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2016: le grandi perdite del mondo del cinema

Dall'italiano Ettore Scola a Carrie Fisher e Debbie Reynolds, scomparse a fine dicembre.
di Pino Farinotti

Ettore Scola 10 maggio 1931, Trevico (Italia) - 19 Gennaio 2016, Roma (Italia).
domenica 8 gennaio 2017 - Focus

Il 2016 è stato un anno drammatico, per le perdite che ha registrato, per numero e qualità. I primi nomi, italiani, non possono che essere quelli di Eco e Fo, maestri massimi. Cultura e spettacolo mutilati e depauperati. Manterrò il focus sul cinema, ma quei due non potevano non aprire il pezzo. Il cinema è la disciplina dalle ferite più gravi, secondo i suoi generi, i suoi modelli e la sua identità. Sono costretto, nel ricordo, a una selezione triste e ad ancora più tristi omissioni. Gennaio è un mese orribile. Il 5 muore, a 91 anni, Silvana Pampanini, eroina degli anni cinquanta, romana e romanesca, vitale, "vera". Non ha avuto la popolarità internazionale delle sue rivali Loren e Lollobrigida, ma l'impronta lasciata nel cinema italiano di allora è forse ancora più profonda. Ci furono momenti che la vedevano interprete di un film al mese. Amata da tutti. Era l'"Italia"di allora. Il 14 è la volta di Franco Citti (81). Interprete squisitamente pasoliniano: Roma e le borgate, ragazzi di (quella) vita, fa parte di una scheggia di genere che appartiene, quasi in esclusiva, al suo mentore. Il 19 moriva Ettore Scola (85), grande autore, uomo colto e ironico. Erede, degno, delle generazioni delle nostre "scuole" che prevalevano nel mondo, il realismo e la commedia. Scola ha saputo oltrepassare, portando nelle sue opere un'evoluzione di stile, con titoli che occupano la parte alta della nostra storia del cinema.

In giugno se n'è andato Bud Spencer (87), "carattere" complesso e positivo, e non solo per gli schiaffoni spassosi e per il suo eterno conflitto con lo scapestrato Terence Hill; è stato sempre un soggetto eroico-divertente, con una sua morale semplice e buona. Un dato non da poco: la testata americana Times pubblicò a suo tempo una classifica in cui Spencer risultava l'attore italiano più famoso nel mondo.
Pino Farinotti

Mondo: in agosto è mancato Gene Wilder (83). Ebreo che più ebreo non si può. Significa una certa qualità di intelligenza, che se applicata al cinema e allo spettacolo, diventa un "sine qua non" e se applicata alla comicità diventa un assoluto. Gene Wilder fa parte di quella schiera di artisti che hanno inventato e reinventato l'evasione nobile e intelligente, appunto. Si parte dai fratelli Marx, per risalire a Jerry Lewis, a Peter Sellers, Woody Allen, Billy Crystal, fra gli altri. E Mel Brooks, che con Gene Wilder è quasi un tutt'uno.


In foto Carrie Fisher e la madre Debbie Reynolds.
In foto Bud Spencer.
In foto Gene Wilder.

Dicembre è un altro brutto mese. Il 20 è morta Michèle Morgan, a 96 anni. Basterebbe il ruolo di Nelly, la dolente ragazza che si innamora di Jean Gabin a Le Havre, ne Il porto delle nebbie, per collocarla nella parte alta del cinema. Quel titolo, di Marcel Carné, fa parte del cosiddetto cinema del Fronte Popolare, che prese vita a Parigi, in un momento ardente di quella città, quando per una breve fase la Francia visse una stagione marxista. In chiave artistica il "Fronte" rappresenta uno dei momenti più alti del Novecento e in chiave di cinema, forse il più alto, con la capacità di alcuni cineasti, scrittori e poeti di combinare la poesia nobile col linguaggio del cinema, una chimica che sembrava impossibile: si chiamavano Carné, Prévert, Clair, Cocteau e Jean Renoir. E la Morgan ne fa parte, legittimamente.

Il 27 è stata la volta di Carrie Fisher, a soli sessant'anni. Il giorno dopo è toccato a sua mamma Debbie Reynolds (84). Accomunate dallo stesso funerale. Il cinema hollywoodiano diventa tragedia greca.
Pino Farinotti

Differenze grandi di ruoli fra madre e figlia. Carrie è legata soprattutto alla principessa Leila di Guerre stellari, ma Debbie è stata talento prorompente e completo. Faceva parte della "scuola Metro Goldwyn Mayer" dove, una volta che ti hanno assunta, vieni inserita in una vera centrifuga dove i maestri migliori ti insegnano tutto: recitazione, canto, ballo, mimo, dizione. Debbie, classe 1932, era perfetta, nel 1952, per essere protagonista, vicino a Gene Kelly, di Cantando sotto la pioggia. Il titolo è decisamente importante perché trascende il cinema. La qualità delle sue invenzioni è così alta, dell'accorpamento delle musiche leggere e dei balletti sempre di grande classe, del risultato generale al di là delle definizioni, che da quel momento il "musical" diventava forma d'arte vera. Definizione che non lede la maestà. L'unica "tutta e solo" americana. E Debbie contribuiva accanto ad artisti come il già citato Kelly, Astaire, Charisse, Iturbi, Porter e, non molti, altri.
I nomi citati che non ci sono più fanno dunque parte delle identità del cinema, come le tessere di un mosaico che sono cadute. E i vuoti sono visibili, a occhio nudo. Siamo tutti un po' depauperati.


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