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patrick bateman
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sabato 28 febbraio 2009
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ma lascia perdere...
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Uno è vecchio,poi diventa giovane:a parte Pitt il film è da evitare come la peste...
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clar@
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sabato 28 febbraio 2009
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molto delusa.
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non ne vale la pena vederlo.
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marvelman (quello vero!)
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sabato 28 febbraio 2009
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che film ridicolo !!!
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Ridatemi i soldi indietro : Brad Pitt come Yoda , il vero cinena è Iago con il bellissimo Nicolas Vaporidis !!!
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gulliver
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sabato 28 febbraio 2009
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un piccolo grande capolavoro
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L'intensità , la semplicità del messaggio, la bellezza delle immagini e della trama, l'incredibile interpretazione degli attori confermano che il curioso caso di benjamin button, è un capolavoro visivo e morale. Ottimo film
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kinglands
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sabato 28 febbraio 2009
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tutto già visto
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Il curioso caso di Benjamin Button è uno di quei film fatti per indurre riflessioni e commuovere, arrivando (attraverso lo stimolo di corde semplici ma vitali)al cuore dello spettatore.
Il problema è che questo obbiettivo viene mancato clamorosamente, ed il film, con le sensazioni che porta, rimane in superficie.
Non può non venire in mente in più di un'occasione il buon vecchio Forrest Gump, anche lui condannato come Benjamin alla diversità, anche lui buono d'animo e naturalmente ed immancabilmente vincente, anche lui innamorato a vita della sua musa. Ma i livelli di liricità raggiunti da Zemeckis qui non vengono nemmeno sfiorati.
Troppi i luoghi comuni: il racconto in flashback sul letto di morte, i casi della vita che portano separazioni e riunioni con la donna amata, l'andar per mare, l'incidente stradale che ti cambia vita e carattere, il fascino della ballerina, etc.
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Il curioso caso di Benjamin Button è uno di quei film fatti per indurre riflessioni e commuovere, arrivando (attraverso lo stimolo di corde semplici ma vitali)al cuore dello spettatore.
Il problema è che questo obbiettivo viene mancato clamorosamente, ed il film, con le sensazioni che porta, rimane in superficie.
Non può non venire in mente in più di un'occasione il buon vecchio Forrest Gump, anche lui condannato come Benjamin alla diversità, anche lui buono d'animo e naturalmente ed immancabilmente vincente, anche lui innamorato a vita della sua musa. Ma i livelli di liricità raggiunti da Zemeckis qui non vengono nemmeno sfiorati.
Troppi i luoghi comuni: il racconto in flashback sul letto di morte, i casi della vita che portano separazioni e riunioni con la donna amata, l'andar per mare, l'incidente stradale che ti cambia vita e carattere, il fascino della ballerina, etc...
Attori in grande spolvero (ancor più brava la Blantchett che rende la sua ballerina mai veramente simpatica) non riescono a tener vivo l'interesse dello spettatore, nonostante l'idea di base sia accattivante.
Ci si aspettava di più da Fincher, in altre occasioni più graffiante ed anticonformista.
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pringo
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venerdì 27 febbraio 2009
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bellissima storia
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Inizialmente un pò lento, ma davvero eccezionale l'idea, la progressiva visione di una vita al contrario, molti i punti di riflessione....
andate a vederlo!!
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mizio
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giovedì 26 febbraio 2009
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persi
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Mi sa che tutti si siano un po' persi in citazioni dotte (saccenti) e rimandi cerebrali. Il film e' Bello - in senso pieno - godibile, con immagini mozzafiato anche nei dettagli, regala milioni di sensazioni e si esce felici di averlo visto. E' uno di quei film che NON richiede critiche, rimandi, citazioni.. perche' li percorre cosi' esplicitamente proprio in quanto cosi' BELLO da spazzare via gufi, critici e perfezionisti del nulla.
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giuli@depp
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mercoledì 25 febbraio 2009
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il curioso caso di benjamin button : grande storia
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Benjamin Button nasce in circostanze singolari, il giorno della fine della prima guerra mondiale, quando tutto sembra andare all'incontrario. Il bimbo in fasce presenta tutte le caratteristiche di un anziano con un piede nella fossa, ma con il trascorrere del tempo, egli ringiovanisce, sempre alla ricerca del primo e unico vero amore; Daisy, una bambina dai luminosi capelli rossi e dagli splendidi occhi blu, che diventa una donna libera ed emancipata, della quale Benjamin è sempre stato perdutamente innamorato. Flincher realizza la favola di Francis Scott Fitzgerald in uno splendido film che ha commosso più di sei milioni di italiani e più di centoventimila americani. Lo splendido Brad Pitt e la meravigliosa Cate Blanchett in un vero capolavoro che è destinato a diventare un classico.
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eaglem
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mercoledì 25 febbraio 2009
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da vedere, nulla passa inosservato!
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Un film che si fa seguire dall'inizio alla fine; una storia ben raccontata in cui ogni personaggio lascia il proprio segno, anche nella scena più fugace. Una storia per tutti.
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ciccio capozzi
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mercoledì 25 febbraio 2009
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un apologo filosofico, di stampo voltairiano
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“IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON” di DAVID FINCHER; USA, 08. Fine della I Guerra: nasce un bimbo già vecchio; il padre se ne disfa. Raccolto da una di colore e di buon cuore, svolge la vita all’incontrario, ringiovanendo, fino alla regressione fetale. Per chi nutrisse dei dubbi, diciamo: Brad Pitt sa recitare, e alla grande. Il paradosso etico implicito in questa strana avventura, tratta da un racconto, trova forza narrativa soprattutto nella prima parte, la più difficile, dove Benjamin-Pinocchio-Brad deve incarnarsi in un contesto narrativo del tutto innaturale. Fare il bambino con i modi da vecchio. Eppure ci riesce, nonostante che la sua faccia sia collocata in contesti di sequenze generate al computer (CGI), make-up estremamente complicati e micidialmente realistici (non a caso premiati dall’Oscar 09).
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“IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON” di DAVID FINCHER; USA, 08. Fine della I Guerra: nasce un bimbo già vecchio; il padre se ne disfa. Raccolto da una di colore e di buon cuore, svolge la vita all’incontrario, ringiovanendo, fino alla regressione fetale. Per chi nutrisse dei dubbi, diciamo: Brad Pitt sa recitare, e alla grande. Il paradosso etico implicito in questa strana avventura, tratta da un racconto, trova forza narrativa soprattutto nella prima parte, la più difficile, dove Benjamin-Pinocchio-Brad deve incarnarsi in un contesto narrativo del tutto innaturale. Fare il bambino con i modi da vecchio. Eppure ci riesce, nonostante che la sua faccia sia collocata in contesti di sequenze generate al computer (CGI), make-up estremamente complicati e micidialmente realistici (non a caso premiati dall’Oscar 09). Abbiamo l’impressione di un percorso vitale negato, che si sviluppa quasi da fermo, con i tempi già scanditi, che la persona deve semplicemente subire. Ma, a guardarla restrospettivamente, in forma di memoria, non è questo il senso che traiamo della nostra vita trascorsa? La favola di Pinocchio, qui richiamata, nel suo valore universale, non ha forse in sé il senso di un incompiuto? Cioè il suo essere apologo di un’apparente virtù socialmente apprezzata, per cui, una volta raggiunta, diventa bambino vero: ma è solo una vita “banale”, che si costruisce quando si è negato qualcosa alla propria natura. Comunque, di fronte a noi è sempre una persona viva, con le sue speranze, le sue aspirazioni, il suo mondo di affetti e di emozioni; non una iconcina uguale a se stessa. Benny , nonostante tutto, circondato dall’affetto, si accetta, e accetta il mondo; ed è per questo da esso accettato. Attraversa i mari, incontra la guerra, come Pinocchio la balena; e come lui ne è vomitato in salvo. Ma nel suo vivere all’incontrario, il punto di equilibrio felice è un breve istante, che lui assapora intensamente, cosciente della sua fragile temporaneità. Ma così va il mondo, nella sua essenza più profonda: siamo tutti esseri a tempo. Il film è un apologo filosofico, di stampo volterriano. F.Scott Fitzgerald, allorché nel 22 scrisse il racconto, era stato ispirato da una citazione di MarkTwain, il più tipico scrittore yankee. Questi marcava come “fosse una disdetta che la parte migliore della vita sia all’inizio e quella peggiore alla fine”. E’ una considerazione che potrebbe essere di Pinocchio (o di Tom Sawyer) da vecchio: ma il film la trasforma in una resistenza commovente alla memoria e al tempo, ponendola in un contesto irreale, ricercato dal punto di vista stilistico, già dalla prima sequenza del grande orologio costruito dal padre cieco per andare all’indietro, per ricordare la morte del figlio.
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