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La voce di Hind Rajab e il sostegno da parte delle star di Hollywood

Nel film più potente visto negli ultimi mesi, saltano agli occhi nomi di produttori come Brad Pitt, Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonathan Glazer e Alfonso Cuarón.
di Giovanni Bogani

mercoledì 17 settembre 2025 - Focus

Nel film più potente visto negli ultimi mesi, La voce di Hind Rajab, Leone d’argento a Venezia e in uscita il 25 settembre nelle nostre sale – il film che ci porta dentro l’orrore di Gaza, attraverso la voce vera di una bimba di sei anni che chiede invano aiuto per ore – c’è un particolare che salta agli occhi, nei titoli di coda. 

Si tratta di una serie di nomi a noi molto familiari. Sono quelli di Brad Pitt, Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonathan Glazer e Alfonso Cuarón, che compaiono come produttori esecutivi del film. Ma che cosa vuol dire? Qual è stato il loro ruolo? Si tratta di soldi investiti, oppure di qualcos’altro? 
Quella di “produttore esecutivo” è una figura che può indicare varie funzioni. Può essere colui/colei che ottiene i finanziamenti per il progetto, che gestisce il budget, che tratta con i fornitori, che supervisiona il processo produttivo. Ma può anche essere qualcuno che mette a disposizione il proprio ruolo, il proprio prestigio, per ottenere risorse o per favorire accordi di distribuzione per il film. Sembra questo il caso, riguardo ai nomi citati. Più un endorsement che un diretto coinvolgimento finanziario.

Non si tratterebbe, insomma, di soldi investiti direttamente, ma di qualcosa di forse ancora più importante. “Il fatto che nomi come Brad Pitt o Joaquin Phoenix siano intervenuti a sostegno del progetto come produttori per me significa molto”, dice la regista tunisina Kaouther Ben Hania. “Il cinema, l’arte e ogni forma di espressione hanno una importanza enorme, per dare alla gente di Gaza un nome e un volto”. 

Alla conferenza stampa del film La voce di Hind Rajab a Venezia, Joaquin Phoenix e Rooney Mara erano presenti, per manifestare il loro sostegno. “Sono qui per sostenere il film e io ne sono enormemente felice. Non avrei mai pensato, in vita mia, che questo fosse possibile. Sono molto grata per il loro sostegno”, ha detto Ben Hania. Al termine della proiezione veneziana del film, quando la Sala Grande si è sciolta in un applauso durato più di venti minuti, Rooney Mara e Phoenix hanno abbracciato, commossi, tutti i membri del cast. Mentre scriviamo, Joaquin Phoenix, nel suo account Instagram ufficiale, ha come immagine profilo proprio il volto della bambina Hind Rajab.

Fra i produttori esecutivi del film, compare anche Jonathan Glazer, il regista britannico di origine ebraica, premio Oscar per La zona di interesse. L’anno scorso, stringendo la statuetta dell’Academy, Glazer pronunciò un contestato discorso di accettazione, dicendo “in questo momento siamo qui come uomini che rifiutano la loro ebraicità”. 

Brad Pitt non è famoso per il suo attivismo politico, ma in realtà ha spesso sostenuto film dalla forte valenza politica, da Moonlight a 12 anni schiavo a Selma. Produttore, con la sua Plan B, del film vincitore dell’Oscar 12 anni schiavo, Pitt è stato produttore esecutivo di Moonlight, anch’esso vincitore dell’Oscar, e di Selma, nominato agli Oscar. 

Joaquin Phoenix ha sempre dato voce alla sofferenza del popolo gazawi, dicendo che ognuno nel mondo dovrebbe prendere posizione per salvare bambini che muoiono di fame. “Non c’è giustificazione per quello che sta accadendo a Gaza, bambini che muoiono di fame in mezzo a una guerra”, ha detto. 

In definitiva, dunque: che cosa significa il fatto che queste star siano “produttori esecutivi” del film? Significa che più gente andrà a vedere quel film. I nomi di Pitt, Phoenix, Rooney Mara, Cuaron sono la vera moneta che questi talent possono spendere. E forse, il loro sostegno è un segnale importante anche riguardo alla prossima campagna verso gli Oscar
      
Nel frattempo, altre cose stanno accadendo, e tutte nel segno di un progressivo isolamento di Israele, e del riconoscimento della tragedia in atto a Gaza. Pochi giorni fa, quattromila fra registi, attori e personaggi dell’industria cinematografica hanno firmato una lettera aperta, nella quale dicono “In questo momento di crisi, in cui molti dei nostri governi consentono la carneficina di Gaza, dobbiamo fare qualcosa per contrastare la complicità in questo orrore”. 

Tra i firmatari, Yorgos Lanthimos, Olivia Colman, Mark Ruffalo, Tilda Swinton, Ayo Edebiri, Rebecca Hall, Emma Stone, Lily Gladstone, e anche Rooney Mara e Joaquin Phoenix. I firmatari rifiutano di far partecipare i loro film ai principali festival israeliani, accusati di complicità con il governo. “La grande maggioranza delle case di produzione e distribuzione israeliane e delle sale israeliane non hanno mai abbracciato i diritti, internazionalmente riconosciuti, del popolo palestinese”, si legge nel documento. 

In risposta alla petizione, l’associazione dei produttori israeliani ha scritto che “i firmatari di questa petizione se la prendono con le persone sbagliate. Da decenni, noi artisti israeliani testimoniamo la complessità del conflitto, raccontando anche storie dal punto di vista palestinese e criticando la politica dello stato di Israele. Attaccandoci, i firmatari danneggiano la loro stessa causa”. E questo è un altro motivo di dibattito. 

Jim Jarmusch, vincitore del Leone d’oro a Venezia con Father Mother Sister Brother, ha detto che il suo film non sarà distribuito in Israele. “Non voglio sostegno al governo israeliano, non voglio venga mostrato da loro. La popolazione di Israele è meravigliosa, amo le persone che non sono a favore di Netanyahu”. 

E pochi giorni fa alla cerimonia degli Emmy awards, Javier Bardem ha indossato una kefiah, indumento simbolo dell’identità palestinese, e ha ribadito il suo sostegno alla Palestina. “Oggi sono qui per denunciare il genocidio a Gaza”, e ha sollecitato l’adozione di misure internazionali. “Chiediamo un blocco commerciale e diplomatico, e sanzioni contro Israele per fermare il genocidio. Palestina libera”, ha ribadito. 

La voce di Hind Rajab, di quella bambina disperata, ferita, intrappolata in un’auto piena di cadaveri, adesso in qualche modo non è più sola. Hind non c’è più, non potrà tornare in vita. Ma quelle poche parole fragili affidate a un telefono hanno compiuto già una rivoluzione. La Hollywood migliore è già dalla sua parte. E la sua voce, che poteva essere perduta come migliaia di altre voci, di altre suppliche, di altri pianti, diventerà sempre più grande, più importante, più forte.


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