| Titolo originale | Hereditary |
| Anno | 2018 |
| Genere | Horror, |
| Produzione | USA |
| Durata | 126 minuti |
| Regia di | Ari Aster |
| Attori | Toni Collette, Gabriel Byrne, Alex Wolff, Milly Shapiro, Ann Dowd Marilyn Miller, Mallory Bechtel, Rachelle Hardy, Shane Morrisun, Christy Summerhays, Morgan Lund, Jake Brown, Harrison Nell, BriAnn Rachele, Heidi Méndez, Moises L. Tovar, Jarrod Phillips, Brock McKinney, Zachary Arthur, David Stanley (III), William 'Bus' Riley, Austin R. Grant, Gabriel Monroe Eckert. |
| Uscita | mercoledì 25 luglio 2018 |
| Tag | Da vedere 2018 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,42 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento martedì 31 luglio 2018
Dopo la morte di un'anziana donna, sembra che un'oscura eredità sia stata lasciata alla sua famiglia. Il film ha ottenuto 2 candidature a Critics Choice Award, 2 candidature a Spirit Awards, In Italia al Box Office Hereditary - Le radici del male ha incassato 1,4 milioni di euro .
Hereditary - Le radici del male è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
e Blu-Ray
Compra subito
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Ellen Graham muore insieme ai suoi misteri. Mentre la figlia Anne elabora il lutto di una complicata figura materna, nella casa dei Graham avvengono strani episodi, che sembrano presagire un epilogo tragico. Basta un movimento di macchina, lento e avvolgente, tra i sinistri diorami assemblati dalla protagonista Anne Graham per far capire a cosa andremo incontro con Hereditary. A un dramma angosciante sui traumi di una famiglia di rara disfunzionalità e insieme a un ambizioso debutto, che guarda ai maestri del passato per generare nuovi shock.
Duplice e suggestivo in questo senso il titolo, che rimanda tanto alle radici del male della famiglia Graham che all'inevitabile retaggio degli Shining, L'esorcista e Rosemary's Baby che hanno sviscerato e rimodellato le nostre paure più inconfessabili.
In un panorama che continua a tenere in grande considerazione quantitativa e qualitativa l'horror, l'esordio di Ari Aster si colloca agli antipodi delle produzioni Blumhouse stile Obbligo o verità e della loro sfrontata exploitation e nella scia di lavori come The Witch di Eggers. Ossia di indagini sulle paure ancestrali dell'uomo e su come queste si specchino in una contemporaneità che appare sempre più inerme verso di esse.
Si diceva appunto dei diorami, una nuova forma visiva di orrore per mimesi - dopo i feticci o le bambole assassine - che costituisce la chiave di un film che si apre a interpretazioni diverse, ma con un'unica convergenza. La volontà di comprendere il mondo e la sua follia attraverso la rappresentazione, anche di ciò che sembrerebbe "non rappresentabile" (e quindi "non filmabile"). E insieme la sostanziale sconfitta di questa volontà, schiacciata dal peso delle conseguenze. Il ribaltamento tra animato e inanimato, tra manipolatore e manipolato, è già nell'incipit, e seguirà in tutto Hereditary, con accumulo compulsivo di elementi orrorifici, grotteschi e talora ossimorici.
Sonnambulismo, misticismo, satanismo, bambini dai poteri speciali, possessioni, case maledette. Un horror post tutto, che dispone tutti i riferimenti possibili sul tavolo, a metà strada tra il depistaggio deliberato e la strizzata d'occhio complice. Quasi un gemello spirituale di Babadook, altrettanto ossessionato dall'elaborazione del lutto e dalla repressione di sentimenti violenti all'interno del nucleo familiare. Come nel film di Kent, anche qui un'atmosfera soffocante caratterizza da subito, senza sorprese, la famiglia Graham, come se una cappa di piombo avvolgesse inesorabilmente la loro spaziosa villa fuoriporta.
Di MacGuffin in MacGuffin si arriva sino all'epilogo, prima che la tensione accumulata si spezzi e Aster decida invece di esibire. Una scelta che rischia di indebolire l'impatto psicologico della visione ma che, forse, apre ad altre ardite interpretazioni. In ogni caso lo schiocco della lingua sul palato rischia di risuonare a lungo nella mente, ben oltre la visione.
L'eredità dei demoni di famiglia pesa su tutte le generazioni a venire. La famiglia Graham cerca di superare il dramma della morte della nonna, una donna solitaria e misteriosa. Anche dopo la sua scomparsa, però, l'ombra della donna aleggia sulla famiglia, in particolare sulla nipote adolescente, Charlie, su cui ha sempre avuto un certo fascino. Prima o poi la famiglia dovrà fare i conti con i segreti, che si scoprono sempre più terrificanti, sulle loro origini. La pacifica esistenza della famiglia viene così squarciata, costringendo la madre ad addentrarsi in un regno oscuro per sfuggire allo sfortunato destino che tutti loro sembrano aver ereditato.
Scritto e diretto da Ari Aster, Hereditary con Toni Colette è un horror contemporaneo dal taglio psicologico che scava tra le ombre del passato di ciascuno.
La casa nel bosco finisce per assomigliare a una soffocante casa delle bambole, come quelle che la madre costruisce, in cui ognuno si ritrova prigioniero dell'ignoto che risiede al fondo del proprio mondo interiore.
Ed ecco che si ritorna puntualmente a chiedersi per l’ennesima volta che film abbiamo visto la maggior parte dei recensori. Che hanno posto su un piedistallo, idolatrato, finendo per conferirgli una visibilità che di certo non meritava, un film che può essere ragionevolmente considerato, per converso, uno dei peggiori della stagione.
Non si finirà mai di insistere: l'horror è un genere che si basa su un equilibrio difficilissimo tra ripetizione e innovazione. Vale per tutti i generi, ma per l'occulto molto di più. I fan, numerosi e incredibilmente fedeli anche a fronte di delusioni croniche, aspettano sempre il film giusto che rimescoli gli ingredienti in modo da sorprendere e scuotere, eppure al contempo pretendono la conservazione di certi topoi. Accolto dal comprensibile - e forse un filo eccessivo - entusiasmo della critica e di parte del pubblico, Hereditary - Le radici del male importa la filosofia straniante e elegante della casa di produzione A24 (che ha già proposto sorprese come The VVitch e Ghost Story), e dunque inserisce elementi raffinati e psicologici nel tessuto di riferimento. Quella che sembra nella prima parte la radiografia di una famiglia scossa e psicologicamente malata, sfocia nel soprannaturale, o forse viceversa, a seconda dell'interpretazione che si vuole dare degli avvenimenti.
Meno chiaramente metaforico di Babadook, cui si apparenta per alcune atmosfere e per certi passaggi isterici del rapporto madre/figlio, Hereditary - Le radici del male basa tutto, come spiega il titolo, sulla dimensione parentale, dove il consanguineo è fonte di pericoli o sciagure.
Se ci si concentra sul lato innovazione e originalità, si può facilmente notare come il reparto maggiormente sollecitato nel film di Ari Aster sia quello del rapporto tra immagine e suono. Lo stile si nutre principalmente di ampi piani orizzontali, che - se non fosse per gli accurati movimenti di macchina da presa (anch'essi da destra a sinistra e viceversa) - sembrano spesso set fotografici in movimento, con riferimenti a Gregory Crewdson e alti artisti della fotografia contemporanea. Allo stesso modo, alcuni dei momenti più scioccanti di Hereditary - Le radici del male sono gestiti con un'attenzione quasi "arty" alla resa visiva, come se alcuni fotogrammi fossero già pronti per una esposizione in qualche galleria. Il tutto si moltiplica attraverso le inquietanti miniature costruite dalla protagonista, a loro volta piccoli commenti meta-cinematografici a ciò cui stiamo assistendo. Musica e suono, poi, si confondono, come quando il tappeto sonoro stridente e talvolta fastidioso si interrompe di colpo e quasi ci segnala, per assenza, la sua onnipresenza.
Negli Usa è già un fenomeno e anche molti severi critici europei hanno confessato la loro ammirazione. In Italia arriva il 25 luglio ma non se ne andrà tanto in fretta perché il debutto del 31enne Ari Aster è uno di quei film che torna a bussarvi in testa anche diversi giorni dopo la visione. Segno che colpisce nel profondo, smuovendo fantasie presenti più o meno in ognuno di noi.