La diva Julia

Film 2004 | Drammatico +16 104 min.

Titolo originaleBeing Julia
Anno2004
GenereDrammatico
ProduzioneCanada, USA, Ungheria, Gran Bretagna
Durata104 minuti
Regia diIstván Szabó
AttoriAnnette Bening, Jeremy Irons, Bruce Greenwood, Leigh Lawson, Shaun Evans, Mari Kiss Michael Gambon, Rita Tushingham, Rosemary Harris, Juliet Stevenson.
Uscitavenerdì 10 giugno 2005
TagDa vedere 2004
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 14 recensioni.

Regia di István Szabó. Un film Da vedere 2004 con Annette Bening, Jeremy Irons, Bruce Greenwood, Leigh Lawson, Shaun Evans, Mari Kiss. Cast completo Titolo originale: Being Julia. Genere Drammatico - Canada, USA, Ungheria, Gran Bretagna, 2004, durata 104 minuti. Uscita cinema venerdì 10 giugno 2005Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 14 recensioni.

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Nel film tratto dal romanzo di Somerset W. Maugham, Annette Bening è Julia Lambert, "la più grande attrice d'Inghilterra". Siamo nel 1938 e la diva sa decisamente irretire il suo pubblico! Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, ha vinto un premio ai Golden Globes, 1 candidatura a SAG Awards, In Italia al Box Office La diva Julia ha incassato 582 mila euro .

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,25
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Con una regia sobria, elegante e lineare, riesce a plasmare su una solida sceneggiatura un gradevole connubio dalle tinte agrodolci.
Recensione di Giovanni Idili
Recensione di Giovanni Idili

Adattamento dell'omonimo romanzo di Somerset W. Maugham, Being Julia è una piece di recitazione dai toni briosi ma malinconici, ambientata nel mondo del teatro d'epoca inglese.
ulia Lambert è primattrice nella Londra dei tardi anni '30. Non più giovanissima e condannata a primeggiare, la donna vive una vita da star apatica, tra le solitudini dello spettacolo ed un matrimonio 'aperto' con il proprio marito/agente. Cedendo alle attenzioni di un giovanissimo pretendente americano, Julia ritroverà l'entusiasmo perduto e si abbandonerà senza riserve ad un amore a doppio taglio. Tra vendette e gelosie, vita reale e teatro si fonderanno per l'attrice in una inscindibile amalgama.
zabò è padrone dei ritmi del 'teatro al cinema' sin dai tempi di Mefisto e Tentazione di Venere, e, sfoggiando una regia sobria e lineare, con eleganza riesce a plasmare su una solida sceneggiatura un gradevole connubio dalle tinte agrodolci. La fotografia esplode negli esterni ma lascia un retrogusto di artefatto sugli interni, nonostante sia comunque impeccabile.
Inattaccabile anche il cast, con un sempre brillante Jeremy Irons al fianco di una Annette Bening che si lascia dominare dal personaggio. Incomunicabilità e solitudine si intrecciano sullo sfondo di un tipico umorismo cinico, dove finzione e realtà si compenetrano in modo istintivo, senza bisogno di scomodare quindi Pirandello e il suo cerebralismo. Uno spettacolo di spessore, degno sicuramente di visione per gli amanti del classico, in cui nemmeno un finale frettoloso intaccherà l'atmosfera "da manuale".

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Recensione di Stefano Lo Verme

Londra, 1938. Julia Lambert è una famosa attrice teatrale quarantenne all'apice della carriera, ma annoiata dalla propria vita e dal suo matrimonio con l'impresario Michael Gosselyn. Tutto cambia improvvisamente quando Julia conosce un suo giovane ammiratore, Tom Fennel, e inizia con lui un'appassionata relazione; senza accorgersi, però, che il ragazzo è un opportunista e che la sta solo usando...
A oltre vent'anni di distanza dal celebre Mephisto (1981), il pluripremiato regista ungherese István Szabó torna a raccontare il mondo del palcoscenico in questa intrigante e divertente commedia tratta da un bellissimo romanzo di William Somerset Maugham (il cui titolo originale è non a caso Theatre), adattato per il grande schermo dallo sceneggiatore Ronald Harwood, che in passato aveva già firmato il copione di un altro film su un tema analogo, Il servo di scena. Raffinato e impeccabile dal punto di vista della ricostruzione della Londra degli anni '30, con le accurate scenografie di Luciana Arrighi e gli splendidi costumi di John Bloomfield, La diva Julia è una delle più riuscite pellicole sulla figura dell'attore e sull'ambiguo rapporto tra arte e vita.
Ispirandosi al modello dell'indimenticabile Eva contro Eva, il film di Szabó si sofferma nella descrizione dell'ambiente del teatro, diviso tra rivalità e ambizioni, e nel ritratto di un personaggio, l'irresistibile Julia Lambert di Annette Bening, che ricorda molto da vicino la Margo Channing interpretata da Bette Davis nel capolavoro di Mankiewicz del 1950. Anche in questo caso, la protagonista della storia è un'attrice di grande successo incapace di distinguere con chiarezza il confine tra verità e finzione, e che vive la propria esistenza come una parte da recitare, al punto da utilizzare quotidianamente le battute dei suoi copioni senza neppure rendersene conto. È un personaggio che, per affrontare la realtà, ha bisogno di volta in volta di indossare una maschera, di comportarsi come se fosse davanti a un pubblico; ed è emblematico che accanto alla donna compaia di continuo il fantasma del suo vecchio mentore, Jimmie Langton (Michael Gambon), sempre pronto a guidarla e a darle consiglio nei momenti più difficili. Ma quando Julia, attraverso lo sguardo disincantato di suo figlio, si troverà per la prima volta di fronte alla vera immagine di se stessa, solo allora sarà in grado di riprendere in mano il controllo sulla propria vita (e, naturalmente, sulla propria carriera).
La sapiente sceneggiatura, dotata di dialoghi brillanti e taglienti conditi da una buona dose di ironia, si piega al servizio di un cast di prim'ordine, con un ottimo Jeremy Irons e, soprattutto, una straordinaria Annette Bening, che per la sua magnifica interpretazione ha ottenuto il Golden Globe e la nomination all'Oscar come miglior attrice. Grazie ad una capacità espressiva ammirevole, la Bening riesce a rappresentare alla perfezione i diversi stati d'animo del proprio personaggio, sostenendo una serie di eccellenti primi piani che sono da manuale della recitazione. Esilarante la scena della sua formidabile rivincita finale, quando Julia si prende un'impareggiabile vendetta contro chi ha tentato di metterla da parte, riconquistandosi il posto che le spetta di diritto... vale a dire, al centro del palcoscenico.

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Londra, 1938. Acclamata signora delle scene minacciata dai prossimi cinquant'anni, Julia Lambert è in crisi. Ne esce cedendo alla corte di uno svelto, bel giovanotto americano. Il suo, però, è un amore a senso unico. Presto scopre di essere stata usata. Con un colpo di scena finale si prende una perfida rivincita. Dal romanzo Theatre (1937) di William Somerset Maugham, adattato da Ronald Harwood ( Servo di scena ), è uscito uno di quei film di elegante artigianato come si facevano una volta, un po' accademico, ma più sottile e meno superficiale di quel che sembra nell'analizzare i rapporti tra le "menzogne" della finzione e le "verità" della vita reale. Esponente di punta del cinema magiaro nel ventennio 1960-80, I. Szabó è un regista convinto della centralità specifica del primo piano. In questo film, imperniato sulla dialettica tra la maschera e il volto, lo applica al servizio di A. Bening che si è meritata un Globo d'oro e ha sfiorato un Oscar. La doppia benissimo Mariangela Melato. È un dovere citare gli apporti di Luciana Arrighi (scene) e John Bloomfield (costumi). Imperdibile per gli spettatori che, superati gli "anta", amano il teatro.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Silvestri
Il Manifesto

Aspettando Hotel, opera seconda, noir politico, di Jessica Hausner, austriaca, che ha studiato e ben assimilato cattivi maestri come Fassbinder e li sacchieggia, già nelle sale c'è l'ultimo film, troppo ben vestito e pettinato, di un altro mitteleuropeo, Istvan Szabo, ungherese, il regista di Mefisto e Colonnello Redl, che stavolta lavora, alla James Ivory, sul romanzo di W.

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Istvan Szabò.67 anni, bravissimo regista ungherese, torna dopo «Mephisto» (1981) all'ambiente teatrale e alla sua star protagonista, ma senza politica: l'unico accenno sta nella data, 1938, vigilia della seconda guerra mondiale. A Londra una celebre e applaudita attrice teatrale sui quarant'anni s'annoia: il matrimonio è tedioso, il lavoro è monotono, libertà e amore e divertimento mancano.

Sandro Rezoagli
Ciak

Londra, 1938: un’acclamata attrice inglese, Julia Lambert (Annette Bening), vive la crisi della mezza età annoiando recitare non l’appassiona più e nemmeno l’annosa matrimonio (anche se “aperto“) con il suo impresario Jeremy Irons riesce darle qualche scossa. Quando incontra un giovanotto americano (Shaun Evans) che si proclama suo devoto, Julia convince che la cura migliore alla sua malinconia sia [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Che noia, ripetere all’infinito le stesse battute, recitare tutte le sere copioni un po’ scemi, per mandare in visibilio un pubblico che, in realtà, capisce ben poco... La diva Julia, protagonista del film omonimo di Istvdn Szabé, è in crisi profonda. La dolce ala della giovinezza sta inesorabilmente volando lontano da lei, e gli applausi non le bastano più.

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Il tuo mondo è il teatro, dice il ‘fantasma’ di Jimmie (Michael Gambon) all’inizio di La diva Julia (Being Julia, Canada, Usa, Gran Bretagna e Ungheria, 2004, 104’). Julia (Annette Bening) è in piedi sul palcoscenico, di fronte alle poltrone vuote, e il suo antico impresario le parla come può parlarle, nella memoria, un amico e maestro. Tu sei un’attrice, le ricorda: vivi quando ti metti in scena, [...] Vai alla recensione »

Enrico Magrelli
Film TV

Che cosa c’entra il teatro con il cinema? Può essere una domanda retorica, strutturale, oziosa, fondante, teorica. Dipende dai punti di vista. Per il regista ungherese lstvàn Szabo, che ha portato ih più fasi della sua carriera la macchina da presa sulle tavole del palcoscenico, una delle risposte riguarda quel girotondo di maschere a cui tutti sono invitati o costretti.

Enzo Natta
Famiglia Cristiana

L’Europa si fa anche così, con scambi di relazioni che affidano a un regista ungherese come Istvàn Szabò la versione cinematografica di un romanzo inglese caratterizzato da vivacità di scrittura quale Theatre di William Somerset Maugham. Al centro della trama il contrasto fra le maschere di attori che non smettono mai di recitare e specchi del vissuto che riflettono l’immagine di tanta contraddizione. [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

Somerset Maugham ha scritto romanzi sempreverdi, comeIl filodelrasoio, chehannoispiratocontinuamentealcinemafilmd’impronta inglese anche quando prodotti da Hollywood. Tratto da Theatre (1936), Being Julia - LadivaJuliahainveceunamatricecanadese, ingleseeungherese. Girandoin inglese, sipuntava sul mercato statunitense, dunque il personaggio principale - un’attrice teatrale inglese d’origine francese [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Un’attrice di meritato successo tenta per l’ultima volta di essere solo e soprattutto una donna amando un uomo molto più giovane di lei, ma scopre che la sua condanna e la sua salvezza sono una cosa sola: essere attrice, appunto. Apparso per la prima volta nel 1937 col titolo semplice e perentorio di Theatre , il romanzo di William Somerset Maugham portato sullo schermo da István Szabó col titolo [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Fa sempre tenerezza leggere le dichiarazioni dei registi che tirano giù un libro dallo scaffale, lo adattano per il cinema, e quando ti raccontano la trama sembrano aver letto un romanzo tutto diverso. L’ultimo a esibirsi nella capriola è István Szabó, che va a scomodare il cinico William Somerset Maugham e lo trasforma in un paladino dell’autenticità.

Valerio Caprara
Il Mattino

I francesi coniarono l'espressione «cinema di papà». Nel caso de «La diva Julia» potremmo anche dire «del nonno», parlando di un film che ha tutte le doti -sceneggiatura sperimentata, regia fluida e professionale, matrice letteraria preziosa, scenografia all'altezza, buoni interpreti e ottimi comprimari - esclusa quella dell'originalità. Ancora un film sul teatro, dunque, sui suoi riti e le sue star, [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

Chi scrive non è tra gli estimatori del cinema "colto" e "prezioso", elegantemente decorativo, che si fregia come di un titolo di nobiltà della derivazione letteraria. Il cinema di cui è per esempio tra i massimi campioni James Ivory. Gode di molte buone entrature e del favore di ottimi salotti, ma spesso è arredamento, o sartoria, più che cinema. Tutt'al più procura lustro a scenografi e costumisti, [...] Vai alla recensione »

winner
miglior attrice in un film brillante
Golden Globes
2005
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