Viviane

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Un film di Ronit Elkabetz, Shlomi Elkabetz. Con Ronit Elkabetz, Menashe Noy, Simon Abkarian, Sasson Gabai, Eli Gornstein.
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Titolo originale Gett le Procès de Viviane Amsalem. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 115 min. - Israele, Francia, Germania 2014. - Parthénos uscita giovedì 27 novembre 2014. MYMONETRO Viviane * * * - - valutazione media: 3,45 su 12 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,45/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (ITALIA)
 dizionari * * * 1/2 -
 critican.d.
 pubblico * * * - -
   
   
   
Presentato a Cannes (Quinzaine des Réalisateurs) e Toronto (Contemporary World Cinema), Viviane ha ottenuto importanti riconoscimenti nei festival di tutto il mondo.
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primo piano
Ricostruzione esemplare di un'anomalia del diritto di famiglia israeliano, ritratto femminile di rara forza
Raffaella Giancristofaro     * * * 1/2 -

Nel tribunale religioso di una località israeliana non specificata si esamina la richiesta di divorzio di Viviane Amsalem, che da tre anni ha lasciato il domicilio coniugale per incompatibilità col marito Elisha e risiede nel frattempo presso parenti. Per la legge israeliana, Viviane è un'emarginata sociale in libertà vigilata: non può avere nuove relazioni né una nuova famiglia. Non presentandosi alle udienze, Elisha allunga di proposito i tempi ed esaspera Viviane, il suo avvocato, i rabbini. Il dovere delle autorità religiose è preservare la "pace domestica", riconciliare le parti in causa e ascoltare le testimonianze degli amici veri e presunti della coppia. La vicenda si trascina tra rinvii continui, per cinque anni, concludendosi dopo un estenuante testa a testa tra marito e moglie, in un progressivo smascheramento di prevaricazioni e formalismi che non coinvolge tutti i presenti in aula.
Terzo capitolo di una trilogia iniziata con To Take a Wife (2004) e proseguita con Seven Days (2008), Viviane parte dallo stesso assunto di Una separazione dell'iraniano Asghar Farhadi ma si afferma come dramma legale puro. I toni oscillano per lo più tra tragico e paradossale, ma c'è spazio anche per una strepitosa parentesi comica femminile. Ricostruzione esemplare di un'anomalia del diritto di famiglia israeliano, che ancora oggi discrimina la donna rispetto all'uomo, per dirla con i suoi autori, Viviane è anche «una metafora della condizione delle donne in generale che si considerano "imprigionate dalla legge"».
Non da ultimo è ritratto femminile di rara forza, con una protagonista (Ronit Elkabetz, qui anche sceneggiatrice e regista con il fratello Shlomi) che riaggiorna il mito di Antigone opponendo una ferma, pazientissima resistenza a una norma inattuale. La scelta registica caratterizzante è la soggettività dello sguardo: tranne il finale (non a caso), il punto di vista è quasi sempre quello dell'interlocutore di chi è inquadrato. Costruito com'è per lo più di primi piani e frequenti sguardi in macchina, Viviane persegue con coerenza l'obiettivo di essere soprattutto interpellazione. Con numerosi cartelli insiste sul frazionamento del tempo, per sottolineare l'inestimabile valore di un'esistenza libera, qui ripetutamente offesa da un'autorità cieca.
Nonostante la fissità data dall'unità di luogo, il pretesto e il contesto che opprimono la protagonista e il linguaggio strutturalmente iterativo e formale del rito, il film stupisce per finezza di scrittura, molteplicità di registri e immediatezza, grazie al lavoro dei registi sul primo piano, in omaggio al cinema delle origini. Alla Quinzaine di Cannes 2014.

Incassi Viviane
Primo Weekend Italia: € 57.000
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Premi e nomination Viviane

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I vincoli e la libertà

domenica 7 dicembre 2014 di Dario Bottos

E' un film rigoroso che sembra riproporre gli stilemi della tragedia greca, anche se incruenta: il fato con cui gli umani si scontrano è anche qui la volontà (interpretata dalla legge rabbinica) di un dio, che concede solo al maschio il diritto porre fine ad un matrimonio; c'è l'accettazione totale delle regole ("stare al proprio posto"), che pone lo spettatore di una società più laica in una condizione di angoscia; c'è il coro che contrappunta il dramma dei due protagonisti; c'è l'unità di luogo continua »

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Quanto è estenuante e inutile un lungo processo di

venerdì 5 dicembre 2014 di Flyanto

 Film in cui si racconta dell'intero, lungo ed estenuante processo che si svolge nel tribunale dei rabbini per la richiesta di divorzio dal marito da parte di una donna di nome Viviane. Secondo le leggi ebraiche il divorzio deve essere concesso solo dal marito e poichè questi si rifiuta, la protagonista dovrà subire una sorta di calvario penoso ed assurdo al fine di fare valere la propria volontà ed ottenere finalmente lo scioglimento dal legame matrimoniale. Quest'opera,diretta continua »

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Un paese in bilico tra modernità e tradizione

martedì 2 dicembre 2014 di pepito1948

Appare subito difficile l’impresa di Viviane in un Paese come Israele in cui il contrasto tra religione  di Stato e laicismo e parallelamente tra maschilismo e libertà di audeterminazione della donna è totalmente squilibrato. L’assenza del matrimonio civile, e di conseguenza la competenza esclusiva dei tribunali rabbinici in tema di divorzio della donna la dicono lunga sulla precaria condizione femminile in quel Paese, generalmente additato come esempio di modernità continua »

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Solita furbata per spargere inesattezze su israele

martedì 5 maggio 2015 di Sorrow62

Il film di suo è lento e costruito con molte omissioni che non possono essere frutto di errori. Qualsiasi israeliano conosce i principi del diritto di famiglia che, effettivamente si basa sul Talmud come tutta la legislazione Israeliana in quanto non esiste una costituzione. Guardando il film è inevitabile parteggiare per la ex-moglie, ma è bene ricordare che non è vero che solo l'uomo può divorziare, anzi, da oltre 3.500 anni anche la donna può divorziare continua »

Carmel Ben Tovim (al Presidente della Corte)
Si dimetta!
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Carmel Ben Tovim (a Viviane, in tribunale)
"Signora Ansallem, quand'è l'ultima volta che vi siete ricongiunti carnalmente?"
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DVD | Viviane

Uscita in DVD

Disponibile on line da giovedì 4 giugno 2015

Cover Dvd Viviane A partire da giovedì 4 giugno 2015 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Viviane di Ronit Elkabetz, Shlomi Elkabetz con Simon Abkarian, Gabi Amrani, Dalia Beger, Shmil Ben Ari. Distribuito da CG Entertainment. Su internet Viviane (DVD) è acquistabile direttamente on-line a prezzo speciale su IBS.

Prezzo: 7,49 €
Prezzo di listino: 9,99 €
Risparmio: 2,50 €
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VIDEO | Una clip del film.

Un ritratto femminile di rara forza

mercoledì 12 novembre 2014 - a cura della redazione

Viviane, un ritratto femminile di rara forza Nel tribunale religioso di una località israeliana non specificata si esamina la richiesta di divorzio di Viviane Amsalem, che da tre anni ha lasciato il domicilio coniugale per incompatibilità col marito Elisha e risiede nel frattempo presso parenti. Per la legge israeliana, Viviane è un'emarginata sociale in libertà vigilata: non può avere nuove relazioni né una nuova famiglia. Non presentandosi alle udienze, Elisha allunga di proposito i tempi ed esaspera Viviane, il suo avvocato, i rabbini. Il dovere delle autorità religiose è preservare la "pace domestica", riconciliare le parti in causa e ascoltare le testimonianze degli amici veri e presunti della coppia.

   

Viviane, com'è dura divorziare in Israele

di Alessandra Levantesi La Stampa

Emana un fascino maturo, austero e malinconico Viviane, che ha sposato troppo giovane il rigido Elisha, ebreo di osservanza ortodossa, e ora aspira a riavere la sua libertà. Ma in Israele, il divorzio (al pari del matrimonio) è regolato dal diritto religioso. Solo il marito ha il potere di sciogliere il legame, consegnando pubblicamente alla moglie il documento firmato e dicendo «Sei permessa a tutti gli uomini». Finché ciò non accade, a una donna che abbandoni il tetto coniugale sono preclusi rispetto e vita sociale. »

Moglie per sempre

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Se pensate che nulla sia più appassionante di un courtroom drama americano, forse non avete ancora visto un film giudiziario israeliano. Altro che arringhe, giurie popolari, giudici umorali e mi oppongo vostro onore. Qui i giudici sono tre rabbini, l'unica fonte del diritto è la religione, almeno nelle cause di divorzio. E i contendenti, i testimoni e perfino gli avvocati devono stare attenti a ciò che dicono e come si vestono. Perché «qui siamo tutti imputati», almeno in potenza, e i rabbini non scherzano. »

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