L'attore interpreta William Shakespeare in Hamnet – Nel nome del figlio, film candidato a 8 premi Oscar. Da domani al cinema.
di Paola Casella
Paul Mescal è uno degli attori più richiesti della sua generazione. Dopo il doppio debutto folgorante, nel cinema con Aftersun e nella serialità con Normal People, a soli 29 anni l’attore irlandese ha già inanellato una serie di interpretazioni di rilievo in Estranei, Il nemico, Il gladiatore II e The History of Sound, e ora è nientemeno che William Shakespeare in Hamnet – Nel nome del figlio, il film di Chloé Zhao candidato a otto premi Oscar. Mescal non ha ricevuto la nomination come Miglior attore non protagonista, ed è un vero peccato, perché la sua interpretazione sensibile e profonda del Bardo nella storia che racconta il suo lutto per la morte del figlio avrebbe meritato quantomeno quel riconoscimento.
“Nel romanzo da cui è tratto il film, Shakespeare non è nemmeno nominato, viene definito solo ‘il marito’, o ‘Will’, e la sua presenza è tutta fuori scena”, ha ricordato Mescal nell’incontro con la stampa straniera. “Ma Chloé ha ritenuto necessario farne un personaggio in carne ed ossa e raccontare innanzitutto la storia d’amore con sua moglie Agnes, poi la tragedia che entrambi hanno subìto, e infine il modo in cui Shakespeare l’ha sublimata nella creazione di quella che è forse a sua opera più nota, ovvero l’Amleto. Tuttavia il Bardo viene rappresentato come un padre assente perché appare concentrato su quella carriera che l’ha spinto a trasferirsi a Londra, allontanandosi dal nucleo famigliare. Ed era assente anche alla morte del figlio, una mancanza che non si è mai perdonato”.
“Ma non abbiamo voluto farne un padre emotivamente distante, il film lo mostra come pieno di amore nei confronti della moglie e dei due figli”, continua Mescal. “E lo vediamo a Londra soffrire la solitudine lontano dalla sua famiglia. Doo la scomparsa di Hamnet lo vediamo lacerato dall’impossibilità di dare sfogo al suo dolore, come riesce invece a fare sua moglie, la quale a sua volta tiene a distanza il marito perché lo rimprovera per la sua assenza e non riesce a condividere quel dolore con lui. Dunque Will torna a Londra, ma alla fine diventa evidente che non l’ha fatto per ambizione, bensì perché solo attraverso la sua arte sarebbe stato in grado di elaborare quel lutto”.
“Chloé Zhao è la regista più spirituale con la quale ho mai lavorato, e allo stesso tempo parte sempre dal corpo, per cui ha richiesto a me e a Jessie Buckley, che interpreta il ruolo di Agnes, di sottoporci a una preparazione somatica specifica. Abbiamo lavorato molto anche sui sogni, e per gran parte delle riprese mi sono sentito come se andassi in giro ad occhi chiusi, cercando a tentoni qualcosa nell’oscurità che fosse autentico, per riportare poi quella sensazione nella mia interpretazione”.
“Hamnet è stato girato in sequenza cronologica, dunque anche io ho attraversato la parabola di Will, dalla gioia dell’innamoramento al dolore della perdita al trionfo dell’Amleto in scena. È stato un tour de force emotivo che Jessie, Chloé ed io abbiamo vissuto dall’inizio alla fine. Capisco il modo in cui Shakespeare ha trattenuto dentro di sé il suo dolore, perché noi uomini crediamo di dover essere stoici e di apparire forti di fronte alla sofferenza. E davanti all’esplosione di emozioni di Jessie ho sentito il dovere, come uomo e come attore, di contenere quella sofferenza a scapito della mia. È come se avessi dovuto alzare una barriera contro l’eruzione di un vulcano. E il film non giudica nessuno dei due, riconoscendo loro il diritto di esprimere la sofferenza come possono”.
“Io e Jessie abbiamo lavorato in grande sintonia”, spiega Paul. “Molte scene erano improvvisate, come quella in cui Agnes dà a Will uno schiaffo perché lui le annuncia di voler tornare a Londra. Prima di quella scena ci siamo aggirati in silenzio, come due squali, sentendo una grande tensione. Ma anche nelle scene d’amore c’era una grande chimica fra noi: alcune scene erano quasi brutali, altre piene di tenerezza, e tutte ricche di energia sessuale”.
“In Hamnet, Shakespeare non è ritratto come un celebre drammaturgo perché non lo era ancora diventato, e aveva bisogno che fosse Agnes a fargli credere nel proprio talento”, continua Mescal. “Dunque ho voluto raccontare l’artista, che ha una grande necessita espressiva ma non sa se sarà mai in grado di affermarsi con le sue poesie e i suoi testi, ma anche l’uomo che si è innamorato e ha costruito una famiglia, pur essendo ancora giovane e indefinito”.
“Spero che Hamnet dimostri al pubblico che Shakespeare non era solo un poeta, ma un uomo che creava in modo viscerale partendo dal suo vissuto personale, e mettendo a nudo la propria umanità”, conclude Mescal. “La sua genialità non è nella sua maestria con le parole, ma in quell’umanità. E spero che d’ora in poi gli spettatori vedranno l’Amleto non come una storia inventata ma come la manifestazione artistica di una tragedia sofferta in prima persona. Non so se avrei il suo coraggio, ma il privilegio dell’arte è quello di poterlo rappresentare, e cercare di trasmetterlo al pubblico”.