anacronistico da quasi un decennio e tutti sono impazienti di sentire la voce di Charlot. Ma il pubblico sa già che la carriera di numerosi attori si è infranta contro i microfoni perché le loro voci non corrispondevano al loro fisico o a quello che lo spettatore immaginava. Lo sa molto bene anche Chaplin che decide per questo di ricorrere a un piccolo stratagemma. Quando arriva il turno di Charlot di cantare, il vagabondo dimentica le parole, che fa scrivere dalla monella sui suoi polsini ma che poi perde malauguratamente. Con un’abile pirouette, mescola sonorità italiane e francesi che gli permettono di non piegarsi al linguaggio articolato. Charlot salva la serata restando fedele alla condotta che si è imposto: rifiutare la parola. La parola è inutile, l’immagine basta a se stessa. E ha ragione lui. Il pubblico non comprende niente dei versi cantati da Charlot ma ride dei suoi gesti. Il cinema muto nella sua eccezione più pura non è che immagine, la parola non è che un ostacolo al senso e al sentimento. 

Tempi moderni registra la prima voce di Charlot e la sua ultima apparizione sullo schermo. Nel film seguente, Il grande dittatore, l’ora è grave e Chaplin non potrà più tacere. Regolerà allora in maniera eclatante i suoi conti con quell’usurpatore di Hitler, che gli ha rubato i baffi a pennello per farne, nel decennio a venire, il simbolo del male assoluto. Immaginate Hitler sosia di un ebreo ma Chaplin non gioca più, si toglie la maschera e si rivolge direttamente ai suoi spettatori. Guardando in camera lascia andare per sempre il suo vagabondo. Il trucco si scioglie, rivelando capelli bianchi e baffi mai così finti.

Charlot è uscito di scena, Hitler ha ucciso Charlot o magari è l’inverso. Una cosa è certa, gli orrori del nazismo hanno reso l’innocenza del cinema muto e di Charlot, personaggio pre-linguistico e infantile, obsoleta. Tempi moderni è allora l’ultima volta in cui lo vediamo, l’ultima volta in cui il vagabondo maldestro dal cuore d’oro è l’eroe. Charlot parte con un largo sorriso e una compagna al braccio, verso una speranza fragile, dentro un ultimo piano e l’ultimo grande film del cinema muto. Un ‘falso film muto’ che inceppa con un gesto poetico il motore di un irrimediabile progresso.

venerdì 1 maggio 2020 - Dal 1° al 4 maggio la Cineteca di Bologna porta nella Sala virtuale di MYmovies il documentario di Stefano Consiglio. Acquista - €3,00

Mi chiamo Altan e faccio vignette: che Festa dei lavoratori sarebbe senza l'operaio Cipputi?

a cura della redazione cinemanews

Mi chiamo Altan e faccio vignette: che Festa dei lavoratori sarebbe senza l'operaio Cipputi? Se c'è qualcuno che non può mancare alla Festa dei lavoratori, è l’operaio Cipputi: da oggi fino al 4 maggio la Cineteca di Bologna porta su MYmovies il documentario di Stefano Consiglio Mi chiamo Altan e faccio vignette (affiancato negli stessi giorni dalla distribuzione sulla piattaforma del capolavoro di Charlie Chaplin Tempi Moderni), presentato il primo maggio alle 18:30 dal direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli in un’intervista evento su MYmovies, con Altan e la regista Alice Rohrwacher. I biglietti virtuali per i due film avranno il costo di tre euro, con una validità di 24 ore.

CIPPUTI SIAMO NOI

Chi legge Altan, spiega il fumettista all’inizio del film, lo fa perché riconosce se stesso. E riconoscere se stessi, soprattutto se si appartiene a una minoranza, è confortante. Ma rispecchiarsi in uno come Altan è di per sé un controsenso: il disegnatore di Treviso è un uomo che scappa dalle interviste, introverso e taciturno, difficile da inquadrare, insofferente a qualsiasi etichetta. Persino a quella di uomo di sinistra.

Ex studente di architettura vissuto nella Milano degli anni di piombo, Altan frequenta cellule della sinistra extraparlamentare e gruppi maoisti, ma si sente sempre a disagio – lo racconta lui stesso - ogni volta che davanti agli operai in lotta per il salario “arrivavamo noi e gli dicevamo di mettere i fiori nei cannoni. Distribuivamo i volantini in fabbrica e loro, giustamente, ci chiedevano se fossero banconote”. Il suo Cipputi, operaio metalmeccanico, nasce nella Milano di fine anni Settanta ed è perfettamente consapevole di trovarsi al tramonto di un mondo: Altan stesso ammette di tirarlo fuori oggi solo “per cose importanti” – la difesa della Costituzione o dei diritti fondamentali - come fosse un veterano richiamato in servizio per l’emergenza.
 

E se Cipputi è un’ icona della sinistra in estinzione, quella degli operai che votano a sinistra (“I primi leghisti erano Cipputi che avevano smesso di votare”), Altan è la coscienza critica della sinistra dialettica, quella che mette in dubbio tutti e soprattutto se stessa.
Ilaria Ravarino
Altan rifugge le luci e la popolarità, vive nel magnifico isolamento nella sua villa ad Aquileia e spesso – per citare una delle sue più belle vignette - gli vengono in mente “cose che non condivide”. Rifiutando categoricamente il ruolo di guru (e dire che la sinistra è tutta per lui: nel documentario parlano Paolo Rumiz, Ezio Mauro, Stefano Benni, Michele Serra), Altan si racconta come un uomo in lotta “per resistere ogni giorno alla tentazione del luogo comune”, che parla di cose “che conoscono tutti” e trova ispirazione per quello che scrive “in tabaccheria e in panetteria, i luoghi che frequento di più”.

LA PIMPA: L’IMMAGINAZIONE AL POTERE

La Pimpa nasce nel 1975, lo stesso anno di Cipputi (il nome, spiega il documentario, è una storpiatura della parola “bimba”, nomignolo di un’amica del disegnatore). Pur non godendo agli occhi degli intellettuali lo stesso rispetto di un Cipputi, Pimpa è uno dei progetti più personali e autobiografici di Altan, con quel mondo “quasi ottocentesco” ricalcato sulla sua prima casa bolognese, e il padrone/amico/padre Armando che altri non è che Altan stesso, con in testa il casco dell’amata bicicletta (altra sua grande passione). Ed è singolare che proprio un personaggio così apparentemente “apolitico” come il buffo cane a pallini rossi sia diventato protagonista di una serie di meme antagonisti, diffusi sul web a partire dal 2019 ma “esplosi” durante la quarantena, in cui la Pimpa “fabbrica molotov”, “studia l’ortodossia socialista”, “caccia i fascisti” o “prepara la rivoluzione”.

Come se la rete avesse captato, esprimendolo in satira, quel filo rosso che lega i due personaggi di Altan, come due facce della (stessa?) sinistra: da una parte Cipputi con la sua coscienza di classe e la lotta contro i padroni, dall’altra la Pimpa con l’immaginazione al potere, e la forza di cambiare il mondo guardandolo con gli occhi più liberi che ci sono – quelli dei bambini.
UGO LUCIA E GLI ALTRI 

Ma Altan è molto altro, ed è merito del documentario di Stefano Consiglio provare ad esplorare la vasta produzione del disegnatore, dal trittico/dittico sui “santi, navigatori e poeti”, con il San Francesco umano di Franz, il Cristoforo Colombo sporco e cattivo di Colombo (tragedia di un bighellone) e il progetto di una graphic novel su Dante, abbandonato “per una questione di rispetto” nei confronti del poeta, fino alla bella bruna prosperosa protagonista di Ada nella jungla.

Non poteva infine mancare, interpretata da Paolo Rossi e Angela Finocchiaro – insieme in una serie di cameo come in una vignetta - la coppia di coniugi Ugo e Lucia. Cinici, cattivissimi e molto di sinistra: sempre insieme, e sempre in procinto di lasciarsi.
 
   

giovedì 30 aprile 2020 - Dal 1° al 4 maggio, in occasione della festa dei Lavoratori, il capolavoro di Charlie Chaplin sarà disponibile in streaming nella versione restaurata dalla Cineteca di Bologna. Acquista - €3,00.
 

La gioia senza età di Tempi Moderni nella sala virtuale di MYmovies

Tommaso Tocci cinemanews

La gioia senza età di Tempi Moderni nella sala virtuale di MYmovies In occasione della Festa del 1 Maggio, la Cineteca di Bologna, in collaborazione con MYmovies e Hera, propone agli spettatori la visione del film che ha immortalato la figura del lavoratore nell’era moderna, catturandone le difficoltà e le aspirazioni attraverso la comicità purissima di Chaplin. L’edizione restaurata di Tempi Moderni che viene offerta in streaming contiene una nuova registrazione della colonna sonora originale del regista, ed è stata promossa dalla stessa Cineteca con il supporto della prestigiosa Criterion Collection americana.

È un’immagine simbolica e immortale, quella di Charlot intrappolato nell’ingranaggio che gira: monito alla contemporaneità del 1936, anno di realizzazione del film, e memoria fondativa del ventesimo secolo a guardarla ora, nel mondo di cent’anni più avanti in cui le morse alienanti dell’industria si sono fatte digitali ma non meno pericolose.


Le risate che provoca sono però un linguaggio che arriva a destinazione prima delle implicazioni sociopolitiche, e che mantiene intatta la sua perfezione capace di abbattere le barriere.
Tommaso Tocci 
Barriere che anche chi scrive - messo di fronte a Tempi moderni per la prima volta in una classe del liceo - ricorda con sorpresa infrangersi una dopo l’altra alla scoperta di una delle sequenze principali del film, in cui il malefico direttore della fabbrica costringe il povero operaio di Chaplin a una pausa pranzo “automatizzata” per nutrirsi senza perdere tempo prezioso alla catena di montaggio. 

Stordente tanto per il protagonista quanto per lo spettatore liceale di allora, e sottilmente angosciante non appena ci si riprende dal vortice di una comicità forse mai così cristallina nell’intera filmografia del regista. Può una pellicola così “antica” coglierci tanto alla sprovvista? Da dove nasce una reazione così viscerale di fronte a un film visto “per studio”? Nessuno mi aveva preparato al fatto che la storia del cinema mi avrebbe letteralmente fatto piangere dal ridere.

Un’icona memorabile che spesso ci fa dimenticare come quello ambientato nella fabbrica sia solo il primo di quattro capitoli su cui si articola Tempi moderni, un’opera tutt’altro che monolitica e piena di complessità. Per molti versi quella che oggi ci appare come una vetta assoluta dell’opera di Chaplin era in realtà una presa di posizione fuori tempo massimo, l’ultimo film che il regista realizzò con poche concessioni al sonoro, che ormai imperava nell’industria cinematografica. Chaplin aveva costruito le sue magistrali interpretazioni di pantomimo sul ritmo e sulle restrizioni del cinema muto, e riteneva il dialogo un impedimento al flusso dell’azione comica che con tanta maestria aveva cesellato fino ad allora. 
Già Luci della città, il film precedente (1931), andava controcorrente alla recente innovazione tecnologica; nel girare Tempi moderni ben cinque anni dopo, per cui pure aveva sperimentato alcune scene di dialogo prima di rinunciare, Chaplin non soltanto mette all’indice il progresso industrializzato della società in senso lato, ma combatte per la sua unicità di artista con poche concessioni agli effetti sonori e una famosa conclusione in musica con il gramelot di "Je cherche après Titine", inno alle parole dimenticate. 

Tempi moderni segna dunque la fine del Chaplin muto, e con esso la fine di Charlot, il vagabondo impacciato e dal cuore d’oro che lo accompagnava da vent’anni e a cui sarà per sempre associato. La satira sociopolitica si espanderà nella creazione ad hoc de Il grande dittatore, il film successivo del 1940, lasciando Tempi moderni, creazione già “in ritardo” sulla Storia, a fare da spartiacque multiplo, tra muto e sonoro, tra le fasi della carriera dell’artista, tra un mondo pre e post-bellico.

Ecco perché va riscoperto nelle sue contraddizioni più che nelle sue innovazioni (tra cui però possiamo annoverare un ruolo di co-protagonista femminile finalmente sviluppato grazie a Paulette Goddard), e per come Tempi moderni rimane un fugace ritratto del macchinario cinematografico di Chaplin nel suo momento di massima cooperazione tra gli ingranaggi della comicità, della coscienza civile e della nostalgia.

giovedì 30 aprile 2020 - Il capolavoro di Charlie Chaplin sarà disponibile fino al 4 maggio insieme a Mi chiamo Altan e faccio vignette, documentario di Stefano Consiglio dedicato al papà di Cipputi.

Tempi moderni in streaming nella sala virtuale di MYmovies per il 1° maggio, Festa dei lavoratori

a cura della redazione cinemanews

Tempi moderni in streaming nella sala virtuale di MYmovies per il 1° maggio, Festa dei lavoratori È il film che ha impresso l’immagine della fabbrica negli occhi di tutti. Tempi moderni è il capolavoro con cui Charlie Chaplin ha narrato nel 1936 quei “tempi moderni” che erano (e sono ancor oggi!) quelli dell’uomo e della macchina, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, della società alienata e della povertà dei tanti. Un Chaplin che affronta i temi più complessi messi in campo dalla modernità: con il suo genio visionario, con l’irresistibile forza comica, con la sensibilità attraverso la quale aveva conquistato il mondo in vent’anni di creazioni cinematografiche.


TEMPI MODERNI SU MYMOVIES

MYmovies, Cineteca di Bologna ed Hera festeggiano il 1° maggio con Charlie Chaplin e Tempi moderni (nella versione restaurata dalla Cineteca stessa, con la colonna sonora orchestrale dello stesso Chaplin, restaurata e diretta da Timothy Brock), presentandolo in streaming nella Sala virtuale di MYmovies dal 1° al 4 maggio: una scelta che segue di pochi giorni quella della messa online del film dedicato alla Resistenza a Bologna, The Forgotten Front, capace di raccogliere in pochi giorni di programmazione attorno alla festa della Liberazione ben 10mila biglietti venduti.

I biglietti virtuali di Tempi moderni avranno una validità di 24 ore a partire dalle ore 15.30 di ciascuna giornata (es: il biglietto acquistato per venerdì 1° maggio avrà validità fino alle ore 15.30 di sabato 2 maggio; il biglietto acquistato per sabato 2 maggio, avrà validità fino alle ore 15.30 di domenica 3 maggio; e così via).

TEMPI MODERNI - ACQUISTA €3,00


MI CHIAMO ALTAN E FACCIO VIGNETTE SU MYMOVIES

A Tempi moderni di Charlie Chaplin si affianca, sempre dall’1 al 4 maggio, Mi chiamo Altan e faccio vignette: documentario diretto da Stefano Consiglio e dedicato al papà di Cipputi, lo straordinario operaio nato dalla matita di Altan: a presentare il film, prodotto da Verdiana srl, Solares Fondazione delle Arti e Indigo Film con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, sarà lo stesso Altan, in compagnia di Stefano Consiglio e della regista Alice Rohrwacher, intervistati dal direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli venerdì 1° maggio, alle ore 18.30, sui profili di MYmovies e della Cineteca di Bologna.

I biglietti virtuali di Mi chiamo Altan e faccio vignette avranno una validità di 24 ore a partire dalle ore 19.00 di ciascuna giornata (es: il biglietto acquistato per venerdì 1° maggio avrà validità fino alle ore 19.00 di sabato 2 maggio; il biglietto acquistato per sabato 2 maggio, avrà validità fino alle ore 19.00 di domenica 3 maggio; e così via).

MI CHIAMO ALTAN E FACCIO VIGNETTE - ACQUISTA €3,00
 
Tempi moderni - photo by ©Roy Export SAS

   

martedì 21 aprile 2020 - Il pubblico di MYMOVIESLIVE non ha dubbi sul film di Truffaut con Catherine Deneuve. #iorestoacasa. Ecco i commenti più belli. 

Gli spettatori non hanno dubbi: L’ultimo metrò sfiora la perfezione

a cura della redazione cinemanews

Gli spettatori non hanno dubbi: L’ultimo metrò sfiora la perfezione Sembrano non esserci dubbi per gli spettatori del cinema online: L’ultimo metrò di François Truffaut sfiora la perfezione. Il film con Catherine Deneuve e Gérard Depardieu ha conquistato il pubblico con la sua leggerezza e le grandi interpretazioni del ricco cast. “Cast d’eccellenza, regia e scenografia superlative! Capolavoro” afferma Paola (Platea 5 - Settore 5 - Posto 55). E c’è chi lo elegge come miglior film dell’autore francese, come Grazia (Platea 1 - Settore 4 - Posto 9): “Finora il miglior film di Truffaut visto!” e virginia (Platea 6 - Settore 2 - Posto 58): “Stupendo. Forse il suo film migliore!”. 

Un’apoteosi che molti vorrebbero esprimere in maniera plateale anche a distanza, come commenta fabrizia (Platea 6 - Settore 4 - Posto 9): “Bellissimo, vorrei applaudire!”. Un altro grande successo per la rassegna di un regista che dimostra ancora una volta come il suo cinema non abbia nulla da invidiare a quello contemporaneo. 

Queste sono state le reazioni del pubblico di MYmovies che ha potuto condividere il piacere della visione di L’ultimo metrò lunedì 20 aprile alle ore 21.00 all’interno della Sala Web nell'ambito della campagna di sensibilizzazione #iorestoacasa.

Questo martedì #iorestoacasa con MYmovies propone altri grandi appuntamenti: si inizia con l’iniziativa Schermi in classe che propone La zuppa del demonio (16.00), un documentario capace di parlare con le immagini dello sviluppo industriale; arriva poi The Story of Film - Episodio 2 (20.30) che riprende la sua narrazione dall’America ribelle di Chaplin e Keaton; si conclude con l’immancabile appuntamento con Truffaut con Mica scema la ragazza! (21.00), una commedia leggera con un’altra grande protagonista femminile. 
Ecco intanto i commenti più belli che hanno accompagnato la visione di L’ultimo metrò

Bel film, Come sempre Deneuve e Depardieu si dimostrano indimenticabili. Grazie a Truffaut per averlo diretto e a Mympvies per avercelo riproposto in un periodo di "clausura"
 Gianni - P7 S7 N16
Truffaut sempre insuperabile. Ogni volta che lo vedo lo trovo ricco di sfumature, sguardi, citazioni, storia e politica
 chiara69 - P7 S1 N30
L'avevo già visto ma lo trovo sempre meraviglioso, forse il più bello di Truffaut. Amore e arte come speranza di rinascita in tutte le epoche. Merci MyMovies per questo capolavoro
Raffaella - P3 S1 N10
Uno dei migliori film di Truffaut, non c'è un difetto, pura arte.
 Chripencil - P4 S8 N33
Un capolavoro della storia del cinema. Un paradigma metalinguistico nel rapporto tra finzione e realtà. Recitazione magistrale di tutti gli interpreti. Storia e storie indimenticabili! Praticamente perfetto.
 Linda - P2 S8 N23
Capolavoro! Un film che non mi stancherò mai di guardare. Grazie a Mymovies, ho potuto vederlo in lingua originale.
Francesca - P3 S3 N36
Cast d'eccellenza, regia e scenografia superlative! Capolavoro!
Paola - P5 S5 N22
Bello bello. E sentire Deneuve e Depardieu in originale una vera meraviglia. Grazie mymovies!
 Michela - P1 S7 N24
Ho vissuto con patema x tutto il film .. il racconto di un periodo tra i più bui della nostra storia recente reso leggero nella sua narrazione... il miracolo del cinema!
 Sabrinadb - P1 S3 N39
Film molto coinvolgente con un tema importante, la Deneuve è eccezionale! Scena finale brillante!
 Dionigi - P6 S4 N54
Il tocco magico di Truffaut, e il senso di fraternità e appartenenza degli attori teatrali in una Francia occupata dai nazisti . Perfetta ambientazione ed attori eccellenti
 Anna - P5 S4 N34
Che filmone! bello bello bello! ben fatto avvincente e ben recitato!
 Tiziana - P6 S1 N56
Meraviglioso. Catherine Deneuve una dea, bella da far male
 Giulia - P3 S3 N51
Magnifico, perfetto e io sono commossa
 annamaria sciortino - P2 S8 N17
Deneuve e Depardieu, due splendidi attori per un magnifico film sul teatro in una situazine difficile, simile per certi aspetti a quella attuale...Grazie!
Piero MiRa - P6 S3 N31
e come si può commentare un capolavoro così.... pura commozione!
 paola - P4 S5 N44
Film talmente bello da far perdere la testa anche se è l’ennesima volta che li vedo e che cast Depardieu Deneuve Ferreol!!!
 paola - P1 S3 N2
Stupendo. Un'ambientazione ben specifica eppure una storia universale, sul resistere a noi stessi e al mondo, sul sopravvivere le battaglie quotidiane con inventiva e spirito, sul tenere duro fino alla fine, che sarà lieta o meno a seconda anche di quello che scegliamo di raccontarci
Elrical - P3 S7 N18
Film semplicemente perfetto, capolavoro assoluto da ogni punto di vista. Sarà a dir poco la decima volta che lo vedo e ogni volta mi piace di più, ogni volta ne colgo nuovi aspetti e nuovi dettagli, ogni volta lo apprezzo e lo amo di più. Non c'è un solo elemento che non sia ai massimi livelli: regia perfetta, sceneggiatura ottima, storia straordinaria e potente, fotografia senza una sola sbavatura, colonna sonora splendida e attori in stato di grazia assoluta. Se esiste la perfezione nel cinema è proprio L'ultimo metrò di Truffaut.
 MarNik - P4 S8 N12
Un capolavoro straordinario ... di regia e di recitazione... Deneuve unica e anche Depardeu, ma anche ottiimi gli altri attori... Rivederlo mi ha commosso e coinvolto moltssimo... anche nell'essere attuale e nel ricordarmi l'emozione della prima volta n cui l 'avevo visto...e gli intrecci amorosi di quel 1980...
 Letizia - P8 S1 N44
   

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