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L'uomo sulla Luna: il film più grande della storia

La Luna di quel 21 luglio 1969 è il cinema tutto. Ne ha cambiato per sempre l'estica, gli orizzonti, i sentimenti.
di Pino Farinotti

domenica 21 luglio 2019 - Focus

Le prospettive di racconto di quella notte del 21 luglio del 1969 sono praticamente infinite. Occorrono sintesi non semplici. La prima istantanea: quell'impronta di Armstrong è uno dei fotogrammi, forse il fotogramma, che più identifica il novecento. E trattasi di cosa buona e giusta, se pensi alle alternative: Il fungo di Hiroshima? L'assassino di Kenney? Il ragazzo cinese davanti ai carri armati in piazza Tienanmen? Le due torri? E via dicendo. Sulla luna non c'è violenza, anzi, c'è pace, e, ad essere un po' enfatici ed ecumenici, c'è tutto il mondo "insieme"quella notte.

E poi, il cinema. Il rapporto fra quella vicenda dell'Apollo 11 e il cinema è talmente stretto da azzerarsi. La conquista della luna è il più grande film di tutti i tempi.
Pino Farinotti

C'è l'impresa e c'è la sua rappresentazione, in tutti i dettagli e le verità possibili e indiscutibili, anche se poi arrivarono i negazionisti a dire che era un trucco televisivo. Non lo era proprio, altrimenti i russi se ne sarebbero accorti. Chi ha visto quel film in diretta, come me, ragazzo, ricorda naturalmente dov'era. Così come tutti ricordano, chi c'era, le finali dei mondiali vinti dall' Italia nel 1982 e nel 2006. Roba...meno importante. Ancora il cinema: è legittimo che in questa sede il cinema prevalga, nelle analogie e nelle citazioni. Il volume del materiale è immenso. Quelle riprese, che potrebbero definirsi pionieristiche, posseggono qualcosa oggi non reperibile, il bianco e nero come suggestione e magia, che oltrepassa di tante lunghezze il 4K così perfetto e aggressivo. E poi quelle zumate traballanti, che potevano trasmettere l'insicurezza e il timore di proporre agli umani, per la prima e forse per l'ultima volta, qualcosa di adeguato alla loro possibilità di meraviglia.

Ed è chiaro che il cinema si intreccia con la letteratura. Il celeberrimo Viaggio nella Luna di Georges Méliès è tratto dal romanzo "Dalla terra alla Luna" di Jules Verne. Il fotogramma, ironico, surreale, della luna, sorpresa e arrabbiata, colpita nell'occhio dal razzo, rappresenta un insieme geniale e futuristico, della vocazione dell'uomo e dell'arte, di arrivare dove sarebbero arrivati Neil Armstrong e a Edwin "Buzz" Aldrin. Ed eravamo nel 1902.

Dicevo: letteratura. Non posso esimermi, nelle sintesi arbitrarie e colpevoli, dal citare Dante, che nel Canto del "Paradiso", descrive l'ascesa attraverso le sfere celesti della Luna per giungere alle stelle fisse e al cielo degli angeli.
Anche l'Ariosto nel suo "Orlando Furioso" racconta del cavaliere Astolfo, in sella all'Ippogrifo, che sale sulla Luna per recuperare il senno perduto da Orlando. E Edmond Rostand, immagina che il suo Cyrano raggiunga la Luna su un razzo spinto da fuochi artificiali.


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In foto una scena del film Viaggio nella Luna di Georges Méliès.
In foto una scena del film Apollo 13 di Ron Howard.
In foto una scena del film 2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick.

La filmografia: stiamo ai classici o superclassici, richiamati dalla memoria istantanea che quasi sempre è affidabile nella selezione. Un nome fondamentale del fantasy è H.G. Welles, grande inventore. Fra i film da lui ispirati, Base Luna chiama Terra (1964), di Nathan Juran, basato sul romanzo "I primi uomini sulla luna". E ancora "The Time Machine", nelle due versioni di George Pal (1960) e di Simon Welles (!) del 2002. Lo scrittore immaginava che la luna venisse distrutta dagli umani nel tentativo di colonizzarla. Non può mancare il classico infinito Star Trek: Primo contatto (1996) di Jonathan Frakes che rivela che nel XXIV secolo vivranno sulla luna 50 milioni di persone. Ricordabile Oblivion, (2013) di Joseph Kosinski dove il pianeta viene distrutto dagli alieni invasori.

E poi un titolo di realtà non di fantasia, L'apollo 13 di Ron Howard del 1995. È il racconto di quella spedizione del 1970, compromessa subito da un incidente grave, ma che lo staff piloti-Nasa riuscì miracolosamente a risolvere salvando le vite dei tre astronauti.

Infine l'eroe massimo del fantasy spaziale, Stanley Kubrick che in 2001 Odissea nello spazio (guarda la video recensione) (1968), rifacendosi al testo di Arthur C. Clarke, immagina alcune scene in una base lunare ubicata nei crateri Clavius e Tycho. È singolare come Kubrick si trovasse poi coinvolto nella teoria del complotto. Secondo i negazionisti ci sarebbero le prove del trucco televisivo. Eccone alcune: la bandiera Usa sventola, cosa impossibile in assenza di atmosfera; in una foto manca l'ombra della bandiera; la visiera del casco di un astronauta riflette una fila di riflettori; c'è un faretto riflesso sul casco; è impossibile che le impronte rimangano così nitide; le impronte non sono quelle degli stivali di Armstrong, che hanno la sula liscia. Erano le teorie, poi tutte facilmente smontate, esposte nel libro di Bill Kaysing "Non siamo mai andati sulla Luna". Siccome, per una fiction così complessa occorreva un regista all'altezza, la tesi era che protagonista del grande inganno fosse proprio Kubrick, ricattato dalla CIA a conoscenza dell'appartenenza del fratello Raul al Partito comunista. Solo che Kubrick non aveva un fratello, ma una sorella.

Ecco dunque che la Luna di quel luglio è il cinema tutto, tutto. Se l'Academy Award decidesse un'edizione speciale di riconoscimenti di un titolo che comprendesse tutti i generi, i record, le memorie, l'estetica, i nuovi orizzonti, i sentimenti e tutta la Storia (S maiuscola) Luglio 1969, la conquista della Luna, non lascerebbe un solo Oscar agli altri titoli.


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