Al Cinema La Compagnia di Firenze prosegue la maxi-rassegna XX secolo - L'invenzione più bella, promossa da CSC – Cineteca Nazionale con il sostegno del Ministero della Cultura. Una ricchissima selezione di film capolavoro che tornano sul grande schermo, in più tranche, fino all’estate. Sono quattro gli artisti protagonisti delle prossime rassegne in programma. Li vediamo qui di seguito in quattro focus che approfondiscono i personaggi citando i titoli che saranno presenti nelle rassegne.
JEAN-PIERRE MELVILLE (da sabato 16 aprile)
Jean-Pierre Grumbach, nato in Alsazia da famiglia ebraica dimostrò subito un carattere particolare. Era imprevedibile, scontroso e curioso. É legittimo dire la curiosità sia il mantra perfetto di Jean-Pierre, divenuto poi Melville per via della sua passione per il Melville americano, quello di "Moby Dick". Sì, il futuro regista, curioso, ha esplorato tutti i generi. Dunque era nato bene, in possesso dei mezzi per finanziare le sue idee. E così ci mise del suo per produrre il primo film, Il silenzio del mare, che assume una certa importanza, perché una certa critica lo considera uno dei precursori della Nouvelle Vague. Il neoregista si rese conto che quel genere di cultura aristocratica e letteraria non era per lui. Jean Pierre ambiva a un altro genere di successo. Gli interessava il botteghino. E allora guardò al cinema americano, quello d’azione. Lo studiò e lo mise a frutto adattandolo alla cifra francese del poliziesco che era importante, per molti versi originale. Non erano solo rapine, sparatorie e inseguimenti in macchina, ma attenzione ai rapporti interni della malavita, come la solitudine, l’amicizia e il rispetto di certi codici d’onore.
Titolo esemplare in questo senso è Lo spione (1962). Si giocano la storia un gangster e un balordo che, forse, fa il doppio gioco. Trattasi di Belmondo e Piccoli. Il gangster crede di essere tradito dal complice, ma nella mala non si tradisce. Quando emerge la verità è troppo tardi.
Per il suo racconto sulla malavita francese Melville assunse i personaggi dal più alto profilo. Alain Delon e Jean Paul Belmondo, Yves Montand e Lino Ventura, perfetti villain per il genere. E poi dark come Simone Signoret e Catherine Deneuve. Dunque il botteghino era assicurato. Ma lo era anche la qualità. Delon era il suo (anti)eroe preferito. Alain è perfetto in Frank Costello faccia d’angelo, ha trentatré anni, è nel suo momento migliore. Cappotto nero lungo, borsalino, crea un modello preso e ripreso. Fa la parte di un killer spietato, che non parla mai e che, incredibilmente per Delon, viene tradito da una donna. Ne I senza nome (1970) Alain organizza la rapina di un gioielliere parigino. Suo partner è Yves Montand. Anche qui tradito, non da una donna, Delon viene ucciso dalla polizia. Un dolore, per gli spettatori.
In quello stesso anno Melville cambia registro. Non più mala ma Resistenza. Il film è L’armata degli eroi, storia di resistenti francesi. Il capo, (Lino Ventura) catturato dai tedeschi, viene salvato da una donna che poi, ricattata dai collaborazionisti, lo tradirà.
Delon è ancora con Melville nel 1973 in Notte sulla città. É un commissario, stanco e disilluso, che agisce contro una banda comandata da un capo che sa tenergli testa. Ma c’è di più, i due sono innamorati della stessa donna, comprensibile, trattandosi della Deneuve. Complicazione non da poco.