20a edizione della Festa del Cinema di Roma, il programma dei 71 film genere documentario. Roma - 15/26 ottobre 2025. Le recensioni, trame, listini, poster e trailer, ordinabili per:
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Dopo il cedimento di un ballatoio a Scampia, Francesca Comencini racconta storie di residenti evacuati, tra attaccamento, nostalgia e solidarietà comunitaria. Espandi ▽
Il 22 luglio 2024 il cedimento di uno dei ballatoi nella Vela Celeste di Scampia ha provocato la morte di tre persone e dodici feriti. Dopo la tragedia, il piano di rigenerazione delle Vele avviato dal Comune di Napoli subisce una drastica accelerazione e quasi 2000 persone ancora residenti alle Vele vengono evacuate per ricollocarsi in alloggi provvisori, in attesa di tornare a Scampia nel nuovo quartiere attualmente in costruzione. Attraverso le loro voci, Francesca Comencini racconta con grande sensibilità frammenti di storie che svelano l'attaccamento, la nostalgia, il senso di appartenenza e la profonda solidarietà di una comunità che aspetta di ritrovarsi. Recensione ❯
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Claudia Gerini guida in un viaggio nella Roma autentica tra mercati, rovine e cucina, con quattro chef che uniscono tradizione, cultura e storie locali. Espandi ▽
Regista e protagonista, Claudia Gerini orchestra un viaggio nella Roma più autentica: mercati, rovine, ristoranti stellati e scorci marini visitati nel corso di una giornata. Dai quartieri più vivi e animati ai silenzi antichi di Gabii fino al calar del sole sul litorale di Ostia, la cucina si trasforma in un mezzo capace di collegare epoche e culture diverse. A completare il quadro, quattro chef d'eccellenza - Roy Caceres, Andrea Antonini, Domenico Stirpe e Ciro Scamardella - che guidano il pubblico tra piatti, storie e tradizioni. In pochi minuti, il cortometraggio fonde documentario, diario di viaggio e omaggio alla Roma più autentica, un organismo vivente in continuo dialogo tra passato e futuro, innovazione e tradizione. Recensione ❯
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Le dottoresse ucraine Yulia "Cuba" e Oleksandra "Alaska" affrontano la guerra in prima linea con coraggio, umorismo e amicizia, sognando vite oltre il conflitto. Espandi ▽
Yulia "Cuba" e Oleksandra "Alaska" sono due dottoresse ucraine che lavorano sulla linea del fronte di guerra. Grandissime amiche, fanno parte di un piccolo nucleo militare in continuo movimento, ogni giorno affrontano orrori, morti, corpi devastati, e sopravvivono indomite e frementi grazie all'amicizia che le lega, alla forza interiore e al senso dell'umorismo che condividono. Ridono, scherzano, esorcizzano l'orrore della guerra. Sognano anche: Alaska vuole fare la disegnatrice, Cuba la stilista di moda e finisce alla Fashion Week di Parigi con la sua collezione ispirata alle "Guerriere futuriste". Un documentario girato anche in prima linea, con bodycam e telefoni, percorso dalla vitalità inesauribile delle protagoniste, segnato dal dramma, ma soprattutto dalla voglia di sopravvivere, di vivere nonostante la guerra, diretto dal regista ucraino Yegor Troyanovsky, che incontrò Cuba e Alaska quando era lui stesso militare. Recensione ❯
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Un ritratto sentimentale di Roma attraverso i suoi cinema: luoghi di memoria e resistenza, tra nostalgia del passato e visioni di futuro condiviso. Espandi ▽
Roma è la città del cinema, ma anche dei cinema: scrigni incantati disseminati nei quartieri, custodi di storie, vite e memorie. Alcuni svaniscono, altri cambiano volto o destinazione d'uso. Buio in sala li rievoca tutti attraverso una sorta di cartografia immaginaria, passando dagli edifici più appartati alle piazze centrali. Cinema come il Nuovo Sacher, il Filmstudio e il Cinema dei Piccoli emergono come luoghi della memoria in cui passato e presente si fondono in un grande abbraccio. Sospeso tra la nostalgia per un passato mitico e il desiderio di costruire un futuro che non dimentichi l'imprescindibile funzione di collettore sociale della sala cinematografica, il documentario diventa un piccolo ritratto sentimentale di una città che resiste e si rinnova continuamente, immersa in quelle stesse luci e in quelle stesse ombre che si alternano sul grande schermo. Recensione ❯
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Il film racconta l'epopea del rugby italiano: dal sogno al Sei Nazioni, tra backstage, repertori e interviste che celebrano la storia dura e romantica di questo sport. Espandi ▽
80 minuti è la durata di ogni partita di rugby. 80 minuti reali, effettivi, da sudarsi uno dopo l'altro, metro dopo metro. Da ricordare. 80 minuti è anche il titolo di questo film, che racconta come la nazionale italiana di rugby sia arrivata a disputare il prestigioso torneo Sei Nazioni alla pari con i big team della palla ovale. Attraverso il backstage esclusivo delle partite del torneo, il racconto si immerge nel passato della nazionale, tra repertori e interviste a ex giocatori, esperti e giornalisti di settore, per celebrare la storia romantica, sporca e dura di questo sport in Italia. Recensione ❯
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Asif Kapadia racconta la vita di una leggenda del calcio britannico tra Celtic e Liverpool, tra tragedie sportive e l'Inghilterra del thatcherismo. Espandi ▽
Dopo Ayrton Senna, Diego Armando Maradona e Roger Federer, il grande documentarista Asif Kapadia presenta in prima mondiale alla Festa del Cinema di Roma un nuovo ritratto di un'icona sportiva, forse ancor più affascinante dei precedenti proprio perché il soggetto è meno universalmente celebrato. Allo spettatore, dunque, è riservato il piacere di scoprire la vita - più che le prodezze - di una delle leggende del calcio britannico, con una carriera divisa tra Celtic Glasgow e Liverpool, erede naturale di Kevin Keegan e segnato da due grandi tragedie sportive: Heysel (1985) e Hillsborough (1989). A emergere è anche la precisa descrizione del contesto (in particolare l'Inghilterra del thatcherismo), mentre l'ampio materiale di repertorio viene amalgamato in un racconto dal flusso inarrestabile. Recensione ❯
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Documentario sull'anno del Giubileo che racconta, con rispetto e senza sensazionalismi, le vite dei senzatetto tra fragilità, speranza e riscatto. Espandi ▽
Nell'anno del Giubileo, i protagonisti di questo film sono i senzatetto che vivono ai margini con le loro storie, non così lontane dalle nostre, mentre sullo sfondo un'umanità in cammino scorre placidamente, pronta a varcare la Porta Santa della Basilica di San Pietro. In questo dialogo di luci e ombre, di caduta e riscatto, di fragilità e speranza, la regista evita ogni sensazionalismo e rispetta la dignità di chi, in una condizione di privazione e di perdita, riconfigura il proprio quotidiano e pone indirettamente domande che ci riguardano tutti. In attesa di varcare una soglia, quella del presente, per cominciare un giorno nuovo: l'Ottavo. Recensione ❯
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José Luis Guerín segue per tre anni gli abitanti di un isolato quartiere di Barcellona, tra memoria, trasformazioni e vita quotidiana, con un cinema attento e poetico. Espandi ▽
Un quartiere di Barcellona che l'autostrada, la ferrovia e un fiume isolano dal resto della città: in bilico tra vocazione rurale e incombenti trasformazioni imposte dall'alto, memoria storica, identità locale ed emigrazione. Un microcosmo che riflette il mondo. José Luis Guerìn, maestro raffinato e appartato del cinema europeo (autore di Innisfree, En la ciudad de Sylvia e altri film e installazioni) segue per tre anni le vite dei suoi abitanti, con uno sguardo dove l'aderenza al reale è sempre negoziata dalla sapienza del cinema. Il rispetto per le persone e le loro storie porta a immedesimazione e commozione; e la regìa, invisibile ma ben presente, produce sequenze straordinarie come quella finale, in cui sembra di rivedere il cinema di Jean Renoir. Recensione ❯
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Ritratto lirico di una famiglia di minatori italiani a Villerupt negli anni '60, tra memoria, identità culturale e mutamenti generazionali, con musica e poesia. Espandi ▽
Il ritratto di una famiglia di minatori italiani emigrati a Villerupt, al confine tra Francia e Lussemburgo, negli anni Sessanta del secolo scorso: la lotta per conservare l'identità culturale, le nuove generazioni, i mutamenti del lavoro, le trasformazioni del nuovo millennio. Ma Temps nouveau è anche una sorprendente opera lirica, con interludi cantati e recitati, con parole di Valerio Magrelli e musiche di Carlo Crivelli. Caillat, maestro del film-essai, lavora con grande sensibilità sulla memoria ed espande i limiti del documentario, facendo dialogare forme narrative e artistiche apparentemente lontane. Recensione ❯
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Brandon Kramer racconta il rapimento di Liat Beinin Atzili e il dolore dei genitori, esplorando conflitto, giustizia e dignità nel dramma del Medio Oriente. Espandi ▽
Il film di Brandon Kramer (co-prodotto, tra gli altri, da Darren Aronofsky) getta lo scandaglio sulla crisi in Medio Oriente, raccontando la vicenda di Liat Beinin Atzili, una donna israelo-americana rapita insieme al marito durante l'attacco del 7 ottobre 2023. Attraverso lo sguardo dei genitori Yehuda e Chaya, il film racconta un dramma famigliare e lo trasforma nella lente attraverso cui provare a comprendere le ragioni di un conflitto così crudele. Premiata alla Berlinale col prestigioso Documentary Film Award, l'opera mette in luce non solo il dolore delle persone comuni ma anche le tensioni morali e politiche che si agitano sullo sfondo: la ricerca di giustizia che rischia di confondersi con la sete di vendetta, la voce delle vittime che si scontra con la retorica degli Stati e la difficoltà di lasciar emergere la dignità individuale all'interno delle logiche di potere globale. Recensione ❯
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Heinz Emigholz confronta la Fetta di Polenta e la Mole Antonelliana, trasformando l'architettura torinese in un poema visivo su spazio, percezione e memoria. Espandi ▽
Heinz Emigholz pone a confronto due straordinari edifici torinesi firmati da Alessandro Antonelli: la Casa Scaccabarozzi, detta Fetta di Polenta, e la monumentale Mole Antonelliana. A essere indagate sono tensioni primarie - pubblico e privato, interno ed esterno, cielo e terra, realtà e cinema -, mentre l'architettura diviene la protagonista assoluta. Il film cattura la tensione tra spazio e percezione, tra monumentalità e intimità, restituendo un dialogo silenzioso tra gli edifici e lo spettatore. Il risultato è un piccolo poema lirico che trasforma l'attenzione al dettaglio e alla composizione dell'inquadratura in veri e propri strumenti di contemplazione. La città e i suoi simboli diventano così il teatro di una riflessione estetica e filosofica che mette in comunicazione passato e presente, materia e immaginazione. Il cortometraggio è il primo di una serie commissionata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, sotto la direzione di Carlo Chatrian, in occasione del 25mo anno nella sede della Mole Antonelliana. Recensione ❯
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Un viaggio emozionante nella vita e nella carriera di Franco Lechner, in arte
Bombolo, uno degli attori caratteristi più iconici e amati del cinema popolare italiano. Espandi ▽
Un viaggio emozionante nella vita e nella carriera di Franco Lechner, in arte
Bombolo, uno degli attori caratteristi più iconici e amati del cinema popolare italiano. Non solo il comico
dalle espressioni uniche, ma anche l'uomo vero, il padre affettuoso, l'amico sincero. A guidarci in questo
racconto ci sono i figli Alessandro e Stefania Lechner, che affiancano il regista Stefano Calvagna in un
percorso intimo e toccante attraverso i luoghi che hanno segnato la vita di Bombolo. Il docufilm è impreziosito da sequenze dei suoi film
più celebri e da immagini della Roma verace, quella che profuma ancora di umanità, spontaneità e
teatro di strada. Recensione ❯
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Un ritratto inedito di Federico Fellini. Espandi ▽
Amici, conoscenti, familiari, artisti che hanno conosciuto Federico e ce lo restituiscono con un ritratto
inedito costituito da interviste che Donatella Baglivo ha realizzato nei decenni. Ne esce la biografia
cinematografica di un uomo con un immenso senso dell'ironia, un'intelligenza e una sensibilità artistica
al di fuori del comune. Recensione ❯
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Tra gli anni '50 e gli anni '80, Roma diventa il cuore pulsante del cinema europeo e una delle capitali
mondiali della post-produzione cinematografica. Il documentario ripercorre la straordinaria parabola
dello stabilimento Technicolor di Roma. Espandi ▽
Il documentario ripercorre la straordinaria parabola
dello stabilimento Technicolor di Roma, inaugurato nel 1957 nell'area allora semi-rurale di Roma Est. È
qui che prende forma un polo tecnologico d'avanguardia, simbolo di una stagione irripetibile del cinema
italiano e internazionale: dai capolavori neorealisti alle grandi co-produzioni hollywoodiane girate a
Cinecittà, passando per la commedia all'italiana e il cinema di genere, Technicolor Roma ha impresso il
suo marchio su decine di film memorabili. Ma tutto il materiale filmico e documentale accumulato in
decenni di attività rischiava di andare irrimediabilmente perduto con la chiusura dello stabilimento,
avvenuta nel 2013. È stato solo grazie all'intervento di Augustus Color, che ha recuperato, catalogato e
conservato con cura migliaia di bobine e documenti, che una parte preziosa della storia culturale e
industriale del nostro Paese è stata salvata dall'oblio. Recensione ❯
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Entrato nella compagnia di Eduardo dopo aver lavorato come impiegato all'Ospedale Militare di Napoli,
Enzo Cannavale ha lavorato in 120 film. Espandi ▽
Entrato nella compagnia di Eduardo dopo aver lavorato come impiegato all'Ospedale Militare di Napoli,
Enzo Cannavale ha lavorato in 120 film. Di qualsiasi tipo. Con qualsiasi autore o attore. Dai film
con Bombolo e Bud Spencer a quelli di Marco Ferreri e Giuseppe Tornatore. Dentro l'apparenza di una
perenne stanchezza o rassegnazione, scossi da fugaci lampi di sgomento, serbava quella che Giulio Baffi
chiama la perfezione della macchina dell'attore: il metronomo in testa, l'impertinenza e la vivacità, il
gusto dei giochi di parole, il corpo che si adatta al costume e non il contrario. Ma erano le mani che
sembravano connesse con un wifi invisibile agli occhi, perfettamente a sincrono con lo sguardo, a
mobilitare ogni spazio intorno alla sua esile persona: nella tradizione della mimica "digitale", ovvero
delle dita, tipica del meridione, Cannavale è stato una divinità minuta ed erudita dello schermo. Ma
nella vita amava passeggiare per il quartiere con il suo cane lupo o rimanere a lungo in terrazza a
guardare la distesa di piazza Plebiscito di fronte e, sullo sfondo, il profilo rosato del Vesuvio al
crepuscolo. Questo documentario, realizzato a sei mani insieme ai suoi figli, raccogliendo la traccia
incandescente che ha lasciato in chi l'ha conosciuto, cerca di raccontarlo e ricordarlo - se ne è capace. Recensione ❯
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