Da quando "The Hollywood Reporter" ha rivelato l'intenzione di Mel Gibson di dare un seguito alla sua Passione di Cristo è cominciata la fibrillazione-da-Gibson, la curiosità esponenziale che riguarda i progetti del cineasta americano che... non sai mai cosa inventerà. "Seguito" significa "resurrezione", quella di Cristo, appunto. Gibson sarà affiancato da Randall Wallace, che già aveva firmato la sceneggiatura di Braveheart e che condivide col regista l'attitudine all'eccesso e all'iperbole. L'impegno è arduo perché quella vicenda riguarda il dato storico, ma soprattutto quello della fede. Nel senso che il racconto deriva dalle scritture, nella prospettiva dei vari evangelisti, più che da verità storiche accertate e condivise. Mentre la tradizione cristiana considera, appunto, l'evento storico, la lettura agnostica, chiamiamola così, propone un'interpretazione favolistica, spirituale e mitologica. Una manna per Gibson, talento perfetto per muoversi nelle ambiguità e negli spazi che lascino libere, magari troppo, le interpretazioni. I racconti di Marco, Matteo, Luca e Giovanni sono, quasi, concordi. La sostanza non cambia. Gesù viene crocefisso e deposto il venerdì, risorge la domenica. Succede che nelle prime ore di quella domenica Maria Maddalena e altre donne vadano al sepolcro per l'imbalsamazione del corpo, ma lo trovino vuoto. Un angelo annuncia alle donne che Gesù è risorto. Poco dopo il figlio di dio appare alle donne, che danno la notizia agli apostoli, increduli. Finché Gesù si manifesta, e dopo averli rassicurati, ordinerà di portare la sua novella nel mondo.