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domenica 31 maggio 2020

Yves Montand

Nome: Ivo Livi
Data nascita: 13 Ottobre 1921 (Bilancia), Monsummano Terme (Italia)

Data morte: 9 Novembre 1991 (70 anni), Senlis (Francia)
occhiello
Viviamo in un paese in cui persine la fantasia è sospetta. E invece ci vuole fantasia per risolvere i problemi di questo pianeta, sul quale la potenza esplosiva delle bombe atomiche in deposito corrisponde a una tonnellata di dinamite per abitante.
dal film Z - L'orgia del potere (1969) Yves Montand  Z
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Yves Montand
David di Donatello 1973
Premio miglior attore straniero per il film È simpatico... ma gli romperei il muso di Claude Sautet

David di Donatello 1973
Nomination miglior attore straniero per il film È simpatico... ma gli romperei il muso di Claude Sautet



martedì 19 maggio 2020 - Come plastilina docile si è adattato a tutti i ruoli che i maestri del cinema gli hanno offerto. 

Michel Piccoli, un attore che non faceva errori

Pino Farinotti cinemanews

Michel Piccoli, un attore che non faceva errori Michel Piccoli, classe 1925, ha esordito ventenne in Silenziosa minaccia di Christian-Jaque, ma per l’affermazione c’è voluto del tempo. Parto da Parigi brucia?, del 1966 di René Clément. Ebbene, su quel set c’erano, salvo un’eccezione,  tutti i più importanti attori francesi fra i quali Alain DelonJean Paul Belmondo, Yves Montand, Charles Boyer. L’eccezione era Jean Gabin che non era neppure un attore, era la Francia. C’era anche Michel Piccoli, nel ruolo di un partigiano. Non lo notavi, a fronte dei Delon e Belmondo, nel loro momento migliore, divi aggressivi e presenti nella fantasie femminili. Piccoli però si è fatto notare, dopo. Diciamo, in termini calcistici che, mentre i due compagni di “Borsalino” erano due goleador, Michel è stato un grande centrocampista, ordinato e prezioso, che all’occorrenza, comunque, si trovava pronto per il tiro in porta. 

Poi è stato tutto, ha affrontato e risolto tutti i ruoli. E c’è un segnale forte, i registi che lo hanno chiamato. Quasi tutti da storia del cinema, così come lo sono molti dei titoli, che sfiorano i duecento, in cui appare l’attore parigino.
Non essendo un Delon, Piccoli ha affinato le qualità, le ha perfezionate, ha saputo aderire a “tutto” come ho scritto sopra. Se non era l’amante appassionato era comunque quello che ti dà sicurezza, ti risolve i problemi, e i conti. Gli autori che lo hanno chiamato appartenevano a culture, estetiche, spettacolo, intenzioni, diversi. Eppure Michel come una plastilina docile si adattava a tutto. 

Molti dei suoi registi sono grandi maestri che poco avevano in comune. Prendiamo un Buñuel, che ha chiamato Piccoli molte volte, ricordiamo Bella di giorno, La via Lattea e Il fantasma della libertà. Performance diverse, complesse, risolte. Michel ha saputo anche adeguarsi a un Godard, uno che sperimentava, uno difficile. Ne Il disprezzo, tratto da Moravia, tiene testa a una Brigitte Bardot. Poi c’è Hitchcock che gli fa fare un diplomatico francese spia dei russi, in Topaz. Dove Piccoli si suicida, ma senza farsi vedere. 

Era la sua misura, era la capacità dell’attore di saper guardare se stesso, attore, da fuori, in prospettiva. Con insistenza e attenzione. Dunque trovava sempre il giusto equilibrio, non faceva errori. E lo chiamavano tutti, appunto. Il mare del suo lavoro è davvero grande. Occorre stare a una selezione che non può che essere arbitraria. Stiamo comunque ai maestri. Al Lelouch di Tornare per rivivere; Chabrol (L’amico di famiglia); l’eterno de Oliveira (Specchio magico e Bella sempre).
Il cartello italiano è vasto e completo, Michel Piccoli è praticamente italiano di adozione. Ha lavorato con Bellocchio (Salto nel vuoto); Ettore Scola (Il mondo nuovo); Liliana Cavani (Oltre la porta); Elio Petri (Todo modo).

Con Marco Ferreri, Piccoli ha formato una vera e propria ditta. I film sono sei, ricordiamone due, che fanno parte della memoria, anche popolare, del cinema,  Dillinger è morto e La grande abbuffata. Ma concludo con quella che ritengo la performance eroica di Piccoli, Habemus papam, dove dà corpo e volto al neoeletto papa Melville, che decide di non accettare quel ruolo perché teme di aver perduto la fede. Piccoli era il perfetto testimone dell’idea di Nanni Moretti, che, incredibilmente, aveva previsto il “grande rifiuto” di papa Ratzinger. Un promemoria: Habemus papam è il più grande film italiano dell’era recente, anche grazie a Michel Piccoli.   
   

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