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Hop, cineconiglio anticipato

Marsden, Argentero e Facchinetti presentano un film dolce, quasi zuccheroso, adatto ai bambini.
di Ilaria Ravarino

Una scena di Hop, film pasquale diretto da Tim Hill.

mercoledì 23 marzo 2011 - Incontri

Anche se arriverà in sala dal primo aprile, a notevole distanza dalle festività, sarà Hop il cineconiglio della Pasqua 2011: mix di live action e cartoon diretto dal regista di Alvin Superstar Tim Hill, il suo sottotitolo "Caramelle, pulcini e rock'n'roll" non lascia spazio a dubbi. Un film dolce, quasi zuccheroso, adatto ai bambini. E con tre belle sorprese nell'uovo: il protagonista James Marsden e i due doppiatori, Luca Argentero e Francesco Facchinetti.



JAMES MARSDEN

Classe 1973, alle spalle una carriera da modello di Versace e nel presente una lunga gavetta di ruoli da eterno (super)secondo, nella trilogia di X-Men come in Superman Returns, l'identikit di James Marsden coincide con il tradizionale fenotipo da bel faccino hollywoodiano: corpo slanciato, lineamenti minuti, occhi e capelli chiarissimi, sorriso smagliante. Un generale, rassicurante effetto da divo della porta accanto che sfugge alla monotonia grazie a due imprevisti e imprevedibili particolari del carattere. L'ironia, la stessa che nel 2001 lo portò accanto a Ben Stiller sul set di Zoolander per prendersi gioco dello stesso mondo che lo aveva lanciato, quello della moda, e il pudore. Perchè da uno così non te lo aspetteresti mai, ma di fronte a un complimento Marsden arrosisce. Veramente.

La sua è una carriera variegata, dalla moda alla tv, dal piccolo schermo al cinema. Perché ha scelto Hop?
Prima di tutto per i miei figli, che hanno 5 e 10 anni. Poi perché, anche se amo cambiare generi e registi, mi sento più dotato come comico che come attore drammatico, mi piacciono i ruoli brillanti. I film di animazione come Hop sono diventati un genere molto popolare, riescono a far ridere anche gli adulti offrendogli spunti interessanti su cui riflettere.
Hop ha una sceneggiatura ironica e sofisticata, ci sono i colori e il divertimento che amano i bambini e piani di lettura più forti per i genitori. E poi, dopo aver girato un thriller, avevo bisogno di consolarmi: quando ho visto tutti quei pulcini e quelle uova mi sono sentito rinato.

Recitare con un coniglio deve essere stata una bella sfida...
È stato un grande esercizio di fantasia, visto che il mio partner era una piccola porzione di schermo verde, ma mi era già successo con X-Men.

Il suo cartoon preferito?
Da piccolo Bambi. Da grande Toy Story 3.

C'è qualche sfida cui ha rinunciato, come accade al protagonista di Hop?
No, non vorrei essere diverso da come sono. Mi sento fortunato, recitare è sempre stata la mia passione e non avevo nessun piano B. Se non fosse andata bene, sarei rimasto a poltrire sul divano di casa.

Quindi si sente simile al suo personaggio? Anche Fred è pigro.
Sì ma io sono più motivato, lui è un bamboccione con grandi ambizioni. In comune abbiamo una forte volontà di seguire i nostri sogni.

Hollywood è un sogno o un incubo?
Dipende da come sei fatto, per qualcuno può essere un inferno. Per me è una specie di Reame di Oz, un mondo che ha realizzato tutti i miei sogni. Certo, sono stato molto fortunato: ho scommesso su una follia, cioè andare a Los Angeles a fare l'attore, e ho vinto. Nel MidWest non è così scontata una decisione del genere. Hollywood è come giocare d'azzardo a Las Vegas, non sai come andrà a finire. Per uno che ci riesce, ce ne sono mille che non ce la fanno. Credo che il successo si debba definire sempre in base alla passione, al proprio sogno. In fondo questo è anche il tema di Hop.

Che bilancio farebbe della sua carriera?
Non saprei dire se sono più o meno famoso di prima. Sono orgoglioso del mio lavoro e spero di farlo il più a lungo possibile. Certo, ogni volta penso che il film che sto facendo potrebbe essere l'ultimo, che potrebbe succedere che un giorno non mi chiamerà più nessuno, ma alla fine lavoro da 17 anni e continuo ad andare avanti. Come nel poker, anche se non hai una mano ottima, puoi continuare a giocare.

Quali sono i suoi attori di riferimento?
Sono cresciuto amando Paul Newman, ispirandomi a lui: amo il modo con cui è riuscito a proteggere la sua vita, la famiglia e i suoi valori da Hollywood. E Brad Pitt, perché ha avuto una carriera interessante, si è rinnovato, ha scelto ruoli inconsueti: avrebbe potuto diventare facilmente un eroe da commedie romantiche, e invece ha recitato in progetti come L'esercito delle 12 scimmie.

Newman e Pitt sono noti anche per il loro fascino. Lei che rapporto ha con la bellezza?
Io... veramente... non mi sono mai sentito a mio agio con il mio aspetto esteriore. Da giovane non ero molto ricercato dalle donne... sarà per questo che mi piace scavare al di sotto della scorza esteriore dei miei personaggi.

Tornerebbe a fare televisione o è un capitolo chiuso?
Tornerei subito in Ally McBeal. Non discrimino la tv, anzi ultimamente ci sono serie di grande qualità: Mad Men, In Treatment, Boardwalk Empire.



LUCA ARGENTERO e FRANCESCO FACCHINETTI

In comune hanno poche cose. Sono entrambi doppiatori di Hop, sono giovani e pronti alla battuta, sono impegnati con donne importanti quanto e più di loro: Argentero con la reginetta del doppiaggio Myriam Catania, Facchinetti con la star televisiva Alessia Marcuzzi. E poi, in comune, i due hanno anche un pezzo di infanzia. «Ho trovato una foto di me in vacanza a 14 anni ad Alassio, in Liguria – ha raccontato Facchinetti - Una foto di gruppo, con tanti ragazzi: tra loro c'era anche Luca. Erano dei pomeriggi bellissimi quelli, spensierati, tutti motorino, sala giochi e poco altro. Oggi non so quanto i giovani si divertano veramente».

E voi quanto siete rimasti "giovani" dentro?
Facchinetti: Mi stanno crescendo i capelli bianchi ormai... Forse all'apparenza sembro ancora un bambinone, ma mio padre è bergamasco, mia madre brianzola e dentro di me cova un animo da stakanovista. Sono felice di tutto quel che mi sta capitando, lavoro incluso. La recitazione è un lavoro molto simile allo sport: niente più sala giochi, discoteca e casino, niente vita che comincia alle nove di sera e finisce alle nove del mattino. In un certo senso anche la vita privata, ho scoperto, serve a lavorare meglio.
Argentero: Ho imparato ad avere un forte senso di responsabilità da mio padre, che come mio nonno fa il costruttore, e dal cinema. Fare un film è come fare una casa: rimane. Il cinema mi ha fatto crescere.

Com'è stata la vostra esperienza di doppiatori?
Argentero: Il doppiaggio è un'arte sopraffina, un mestiere incredibilmente difficile che affronto per caso e con umiltà. Mia moglie, che è doppiatrice, mi ha insegnato a sopportare la sofferenza che si prova a ridare voce a un attore. Bisogna avere rispetto del suo lavoro e non esagerare.
Facchinetti: Sono la bestia nera del doppiaggio, perché ho un accento fortissimo. Doppiare è difficile, sei obbligato a farlo in una stanza buia, fermo come un palo davanti a un microfono. Per fortuna ho avuto una grande direttrice di doppiaggio, Fiamma Izzo, che mi ha fatto sentire a casa mia. Ho inserito nei dialoghi alcuni modi di dire giovanili, mi ha aiutato il figlio di 9 anni della mia compagna.

Quanto vi sentite simili ai vostri personaggi?
Facchinetti: Molto: come il coniglietto, io mi sento una specie di giocatore di calcetto che viene scaraventato in serie A. Un dilettante tra i professionisti.
Argentero: Fred sfiora l'accidia, io no. Anzi: sono andato via di casa a 20 anni... Nella sua propensione a lasciarsi trascinare dalla vita, invece, mi ci ritrovo. Sono un uomo dal grande entusiasmo, come lui.

C'è qualche sfida cui avete rinunciato, come accade al protagonista di Hop?
Argentero: Sono uno sportivo fallito, un tennista mancato. Ho mollato lo sport a 16 anni.
Facchinetti: Figuriamoci, a me piacerebbe ancora fare tutto, sono un onnivoro. Amo il talento e quando lo riconosco lo bramo. Cecchetto, il più grande talent scout che c'è, mi disse una volta: vorrei fare tutto ma conosco i miei limiti. Allora trovo qualcuno che lo sappia fare al posto mio. Ecco, io vorrei presentare come Fiorello, cantare a tutti come fa Jovanotti...

Qual è il più grande sogno che avete realizzato?
Argentero: A livello di carriera, tutto mi aspettavo tranne che finire a fare l'attore. In un momento così complicato per i giovani, quello che mi è successo è davvero un lusso. Sento molto vicino il tema di Hop, che ti invoglia a credere nei sogni: sono grato per ciò che mi succede e mi rendo conto della mia fortuna sfacciata.
Facchinetti: Io ho avuto un padre che grazie al suo sogno ha cambiato la storia della musica italiana, e che mi ha insegnato a non smettere mai di sognare. Oggi la situazione è grave, il paese è pieno di ragazzi incredibili, intelligentissimi, che sono come angeli che non sanno usare le ali. I genitori assecondano i loro vizi, ma non le loro passioni. È più facile comprargli un paio di jeans che portarli a lezione di canto. I miei genitori in questo mi hanno aiutato moltissimo.

Che effetto vi fa uscire in sala con un film americano mentre il cinema italiano si gode l'onda lunga delle commedie?
Argentero: Fra due settimane torno in sala con C'è chi dice no, quindi a Hop gli lascio due settimane di vita. Scherzo, naturalmente. Per il cinema italiano è un momento estremamente positivo, grazie alle nuove generazioni di autori e grazie alle commedie. La commedia è un genere dileggiato e dato per morto regolarmente, poi risorge con prodotti di ottima fattura: in questi giorni c'è al cinema la Cortellesi, e quest'anno sono uscite almeno 10 commedie gradevoli. E tutto succede nonostante in Italia non si faccia molto per risollevare la macchina del cinema. Il cinema è un'industria che fa l'1,5% del Pil italiano, non è una roba di nicchia e meriterebbe più considerazione dallo Stato.
Facchinetti: Parole sante. Allargherei il discorso a tutta l'arte italiana. Più che assistenza ci vorrebbe interesse e occhio di riguardo per l'arte in generale. Siamo un popolo di artisti, a differenza degli americani...

Prossimi progetti?
Argentero: Lezioni di cioccolato 2, con una nuova protagonista femminile, e C'è chi dice no.
Facchinetti: L'8 aprile comincio un programma con Belen, "Ciak si canta", e l'anno prossimo un talent Rai... forse sarà ancora X-Factor. Purtroppo le commedie al cinema a me non le fanno fare…

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