Suburra

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Un film di Stefano Sollima. Con Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Greta Scarano.
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Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 130 min. - Italia 2015. - 01 Distribution uscita mercoledý 14 ottobre 2015. MYMONETRO Suburra * * * - - valutazione media: 3,33 su 104 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Romanzo Criminale 2.0 Valutazione 2 stelle su cinque

di gianleo67


Feedback: 60564 | altri commenti e recensioni di gianleo67
martedý 22 dicembre 2015

La settimana che occorre per far approvare dal Parlamento una Legge sulle periferie che salvaguardi gli interessi di una classe politica corrotta e legata a doppio filo con la criminalità organizzata, scandisce il tempo di una Capitale immersa nello squallore di spietati traffici illeciti e perennemente battuta dalle piogge di un incessante Diluvio Universale.
Mentre pende su di loro la spada di Damocle delle annunciate dimissioni del Pontefice e la previdile caduta del Governo, una serie di personaggi da Basso Impero si aggirano come creature fameliche e instancabili nel chiuso di un immenso serraglio urbano, incrociando le loro esistenze in un groviglio inestricabile di sfruttamento e di violenza che ci restituisce il senso di una civiltà avviata verso il suo inesorabile declino.
Tra passato e presente, gli echi della storia e le cronache dell'attualità, la Suburra della tradizione e la lottizzazione criminale dei traffici da Roma(nzo) Capitale, la strada per questo racconto, come del libro da cui è tratto, è lastricata delle buone intenzioni che non possono che portare nell'Inferno dei Vivi e nel Mondo dei Morti, attraverso quella Terra di Mezzo che le suggestioni giornalistiche e la furbizia letteraria vorrebbe attribuire a personaggi tanto reali quanto ammantati da quell'aura simbolica che solo il mito assurge a rappresentazione universale dei misfatti e delle miserie umane. 
E proprio la riscrittura del mito di una Roma da Basso Impero, di una Grande Bruttezza che faccia da contraltare alla girandola patinata dell'immaginario sorrentiniano, si colloca questa rivisitazione in chiave serial-noir dell'ambizioso Sollima che, anche grazie all'abilità dei suoi sceneggiatori, vorrebbe elevare la materia tutta televisiva di questo racconto nato sul calco di un precedente che ha fatto scuola, da quei ranghi della serialità in cui presto finirà per ricadere.
Appesantito da un barocchismo che vorrebbe sfuggire dai consolidati meccanismi del racconto di genere, per puntare alle atmosfere cineree e rarefatte di una condizione umana allo stesso tempo ridicola e miserabile, questo Romanzo Criminale aggiornato al Terzo Millennio finisce per far confluire nell'estetica posticcia di personaggi sopra le righe, tutti i luoghi comuni che in questi anni (giorni?) di scandali mediatici ci siamo fatti sul sottobosco inestricabile che unisce interessi politici e criminalità organizzata, mandanti istituzionali e bracci armati, corrotti e corruttori, tutti organicamente impegnati nello stravolgere e piegare le regole democratiche al solo scopo di perseguire l'interesse personale e consolidare i rapporti di potere. Messa in secondo piano quindi qualunque verosimiglianza naturalistica ed emenadati i protagonisti dello loro reale identità (Ratzinger e Re Giorgio a parte ovviamente), il film di Sollima procede nell'accumulo di storie che inevitabilmente si intrecciano nell'inesorabile count-down di una crisi democratica e morale senza via d'uscita, chiamando a raccolta i personaggi di un triste Praesepe di Novembre da cui non sembra mancare nessuno: dal faccendiere P.R. alla puttana d'alto bordo, dal parlamentare corrotto al capomafia de noantri, dalla testa calda di periferia ai cravattari zingari, dai finaziatori di un innominabile terzo livello (quelli del Sud!?) al nuovo potere temporale dei Papi; collocandoli tutti entro le nicchie di un'appartenenza istituzionale che include templi di culto e aule parlamentari, fondazioni politiche e stabilimenti balneari, ville per feste vip ed accampamenti rom a cinque stelle; tutto questo nel caso in cui ci fosse sfuggita la prevedibile geografia di una lotta per bande di cui riconoscere perfettamente i confini. Privo di qualunque attendibilità antropologica, questo immaginario di figurine televisive quindi ha il solo scopo di spettacolarizzare una realtà ben più squallida e inqualificabile di quello che sembra, riconducendo luoghi, azioni e protagonisti ad una consuetudine romanzesca che vuole dire di più di quello che realmente conosce, parlare di scandali che tutti sanno ed infine ammonirci sui ricatti di un potere su cui le salvaguerdie democratiche sembrano gattopardescamente inefficaci: insomma tutto deve cambiare perchè nulla veramente cambi, con tanto di corollario finale di personaggi principali che fanno tutti una brutta fine senza che questo sposti di una virgola lo status quo degli interessi in gioco. Insomma a metà strada tra racconto d'azione ed ambizioni da pamphlet morale, questo dramma della corruzione e del degrado è infarcito delle inverosimiglianze e dei passaggi illogicici che affliggono chi ignora che il diavolo sta sempre nei dettagli e che le pedine sacrificabili (il P.R., la puttana, la tossica) sono sempre quelli che nella realtà hanno minori probabilità di sopravvivere. Attori dal curriculum più che adeguato per il livello di recitazione che ci si aspetterebbe da loro (tranne un Elio Germano più psicolabile del solito) per un film che si fa ricordare (bene) solo per la noteviole colonna sonora degli M83. Producono principalmente Cattleya e Rai Cinema con un sostanzioso (dopo quello della TV di Stato) contributo pubblico. Per una storia che vorrebbe parlacce der grande magna magna de la Capitale nun c'è che dire...

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