| Titolo originale | Ad Astra |
| Anno | 2019 |
| Genere | Fantascienza, Thriller, |
| Produzione | USA, Brasile |
| Durata | 124 minuti |
| Regia di | James Gray |
| Attori | Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Ruth Negga, John Ortiz, Liv Tyler Donald Sutherland, Greg Bryk, Jamie Kennedy, Kimberly Elise, Elisa Perry, Loren Dean, Donnie Keshawarz, Sean Blakemore, Bobby Nish, Lisa Gay Hamilton, John Finn, Freda Foh Shen, Kayla Adams, Ravi Kapoor, Daniel Sauli, Kimmy Shields, Kunal Dudheker, Alyson Reed, Sasha Compère, Justin Dray, Alex Luna, Natasha Lyonne, Zoro Saro Manuel Daghlian, Jacob Sandler, Elizabeth Willaman. |
| Uscita | giovedì 26 settembre 2019 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | 20th Century Fox Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,18 su 40 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 7 ottobre 2019
Un uomo muore 20 anni fa in una missione spaziale. Il figlio parte anche lui per un viaggio nel sistema solare per capire i veri motivi della scomparsa del genitore. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 2 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a ADG Awards, In Italia al Box Office Ad Astra ha incassato 1,8 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Da qualche parte nello spazio profondo, un campo elettrico scarica la sua forza alla velocità della luce e minaccia la sopravvivenza della Terra. L'origine viene presto identificata e il Maggiore Roy McBride incaricato della missione che dovrebbe liquidare il problema. Ma le cose non sono così semplici perché Roy, soldato decorato oltre i confini della Terra, è il figlio di Clifford McBride, pioniere dello spazio partito ventinove anni prima per cercare segni di vita su Nettuno. Arenata tra i suoi satelliti, la nave del padre è la causa delle scariche elettriche che colpiscono la Terra. Astronauta performante e figlio devoto, Roy è il cavallo di Troia per stanare Clifford. Un cavallo indomabile che cerca risposte all'abbandono e una via altra per tornare finalmente a casa.
Se James Gray fosse un colore, sarebbe quello di una fiamma che arde nella notte. L'autore newyorkese ha costruito in una manciata di film sontuosi (Little Odessa, The Yards, I padroni della notte, Two Lovers, Civiltà perduta) un universo potente abitato da personaggi struggenti, radicati nella comunità ebraica di New York. Ebrei russi che occupano i ranghi della polizia o della criminalità, proletari del Queens o di Little Odessa, mai trattati al cinema prima di James Gray.
Colone nero dunque irradiato da baleni solari. E su quei lampi di luce si accende Ad Astra, che affida al titolo la destinazione e al racconto le asperità (per aspera) dell'impresa. Un buio perfetto si accende di rosso e poi di giallo. Quello che accade è incerto, quello che è certo è la bellezza del prologo, la sua atmosfera onirica, la qualità del silenzio, dell'inquadratura, della luce. Siamo dopotutto in un film di James Gray, un uomo che trasforma in oro sensoriale tutto quello che filma.
Gray ritorna sull'idea che guida da sempre il suo cinema e che è il principio stesso della tragedia: qualsiasi cosa facciamo non possiamo fuggire il nostro passato. Di nuovo è una questione di padri e di figli, di padri megalomani che conducono i propri figli nelle segrete dei loro sogni fatali. Se ieri era una civiltà perduta in Amazzonia, oggi è una forma di vita intelligente nell'Universo. Una spedizione esplorativa prende un'altra dimensione liberando, questa volta in assenza di gravità, le forze contraddittorie che guidano il desiderio (ossessivo) di avventura e di conoscenza.
Ma Ad Astra non è il semplice racconto di un'ossessione, attraverso la science fiction il regista dispiega le questioni che nutrono i suoi film: il dilemma tra diverse fedeltà conflittuali. Come restare fedeli a se stessi senza tradire i propri padri? Diventare un uomo è inscriversi nel seguito di una storia familiare o è rompere con la legge del padre, scrivendo le proprie pagine? Dominare o subire il proprio destino? Il montaggio diventa nel film l'essenza stessa di una ricerca quasi metafisica di quello che unisce e separa spazi e universi antinomici, quello che divide gli uomini e le donne, i padri e i figli.
Il Maggiore McBride farà esperienza dell'altro, un padre visto da vicino. A guidarlo è quello che muove da sempre i personaggi di James Gray, il desiderio, un desiderio sempre legato a una mancanza e a quello che ci proiettano. Quello che in superficie assomiglia a un viaggio spettacolare si fa progressivamente spazio-opera intimo che avvolge lo spettatore, alla deriva come il suo protagonista.
Nel tempo infinito dello spazio, Gray indaga una forma di sterilità morale e affettiva che minaccia l'estinzione dell'umanità. Attraversato da pulsioni nichiliste, il personaggio di Tommy Lee Jones sembra accogliere lo spazio come una tomba contro la volontà irriducibile del figlio di vivere e di tornare coi piedi per Terra. Nel vuoto intersiderale creato dagli effetti speciali e risalito come un fiume dal suo eroe conradiano, Ad Astra fatica a recuperare una storia in caduta libera tra lutto e perdita, trauma e rielaborazione.
Fuori dalla giungla metropolitana e da quella lussureggiante dell'Amazzonia, il vuoto spaziale impone la sua legge con un senso di infinitezza che l'autore esplora a meraviglia, soprattutto nella prima sequenza su una base in orbita, ma fatica a tenere in asse. A farlo atterrare 'manualmente' lungo la rotta prevista ci pensa Brad Pitt, presenza costante sullo schermo che impiega ogni occasione offerta, dai dialoghi ai monologhi interiori passando per i silenzi, per donare spessore e ambiguità al suo personaggio. Interprete e produttore, assume con impressionante naturalezza e un senso di elegante fatalità la disperazione del suo cosmonauta facendone il centro di gravità del film.
Un film greve e angosciante che va in fondo, va oltre disegnando un percorso di rielaborazione più sottile: l'accettazione dell'età adulta e del dolore che comporta. Da ultimo, potremmo azzardare un lignaggio cinematografico per definire Ad Astra, Stanley Kubrick per la descrizione dei meccanismi astratti che muovono gli individui, David Lean per il gusto dell'epopea, Luchino Visconti per la maledizione dei legami di sangue, ma rischieremmo di sminuire la singolarità del lavoro di James Gray, che combina con grande sottigliezza tutti gli assunti. A suo agio nei bassifondi criminali o sulle spiagge di Brighton Beach, con la testa fra le stelle è soltanto meno ispirato. Aspetteremo che trovi o ritrovi il suo 'spazio'.
Vent'anni dopo la partenza di suo padre, per una missione di sola andata verso Nettuno alla ricerca di segni di vita extraterrestre, Roy McBride segue le orme paterne. Ingegnere dell'esercito attraversa il sistema solare in cerca di indizi sul fallimento della spedizione paterna, nella speranza anche di ricongiungersi al genitore. Ma lo spazio non lascia indenne il cuore dell'uomo...
"La fantascienza è un genere più difficile di quello che sembra, perché ci sono solitamente elementi fantastici. Quello che vorrei fare è mostrare la più realistica rappresentazione possibile del viaggio spaziale che sia mai stata vista al cinema".
James Gray
La dichiarata intenzione del regista è di mostrare quanto lo spazio sia tremendamente ostile verso di noi, come in una sorta di Cuore di tenebra dove alla fitta foresta si sostituisca il vuoto siderale dei confini del nostro sistema solare. Naturalmente Gray non si è sbottonato di più, ma Cuore di tenebra così come il suo più celebre adattamento Apocalypse Now, raccontavano anche del rapporto tra l'uomo civilizzato e una società primitiva, lecito dunque chiedersi se Gray sostituirà gli indigeni con gli alieni. Speculazioni a parte il regista già nel 2017 raccontava di essere relativamente spaventato dal progetto e negli ultimi tempi ha spiegato che la lavorazione è ancora in corso, tanto che l'uscita americana è slittata da gennaio alla fine di maggio.
Alla fotografia Gray si avvarrà per la prima volta del danese Hoyte van Hoytema, collaboratore di Christopher Nolan insieme al quale si era già cimentato nello spazio da una prospettiva scientificamente rigorosa in Interstellar. A comporre la colonna sonora è il tedesco Max Richter, che alterna Tv (The Leftovers e L'amica geniale ma pure l'episodio di Joe Wright di Black Mirror) e cinema, dove ha sfiorato la fantascienza quando un suo brano, On the Nature of Daylight, è stato utilizzato da Jóhann Jóhannsson nella colonna sonora di Arrival di Villeneuve, e in passato aveva firmato lo score del visionario The Congress di Ari Folman. Anche per lui si tratta della prima collaborazione con Gray, che si è avvalso per la prima volta del co-sceneggiatore Ethan Gross, noto per la serie Fringe ma già ringraziato dal regista nei credits di ben quattro suoi film precedenti: The Yards, Two Lovers, C'era una volta a New York e Civiltà Perduta.
Come già Civiltà Perduta, il film è in parte prodotto da Plan B, la compagnia di Brad Pitt, che infatti è il protagonista di Ad Astra nei panni di Roy McBride. Suo padre, il disperso Clifford McBride, ha invece il volto segnato di Tommy Lee Jones, inoltre al film partecipano altri nomi ben noti come il grande Donald Sutherland, l'ormai affermata Ruth Negga, l'ottimo caratterista John Ortiz e l'intensa LisaGay Hamilton, che sta affrontando il tema dell'esplorazione in questo stesso periodo anche nella serie The First di Beau Willimon.
Il budget dichiarato per Ad Astra, che sarà distribuito da Fox, è di 50 milioni di dollari, ma è possibile che, considerati i ritardi, sia stato sforato. Si tratta di un notevole atto di fiducia verso un autore di culto che non ha però grandi successi nel suo curriculum ed è pressoché sconosciuto al pubblico della fantascienza. D'altra parte Interstellar ha dimostrato come un approccio serio al genere e un cast prestigioso siano capaci di superare la nicchia e attirare sia una fetta di appassionati di cinema d'autore sia almeno una parte di chi vuole farsi meravigliare da film maestosi, che non siano esclusivamente blockbuster a base di battute.
Del resto a dare al progetto un taglio cult agli occhi anche dello spettatore meno informato bastano i volti di Brad Pitt e Tommy Lee Jones, oltretutto per la prima volta insieme sullo schermo. A preoccupare la Fox è più probabilmente l'atteggiamento di Gray, che si è lasciato andare a forti critiche verso il circuito dei grandi festival del cinema e in particolare Cannes, rischiando di compromettere la partecipazione di Ad Astra sulla Croisette e la sua vittoria di qualche importante riconoscimento.
Ad Astra si colloca in quel filone di fantascienza antropocentrica che pone interrogativi e questioni esistenziali, introspettive, filosofiche e morali sulla natura dell'uomo, su quale sia il suo destino e futuro e che sopratutto cerca di scavare e di indagare nel profondo di quel abisso siderale e insondabile come lo spazio che altro non è se non l'animo umano.
«Ho sempre voluto diventare un astronauta». Come tutti noi da piccoli solo che poi alla fine Roy McBride (Brad Pitt) ce l'ha fatta, proprio come papà. Peccato che il McBride Senior sia da anni disperso tra le stelle dalle parti di Nettuno, quindi ecco che Roy viene coinvolto per andarlo a recuperare. Il genitore è impazzito? Ha incontrato gli alieni? È semplicemente morto? Ha guidato un ammutinamento? [...] Vai alla recensione »