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Dieci anni senza Alberto

Sordi era stato tutto. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

In foto Alberto Sordi in una scena del film Racconti d'estate di Gianni Franciolini.
Alberto Sordi 15 giugno 1920, Roma (Italia) - 25 Febbraio 2003, Roma (Italia). Interpreta Aristarco Bertolini nel film di Gianni Franciolini Racconti d'estate.

lunedì 25 febbraio 2013 - Focus

Quando morì Alberto Sordi ricordo un funerale di Stato sontuoso. Senza dubbio meritato. E poi naturalmente tutti i "coccodrilli" relativi. Sordi era stato tutto. A cominciare dal modello dell'italiano medio, come si diceva. Ricordo anche un editoriale in cui veniva definito l'uomo che aveva dato del cittadino italiano un'immagine furbastra e volgare, negativa oltre confine. Non ricordo chi lo scrisse, ma c'è sempre, in un quadro generale, quello che vuole uscire dal gruppo, essere diverso, mettersi "contro".
Sopra ho scritto che Sordi era "tutto", dunque ci sta anche che a volte, anzi, spesso, fosse furbastro, e qualche volta volgare. Ma non è questo il punto. Diciamo che comunque è un punto parziale e insignificante. Confesso che ho condiviso Sordi, l'ho apprezzato, ma non è mai stato una mia passione. Gassman lo era.
Nelle mie docenze, nei corsi sul cinema italiano, presento a volte una selezione di sequenze molto ragionata, al di là delle mie passioni personali. Ci sono momenti di film che non sono solo film ma opere d'arte, di registi-artisti, appunto: De Sica, Rossellini, Visconti, Fellini. E poi due stralci di registi narratori, grandissimi naturalmente, Monicelli e Risi. Ricordo che ci pensai a lungo, la selezione doveva essere fulminante, pochissimi titoli. Alla fine emersero due sequenze, in entrambe c'era Sordi. Una è dalla "Grande guerra", quando Gassman e Sordi vengono catturati dagli austriaci. Possono essere fucilati perché indossano divise austriache. Saranno risparmiati se riveleranno il punto del ponte di barche dove si sta organizzando l'attacco italiano. La scena la ricordiamo tutti. Giovanni Busacca (Gassman) ha quel moto d'orgoglio che costa la vita "mì a tì te disi propri un bel niente, hai capito faccia di merda!" Dice al colonnello. Sordi, al corrente del ponte, vede l'amico fucilato ma non cede, piange, cerca di impietosire, ma non molla. Si fa fucilare. In Una Vita difficile Sordi è ubriaco sul vialone della Versilia. Mentre da lontano arrivano le parole di "Ciao ciao bambina" di Modugno, Silvio Magnozzi-Sordi comincia a sputare alle macchine, e ai pullman che passano. Che cinema! Era il 1961. Una Vita difficile è un paradigma di "tutto", come Sordi. Lui è un giornalista comunista, che comincia da partigiano sul lago di Como, attraversa tutte le grandi vicende italiane di quei decenni: la fine della guerra, l'oro di Dongo, il referendum del giugno '46, -la scena del pranzo coi nobili- , le elezioni decisive del destino della nazione del 18 Aprile '48 -quelle di De Gasperi vs Togliatti-, l'attentato a Togliatti del luglio '48 - va in prigione perché cerca di occupare la Rai-, e poi il dopoguerra, fino al boom economico. Con la sequenza finale dello schiaffo che scaraventa in piscina il commendatore che lo ha vessato per tutta la vita. Una Vita difficile mi riporta a un dato personale. E c'è davvero Alberto Sordi, in ciò che sapeva fare e sapeva ispirare. Si chiama identificazione. Mio padre era un De Gasperiano assoluto. Eppure stravedeva per il comunista Magnozzi/Sordi e stava dalla sua parte. Non era appassionato di cinema, ma appena poteva rivedeva quella "Vita difficile". "Vita" dell'italiano Alberto .

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