Luci della città

Un film di Charles Chaplin. Con Charles Chaplin, Virginia Cherril, Harry Myers, Florence Lee, Al Ernest Garcia.
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Titolo originale City Lights. Commedia, b/n durata 86 min. - USA 1931. MYMONETRO Luci della città * * * * 1/2 valutazione media: 4,87 su 35 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
4,87/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * * *
 critican.d.
 pubblico * * * * 1/2
Charlot, accattone dal cuore tenero, si prende cura di una piccola fioraia cieca e diventa amico di un milionario, cui salva la vita.
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primo piano
Un film dal magistrale intreccio tipicamente chapliniano di tragico e comico
Piero Di Domenico     * * * * *

Uno dei capolavori immortali del grande Charlie Chaplin, che girò ben centomila metri di pellicola nell'arco di tre anni, ripetendo all'infinito intere sequenze e scegliendo di lasciare il film muto (con accompagnamento musicale) proprio nel periodo in cui si cominciava ad affermare il sonoro. Charlot, povero vagabondo dall'animo sensibile e pieno di generose aspirazioni, acquista una rosa da una giovane fioraia cieca che per un equivoco lo scambia per un milionario. Vagabondando per la città, Charlot arriva sul molo dove salva dal suicidio un vero milionario, in vena di generosità solo quando è ubriaco. Deciso ad aiutare la fioraia di cui si è innamorato, bisognosa di una costosa operazione chirurgica che le potrebbe restituire la vista, Charlot fa mille mestieri tra i quali lo spazzino e il pugile, prima di reincontrare il milionario da cui riceve finalmente il denaro sufficiente per l'operazione... ma il finale ha un sapore malinconico. Charlot infatti è finito per un equivoco in prigione e dopo un anno ritrova la ragazza guarita e ora proprietaria di un negozio di fiori, che lo riconosce solo nel momento in cui gli prende la mano per fargli l'elemosina. Il film, con il suo magistrale intreccio tipicamente chapliniano di tragico e comico, ebbe un enorme successo tra un pubblico già minacciato dalla recessione economica sia in Europa che in America.

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Premi e nomination Luci della città MYmovies
Giornate del cinema muto
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Malincomico

mercoledì 11 ottobre 2006 di Don Nocola

Volevo lasciare un commento per questo film, dato che nessuno lo ha ancora fatto. Questo film è un capolavoro indiscusso per vari aspetti. Inanzitutto per la sua realizzazione. Il sonoro era già presente da alcuni anni eppure Chaplin rifiutò di far parlare il suo vagabondo, ritenendo che con la pantomima si potesse esprimere tutto e il sonoro fosse un aggiunta superflua. Per questo c'è un lavoro registico superiore a quello di un film parlato, proprio per la capacità di far provare emozioni senza continua »

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Oltre ogni dire

martedì 27 novembre 2007 di Valerio

Un capolavoro, come il 90% dei film del grande Chaplin. Una vera pagina di melodramma, a metà tra teatro e cinema. In Chaplin e nella Cherril parlano gli occhi, le mani. Se anche non ci fossero le schermate nere con un minimo di dialoghi si capirebbe tutto. CHE ATTORI, che sentimenti, che passioni. Come LA FEBBRE DELL'ORO e LUCI DELLA RIBALTA ridere, sognare, commuoversi e piangere risultano cose legate da un sottile filo che, però, solo un genio tuttofare come Charlot (attore, regista, compositore) continua »

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Chaplin : il genio

martedì 7 agosto 2012 di fefè22

Dopo aver visto questo capolavoro le unice parole che mi sono uscite dalla bocca sono state chaplin è un genio(non per niente ha avuta la piu lunga ovazione agli accademy awards) . Questo film è stato fatto nel 1931 e anche se il sonoro stava inizziando a diffondersi chaplin decise di fare quezsto film muto . Mai ci fu scelta piu azzaccata . Il film è una botta di vita divertentissimo e anche commovente , forse il suo migliore lungometraggio anche piu bello di mensieur verdoux , la febbre dell' continua »

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E luce fu!

domenica 15 agosto 2010 di chriss

Sir Charles Spencer Chaplin descriveva così, nel 1931, il suo vagabondo Charlot: "I pantaloni rappresentavano una rivolta contro le convenzioni, i baffi la vanità dell' uomo, il cappello ed il bastone i tentativi di dignità, gli scarponi i suoi impedimenti". Chi avrebbe potuto far meglio nel descrivere il suo personaggio? Chaplin si era dimenticato di dirci cosa rappresentasse la giacca stretta in vita: forse un altro impedimento? continua »

Charlie Chaplin
"Domani gli uccelli canteranno!"
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di Charles Chaplin

Finalmente fu completato Le luci della città; non restava da registrare che la musica. Uno dei vantaggi del sonoro consisteva nella possibilità di controllare la musica, che perciò composi personalmente. Cercai di comporre una musica romantica ed elegante, che fosse in contrasto con il personaggio del vagabondo, perché la musica elegante conferiva ai miei film una dimensione emotiva. Questo gli arrangiatori lo capivano di rado. Loro volevano che la musica fosse divertente. Ma io spiegavo che non volevo fare concorrenza alla comicità dell'azione, volevo che la musica fosse un contrappunto di grazia e delicatezza, che esprimesse il sentimento, senza il quale, come dice Hazlitt, l'opera d'arte è sempre incompleta. »

di Irene Bignardi

Perché, fra tanti capolavori, è qui Luci della città a rappresentare Chaplin? Be', perché è il mio preferito. Perché (confesso), essendo io piuttosto, e purtroppo, senti mentale, sono conquistata dall'amore del Vagabondo per la Fioraia. Ma anche perché, in questo film senza dialoghi, Chaplin - che ancora non si è arreso al sonoro ma lo corteggia, non attraverso le parole ma attraverso i suoni - riesce a creare una perfetta fusione calda tra commedia e melodramma, tra sentimento e analisi sociale, in una sequenza di invenzioni e di gag di assoluta ispirazione. »

di Gian Piero dell'Acqua

Charlot, il vagabondo, viene svelato all’inizio, dormiente nel grembo di una statua dedicata alla prosperità, che proprio quel giorno viene inaugurata. Egli conosce una giovane fioraia cieca, che lo crede ricco, perché egli fa qualsiasi cosa per poterla aiutare. Un giorno, Charlot incontra un milionario ubriaco, che sta per suicidarsi, e lo salva. Questi quando è brillo è pieno di gratitudine, ma quando è sobrio non riconosce affatto il suo salvatore: finalmente, dopo varie peripezie, e dopo aver fatto anche il pugile per incassare un po’ di denaro, Charlot trova il milionario così ubriaco che riesce a convincerlo di dargli il denaro per guarire la fioraia. »

di Walter Veltroni

Quando viene Natale le televisioni si ricordano che esiste Charlie Chaplin, in arte Charlot. Sembra quasi che uno dei più geniali autori della storia del cinema venga considerato un attore buffo, un prodotto per cuori semplici. Charlot è una maschera di immensa tristezza, immagine rovesciata del sogno americano, è la gara degli ultimi per sopravvivere. Per trovare un panino da inforchettare, magari per giocarci o per trovare un amore, un calore, un frammento di gioia. Chi ride, forse gode delle disavventure di un povero cristo. »

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