La stella che non c’è

Film 2006 | Drammatico 104 min.

Regia di Gianni Amelio. Un film Da vedere 2006 con Sergio Castellitto, Ling Tai, Angelo Costabile, Hiu Sun Ha, Catherine Sng. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 2006, durata 104 minuti. Uscita cinema venerdì 8 settembre 2006 - MYmonetro 3,00 su 72 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Vincenzo Buonavolontà, responsabile per anni della manutenzione di uno stabilimento siderurgico, viene incaricato, alla chiusura dell'impianto, della vendita dell'altoforno a un'azienda cinese. In Italia al Box Office La stella che non c’è ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 2,3 milioni di euro e 586 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
3,00/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 2,79
PUBBLICO 2,92
CONSIGLIATO SÌ
La storia di un viaggio non soltanto geografico, che spinge fuori dall'Italia un uomo di Buonavolontà.
Recensione di Marzia Gandolfi
Recensione di Marzia Gandolfi

Una compagnia cinese rileva l'altoforno di un'acciaieria in disarmo. Vincenzo Buonavolontà, ex manutentore specializzato scopre un difetto nell'impianto. Per prevenire incidenti sul lavoro e garantire gli operai che dovranno manovrarlo, Vincenzo parte alla volta della Cina. Vuole consegnare personalmente la centralina modificata ai nuovi acquirenti. Giunto a Shanghai incontra di nuovo la loro giovane traduttrice, Liu Hua, che lo accompagnerà in un viaggio attraverso la Cina e dentro se stesso.
Come Il ladro di bambini e Lamerica, l'ultimo film di Gianni Amelio è la storia di un viaggio non soltanto geografico, che spinge fuori dall'Italia un uomo di Buonavolontà. La Cina, lontana dall'essere la "favola" immaginata o riferita dai media, rivela al protagonista una realtà che ha dismesso affetti e diritti (umani) e vive al ritmo dei tempi di produzione. Panorami industriali, cantieri a cielo aperto, architetture monumentali, zone rurali annegate dall'acqua della diga più grande del mondo, dove si naviga a vista, rincorrendo la modernità e realizzando un capitalismo selvaggio. L'occidente esporta all'oriente il suo modello e i suoi guasti, gli stessi che Buonavolontà vuole caparbiamente correggere e sostituire. Perché il suo essere operaio appartiene a un mondo perduto o magari a quella stella che non c'è (più). Buonavolontà è un'ideale di professionalità estinta, qualificata per prendersi cura di una macchina di acciaio, con pazienza, senza fretta. E nel viaggio cinematografico di Amelio, Vincenzo Buonavolontà è di nuovo il padre di figli putativi, il fratello maggiore di uno minore, il carabiniere di fuggitivi, accanto alla giovane Liu Hua che insegna traducendo o rimanendo silente. Liberamente ispirato al romanzo di Rea, La dismissione, Amelio racconta di un cavaliere umano e della sua impresa: inserire nel disegno più ampio del mondo globalizzato un pezzo e il senso della propria vita, il suo mestiere.

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Recensione di Francesca Felletti
mercoledì 31 gennaio 2007

Nel film di Gianni Amelio ispirato al romanzo "La dismissione" di Ermanno Rea domina l'assenza: la stella che non c'è nella bandiera cinese, la centralina che non potrà mai far funzionare l'altoforno, la lingua che permette di comunicare fra persone di diversa nazionalità. Un'assenza causa e oggetto della profonda solitudine che accompagna fedelmente i due protagonisti in un road movie sentimentale dai toni delicati.
Il minimale Sergio Castellitto veste i panni di Vincenzo Buonavolontà, nomen omen, che finisce la sua attività di manutentore nell'altoforno smantellato per essere venduto a una società cinese. Sapendo di un difetto che ne impedisce il corretto funzionamento, decide di partire alla volta di Shanghai per consegnare il pezzo mancante e il progetto risolutivo, accompagnato dalla traduttrice Liu Hua (promettente esordio della cinese Tai Ling). Ma la meta del viaggio è continuamente spostata perché l'altoforno è stato venduto a terzi e così i due si ritrovano ad attraversare la Cina su mezzi di fortuna per un ideale irraggiungibile. Mano a mano, fra l'uomo e la donna, nasce un legame che culmina nel momento in cui, nel paese natale di Liu Hua, Vincenzo conosce il figlio della ragazza, abbandonato dal padre. L'uso del "noi" nel finale sembra una promessa rivolta al futuro. Forse la stella che non c'è nella vita dei due.
Tenerezza, sconforto, fiducia, onestà, senso morale sono i sentimenti lievi che traspaiono in questa odissea sottotono, dove ai paesaggi sconfinati della Cina, Amelio preferisce i dettagli, la gente, i pullman, i treni, le chiatte. Tornano i temi cari al regista: l'incomunicabilità, la diversità, l'infanzia, la paternità, il viaggio, ma manca una svolta, un'invenzione che catturi l'attenzione, un significato forte che giustifichi il peregrinare.
Resta comunque il piacere di vedere un film delicato, dove nulla è urlato, nulla retorico, nulla artificioso.

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LA STELLA CHE NON C’È
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 17 giugno 2011
fabrizio dividi

Vincenzo Buonavolontà, il manutentore di un alto forno che viene ceduto ad un gruppo industriale cinese, scopre un difetto all’impianto e decide di partire alla ricerca dei padroni della sua fabbrica per spiegarne il malfunzionamento. Lì incontra l’unica persona che lo può aiutare, la traduttrice conosciuta in Italia, novella Beatrice, che lo accompagna attraverso [...] Vai alla recensione »

martedì 30 maggio 2017
Great Steven

  LA STELLA CHE NON C'E' (IT/FR/SVIZZ/SING, 2006) diretto da GIANNI AMELIO. Interpretato da SERGIO CASTELLITTO, TAI LING Un gruppo di industriali cinesi compra un altoforno in Italia presso un'acciaieria che sta per chiudere. Vincenzo Buonavolontà, responsabile della manutenzione della fabbrica, sa che l'altoforno acquistato ha una centralina difettosa e, offrendosi [...] Vai alla recensione »

domenica 18 novembre 2012
gianleo67

Vincenzo Buonavolontà, tecnico specializzato di un'acciaieria in dismissione, parte alla volta della Cina dove una società di intermediazione ha piazzato l'altoforno della sua azienda e che presenta un grave problema di sicurezza che solo lui è in grado di risolvere. Una volta sul posto e con l'aiuto di una giovane interprete conosciuta in Italia, scoprirà che [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 settembre 2012
Rescart

A sei anni di distanza dall'uscita nelle sale cinematografiche di questo film non è fuori luogo sostenere che la storia che esso descrive ed il modo in cui la descrive siano stati paradigmatici se non profetici di una situazione economico industriale che è ormai diventata la normalità in Italia. Con la precisazione che difficilmente un operaio licenziato da una fabbrica appena [...] Vai alla recensione »

lunedì 30 novembre 2009
yukol

Ci sono pochi film (italiani) che si riguardano più e più volte perchè ti sembra sempre di non aver colto appieno qualcosa. Questo film appartiene a questa categoria, uno dei pochi film italiani che si possono chiamare internazionali, costruito con sensibilità e soprattutto con verità e realtà. Vivo in Cina da anni e non nascondo di aver visto la prima volta il film con sospetto aspettandomi la solita [...] Vai alla recensione »

sabato 14 aprile 2012
ablueboy

Tutto bello, ok. Avremmo anche potuto dire 4 stelle, ci stanno. Ma io ricorderò sempre questo film come una delle massime espressioni del pessimismo coatto del cinema italiano. Comprendo la tristezza dei signori registi, ma perché non possiamo anche noi, per una volta, avere il nostro sogno americano, un sogno italiano? Perché nei nostri film non troviamo mai una rivalsa dell'uomo [...] Vai alla recensione »

lunedì 26 aprile 2010
doni64

Film epico mitologico interpretato in modo piu' che discreto da attori noti.La trama e' godibile come l'intero film che si salva anche per gli effetti speciali che riempiono il film che nel complesso e' piu' che simpatico.Voto 7+

lunedì 26 aprile 2010
doni64

Film epico mitologico interpretato in modo piu' che discreto da attori noti.La trama e' godibile come l'intero film che si salva anche per gli effetti speciali che riempiono il film che nel complesso e' piu' che simpatico.Voto 7+

Frasi
I cinesi prima ti fanno lo sgambetto, ma poi ti aiutano a rialzarti.
Una frase di Liu Hua (Ling Tai)
dal film La stella che non c’è - a cura di Tim
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Emanuela Martini
Film TV

Dopo gli andirivieni dal sud al nord e dal nord al sud dell’Italia, dopo l’Albania, dopo Berlino e le sponde del Mare del nord, Gianni Amelio si avvia a un viaggio ancora più complesso: uno in Cina, a Shanghai, e da Shanghai a ritroso lungo il corso del fiume Yang Tze, fino alle pendici del Tibet. È infatti ambientato in Cina il suo nuovo film, La stella che non c’è, le cui riprese iniziano il 5 maggio [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Vincenzo Buonavolontà (Sergio Castellitto), così si chiama il protagonista di La stella che non c’è (Italia, Francia, Svizzera e Singapore, 2006, 104’). Nel suo cognome c’è la sua storia. C’è il suo passato di immigrato, 30 e più anni fa, quando il cammino della speranza di milioni di italiani andava dal Sud al Nord, dalla miseria di terre contadine alle fabbriche di Torino, Milano, Genova.

Natalia Aspesi
La Repubblica

Gianni Amelio con il suo La stella che non c'è, primo dei due film italiani in concorso, accolto da otto minuti di applausi alle prime proiezioni, porta alla Mostra una Cina mai vista prima, soprattutto nei film cinesi: quella che il cinquantenne manutentore napoletano disoccupato Sergio Castellitto attraversa alla ricerca di una sua Shangri-La, di quella ormai per lui mitica acciaieria che ricostruita [...] Vai alla recensione »

Stefano Lusardi
Ciak

Più si arricchisce di nuovi titoli la sua filmografia, più risulta evidente che i film di Gianni Amelio sono capitoli di un grande romanzo che ha per tema il vagare dell'uomo nell'incertezza della contemporaneità. Certi elementi caratteristici — lo spazio estraneo e quindi avventuroso, la meta erronea che vale assai di meno della ricerca in sé — ritornano in maniera estremizzata anche in La stella [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

La stella che non c'è di Gianni Amelio, primo film italiano in concorso alla Mostra del cinema in cui per la prima volta il regista racconta «un amore che non uccide» e segue il viaggio straordinario d'un operaio italiano in Cina nel paesaggio industriale del Paese più nuovo e più antico, affronta temi contemporanei molto importanti: la Cina appunto, ricca e invadente (il tramonto dell' Occidente?); [...] Vai alla recensione »

Alberto Crespi
L'Unità

La stella che non c'è di Gianni Amelio, primo film italiano in concorso a Venezia, si ispira ad alcune righe del romanzo di Ermanno Rea La dismissione: quelle in cui Vincenzo Bonocore, tecnico delle acciaierie di Bagnoli incaricato di smontare la fabbrica per consegnarla agli acquirenti cinesi, viene invitato dai cinesi stessi... in Cina!, per seguire i suoi altiforni e continuare ad accudirli.

Oscar Iarussi
La Gazzetta del Mezzogiorno

C'è sempre una stella che manca nel nostro mondo vissuto, sia in Occidente sia in Oriente. C'è sempre la nostalgia di una dimensione perduta, di un domani diverso, di un altrove, tanto più quando si viene sbrigativamente messi da parte. Intorno a queste amare verità del presente, Gianni Amelio ha concepito il suo nuovo film, La stella che non c'è, presentato ieri in concorso alla Mostra di Venezia, [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Dalla Cina con dolore. La stella che non c’è, di Gianni Amelio, apre i nostri occhi addormentati sull’immenso Paese-continente. Lo fa seguendo il viaggio di Vincenzo Buonavolontà (nomen omen), manutentore di un altoforno usato appena venduto a Pechino, che decide di recarsi dall’altra parte del mondo per una missione: consegnare una centralina da lui stesso modificata, capace di evitare incidenti mortali [...] Vai alla recensione »

Paola Casella
Europa

L'unica rivoluzione, diceva Ennio Flaiano, è un lavoro ben fatto. Potrebbe essere il motto di Vincenzo Buonavolontà, il protagonista di La stella che non c'è di Gianni Amelio, il primo dei due film italiani in gara alla 63esima edizione della Mostra dei cinema di Venezia. Buonavolontà è un manutentore, definizione di per sé emblematica, perché il manutentore è colui che non butta via niente: un personaggio [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Il cinema italiano esordisce a questa Mostra con un grande film, La stella che non c'è, firmato da un grandissimo autore, Gianni Amelio. Una cronaca realistica, ma anche una riflessione, filtrata quasi attraverso l'intimismo, su un personaggio che vede sconfitta una sua ostinatissima ossessione dalla scoperta di valori più quieti, come quelli espressi dai bambini.

Gloria Satta
Il Messaggero

Nella corsa verso il Leone d'oro, l'Italia parte col piede giusto. La Mostra ha accolto con molti applausi, dopo una prima proiezione per la stampa decisamente tiepida, La stella che non c'è , il film di Gianni Amelio ambientato in Cina e interpretato da Sergio Castellitto. Come Nuovomondo di Crialese che passa in gara domani e ha per protagonisti i nostri emigranti nell'America di fine Ottocento, [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Primo dei due titoli che si giocano l'onore dell'Italia nel concorso, La stella che non c'è è un film garbato e sommesso che esplora la Cina contemporanea parlando anche di noi. Il compito che si è assegnato Gianni Amelio non era, in effetti, dei più semplici: partire da un romanzo-inchiesta di successo («La dismissione»), abbandonarlo subito nel segno di un personaggio reinventato, filmare in lungo [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Applausi a Stefano Disegni – da tempo siamo suoi fan – per la vignetta su Ciak, edizione speciale per la Mostra di Venezia. Siccome non la potete vedere (se no che edizione speciale sarebbe?) ve la raccontiamo. Per diletto. E perché inquadra perfettamente “il caso Gianni Amelio”. La vignetta inventa un film, intitolato “Chi ha paura di Gianni Amelio?”.

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Morire liquefatti dalla ghisa incandescente per un guasto all'altoforno che nessuno vuole riparare (costa soldi, la ricerca scientifica, no?) è immagine horror più insostenibile per una civiltà decadente che ha espulso il lavoro, gli operai e la lotta contro lo sfruttamento (annessi e connessi) dal suo immaginario «prime time». Meglio nasconderlo, farlo sparire nel «fuori orario».

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Prima dei guerrieri millenari di Cina in mostra a Roma; prima della Cina di Prodi e dei 600 imprenditori (lunghi tavoli apparecchiati di fiori, biscottini, bevande, bandierine); prima dei film cinesi a Venezia critici verso la Cina e verso l'indifferenza per i cittadini; prima di questo e di tutto, s'è vista la Cina di Gianni Amelio nel suo bellissimo "La stella che non c'è".

Paolo Boriani
La Padania

C'è cinema e cinema. Gianni Amelio appartiene alla categoria dei cineasti italiani che in concorso contano — non avrebbe affatto sfigurato a confronto di George Clooney o di Ang Lee, la scorsa stagione, come è capitato inevitabilmente alla Comencini, a Faenza, ad Avati. E dopo due anni, dopo Le chiavi di casa, quasi un documentario sul mondo dei disabili, presenta alla 63° Mostra La stella che non [...] Vai alla recensione »

Natalino Bruzzone
Il Secolo XIX

Forse con la parola dismissione si centra il cuore tematico del cartellone di Venezia '63: qualcosa che è finito o sta per finire, tante piccole e grandi apocalissi per un mondo dall'incertezza continua e che non sarà mai più quello di prima. E il termine (che dopo gli sconvolgimenti politici, economici e sociali dell'ultimo decennio del Novecento sembra aver sostituito il parametro simbolico dell'alienazio [...] Vai alla recensione »

Luca Mastrantonio
Il Riformista

Il bello di vedere il film di Gianni Amelio a Roma, dove da ieri sono sbarcati i film di Venezia - della serie la quiete prima della tempesta - è che si può lasciare a casa l'applausometro che i colleghi dei Lido hanno tarato sugli otto, anzi no, i sette, forse sei e mezzo, applausi durante la conferenza stampa tributati al maestro "pansessuale", per sua stessa dichiarazione; mentre solo alcuni hanno [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

La stella che non c'è di Gianni Amelio - ieri in concorso alla Mostra di Venezia - ha dignità formale. Gli manca la ragion d'essere. L'inseguimento di un metallurgico del «suo» stabilimento siderurgico, venduto alla Cina, aveva un senso nel romanzo La dismissione di Ermanno Rea (Rizzoli), ma l'ha perso nella sceneggiatura del film di Amelio che vi si ispira.

Maurizio Cabona
Il Giornale

La stella che non c'è di Gianni Amelio è un film realizzato seriamente, con ampi mezzi e vaste ambizioni, ma col difetto d'esser superfluo fin dalla radice, cioè dal soggetto del film. Non dal soggetto del romanzo - La dismissione di Ermanno Rea (Rizzoli) - al quale vagamente s'ispira, ma dal quale colpevolmente si distacca, forse nemmeno per colpa dello sceneggiatore, Umberto Contarello, ma degli [...] Vai alla recensione »

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