La voce di Hind Rajab

Film 2025 | Drammatico, 89 min.

Titolo originaleThe Voice of Hind Rajab
Anno2025
GenereDrammatico,
ProduzioneTunisia, Francia
Durata89 minuti
Al cinema1 sala cinematografica
Regia diKaouther Ben Hania
AttoriSaja Kilani, Amer Hlehel, Clara Khoury, Motaz Malhees .
Uscitagiovedì 25 settembre 2025
TagDa vedere 2025
DistribuzioneI Wonder Pictures
MYmonetro 4,29 su 27 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Kaouther Ben Hania. Un film Da vedere 2025 con Saja Kilani, Amer Hlehel, Clara Khoury, Motaz Malhees. Titolo originale: The Voice of Hind Rajab. Genere Drammatico, - Tunisia, Francia, 2025, durata 89 minuti. Uscita cinema giovedì 25 settembre 2025 distribuito da I Wonder Pictures. Oggi tra i film al cinema in 1 sala cinematografica - MYmonetro 4,29 su 27 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 24 settembre 2025

Il film ripercorre - con audio originali - l'uccisione a Gaza di Hind Rajab. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato a Venezia, 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a BAFTA, 2 candidature agli European Film Awards, 1 candidatura a Lumiere Awards, a San Sebastian, La voce di Hind Rajab è 112° in classifica al Box Office. martedì 24 marzo ha incassato € 314,00 e registrato 260.139 presenze.

2025
Consigliato assolutamente sì!
4,29/5
MYMOVIES 5,00
CRITICA 3,65
PUBBLICO 4,22
ASSOLUTAMENTE SÌ
Il cinema al servizio degli esseri umani. Un'opera importante che tiene viva la fiamma dell'indignazione.
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 3 settembre 2025
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 3 settembre 2025

Striscia di Gaza 2024. Un'auto con a bordo una famiglia viene colpita dalle forze dell'Idf. Sopravvive solo una bambina di 6 anni che la Mezzaluna Rossa palestinese riesce a contattare telefonicamente. Seguiamo quindi i colloqui con Hindi di cui ci viene restituita la voce registrata dal centralino del pronto soccorso. Il suo destino sarà analogo a quello degli altri occupanti dell'auto anche a causa delle molteplici barriere che ostacolano l'intervento dell'ambulanza che si troverebbe a poca distanza da lei.

Quando il cinema si mette al servizio degli esseri umani (ancor più se si tratta di bambini) assolve ad una delle sue funzioni primordiali.

Kaouther Ben Hania, con il supporto produttivo di nomi come Brad Pitt e Alfonso Cuarón, mette al centro di questo film quanto di più anticinematografico si potrebbe pensare: una voce. È quella di Hindi Rajab che la regista ha ascoltato mentre era indirizzata verso tutt'altro progetto e che ha sentito come non eludibile, riflettendo su come si potesse evidenziare lo strazio di una vita sbocciata da poco che non si è potuta salvare.

Togliamo subito dal campo delle valutazioni il sospetto che questo film abbia un contenuto che travalica la forma. Che cioè possa essere apprezzato per ciò che espone più che per come lo fa. Non è così. Siamo di fronte a un cinema che mette la finzione (ricostruita su basi reali) al servizio di una presa di coscienza che non vuole banalmente 'commuovere' quanto piuttosto far pensare. Lo fa attraverso riprese che conservano l'unità di luogo e di azione senza però mai cadere (neanche per un istante) nel teatro su schermo grazie a una camera che costruisce, insieme a gli straordinari interpreti, una tensione continua.

Qualcuno lo bollerà come un film di propaganda in cui nulla è vero. Ci pensano le immagini finali a smentire clamorosamente questa prevedibile accusa. Si tratta invece di un film in cui, oltre alla voce reale della bambina che per ore è stata sostenuta psicologicamente con la speranza di poterla salvare, ci viene presentata anche l'impotenza di chi non solo non ha potuto intervenire a tempo debito con i mezzi di soccorso a causa della burocrazia della morte, imposta dagli occupanti, sotto le mentite spoglie dei percorsi protetti, ma poi vi ha trovato a sua volta la morte.

Per decenni ci siamo giustamente e doverosamente commossi dinanzi alle sofferenze patite dagli ebrei a causa del nazismo e dell'antisemitismo. Ora qualcuno vorrebbe però impedirci di fare altrettanto nei confronti di questa strage degli innocenti compiuta in nome della caccia ai terroristi di Hamas, pena l'accusa di diventare a nostra volta antisemiti.

Continueremo a commuoverci davanti alle immagini della bambina col cappottino rosso di Schindler's List ma piangeremo anche per Hindi perché quando un bambino muore poco importa se ciò accade per mano di un genocida o di un massacratore criminale. È morto e tanto deve bastare per suscitare un senso di repulsione per chi lo ha ucciso e chi gli ha ordinato di farlo così come di pietà (nel senso più alto del termine) per lui. Questo film ci aiuta a tenere viva la fiamma dell'indignazione.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 3 settembre 2025
Peer Gynt

Questo è un film horror! Ma non nel senso che si inscrive in un genere filmico così chiamato, ma nel senso che fa provare il vero e terrificante orrore creato dall'uomo con la guerra indiscriminata odierna, quella che distrugge civili inermi. Il film è la quasi insostenibile radiocronaca della morte, lentissima (varie ore) e straziante, di una bambina palestinese di 6 anni, [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
domenica 28 settembre 2025
Simone Emiliani

Urla nel silenzio. Un frammento reale, già vissuto, già ascoltato, disponibile in rete in cui si sente il breve audio della bambina palestinese di cinque anni e mezzo che il 29 gennaio 2024 si trovava nella striscia di Gaza (precisamente nel quartiere di Tel al-Hawa vicino a un distributore di benzina) e ha chiamato i volontari della Mezzaluna Rossa per chiedere aiuto. Per mezza giornata è rimasta nascosta sotto il sedile dell’automobile di suo zio ed è stata circondata dal rumore degli spari e dei carri armati che si avvicinavano.

C’è un dato esistente: la registrazione della voce di Hind Rajab. Quella completa durava circa settanta minuti da cui emergeva la paura e il tentativo di resistere da parte della bambina. Il footage audio diventa la traccia dominante, decisiva del film. Da lì si muove tutta l’alternanza tra voce, suoni e silenzi. Potrebbe anche reggere da solo. Gli operatori che cercano di mettersi in contatto con lei sono l’altra storia, l’incrocio tra documentario e la ricostruzione del dramma come era avvenuto in Quattro figlie, il precedente film della regista tunisina. Non c’è il rumore del ciak ma ogni volta la rappresentazione attorno a quella voce che è presente e poi scompare, può cambiare i punti di vista di regia e il movimento dello spazio degli attori.

Ma una cosa resta essenziale: il fantasma della morte. Come è rappresentabile dal film soprattutto su un audio già esistente? La voce di Hind Rajab, da un punto di vista cinematografico, ha la tensione di un thriller soprattutto in quell’alternanza tra speranza e disperazione. Ma questo non è un film. O almeno, non è un film come gli altri. Intanto perché si sa già come va a finire. In più quella voce diventa l’orrore (anche in un’accezione horror) della tragedia. In La voce di Hind Rajab la visione di André Bazin come ‘desiderio di sconfiggere la morte’, anche se è una parziale chiave di interpretazione, non basta più. 

FOCUS
martedì 23 settembre 2025
Giovanni Bogani

La voce di Hind Rajab ci porta prepotentemente davanti agli occhi l’orrore della carneficina in atto a Gaza. E Hind Rajab, con la sua voce, con il suo volto – svelato dalle foto nel finale – diventa icona tragica, il simbolo stesso di quella che non è una guerra, ma un tiro al bersaglio. Hind diventa voce e volto per le migliaia di bambine e bambini che una voce e un volto non ce l’hanno. Così come Anna Frank era diventato corpo, volto, voce dell’Olocausto. Perché i numeri, seppure enormi, imponenti, tragici sono un mucchio indistinto, non scuotono l’anima come una singola voce, come un singolo volto. Così come la bambina con il cappottino rosso, unico squillo di colore nel bianco e nero di Schindler’s List (guarda la video recensione) di Steven Spielberg, unica macchia di rosso, di vita, nel grigio cenere del film – la ricordava recentemente anche Adriano Sofri, in un suo articolo.   

Adesso la strage infinita di Gaza, con il Gran premio della giuria a Venezia a La voce di Hind Rajab, è un po’ meno invisibile di prima. Può servire, un gran film, o anche solo un film crudo, diretto e potente, per scuotere le coscienze. Un film di quelli che diventano topics di discussioni, non soltanto fra gli appassionati dei festival. 
Però, ci pensi un attimo e ti sembra impossibile che quasi ottant’anni di conflitti, dalla fine della Seconda guerra mondiale, uno stato di guerra quasi ininterrotta fra Israele e i paesi arabi, la storia della Palestina martoriata non siano state raccontate tanto dal cinema. E infatti. La Palestina è stata raccontata, al cinema. Anche da film che sono stati premiati a livello internazionale. 

FOCUS
sabato 20 settembre 2025
Pedro Armocida

«Aiuto, venite a prendermi!». E «venite a prendermi» Hind Rajab, sei anni, lo ripete spesso agli operatori della Mezzaluna Rossa (che corrisponde alla occidentale Croce Rossa) nella lunga telefonata di richiesta di soccorso mentre era chiusa in macchina sotto il fuoco dell’esercito israeliano nel Nord della città di Gaza. Accanto a lei corpi morti e questa frase ossessiva – «venite a prendermi!» – che interroga e ossessiona noi spettatori. Perché, com’è noto, la regista tunisina di La voce di Hind Rajab, Kaouther Ben Hania, ha scelto di utilizzare, per raccontare una storia già drammatica di suo, la voce originale di Hind Rajab come estremo tributo a un essere umano che non ha più voce. Esattamente come noi spettatori dell’immane tragedia che si sta consumando in Palestina per volontà precisa dell’attuale governo israeliano. Noi non sentiamo le voci di Gaza e non vediamo l’orrore della popolazione civile massacrata. I mezzi di informazione hanno un perimetro di azione molto limitato. In un contesto del genere appare molto significativo che il cinema riesca a prendere uno spazio narrativo che si posiziona al centro del dibattito pubblico. Una funzione civile che è sempre appartenuta al cinema che però, nel nuovo Millennio, era data per dispersa proprio come la stessa centralità dei film. 


La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania sconvolge tutto questo perché sconvolge lo spettatore proprio come è capitato alla prima mondiale alla Mostra internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia dove ha ottenuto il Leone d’Argento con il Gran premio della giuria. La reazione di una parte della critica, che forse può riflettere quella di una parte degli spettatori, è di sentirsi in qualche modo ricattati e ingabbiati dalla scelta di utilizzare la vera voce in diretta di una bambina che chiede aiuto in mezzo all’orrore. Ma la regista, con il suo sguardo dolce e preciso sulla vicenda, fa tutto questo con un profondo rispetto verso la morte della bambina che non vediamo mai. Cioè Kaouther Ben Hania, scevra da qualsiasi drammatizzazione aggiunta (non utilizza nemmeno dei cartelli alla fine del film per ricordare la posizione dell’esercito israeliano sulla vicenda per il quale non c’erano suoi carri armati nel punto in cui sono stati sparati, tra gli altri, 64 colpi in sei secondi proprio come l’audio originale rivela), sceglie di non mostrarci mai la sua esecuzione come invece gli strumenti del cinema avrebbero consentito. Il punto di vista sarebbe potuto essere anche da dentro l’auto con gli occhi della bambina. Oppure da quello dei soldati israeliani che premono, magari guardando la bambina in un veloce campo e controcampo, un bottone omicida in un asettico mostro di latta. Oppure ancora utilizzando una persona – una bambina? – o l’intelligenza artificiale per doppiare la vera voce di Hind Rajab.


Niente di tutto questo. La regista decide di farci sentire ‘solo’ la voce originale come unico nostro orizzonte visivo dando così voce alla nostra cecità, anche simbolica. Un processo, con un lavoro solo sul suono, che ricorda da vicino quello messo in atto in La zona d’interesse da Jonathan Glazer che è anche tra i molti produttori esecutivi di La voce di Hind Rajab. È in questo spazio, enorme quasi infinito, lontano dunque da qualsiasi costrizione narrativa, che si può muovere liberamente lo spettatore. Perché la scelta di non far vedere l’orrore mina alla base qualsiasi critica di sfruttamento ricattatorio della morte in diretta. Il filtro lo mettiamo noi attraverso lo sguardo della regista che si posa su questa vicenda in maniera dichiarata, linguisticamente precisa, con l’avvertenza dell'inserimento delle parti documentarie – significativa la soluzione di far fare capolino alle vere riprese della sala operativa della Mezzaluna Rossa nel film come specchio reale di quelle di finzione – in cui l’utilizzo della vera voce di Hind Rajab, la cui registrazione peraltro è stata diffusa sul web, diventa il film stesso che è stato costruito proprio intorno a quella telefonata di circa 70 minuti. E, a proposito di drammatizzazione “in levare”, è stata tolta una parte in cui Hind Rajab chiedeva per 15 volte aiuto all'operatore che le rispondeva per altrettante volte. Tutte scelte che danno dignità e valore a una vita umana distrutta, una (non) milite e (non) ignota che incarna tutte le decine di migliaia che non ci sono più.
Perché il suono è più lento della luce ma arriva, forte e chiaro come in questo caso, prima del buio.

FOCUS
mercoledì 17 settembre 2025
Giovanni Bogani

Nel film più potente visto negli ultimi mesi, La voce di Hind Rajab, Leone d’argento a Venezia e in uscita il 25 settembre nelle nostre sale – il film che ci porta dentro l’orrore di Gaza, attraverso la voce vera di una bimba di sei anni che chiede invano aiuto per ore – c’è un particolare che salta agli occhi, nei titoli di coda. 

Si tratta di una serie di nomi a noi molto familiari. Sono quelli di Brad Pitt, Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonathan Glazer e Alfonso Cuarón, che compaiono come produttori esecutivi del film. Ma che cosa vuol dire? Qual è stato il loro ruolo? Si tratta di soldi investiti, oppure di qualcos’altro? 
Quella di “produttore esecutivo” è una figura che può indicare varie funzioni. Può essere colui/colei che ottiene i finanziamenti per il progetto, che gestisce il budget, che tratta con i fornitori, che supervisiona il processo produttivo. Ma può anche essere qualcuno che mette a disposizione il proprio ruolo, il proprio prestigio, per ottenere risorse o per favorire accordi di distribuzione per il film. Sembra questo il caso, riguardo ai nomi citati. Più un endorsement che un diretto coinvolgimento finanziario.

Non si tratterebbe, insomma, di soldi investiti direttamente, ma di qualcosa di forse ancora più importante. “Il fatto che nomi come Brad Pitt o Joaquin Phoenix siano intervenuti a sostegno del progetto come produttori per me significa molto”, dice la regista tunisina Kaouther Ben Hania. “Il cinema, l’arte e ogni forma di espressione hanno una importanza enorme, per dare alla gente di Gaza un nome e un volto”. 

Alla conferenza stampa del film La voce di Hind Rajab a Venezia, Joaquin Phoenix e Rooney Mara erano presenti, per manifestare il loro sostegno. “Sono qui per sostenere il film e io ne sono enormemente felice. Non avrei mai pensato, in vita mia, che questo fosse possibile. Sono molto grata per il loro sostegno”, ha detto Ben Hania. Al termine della proiezione veneziana del film, quando la Sala Grande si è sciolta in un applauso durato più di venti minuti, Rooney Mara e Phoenix hanno abbracciato, commossi, tutti i membri del cast. Mentre scriviamo, Joaquin Phoenix, nel suo account Instagram ufficiale, ha come immagine profilo proprio il volto della bambina Hind Rajab.

Fra i produttori esecutivi del film, compare anche Jonathan Glazer, il regista britannico di origine ebraica, premio Oscar per La zona di interesse. L’anno scorso, stringendo la statuetta dell’Academy, Glazer pronunciò un contestato discorso di accettazione, dicendo “in questo momento siamo qui come uomini che rifiutano la loro ebraicità”. 

Brad Pitt non è famoso per il suo attivismo politico, ma in realtà ha spesso sostenuto film dalla forte valenza politica, da Moonlight a 12 anni schiavo a Selma. Produttore, con la sua Plan B, del film vincitore dell’Oscar 12 anni schiavo, Pitt è stato produttore esecutivo di Moonlight, anch’esso vincitore dell’Oscar, e di Selma, nominato agli Oscar. 

Joaquin Phoenix ha sempre dato voce alla sofferenza del popolo gazawi, dicendo che ognuno nel mondo dovrebbe prendere posizione per salvare bambini che muoiono di fame. “Non c’è giustificazione per quello che sta accadendo a Gaza, bambini che muoiono di fame in mezzo a una guerra”, ha detto. 

In definitiva, dunque: che cosa significa il fatto che queste star siano “produttori esecutivi” del film? Significa che più gente andrà a vedere quel film. I nomi di Pitt, Phoenix, Rooney Mara, Cuaron sono la vera moneta che questi talent possono spendere. E forse, il loro sostegno è un segnale importante anche riguardo alla prossima campagna verso gli Oscar
      
Nel frattempo, altre cose stanno accadendo, e tutte nel segno di un progressivo isolamento di Israele, e del riconoscimento della tragedia in atto a Gaza. Pochi giorni fa, quattromila fra registi, attori e personaggi dell’industria cinematografica hanno firmato una lettera aperta, nella quale dicono “In questo momento di crisi, in cui molti dei nostri governi consentono la carneficina di Gaza, dobbiamo fare qualcosa per contrastare la complicità in questo orrore”. 

Tra i firmatari, Yorgos Lanthimos, Olivia Colman, Mark Ruffalo, Tilda Swinton, Ayo Edebiri, Rebecca Hall, Emma Stone, Lily Gladstone, e anche Rooney Mara e Joaquin Phoenix. I firmatari rifiutano di far partecipare i loro film ai principali festival israeliani, accusati di complicità con il governo. “La grande maggioranza delle case di produzione e distribuzione israeliane e delle sale israeliane non hanno mai abbracciato i diritti, internazionalmente riconosciuti, del popolo palestinese”, si legge nel documento. 

In risposta alla petizione, l’associazione dei produttori israeliani ha scritto che “i firmatari di questa petizione se la prendono con le persone sbagliate. Da decenni, noi artisti israeliani testimoniamo la complessità del conflitto, raccontando anche storie dal punto di vista palestinese e criticando la politica dello stato di Israele. Attaccandoci, i firmatari danneggiano la loro stessa causa”. E questo è un altro motivo di dibattito. 

Jim Jarmusch, vincitore del Leone d’oro a Venezia con Father Mother Sister Brother, ha detto che il suo film non sarà distribuito in Israele. “Non voglio sostegno al governo israeliano, non voglio venga mostrato da loro. La popolazione di Israele è meravigliosa, amo le persone che non sono a favore di Netanyahu”. 

E pochi giorni fa alla cerimonia degli Emmy awards, Javier Bardem ha indossato una kefiah, indumento simbolo dell’identità palestinese, e ha ribadito il suo sostegno alla Palestina. “Oggi sono qui per denunciare il genocidio a Gaza”, e ha sollecitato l’adozione di misure internazionali. “Chiediamo un blocco commerciale e diplomatico, e sanzioni contro Israele per fermare il genocidio. Palestina libera”, ha ribadito. 

La voce di Hind Rajab, di quella bambina disperata, ferita, intrappolata in un’auto piena di cadaveri, adesso in qualche modo non è più sola. Hind non c’è più, non potrà tornare in vita. Ma quelle poche parole fragili affidate a un telefono hanno compiuto già una rivoluzione. La Hollywood migliore è già dalla sua parte. E la sua voce, che poteva essere perduta come migliaia di altre voci, di altre suppliche, di altri pianti, diventerà sempre più grande, più importante, più forte.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 28 settembre 2025
Gaetano Vallini
L'Osservatore Romano

Alla fine della proiezione del film La voce di Hind Rajab , che ricostruisce con crudo realismo le ultime ore di vita di una bimba palestinese di sei anni vittima dei soldati israeliani a Gaza, è questa sciagurata frase a tornare prepotentemente alla mente. A pronunciarla qualche giorno fa, rivolta all'allibito interlocutore per giustificare l'uccisione di minori nella Striscia, il rappresentante di [...] Vai alla recensione »

NEWS
BOX OFFICE
giovedì 9 ottobre 2025
Andrea Chirichelli

Una battaglia dopo l'altra e resta in testa al box office italiano con 129mila euro e 3 milioni esatti. Scopri la classifica »

CELEBRITIES
martedì 23 settembre 2025
Francesca Pellegrini

La regista tunisina premiata alla Mostra del Cinema di Venezia col Gran premio della Giuria. La voce di Hind Rajab, dal 25 settembre al cinema. Vai all'articolo »

TRAILER
martedì 23 settembre 2025
 

Regia di Kaouther Ben Hania. Un film con Saja Kilani, Amer Hlehel, Clara Khoury, Motaz Malhees. Da giovedì 25 settembre al cinema. Guarda il trailer »

TRAILER
giovedì 18 settembre 2025
 

Il film che ha segnato l’82esima Mostra del Cinema di Venezia, accolto in Sala Grande con una commossa standing ovation di oltre 24 minuti. Da giovedì 25 settembre al cinema. Guarda il trailer »

CELEBRITIES
domenica 14 settembre 2025
Paola Casella

Con The Voice of Hind Rajab la regista tunisina ha portato a Venezia la voce di Gaza. Dal 25 settembre nelle sale. Vai all'articolo »

NEWS
giovedì 11 settembre 2025
 

Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, il film ripercorre - con audio originali - l'uccisione a Gaza di Hind Rajab. Vai all'articolo »

MOSTRA DI VENEZIA
domenica 7 settembre 2025
Giovanni Bogani

il grido di Hind Rajab commuove Venezia ma il Gran Premio della Giuria sa di occasione persa. Vai all'articolo »

PREMI
sabato 6 settembre 2025
 

Il film di Kaouther Ben Hania si aggiudica il premio. Vai all'articolo »

MOSTRA DI VENEZIA
sabato 6 settembre 2025
Paola Casella

Le previsioni sui possibili vincitori del Leone d'Oro e degli altri premi. Oggi alle 19.00 in Sala Grande la cerimonia di premiazione condotta da Emanuela Fanelli. Vai all'articolo »

PREMI
venerdì 5 settembre 2025
 

Al film di Kaouther Ben Hania la Giuria ha assegnato anche la Segnalazione Cinema For UNICEF, presente alla Mostra sin dal 1980. Vai all'articolo »

GALLERY
giovedì 4 settembre 2025
 

Ottima accoglienza anche per Duse con Valeria Bruni Tedeschi. Oggi in Concorso arriva il quarto italiano: Elisa di Leonardo Di Costanzo. Vai alla gallery »

MOSTRA DI VENEZIA
mercoledì 3 settembre 2025
Giancarlo Zappoli

Tratto da una vera storia accaduta nella Striscia di Gaza: quando il cinema è al servizio degli esseri umani. In Concorso al Lido e presto al cinema. Vai all'articolo »

winner
gran premio della giuria
Venezia
2025
winner
premio del pubblico
San Sebastian
2025
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