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La terra dell'abbondanza |
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Un film di Wim Wenders.
Con Michelle Williams, John Diehl, Richard Edson, Yuri Elvin, Burt Young.
continua»
Titolo originale Land of plenty.
Drammatico,
Ratings: Kids+16,
durata 114 min.
- USA 2004.
uscita venerdì 10 settembre 2004.
MYMONETRO
La terra dell'abbondanza
valutazione media:
2,39
su
13
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Gli USA visti da due prospettive diverse: attraverso gli occhi di un veterano del Vietnam e dal punto di vista di una giovane americana. L'ex marine Paul è ossessionato dall'idea di proteggere la "Terra degli uomini liberi".
![]() L'America vista da Wenders |
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Mattia Nicoletti
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Los Angeles, 2003. Paul è un reduce del Vietnam e fa parte di un corpo speciale per la sicurezza e la difesa contro gli attentati; Lana, figlia di un missionario, ha vissuto in Africa e torna dopo lungo tempo nel suo paese, a lavorare per una comunità di senzatetto. Entrambi hanno però qualcosa in comune. Paul è lo zio della ragazza, con la quale ha perso i contatti da molti anni.
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Ogni cosa ha il suo tempo...
giovedì 19 maggio 2005
di Bluminda
...e ogni ovvietà (ebbene si anche questa!) il suo momento sotto il sole...c'è un tempo per fare cinema e un tempo per non farlo; c'è un tempo per cercare e uno per credere di aver trovato. Il Wenders de "La terra dell'abbondanza" crede forse di aver suscitato tante domande e, parallelamente forse, di aver offerto possibili risposte; pensa forse di aver "offerto alla vista" qualcosa di profondamente significativo su l'11 settembre...quello che è arrivato a me è stata l'ennesima mattonata, scontata, continua » |
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DVD | La terra dell'abbondanzaUscita in DVD
Disponibile on line da giovedì 17 marzo 2005
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di Gian Luigi Rondi Il Tempo
Un rapporto familiare anche per Wim Wenders, fra uno zio e una nipote. Che gli serve soprattutto per fare il punto sull’America di oggi e le contraddizioni di quel «sogno americano» cui commentato, nel finale, da una canzone in cui appunto si parla di «terra dell’abbondanza». Lo zio, reduce dal Vietnam, specie dopo l’11 settembre si batte rigido per proteggere le libertà americane, la nipote, che ha fatto volontariato in Africa, è un’idealista che vuol credere in tutti. Lei, con il confronto prima difficile poi molto più stretto con lui, riuscirà a fargli condividere almeno un po’ l’apertura delle sue idee. » |
di Paola Zanuttini Il Venerdì di Repubblica
La terra dell’abbondanza è il film più politico di Wim Wenders: dice che l’ha voluto girare nella Down Town di Los Angeles, perché è la capitale mondiale della fame. Doveva avere un altro titolo: Rabbia e alienazione in America, poi regista e produzione, che si chiama Indigent (acronimo fortemente programmatico di Independent Digital Entertainment), hanno pensato non fosse di grandissimo richiamo, così hanno scippato quello di una recente ballata di Leonard Cohen, Land of Plenty, appunto, che accompagna le ultime sequenze di questo affresco sull’America povera, paranoica e patriottica del dopo 11 settembre. » |
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di Wim Wenders
«Il lavoro che stavo facendo con Sam Shepard ha dovuto essere posticipato (lo termineremo quest’estate) e tutto d’un tratto mi sono trovato ad avere l’intera estate del 2003 libera, molti mesi nei quali potevo fare ciò che volevo. Ho prodotto alcune delle cose migliori in situazioni simili. Così in pochi giorni ho buttato giù il canovaccio di una storia, e con l’aiuto del mio amico Michael Meredith avevamo già finito la sceneggiatura quattro settimane più tardi. E prima di saperlo stavamo già girando. » |
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Non c’è niente che non sia come dev’essere, nel reduce dal Vietnam Paul (John Diehl). Ha quel che si dice le physique du role, il protagonista di La terra dell’abbondanza (Land of Plenty, Usa, 2004, 114’). È elegante quel che basta per stare in un film di Wim Wenders, o almeno del Wim Wenders dell’ultimo quindicennio (con le belle eccezioni di Buena Vista Social Club, del 1998, e di The Blues L’anima di un uomo, del 2003). Per quanto viva tutto il giorno rintanato nel suo furgone, respirando polvere di strada e fumo di sigaretta, i suoi abiti casual non perdono quell’aspetto fra il trasandato e il sartoriale che fa la differenza tra un barbone e un barbone comme il faut. » |
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