Colpo d'occhio

Film 2008 | Giallo 110 min.

Regia di Sergio Rubini. Un film con Riccardo Scamarcio, Sergio Rubini, Vittoria Puccini, Richard Sammel, Paola Barale. Cast completo Genere Giallo - Italia, 2008, durata 110 minuti. Uscita cinema giovedì 20 marzo 2008 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 2,72 su 469 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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L'ascesa nel mondo dell'arte del giovane e ambizioso scultore Adrian è favorita da un critico d'arte cinquantenne, Lulli, al quale Adrian soffia anche la fidanzata. La situazione è destinata a precipitare. Il film ha ottenuto 2 candidature ai Nastri d'Argento. In Italia al Box Office Colpo d'occhio ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 2,6 milioni di euro e 1,2 milioni di euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
2,72/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,37
PUBBLICO 2,84
CONSIGLIATO NÌ
Un triangolo amoroso in chiave thriller che riflette sul rapporto tra critico e artista.
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 19 marzo 2008
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 19 marzo 2008

Adrian Scala è un giovane scultore che, fin dalla sua prima esposizione a Roma, viene notato da Gloria, giovane studiosa d'arte e amante dell'importante critico Pietro Lulli che ben presto Gloria lascia per Adrian. Lulli però sembra non volergliene e decide di aiutare la carriera del ragazzo. Ma non tutto è come appare e il gioco delle rivalità sotterranee ben presto comincerà a farsi complesso.
Se è vero quanto afferma Aristotele e cioè che un'opera d'arte è vera e finta al contempo Colpo d'occhio va ascritto alla categoria. Perché (Rubini ha troppa esperienza per non saperlo) l'opera d'arte va al di là di ciò che chi l'ha creata pensa debba significare, obbligando l'autore a riflettere (anche se non necessariamente a concordare) quando chi se ne occupa (il critico) può averne una percezione diversa.
Ecco allora che chi ha amato la materialità polverosa de La terra può non apprezzare la 'finzione' di un film che si conclude in un teatro antico dopo aver inanellato, specialmente nella seconda parte, una serie di colpi di scena a volte prevedibili. Ma proprio lì sta il gioco della finzione a cui gioca Rubini/Lulli. In quella sagoma che chiude il film troviamo la definizione quasi geometrica di ciò che nell'opera precedente si traduceva in frantumazione di un nucleo sociale. Rubini, che lo voglia o no, è intervenuto consapevolmente su un tema che il cinema italiano o ha trascurato o ha trattato come punto di partenza per altri percorsi (penso ad esempio al quadro di Le fate ignoranti). Il rapporto tra il critico d'arte e l'artista è inevitabilmente un gioco di sovrapposizioni in cui ognuno inizialmente 'finge'. Il secondo simula di poter essere autonomo, il primo di elargire la propria benevolenza pigmalionica. Ma è su questa duplice finzione che Rubini lavora (narrativamente complice una Vittoria Puccini il cui nudo integrale, liberato dalle catene da atelier della Béart de La bella scontrosa, fa pensare a una pre-scultura da catturare come immagine non definitiva).
Consapevole però di offrire al contempo una verità. In particolare quella di un rapporto di dominio in cui chi possiede le leve del potere mediatico può elevare o abbattere a proprio piacimento. La scena al ristorante in cui Scala deve decidere se farsi ammettere definitivamente a corte oppure riacquisire la propria dignità è carica di una tensione tangibile. È come se in quel momento tutta la fisicità dell'opera dello scultore dovesse trasformarsi nelle parole che il critico sa manipolare così bene nonostante la sua sterilità (anche riproduttiva). Da quella scelta dipendono gli sviluppi di una vicenda in cui la decisione di andare talvolta narrativamente sopra le righe non è accidentale ma voluta. È come se l'impronta sulla sfera (fondamentale la collaborazione di Gianni Dessì) divenisse quasi un logo del film: il coraggio di imprimere un segno indipendentemente dalla lettura e dall'uso che altri potranno farne. Il cinema è anche questo e ben vengano (in Italia) i registi che ancora se lo ricordano.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 15 aprile 2009
zio bobo

Sono rimasto proofondamente deluso da questo film. L'idea di base - una storia d'amore che si sviluppa nel mondo dell'arte con la rivalità tra l'artista e il critico d'arte - poteva essere sviluppata in modo interessante. Al contrario i dialoghi rasentano spesso situazioni tragicomiche con personaggi - soprattutto quello di Scamarcio - che ... cambia personalità ogni dieci minuti.

martedì 13 luglio 2010
Rescart

Così si chiama in gergo quell’insieme di capacità che non si trasmettono né all’università né in qualunque altro luogo ove prevalga l’aspetto tecnico, come nel laboratorio in riva al mare dove l’amico tossico di Scala realizza il modellino che poi farà raggiungere a quest’ultimo il tanto agognato, seppur effimero, successo. Dell’assenza di queste capacità, più umane che tecniche, si lamentano spesso [...] Vai alla recensione »

domenica 21 marzo 2010
jos d

Dopo essere stata per circa dieci anni -cioè da quando era appena una ragazzetta- amante dell'illustre critico d'arte Pietro Lulli (Sergio Rubini), suo precettore, la bella Gloria (Vittoria Puccini) decide di scappare con un artista emergente suo coetaneo di nome Adrian Scala (Riccardo Scamarcio). Trascorso qualche tempo, Gloria rincontra per caso Lulli ma questi, anzichè mostrarsi risentito come ci [...] Vai alla recensione »

giovedì 10 ottobre 2013
mehrchad

Più che un gioco di finzioni tra la figura del critico d'arte capace di elevare un artista ed i compromessi a cui vanno incontro gli artisti nel moderno mercato dell'arte il film è incentrato su un altro tema quello dell'incontro tra un ANTIMENTORE e COLUI che per una particolare ragione diventerà IL BERSAGLIO . Ciò non ci viene rivelato subito , viene accennato a mano a mano fino a svelarsi chiaramente [...] Vai alla recensione »

lunedì 27 aprile 2009
injestick

Quando il pubblico si incanta difronte alle bellezze create da un artista, i suoi figli, la loro unica ragione di vita... ecco, questo è il momento di pensare a questo film. un film che prende l'attenzione grazie alla passione di Adrian, interpretato da un Riccardo Scamarcio sensazionale, forse per il suo dono di saper fare l'attore o forse per la sua bellezza statuaria.

sabato 13 novembre 2010
anita bilello

Il tema di questo film è senza dubbio la manipolazione. Un critico d' arte, innamorato di una donna riesce a muovere come pupazzi sia lei che il suo passionale compagno, l' artista Adrian Scala, riuscendo a metterli contro sino a separarli definitivamente, con la morte di Adrian. La totale sopravvenuta mancanza di fiducia diventa terrificante nella scena finale: Adrian, commosso [...] Vai alla recensione »

mercoledì 3 febbraio 2010
Vivix Teletano

Un film davvero imbarazzante, Sergio Rubini dovrebbe tornare a fare l'attore,perchè le mancanze di questo film sono prevalentemente nella regia incerta, poco incisiva, farfugliata e confusa, dal montaggio osceno. Gli stessi attori sembrano in preda a convulsioni stile "Beautiful", la Puccina ha la stessa espressione pseudo-drammatica per tutto il film, con gli occhi pieni di lacrime/glicerina, non [...] Vai alla recensione »

lunedì 3 agosto 2009
pep87

Ho appena finito di vedere questo film.Dopo neanche 30 minuti subito avevo capito come si sarebbe sviluppato.E piuttosto scontato e personalmente credo che Rubini abbia preso molto spunto dal film"L'avvocato del diavolo".Un burattinaio che muove i fili e architetta tutta la storia "sfruttando"un giovane che vuole avere successo e che pur di ottenerlo è disposto ad abbandonare la donna che ama.

lunedì 3 agosto 2009
audreyh grant cooper

Nn mi è piaciuto il film, la trama poco appassionante seppur ragionevolmente originale, uno Scamarcio sorprendentemente impegnato nel suo ruolo di grande attore che sembra iniziare a prendere molto sul serio (confesserò, cosa mi preoccupa assai:), una Puccini più che inqualificabile, un Rubini troppo ingenuo per essere credibile...nel complesso, un film accettabile ed onesto che però faccio fatica [...] Vai alla recensione »

domenica 20 maggio 2012
tuko benedicto

...quindi non lo farò. ma la voglia è tanta. scopiazzamenti, banalità, insulsaggini sul mondo dell'arte. una storia sconclusionata e raccontata male. attori che si sforzano di recitare battute imbarazzanti come se fossero scritte da chi sa chi (...'i grandi artisti rubano'... ma se ne può ancora di questa fregnaccia?).

Frasi
Sacrificare la propria vita per l'arte è una follia.
Una frase di Lulli (Sergio Rubini)
dal film Colpo d'occhio - a cura di Francesca
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Sergio Rubini è un artista complicato. Non solo è attore e regista, ma ogni volta indossa maschere diverse. Per questo, forse, nei suoi film migliori ricorrono duplicità e sdoppiamenti (L'anima gemella, L'amore ritorna). Mentre qui la duplicità sembra quasi una sfida, la voglia di inventarsi un'altra identità. Colpo d'occhio racconta con modi da mélo-thriller e molti omaggi al vecchio cinema di genere [...] Vai alla recensione »

Marco Giusti
Il Manifesto

Un critico potente, un giovane artista, una bella ragazza fidanzata prima dell'uno poi dell'altro. Al centro il potere sul controllo degli altri. Sulla loro vita, che è poi la nostra. Visto che i nostri occhi riflettono, da subito, l'altro che abbiamo di fronte dentro di noi. Nel nuovo film di Sergio Rubini, Colpo d'occhio, questi gli ingredienti principali.

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Rubini sorprende sempre. Dimostrando, anche quando le sue ciambelle riescono con il buco imperfetto, la capacità - l'audacia - di mettersi alla prova su strade inesplorate. Non proprio inesplorato è il terreno melodrammatico, il gusto dell'eccesso talvolta grottesco, la sensibilità per personaggi estremi. Col tempo si è anche affinato il suo piacere di attribuirsi ruoli non da protagonista: ma, benché [...] Vai alla recensione »

Tullio Kezich
Il Corriere della Sera

Colpo d' occhio è un titolo che nel corso del racconto assume significati vari. È lo scambio di sguardi che accende la passione fra Adrian e la bella Gloria. È la testata della rivista sulla quale il potente critico Lulli lancia Adrian come nuovo astro della scultura. È l' intimità fra i due amanti colta furtivamente, attraverso uno spiraglio, dall' attonito Lulli che della ragazza è stato prima tutore [...] Vai alla recensione »

Alessio Guzzano
City

Un giovane scultore vende (e rivende) l'anima al diavolo: l'onnipotente critico d'arte, ex amante/pigmalione della ragazza fuggita con lui e che sta per renderlo padre. In realtà non ha nulla da vendere: il suo talento saltellante ha bisogno di un trampolino e di plagiare, la sua anima il demone se l'è già presa gratis. Sergio Rubini, che si cala mefistofelico nell'altezzoso (mal)vissuto con soprassalti [...] Vai alla recensione »

Michele Anselmi
Ciak

Occhio al "kit di sopravvivenza": è un'invenzione artistica, ma contiene, insieme a Ordet di Dreyer e altri oggetti, una pistola. «La singolarità di un'opera d'arte è di essere finta e vera allo stesso tempo», spiegava Aristotele, ma noi sappiamo che se in un film appare una pistola, quella prima o poi sparerà. Succede nel finale di Colpo d'occhio, quasi una resa dei conti western nel contesto assolato [...] Vai alla recensione »

Alberto Pesce
Il Giornale di Brescia

Cambia ambientazione. Non più quel luogo della memoria che è la sua Puglia (con ancestrali ritmi di vita tra stupore e magia:, all'interno di familismi arcaici e passionali) bensì - tra Roma, Berlino, Venezia - gallerie d'arte di largo respiro cosmopolita, sfiziosi venrissage di ostentata mondanità, sontuosità di palazzi, ricchezza d'interni con accessori e arazzi d'epoca.

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

L'importante è apparire. Suscitare l'ammirazione dei giornali, dei compratori, del pubblico. L'importante è salire sul piedistallo e non scenderne più. Colpo d'occhio, di Sergio Rubini, dà (abbastanza superficialmente) corpo a una duplice ossessione: quella del giovane scultore Adrian Scala, smanioso di arrivare al successo, e, insieme, quella del critico d'arte Pietro Lulli, che con il suo enorme [...] Vai alla recensione »

Mario Sesti
Film TV

Anche se è abitato da attori contemporanei popolari come Rubini e Scamarcio, Colpo d'occhio somiglia poco al cinema italiano di oggi. Un po' come in certi film di Chabrol o Fassbinder, che vivono dalla prima all'ultima inquadratura di un partito preso dichiarato, isola un piccolo mondo di cose e personaggi sottoponendoli a sollecitazioni estreme sotto la lente del proprio microscopio.

Boris Sollazzo
Liberazione

Titolo e manifesto kubrickiano ( Colpo d'occhio può essere tradotto con Eyes wide shut , i triangoli con i tre protagonisti richiamano Arancia meccanica ), le prime citazioni, probabilmente inconsce, già fan tremare i polsi. Così si presenta Sergio Rubini, attore sopraffino e un po' gigione, regista originale e di talento, nel suo ultimo film. Visionario carnale, abile nella regia e nella scelta dei [...] Vai alla recensione »

Bernardino Marinoni
La Provincia di Como

Colpo d'occhio è un titolo azzeccato per una storia che si svolge nell'ambiente dell'arte o, meglio ancora, in quello degli artisti - Riccardo Scamarcio, ma non sarebbe il caso di precisarlo, è lo scultore esordiente e non privo dì talento, tutto potenziale, ma con sicuro seguito - e dei critici - Sergio Rubini, regista oltre che interprete, è giusto nell'età in cui il suo esponente-tipo della categoria [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

È vero, esistono critici d'arte onnipotenti (Germano Celant non ideò la Transavanguardia?), artisti abitanti in palazzi sontuosi con arazzi e pavimenti di marmo (la casa romana di Mario Schifano non era al Museo Napoleonico?), vernissage intensamente mondani, vivo cosmopolitismo intorno all'arte contemporanea. Sergio Rubini evoca questo mondo dell'arte in Colpo d'occhio, film insolito e non riuscito [...] Vai alla recensione »

Dario Zonta
L'Unità

Sergio Rubini è attore tra i migliori dei nostri per quella capacità, poco italiana, di variare le modalità, spostare gli accenti, calarsi in altri vestiti che non siano quelli di una normalità «buttata via». Sergio Rubini è anche regista, dei nostri il più singolare perché non si dimentica mai delle sue origini d'attore e perché, grazie a questo, riesce a trasmettere alle sue opere quella stessa varietà [...] Vai alla recensione »

Boris Sollazzo
DNews

Premessa: Sergio Rubini è un grande attore e un regista atipico e pieno di talento. Da La stazione a La terra, chi scrive ha amato molto il suo modo di raccontare, le sue scelte di regia e di narrazione e soprattutto quella dei volti (in particolare femminili, metà delle star del cinema italiano gli devono una bella fetta di popolarità, scorrete i suoi cast).

Alberto Pezzotta
Vivimilano

Un noir italiano, con un occhio all'export. Finché è in scena Rubini, perfido critico d'arte in cerca di vendetta, la storia tiene. Quando tubano o si scalmanano le due vittime, Scamarcio e Vittoria Puccini, fiction e videoclip sono dietro l'angolo. La soluzione non è male, ma non diciamo che è cinema d'autore. DISCRETO - PER ARTISTI E CRITICI Da ViviMilano, aprile 2008

Alberto Castellano
Il Mattino

È una storia d'amore estrema e un paradigmatico spaccato del mondo dell'arte, ma è anche la storia di un'ossessione e di una passione (amorosa e artistica). «Colpo d'occhio», nono film da regista di Sergio Rubini conferma il talento narrativo, la maturità formale, lo sguardo espressionistico dell'attore pugliese. E con gli anni la sua presenza nei film che dirige si fa sempre più necessariamente wellesiana, [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

Ispirato a Vittorio Sgarbi, Colpo d'occhio di Sergio Rubini è fra i rari film italiani a occuparsi di artisti e critici. I primi, a cominciare dallo scultore (Riccardo Scamarcio), avrebbero il talento; i secondi, a cominciare dal critico (lo stesso Rubini), avrebbero l'invidia del medesimo. In mezzo, l'innamorata (Vittoria Puccini) dell'invidioso e dell'invidiato.

Claudio Carabba
Corriere della Sera Magazine

L'aitante scultore è bello e presuntuoso; il potente critico che lo lancia solo per abbatterlo (una sorta di Andy Warhot «de noantri») è un demone infuriato; la graziosa donna seduta intorno ai loro cuori ha l'aria di capire poco. La tragedia di pazza gelosia sarà inevitabile. In verità difeso da molti recensori, questo melodramma; diretto e interpretato dall'ambizioso Rubini, mi sembra un pasticcio [...] Vai alla recensione »

Oscar Iarussi
La Gazzetta del Mezzogiorno

Sergio Rubini è uno degli autori più coraggiosi del cinema italiano. Non smette di sperimentare, di confrontarsi con tematiche difficili, di scoprire o «rivisitare» sentimenti, storie, e interpreti da Giovanna Mezzogiorno a Valentina Cervi e Vittoria Puccini, da Michele Venitucci a Riccardo Scamarcio. In filigrana, nella sua filmografia da regista inaugurata diciotto anni fa con La stazione, si coglie [...] Vai alla recensione »

NEWS
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lunedì 25 agosto 2008
Chiara Renda

Il festival dei trailers Iniziano il 25 agosto le votazioni dei trailers selezionati per la sesta edizione del Trailers FilmFest, l'unico festival in Italia e in Europa che premia i migliori trailers della stagione cinematografica.

RUBRICHE
mercoledì 27 febbraio 2008
Chiara Renda

Italia tra thriller, commedia e precariato Un marzo all'insegna dell'avventura e del viaggio: ecco quello che ci aspetta nelle sale italiane non soltanto a livello internazionale ma anche italiano. Tra le uscite italiane ci si aspetta grandi cose dalla [...]

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