Paola Cortellesi e Micaela Ramazzotti in un buddy movie al femminile che pensa (anche) al pubblico delle donne. In esclusiva su TIMVISION.
Pochi registi sanno mettere le donne davanti a uno specchio. Pochissimi riescono a convincere le spettatrici a riconoscersi in quel riflesso. Ma solo Cristina Comencini riesce a compiere quest’impresa senza trasformarla necessariamente in un dramma: ridere di se stesse si può, ci dice la regista nella maggior parte dei suoi film, anche quando si tratta di riconoscere i propri difetti. Succede soprattutto a teatro, terreno sul quale l’umorismo di Comencini si fa più graffiante, e succede per transfert nei film tratti dai testi che la regista ha scritto per il palcoscenico: copioni come Due Partite, portato al cinema dal collega Enzo Monteleone, o come La scena, trasformato in film dalla stessa regista nel 2016 con il titolo Qualcosa di nuovo.
Raro esempio di film che pensa (anche) al pubblico delle donne, senza necessariamente escludere la quota azzurra tra gli spettatori, Qualcosa di nuovo è un “buddy movie” al femminile che gira intorno alla storia - ricalcata sul plot dello spettacolo teatrale - di due amiche molto diverse tra loro (a teatro sono Angela Finocchiaro e Maria Amelia Monti, al cinema Paola Cortellesi e Micaela Ramazzotti) alle prese con un amante in comune (Eduardo Valdarmini, al suo debutto pre-Suburra)
Entrambe sulla soglia dei quarant’anni, una separata e senza figli, l’altra madre single alla ricerca di un compagno, le due donne perdono la testa per un ragazzino di appena vent’anni, bellissimo e disinibito: “Sono secoli che gli uomini corrono dietro alle ragazze giovani, e per le donne questo comportamento è stato spesso una fonte di dolore - ha dichiarato la regista - è come se la giovinezza femminile avesse un termine, mentre quella maschile no. Ma è davvero così? Io ho voluto sparigliare le carte, provando a raccontare una storia diversa”.
Già rodato in teatro, il copione promette battute cult (“Il sesso non ti fa capire niente. Ma qualche indicazione la dà”), momenti di autoironia (gender oriented, naturalmente) e una diffusa leggerezza di tono sostenuta soprattutto dai tempi comici di Cortellesi, tra le sceneggiatrici insieme alla figlia dell’autrice Giulia Calenda: “Abbiamo parlato molto in fase di scrittura del tema della competizione tra donne. Io credo molto nella solidarietà, e infatti i nostri personaggi non vogliono nascondersi niente. Le due donne sono state travolte in un gioco di debolezze ed equivoci da un ragazzo che non è un toy-boy, ma una persona capace di rivoluzionare le certezze che noi donne abbiamo sugli uomini”.
Notevole anche la presenza di Ramazzotti, liberata - una volta tanto - dai sospiri svampiti e dal carattere instabile che caratterizzano (troppo) spesso i suoi personaggi. “Per una regista è un dono lavorare con due attrici bravissime e completamente diverse come loro - ha detto Comencini - Micaela e Paola sono come i loro personaggi: Paola arriva sul set preparatissima e conosce ogni parola del testo, Micaela improvvisa e disordina tutto. Si sono piaciute e legate, ma senza Edoardo Valdarmini, il giovane attore formidabile che ho trovato, la storia non sarebbe stata attraversata da tanta giovanile energia”.