Dopo aver assistito alla danza nel Padiglione delle Peonie di La foresta dei pugnali volanti non si può che ricordare eternamente così Zhang Ziyi: una bellezza leggiadra, di impossibile armonia, che incarna eleganza e fascino, innocenza e sensualità, in un solo corpo. Oggi che ha compiuto 40 anni e - incinta all'ottavo mese - sembra immune ai segni lasciati dal tempo che scorre. I suoi lineamenti di porcellana, dalla perfezione innaturale, e il suo volto sorridente incarnano una stagione dorata del cinema cinese, avvicinatosi a generi - il wuxia pian, anche nella sua accezione fantasy - che erano proibiti nei decenni passati. Anche grazie a questa apertura, oltre che a dive come Zhang Ziyi, il cinema cinese è cresciuto in rilevanza artistica ed economica fino a competere con Hollywood.
Una carriera che ha inizio con La strada verso casa, diretto da Zhang Yimou, nel 1999, per proseguire con La tigre e il dragone, dove Zhang interpreta Jen Yu, una guerriera formidabile e ambiziosa che, per devozione alla malvagia Volpe di Giada, finisce per causare dolore e provocare tragedie. Un ruolo avventuroso, romantico e tragico, che permette all'attrice pechinese, proiettata immediatamente sul proscenio internazionale, di mettere in mostra una gamma completa di nuance, da performer navigata.
Gli anni successivi, oltre a consolidare il suo status di star a Hollywood (Rush Hour 2) e nel cinema d'autore (2046 di Wong Kar-wai), promuovono Zhang come icona di bellezza panasiatica, simbolo della femminilità dell'Estremo Oriente al di là dei confini che hanno separato, spesso in chiave bellicosa, Cina, Giappone e Corea. Zhang è così una guerriera cinese nel wuxia sudcoreano Musa, una principessa in Operetta Tanikugoten, la favola sotto forma di musical che rimarrà l'ultima regia (2005) del grande Suzuki Seijun, e una sensuale geisha in Memorie di una geisha (2005), coproduzione nippo-americana.