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Benjamin Button: un piccolo risarcimento a Scott Fitzgerald

Il film con Brad Pitt da un racconto del grande scrittore americano.
di Pino Farinotti

Fitzgerald, un personaggio tragico

lunedì 23 febbraio 2009 - Focus

Fitzgerald, un personaggio tragico
Il curioso caso di Benjamin Button è tratto da un racconto di Francis Scott Fitzgerald, naturalmente rivisto secondo il cinema. Narrasi la vicenda di questo Benjamin, che nasce l'ultimo giorno della prima guerra mondiale, ma nasce al contrario, novantenne con salute relativa, sordità, cecità, ossa doloranti, eccetera. Da quel momento comincia a ringiovanire. Il senso della sua vita è l'amore per una donna più grande di lui che sta invecchiando come tutti. Le due parabole, quella naturale di lei e quella fenomenale di lui, si incontreranno intorno ai cinquant'anni. Quando un film si ispira alla letteratura è sempre una bella notizia. Se l'ispiratore è Fitzgerald allora giocano altre forze, quasi sortilegi. C'è tutta una mitologia che riguarda quest'uomo, che visse una vita esattamente come se fosse lo scrittore di se stesso, capace di guardarsi come un personaggio (alla fine) tragico, e di rappresentarsi nel successo, nell'infelicità e anche nella morte. Benjamin Button, film di qualità, è in testa agli incassi, magnifica anomalia e segnale virtuoso in controtendenza. È un piccolo, piccolissimo risarcimento che il cinema deve allo scrittore, perché Fitzgerald, dal cinema, fu ucciso. Il racconto era uscito nel '22, sul Metropolitan Magazine, l'editore aveva pagato all'autore 3.000 dollari. Tutto funzionava a meraviglia in quel 1922 per Scott, e per la sua bella moglie Zelda.
Lo scrittore aveva appena pubblicato il suo secondo romanzo, "Belli e dannati" mentre il primo "Di qua dal paradiso", continuava ad essere in classifica, come si direbbe oggi. A 26 anni Scott non era solo lo scrittore emergente d'America, ma era uno dei personaggi più popolari, il principe (troppo giovane per essere un re) delle copertine, lui e Zelda. La coppia era il simbolo di quel momento socialmente e culturalmente sfrenato, i Fitzgerald erano modelli perfetti di una felicità privilegiata e al sicuro, con Cadillac decappottabili e coppe di champagne sempre alzate. Uno dei personaggi di Scott, Elena, in "Babilonia rivisitata" diceva "dobbiamo vivere una vita di ultimi giorni". All'uscita di "Benjamin Button" la coppia viveva a Long Island, dopo un periodo noioso a St. Paul. Feste, sprechi, shopping furioso, high society. Si immersero vestiti nella fontana davanti al Ritz. Davano giovanile scandalo. Erano gli idoli di tutti. Poco dopo trasferirono il loro vorticoso menage fra Antibes e Parigi, dove c'era la meglio gioventù, la ricchezza più in vista, l'intelligenza più avanzata del mondo.
I soldi uscivano a fiumi, Scott, per far fronte, scriveva come un pazzo, senza preoccuparsi dunque della qualità. Chiedeva anticipi agli editori. Zelda, vicino a un genio vero, ossessionata dall'emulazione tentò di scrivere, di dipingere, di ballare e cominciò a dar segni di instabilità. Poi si ammalò sul serio e venne ricoverata in una clinica, in quella più costosa naturalmente. E c'era la figlia Scottie, ormai adolescente, che studiava, nei college più costosi, naturalmente. Poi tutto cambiò, minore energia, minori successo e denaro. E poi la salute: Scott ormai aveva sempre il bicchiere in mano.

Un romanziere al cinema
E così il romanziere pensò al cinema. A metà degli anni trenta andò a Hollywood. Fitzgerald non vide mai un film tratto da un suo libro. Il primo, Il grande Gatsby, con Alan Ladd, è del 1949, Scott era morto nove anni prima. Seguirono L'ultima volta che vidi Parigi, dal racconto "Babilonia rivisitata" (1954), con Liz Taylor; Tenera è la notte (1962) con Jennifer Jones; un altro Grande Gatsby (1974) con Redford e Gli Ultimi fuochi (1977) con De Niro. Biografie televisive, all'infinito: i Fitzgerald erano perfetti per essere raccontati. Nel 1959 Gregory Peck aveva dato corpo e volto allo scrittore nel biopic Adorabile infedele.
L'autore credeva che Hollywood lo avrebbe accolto come una star, lui il grande maestro. Ma non fu così. Quando la Metro, che aveva lo scrittore sotto contratto, lo presentò a Joan Crawford, la diva, che non lo aveva mai sentito nominare gli disse "lavori sodo giovanotto". Il sistema del cinema era fondato sul mercato più che sulla qualità. L'eleganza di scrittura, l'armonia del fraseggio, non trovarono accoglienza in California. Scott venne applicato a molte sceneggiature, anche importanti, come I tre camerati, e Via col vento. Scriveva i suoi dialoghi, poi arrivavano un paio di sceneggiatori con un vocabolario di 50 parole, che tiravano delle righe e correggevano. Mortificazioni per un uomo ormai debole, e tristissimo. Una volta lesse su Variety della rappresentazione a Pasadena di un suo racconto, "Un diamante grande come il Ritz". Noleggiò una Rolls Royce e in pompa magna, con Sheyla Graham, la sua ultima compagna, andò a Pasadena, per scoprire che si trattava della recita di un gruppo di studenti in uno scantinato. Finché un giorno Irving Thalberg, il gran capo della Metro, lo convocò e gli disse che era costretto, a malincuore, a rinunciare alla sua collaborazione: "la tua prosa è un godimento, ma non possiamo fotografare gli aggettivi". Scott cercò un recupero, si disse disponibile ad adattarsi, si umiliò. Ma lo Studio fu irremovibile. Fu il colpo di grazia: salute in caduta verticale, crisi da alcol quasi mortali. Sheila gli tese la mano, si offrì di sostenerlo per la stesura di un nuovo libro.
Scott nutriva l'idea per una romanzo proprio su Hollywood, che vedeva come il ricorso di una corte rinascimentale, con monarchi e principi, dignitari, giullari, artisti, puttane e faccendieri. Si sarebbe chiamato The last tycoon, in italiano "Gli ultimi fuochi". Si ritirò in una villetta davanti al mare di Malibu. Scrisse sette capitoli e li spedì all'editore Scribner. Un mese dopo ricevette una busta con un assegno di 5.000 d'anticipo. Dopo molti anni era tornato scrittore vero e sperò di poter ricomporre miracolosamente la salute e di arrestare la caduta. Una felicità di pochi giorni. Morì di infarto poco prima del Natale del Quaranta, mangiando una tavoletta di cioccolato.
Brad Pitt, facendo Benjamin Button, ha pagato un milionesimo del debito che il cinema aveva contratto con lo scrittore di maggior talento e dolore della letteratura americana.

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Robert De Niro (77 anni) 17 agosto 1943, New York City (New York - USA) - Leone. Interpreta Monroe Stahr nel film di Elia Kazan Gli ultimi fuochi.
Un romanziere al cinema
Il trailer di Benjamin Button
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