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Ultimo aggiornamento venerdì 7 aprile 2017
I misteri legati ad una donna centenaria ricoverata in manicomio si svelano quando decide di scrivere la propria storia. In Italia al Box Office Il segreto ha incassato 257 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Da 40 anni Rose è internata in un manicomio dell'Irlanda del Nord, ed è lì che incontra il dottor Grene, un medico di buona volontà che dapprima impedisce il trasferimento della donna in un'altra struttura, poi si appassiona alla sua tragica storia. Rose è accusata di aver ucciso il proprio figlio appena nato, un figlio che il paese sostiene essere stato concepito con il prete cattolico locale, e che invece la protestante Rose dice essere il frutto del suo amore per un pilota che combatte per l'esercito inglese. L'indagine del dottor Grene sul passato di Rose sarà tanto un tentativo di penetrare l'oscurità che circonda la mente della donna, i cui ricordi sono stati in parte cancellati dai ripetuti elettroshock, quanto una sorta di inchiesta per ristabilire la verità su come siano andate le cose.
Ci sono almeno tre valutazioni possibili di Il segreto, il melodramma diretto da Jim Sheridan basandosi sul best seller omonimo di Sebastian Barry. La prima è come adattamento letterario, e in questo caso il film è una grande delusione, perché si prende libertà e opera scelte narrative che appiattiscono e impoveriscono la complessità del testo originario, privandolo curiosamente proprio di quella componente politica legata al conflitto in Irlanda del Nord che Sheridan ha spesso messo al centro del suo cinema, da Nel nome del padre a The Boxer. La seconda valutazione possibile è come film mainstream di stampo hollywoodiano, considerato anche il cast che vede Rooney Mara e Vanessa Redgrave nei panni di Rose giovane e anziana, ed Eric Bana in quelli del dottor Grene. In questo caso Il segreto appare come un indifendibile polpettone kitch ricco (si fa per dire) di svolte narrative improbabili e caratterizzazioni al limite della caricatura.
Ma c'è una terza chiave di lettura, molto più interessante e sottilmente inquietante: che sotto la superficie esteriore ci sia un altro film, una seconda lettura che Sheridan semina discretamente lungo tutta la narrazione e che consente un'interpretazione molto più interessante della storia: un'interpretazione alla Shutter Island, anch'esso relatore di una storia ambientata in manicomio e raccontata in prima persona da una fonte non necessariamente attendibile.
Questa seconda chiave di lettura spiegherebbe, ad esempio, il casting di Theo James nei panni di Padre Gaunt, il prete ossessionato (secondo Rose) dall'avvenenza della donna: un uomo bello e sensuale cui probabilmente una ragazza come Rose non sarebbe stata indifferente; oppure l'ambiguità del personaggio di Michael McNulty, colui che Rose indica come il padre del proprio figlio, un pilota che appare e scompare e che, di fatto, sembra vedere solo lei; o il nome di battesimo del dottor Grene, che non riveleremo ma che non è lo stesso che appariva nel romanzo.
Ciò che resta certo, in questa vicenda gotica travestita da romanzo d'appendice, è il ruolo della Chiesa cattolica in Irlanda secondo Sheridan: opprimente, ipocrita, falsamente moralista, autoassolutoria, e allo stesso tempo paradossalmente misericordiosa, tormentata dai sensi di colpa per il proprio operato troppo spesso draconiano. Rose scrive il suo diario su una Bibbia, annotando ai margini le proprie convinzioni, ma anche sovrapponendo la propria visione alla parola sacra, di fatto profanandola per rivelarne la mendacità. È Rose stessa a parlare di "malattia che impedisce di vedere la verità", e non si riferisce a sé, ma a chi spaccia per Verbo ciò che è mera interpretazione, spesso opportunistica, di un testo polivalente.
La carriera di Sheridan, soprattutto quella degli inizi, genera il sospetto che la vera storia da leggere in filigrana dietro ad una vicenda apparentemente delirante come le allucinazioni di Rose sia un'altra, poiché, forse inconsapevolmente, il regista instilla costantemente il dubbio che ciò che vediamo sia solo la glassa misericordiosa che ricopre verità più scomode e più dolorose.
Non parlo da critica cinematografica, sono solo una donna e parlo in quanto tale. Ho seguito il film, leggermente tiepido all'inizio ma man mano che procedeva, l'ho seguito intensamente, l'ho seguito attraverso Rose e solo dalla storia da lei raccontata, quindi, nn mi interessano le tre diverse letture; è stata una ragazza molto sfortunata prima dall'abbandono della zia, poi [...] Vai alla recensione »
Nella solare cornice della Casa del cinema di Roma nel parco di Villa Borghese, dove era ospite dell'Irish Film Festa di Roma, il regista irlandese Jim Sheridan, tre volte nominato agli Oscar e autore tra gli altri di Il mio piede sinistro e Nel nome del padre, ha presentato il suo ultimo film Il segreto, al cinema dal 6 aprile.
Sullo sfondo di un periodo di forti tensioni e conflitti, Il segreto è il il racconto struggente di un amore vero e profondo che ha continuato a vivere nonostante tutto e tutti.
Questo è il suo ritorno in Irlanda dopo una lunga parentesi americana.
Sì ho amato poter tornare in Irlanda per questo film, è qualcosa che ho fin dentro le ossa, è il cinema irlandese lo conosco così bene che mi sento rilassato e felice di lavorare lì.
Il segreto racconta le memoria di una donna anziana in una clinica psichiatrica, ossia un narratore che ci è subito presentato come inattendibile. Anche se poi parte della sua storia trova conferma, si rimane con il dubbio che la sua versione dei fatti abbia forse rimosso alcuni elementi traumatici e che in realtà le cose siano andate in modo diverso, forse ancora più terribile. Dunque la verità nel film sembra rimanere avvolta in una certa ambiguità.
Credo anch'io che la verità potrebbe essere ancora peggiore del racconto di Rose, infatti ho scelto di cambiare o non adattare alcune pagine del libro, perché avevo paura che fossero troppo pesanti e violente, in particolare per quel che riguarda il figlio di Rose. Credo che nel film la figura di Rose e il suo racconto rimangano immersi in una luce ambigua.
Più degli aerei della Lutwaffe che bombardano la vicina Inghilterra e l'Irlanda del Nord, nella neoindipendente - e neutrale - Repubblica irlandese del 1941 un'altra forza oscura percorre gli animi, le strade, la vita quotidiana. La lotta fratricida tra protestanti e cattolici, filo-inglesi e indipendentisti, la violenza della chiesa e della società nei confronti della libertà delle donne.