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domenica 20 settembre 2020

Marisa Merlini

Nome: Marisa Merlin
Data nascita: 6 Agosto 1923 (Leone), Roma (Italia)

Data morte: 27 Luglio 2008 (84 anni), Roma (Italia)
occhiello
Ma mica Ŕ colpa mia, Ŕ stato il carretto a rompere i piatti de l'i mort... dell'antenati tua.
E de tu' nonno.

dal film Gian Burrasca (1982) Marisa Merlini Ć La zia Bettina
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Marisa Merlini
David di Donatello 2006
Nomination miglior attrice non protagonista per il film La seconda notte di nozze di Pupi Avati

Nastri d'Argento 1957
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Tempo di villeggiatura di Antonio Racioppi

Nastri d'Argento 1957
Premio miglior attrice non protagonista per il film Tempo di villeggiatura di Antonio Racioppi



La seconda notte di nozze

La seconda notte di nozze

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,55)
Un film di Pupi Avati. Con Antonio Albanese, Neri MarcorŔ, Katia Ricciarelli, Angela Luce, Marisa Merlini.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2005. Uscita 11/11/2005.
Il grande silenzio

Il grande silenzio

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,71)
Un film di Sergio Corbucci. Con Luigi Pistilli, Klaus Kinski, Marisa Merlini, Jean-Louis Trintignant, Frank Wolff.
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Genere Western, - Italia 1967. Uscita 19/11/1968.
Pane, amore e fantasia

Pane, amore e fantasia

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,98)
Un film di Luigi Comencini. Con Marisa Merlini, Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida, Maria Pia Casilio, Virgilio Riento.
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Genere Commedia, - Italia 1953.
I mostri

I mostri

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,83)
Un film di Dino Risi. Con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Lando Buzzanca, Marisa Merlini, Rika Dialina.
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Genere Commedia, - Italia 1963.
Pierino contro tutti

Pierino contro tutti

* * - - -
(mymonetro: 2,44)
Un film di Marino Girolami. Con Riccardo Billi, Enzo Liberti, Alvaro Vitali, Michela Miti, Attilio Dottesio.
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Genere Comico, - Italia 1981.
Filmografia di Marisa Merlini »

lunedý 24 agosto 2020 - Battiston e Fresi confermano una grande tradizione attoriale del nostro Paese. Al cinema. 

Il grande passo, la prova di due grandi caratteristi del cinema italiano

Tommaso Tocci cinemanews

Il grande passo, la prova di due grandi caratteristi del cinema italiano Non sarà proprio come andare sulla Luna, ma vedere due attori come Giuseppe Battiston e Stefano Fresi nel ruolo di co-protagonisti de Il grande passo, ultima opera di Antonio Padovan, è una conquista importante per chi ama il lavoro dei caratteristi sul grande schermo. Entrambi si sono ritagliati la propria nicchia con arte e con mestiere; Battiston addirittura da una trentina d’anni, Fresi più o meno da una decina.


Sono due esponenti oggi di primo piano di una lunga tradizione che in Italia ha attraversato le epoche più importanti del nostro cinema, consacrando alla storia tutti quei volti che arrivano all’immaginazione dello spettatore prima che possa farlo il nome che portano.
Tommaso Tocci
Le strade dei caratteristi, poi, sono infinite. Si arriva ad esserlo attraverso una sontuosa preparazione attoriale, oppure per caso, presi dalla strada per un qualche tratto fisico che colpisce. Lo si può diventare come espressione autentica di ciò che si è, oppure basare una carriera sulla mistificazione: è il caso ad esempio di Monicelli in I soliti ignoti, che si divertì a popolare il film di personaggi dalla spiccata connotazione geografica, che però non era vera. Tiberio Murgia, sardo verace, viene riconfigurato siciliano nel ruolo di Ferribotte, e proprio questo sarà il fil rouge che unirà tutti i suoi successivi ruoli di caratterista, attraversando tutta l’era della commedia all’italiana. Ancora più iconico è il caso di Carlo Pisacane, per tutti Capannelle grazie sempre a I soliti ignoti. Ruolo così totalizzante da fargli portare addosso per il resto dei suoi giorni anche il nomignolo, lui - orgogliosamente napoletano - che trova un’identità pubblica grazie a questo esilarante vecchietto bolognese.

Miracoli e assurdità del doppiaggio, che consentiva di smontare e rimontare pezzi di interpretazione e di deviare le qualità più riconoscibili, come accadeva anche a un’altra faccia capace di raccontare mille storie, quella di Mario Brega (duro del West per Leone e “comunista così” per Verdone). E a proposito di Verdone, come dimenticare le grandi donne caratteriste del cinema italiano?

A Elena Fabrizi, per tutti “sora Lella”, il comico romano ha donato la fama e il prototipico ruolo della nonna nelle sue commedie, ma anche lei - sorella di Aldo Fabrizi - esordì ne I soliti ignoti. E prima ancora, Tina Pica e Marisa Merlini, due carriere che si incontrano in un’altra opera che è un’ode al caratterista: Pane, amore e fantasia di Comencini. Pica aveva la voce cavernosa e inconfondibile, che univa a una presenza scenica forgiata a teatro. Quello della serva Caramella fu uno dei tanti ruoli di femminilità burbera e domestica che il cinema le ha riservato, ma anche il primo a darle vera notorietà. Nel mentre, tra i vari incroci sentimentali del film, è l’Annarella di Marisa Merlini a portarsi via il cuore del maresciallo Vittorio De Sica, e a dare all’attrice una delle parti più gloriose di una filmografia enorme, che abbraccia più di 150 film dal dopoguerra agli anni duemila.
Quella della “spalla” è poi una specializzazione della specializzazione, e che ha visto rappresentanti d’eccezione da Mario Castellani (per Totò, che a sua volta ha coltivato nelle sue sue pellicole uno stuolo di grandi caratteristi, tra cui si potrebbero citare ad esempio Carlo Croccolo, Carlo Campanini, oppure i fratelli Mario e Memmo Carotenuto) fino a Franco Lechner (“Bombolo” per Tomas Milian).

Viceversa l’aspetto più nobile del caratterista è una certa aria di leggerezza e malinconia, in cui il cinema è oggetto ambiguo che si cesella con devozione film dopo film, ma è anche tenuto a distanza. Una categoria che fa pensare a volti diversissimi tra loro, come quello dolce di Aldo Giuffré o quello che sapeva essere durissimo di Gastone Moschin. Oppure ancora un volto che sembra racchiudere tutte le categorie sopracitate, come nel caso di Carlo Delle Piane, con gli occhi tondi e il naso peculiare, e quella dedizione onnipresente che sembra avergli fatto assaggiare la storia del cinema italiano (da Totò e De Filippo fino ad Avati) senza richiedergli alcuno sforzo.

Anche il cinema del duemila ha saputo qua e là rimettere al centro i caratteristi, a cominciare dai nomi più forti della generazione attuale, Sorrentino e Garrone. Nel loro cinema idiosincratico e personale, ambientato in luoghi “altri” e animato da personaggi atipici, c’è stato spazio per protagonisti come Giacomo Rizzo ne L’amico di famiglia e Marcello Fonte nel recente Dogman (guarda la video recensione). Un modo di continuare a ribaltare le prospettive, e di omaggiare l’arte di quei tanti interpreti che da tanto tempo sono in cammino in attesa che gli venga offerto il loro, personale, grande passo.
   

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