| Titolo originale | The Departed |
| Anno | 2006 |
| Genere | Hard boiled |
| Produzione | USA |
| Durata | 149 minuti |
| Regia di | Martin Scorsese |
| Attori | Leonardo DiCaprio, Matt Damon, Jack Nicholson, Mark Wahlberg, Martin Sheen, Ray Winstone Vera Farmiga, Alec Baldwin, Anthony Anderson, David O'Hara, Kevin Corrigan, James Badge Dale, Mark Rolston, Robert Wahlberg, Kristen Dalton, Anthony Estrella. |
| Uscita | venerdì 27 ottobre 2006 |
| Tag | Da vedere 2006 |
| MYmonetro | 4,05 su 26 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 8 febbraio 2016
Martin Scorsese trasforma un'opera del cinema di Hong Kong (Infernal Affairs, di Andrew Lau) in un poliziesco ambientato a Boston nei nostri giorni. Esempio compiuto di un film fatto da chi ancora ha passione e voglia di sperimentare. Il film ha ottenuto 5 candidature e vinto 4 Premi Oscar, 5 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 7 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, 2 candidature a SAG Awards, In Italia al Box Office The Departed - Il bene e il male ha incassato 9,4 milioni di euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Vite, professione, pericoli e destini paralleli di Matt Damon e Leonardo DiCaprio. Il primo dà corpo e volto a Colin Sullivan, il secondo a Billy Costigan, poliziotti. Billy-Leo proviene da padre (quasi) mafioso e da madre di famiglia bene. Un contrasto che ne fa un tormentato triste e aggressivo. L'altro viene "tirato su" fin da piccolo dal boss Costello (Nicholson), che se lo ritroverà agente primo della classe, inseritissimo nella polizia di Boston. Colin sarà dunque l'infiltrato di Costello nella polizia, Billy, l'infiltrato (supersegreto) della polizia nella banda di Costello. Parte la costruzione di un'architettura complessa che fa leva sugli incarichi speculari dei due poliziotti: scoprire le talpe, cioè se stessi. Alla fine tutto si ricompone al meglio, che però forse non è il "meglio" che si attende lo spettatore.
In questo quadro agiscono: agenti dell'Fbi, doppi e tripli (altri) infiltrati, psicologa sexy che divide il letto ora col poliziotto ora col (presunto) criminale, sergente antipatico ma efficiente, prostituta filosofa che si inginocchia a comando davanti al boss. Il tutto su di un tappeto di violenza tollerabile e di ironia come deterrente a lunghi discorsi sulla vita e sulla morte del grande Costello, meglio, del grande Nicholson, anche lui filosofo e gran conoscitore dell'animo - criminale- umano.
In questo senso non si può non citare lo sceneggiatore William Monahan che ha ripreso lo spunto di un thriller del 2002, Infernal Affairs, ambientato a Hong Kong. Monaham riesce a inserire la voce fuori campo, tanto cara al regista, con le giuste misure, come azione viva e non frenante. E poi gli attori: con una citazione in parti di contorno ma decisive per Alec Baldwin e Martin Sheen, i migliori se stessi, dunque efficaci. Rilevato un DiCaprio di straordinaria febbrile intensità e palestrato, con torace praticamente doppio di quando faceva Poeti dall'inferno. È il miglior film dell'era recente di Scorsese. Occorre tornare, come riferimento di altrettanta qualità, all'Età dell'innocenza. Quando raccontava di Dalai Lama o di gangs d'altri tempi, o di paramedici mistici, o di citizen aviatori-igienisti, faceva prodotti di ottimo mestiere, ma l'anima del figlio del Queens e di Brooklyn, era rimasta là, con De Niro, coi bravi ragazzi eccetera. Qui Scorsese ritorna a casa. Cambia solo nomi (irlandesi non più italiani) e grattacieli (Boston non più New York). Sì, Martin è tornato.
Billy Costigan entra in polizia per scrollarsi di dosso una scomoda famiglia di farabutti. Il piccolo Colin Sullivan viene introdotto nella malavita dal potente boss della mafia irlandese Frank Costello, che diventa il suo padre putativo e lo fa entrare in polizia per proprio tornaconto. Le vite di Billy (Leonardo DiCaprio) e Colin (Matt Damon) si intrecciano quando il primo viene scelto per infiltrarsi nella banda di Costello (Jack Nicholson) e il secondo viene incaricato dal "papà" di scovare la talpa tra i suoi fidi collaboratori e - allo stesso tempo - dai dirigenti della Squadra Speciale Investigativa (ignari del fatto che sia proprio lui) di stanare tra i suoi compagni l'informatore del mafioso.
L'intreccio, difficile da spiegare a parole, sullo schermo funziona perfettamente; le due talpe (rats, topi, e il termine inglese ha il suo senso nel film) non si incontrano mai ma danno vita a una serie di colpi di scena, e suspense a go-go. La figura di Nicholson, ricorda più l'Esteban Vihaio di Kill Bill Vol.2 (l'attore Michael Parks) che non il Jack Torrance di Shining, ma è esilarante per la sua nota espressività; Mark Wahlberg nel ruolo del Sergente Digman sembra proporre una versione seria di Dirk Diggler, il poliziotto hard inventato dal protagonista di Boogie Nights; Alec Baldwin nei panni del Capitano Ellerby ci consegna una magnifica interpretazione confermandosi ancora una volta attore di grande talento. Con un cast così, e la presenza di DiCaprio - principale ispiratore del regista da sei anni a questa parte - Martin Scorsese rischia tutto. Trasforma un'opera del cinema di Hong Kong (Infernal Affairs, di Andrew Lau) in un poliziesco ambientato a Boston nei nostri giorni (grazie all'adattamento di William Monahan); alla sua età, e con il suo background, può permettersi quelli che qualcuno chiamerà cali di stile, ma che a noi piace considerare frivolezze di un cineasta altamente ironico. The Departed è l'esempio compiuto di un film fatto da chi ancora ha passione e voglia di sperimentare.
Indissolubilmente legato ad una propria idea di cinema, Scorsese arriva al suo 23° lungometraggio rimanendo coerente a sé stesso. Attraverso una sceneggiatura che potrebbe far invidia persino a Raymond Chandler (Il grande sonno), tratta dal film giapponese “Infernail Affairs”, il film assume tuttavia un’identità narrativa semplice, lineare, scorrevole.
Quando si pensa a Leonardo DiCaprio si fatica a disgiungerlo dal titolo di uno dei più grandi successi planetari del cinema degli ultimi 50 anni. Titanic rispolverò il mito di Ben Hur, fece incetta di statuette agli Oscar, condannò Céline Dion a cantare per sempre "My heart will go on" e i suoi giovani attori divennero prigionieri di quel trionfo. Mentre Kate Winslet ha impiegato del tempo ad uscirne, non si può negare che Leonardo DiCaprio abbia continuato incessantemente a lavorare, a costruire uno stile e perfezionarsi scegliendo dei registi di prima classe a cui affidarsi.
L’omaccione si aggira furtivo davanti a un portone. Poi si avvicina a un gruppo di scolaretti appena usciti di scuola e anziché usare le caramelle li abbindola con dei petardi. Ne fa esplodere uno per terra per dimostrazione e poi li distribuisce, invitando i bambini a utilizzarli al suo segnale. Non è un pedofilo e nemmeno un Babbo Natale fuori stagione (siamo in pieno agosto).