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Lino BanfiMadooonna Benedetta dell'Incoroneta!Nome: Pasquale Zagaria76 anni, 11 Luglio 1936 (Cancro), Andria (Italia) |
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![]() Porca puttena!!!!
dal film L'allenatore nel pallone 2 (2007)
Lino Banfi è Oronzo Canà
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Un attore che è considerato uno dei migliori comici italiani del dopoguerra. Un giocoliere di situazioni comiche e di slang nostrani che hanno fatto leggenda. Ha trovato la sua fama in pellicole spettacolarmente stupide e palesemente idiote, pur collezionando ruoli meritevoli che hanno decisamente contagiato tutti per la loro simpatica e bizzarra involuzione. Una recitazione con un ritmo senza freni, un volto accanto a tanti visi famosi e un solo, breve nome: Lino Banfi.
Dal Sud... con furore
Nato ad Andria ma cresciuto a Canosa di Puglia, durante la sua infanzia e la sua adolescenza tenta la strada del seminario, sospinto dalla sua stessa famiglia, molto cattolica. Ma lui non si sente pronto per una vita fatta di austerità e preghiera; Pasqualino è più portato per le forme di spettacolo, per il canto per esempio! Infatti, compie i suoi primi passi artistici proprio nel mondo della canzone, esordendo come cantante nelle feste musicali della sua cittadina.
Trasferimento a Milano
A diciotto anni, nel 1954, durante la miseria del dopoguerra e durante le migrazioni verso il Nord Italia in cerca di fortuna, tenta la strada del varietà, trasferendosi a Milano. Proprio nel capoluogo lombardo, conosce Arturo Vetrani che lo farà entrare nella sua compagnia, iniziandolo a un percorso comico all'interno del quale Lino porta sul palco gli elementi più tipici della sua regione, fra cui il suo leggendario dialetto barese che stravolge tutte le vocali. Sotto lo pseudonimo di Lino Zaga - leggenda vuole che venne poi cambiato in Banfi su suggerimento del grande e scaramantico Totò che vedeva in quel "Zaga" un segno malaugurate -, si fa conoscere al pubblico degli Anni Cinquanta, trovando spesso lavoro anche come attore di fotoromanzi (aveva persino vinto un concorso di bellezza intorno ai 17 anni). Ma non bastava. Milano costa cara e lui patisce la fame, arrivando a farsi ricoverare in ospedale per farsi togliere le tonsille, pur di avere per qualche giorno un letto e di che mangiare. Nel 1967, si trasferisce a Roma, dove continua la sua carriera di comico che si protrarrà per oltre 14 anni fra avanspettacolo, disagiate tournée, soubrette, lavori da spalla, balletti e ballerine.
Finalmente cinema!
Poi il cinema: la sua ancora di salvezza. Il suo primo ruolo è in un musicarello di Lucio Fulci dal titolo Urlatori alla sbarra (1960), dove ha il piacere di lavorare accanto ad Adriano Celentano, Mina, Mario Carotenuto e Marilù Tolo. Poi arriva anche il matrimonio, con la sempre presente Lucia, dalla quale avrà due figli Walter e Rosanna Banfi, che seguirà le orme paterne.
Spalla di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (da quest'ultimo anche diretto ne L'esorciccio), sarà accanto a loro in una sterminata valanga di titoli (alcuni di questi storpiature di pellicole ben più famose) come: Sedotti e bidonati (1964), I due evasi di Sing Sing (1964), Due marines e un generale (1965, dove avrà il piacere di recitare con una leggenda come Buster Keaton), Due mafiosi contro Goldginger (1965), Come inguaiammo l'esercito (1965), 00-2 Operazione Luna (1965), I due parà (1965), I due deputati (1968), I due pompieri (1968), I nipoti di Zorro (1968), Indovina chi viene a merenda? (1969), Franco e Ciccio sul sentiero di guerra (1970), Don Franco e Don Ciccio nell'anno della contestazione (1970), Nel giorno del Signore (1970, anche con Vittorio Caprioli), Riuscirà l'avvocato Franco Bennato a sconfiggere il suo acerrimo nemico il pretore Ciccio De Ingras? (1971), Scusi, ma lei le paga le tasse? (1971), Mazzabubù... Quante corna stanno quaggiù? (1971), Venga a fare il soldato da noi (1972), Continuavano a chiamarli i due piloti più matti del mondo (1972) e Amici più di prima (1976).
Piccolo e grande schermo, cabaret e musicarello
Nel frattempo, ottiene un buon successo anche con il cabaret al Sancarlino, assieme a Carletto Sposito e Anna Mazzamauro, continuando successivamente per questa strada, ma cambiando partner di lavoro: Enrico Montesano e Lando Fiorini. Ma Banfi non esclude nemmeno la televisione dalla sua carriera e fa una piccola partecipazione nello sceneggiato Il giornalino di Gian Burrasca (1964). Dopo Adulterio all'italiana (1966) con il collega Vittorio Caprioli, presenzia anche qualche altro musicarello come: Zum Zum Zum - La canzone che mi passa per la testa (1968), Zum, Zum, Zum n° 2 (1969) e Lisa dagli occhi blu (1969) tutti e tre con Peppino De Filippo - che ritroverà ne Gli infermieri della mutua del 1969 e ne Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa del 1970 con Monica Vitti -, ma anche con l'accoppiata Franco & Ciccio.
Ma i colleghi eccellenti di Lino Banfi non sono finiti qui, a questi vanno aggiunti anche Alberto Sordi e Claudio Gora, incontrati sul set de Il Prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue (1969), Detenuto in attesa di giudizio (1971) e Io non spezzo... rompo (1971).
La commedia sexy anni '80
Di seguito, si aprirà la stagione delle commedie scollacciate, all'interno delle quali Banfi rappresenterà uno dei componenti di quel "quartetto di mostri sacri" delle commedie sexy Anni Settanta formato da Lando Buzzanca, Renzo Montagnani e Mario Carotenuto.
Diretto da Bruno Corbucci, Mariano Laurenti, Michele Massimo Tarantini, Nando Cicero e Sergio Martino, Lino Banfi sarà di volta in volta implicato in divertenti equivoci sessuali e non con le bellissime di quegli anni: Barbara Bouchet, Anna Maria Rizzoli, Femi Benussi, Gloria Guida, Hélène Chanel, Lilli Carati, Edwige Fenech e Nadia Cassini. Ma anche con caratteriste e caratteristi come Isabella Biagini, Marisa Merlini, Francesca Romana Coluzzi, Gianfranco D'Angelo, Alvaro Vitali, Gigi Ballista, Enzo Cannavale e Adriana Facchetti.
Da L'affittacamere (1976) con Caprioli al più pulito Basta che non si sappia in giro (1976) di Magni, Comencini e Loy e con Monica Vitti, approdando alla tv con la miniserie Arrivano i mostri (1977) e il programma tv "Se Parigi.." (1982). Con l'arrivo degli Anni Ottanta, è spesso in coppia con Paolo Villaggio, diretto da Neri Parenti, anche se è felice di lavorare accanto a Roberto Benigni ne F.F.S.S. Cioè che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene? (1983).
Ma il suo miglior ruolo è senza dubbio quello del mediocre allenatore Oronzo Canà che viene assunto (a sua insaputa) per far retrocede la squadra di calcio Longobarda alla serie B nella pellicola cult L'allenatore nel pallone (1984) di Sergio Martino con Gigi Sammarchi, Andrea Roncato e Giuliana Calandra. In grande forma, intelligente e abile nella rappresentazione del proprio personaggio, Banfi lascia decisamente il segno in tutti coloro che almeno una volta hanno visto la pellicola.
Con il tramonto della commedia sexy, Banfi cambia partner e lavora spesso con Christian De Sica, Massimo Boldi o Renato Pozzetto, diventando protagonista della serie tv Il vigile urbano (1989). Ma non solo attore, viene messo alla conduzione di "Domenica In" (1987-88), "Stasera Lino" (1989) e "Aspettando Sanremo" (1990) dove continua a intrattenere il pubblico ipnotizzandolo. Sono questi gli anni del suo ritorno a teatro con la rivista "Arcobaleno" scritta da Dino e Gustavo Verde e con "Vespro della Beata Vergine" (1995).
Il successo di Nonno Libero
Nel 1996, riceve dal Giffoni Film Festival il premio François Truffaut, poi sarà soprattutto e principalmente televisione con Nuda proprietà vendesi (1997), il telefilm Un medico in famiglia (1998-2009), dove interpreta splendidamente il ruolo di Nonno Libero, patriarca di una famiglia allargatissima. L'UNICEF lo nomina suo ambasciatore ufficiale e nel 2003 riceve un altro ambito premio: il Telegatto alla carriera. Instancabile, continua a lavorare in televisione, protagonista di fiction come: Vola Sciuscù (2000), Piovuto dal cielo (2000), il telefilm Angelo il custode (2001), i film tv Un difetto di famiglia (2002), Il destino a 4 zampe (2002), Raccontami una storia (2004), Il mio amico Babbo Natale (2005) e il suo sequel (2006), la contestata fiction sull'omosessualità Il padre delle spose (2006) e Scusate il disturbo(2009). Nel 2008 torna al cinema con L'allenatore nel pallone 2 e Un'estate al mare. Nel 2008 torna al cinema con L'allenatore nel pallone 2 e Un'estate al mare. Nel 2012 torna sul grande schermo nel cast del corale Buona giornata, film a episodi diretto da Carlo Vanzina, che dirige il meglio della comicità italiana.
Arriva un po' claudicante, per via di un incontro un po' troppo ravvicinato con i suoi fans. "Ero a Los Angeles con la mia famiglia quando ho incontrato un gruppo di italiani che volevano farsi la foto con me. Grandi feste, grandi abbracci e nell'emozione sono scivolato, facendomi male al ginocchio. Sono stato due giorni sulla sedia a rotelle, e anche adesso devo farmi delle infiltrazioni di cortisone. Però a Giffoni non volevo rinunciare per tutto l'oro del mondo".
Ne valeva la pena. Lino Banfi, in mezzo ai tremila ragazzi del festival, è davvero un re. Tutti amano nonno Libero, tutti sentono un legame di affetto con un attore diventato un'icona della tv familiare. Lui si concede alle fotografie, agli abbracci, e ai giornalisti regala un po' di novità.
Banfi, da tempo lei desiderava interpretare e produrre una serie televisiva su un commissario dal volto umano. Finalmente c'è riuscito. Come è andata?
"Benissimo. Abbiamo consegnato a Mediaset le prime due puntate che andranno in onda a settembre. Ma sopratutto sono molto felice perché ne abbiamo messe in cantiere altre sei".
Che tipo di commissario è il suo?
"È un commissario fuori dai canoni. A me la parola 'commissario' neanche piaceva tanto, perchè mi faceva venire in mente quelli americani che si rotolano con la pistola in mano. Ma questo è proprio un bel personaggio: io non mi amo fisicamente da ormai vent'anni, ma qui mi sono davvero piaciuto".
Nel cast c'è anche sua figlia Rosanna...
"Sì, e anche lei mi sembra sempre più brava nel ruolo di un giudice istruttore. Un altro dei punti di forza della serie è che abbiamo girato tutto in Salento, spinti da un vero amore per la mia Puglia. Non facciamo come in quei film dove si gira in Puglia ma si finge che sia magari un altro luogo. Qui la Lecce è Lecce!".
Il grande schermo però l'attende, ci sono progetti nuovi per il cinema ai quali parteciperà?
"Sì: sarò nel cast di un film di Sergio Rubini, insieme a Riccardo Scamarcio. Il film si chiama La delegazione. Sarà una storia on the road, su un gruppo di pugliesi che si mette in cammino verso Parigi per un'impresa impossibile: andare al Louvre e fare qualcosa di eclatante".
Sarà questo l'unico progetto futuro?
"Mi attende un progetto internazionale: sarò il protagonista di un film tedesco nel quale sarò un italiano in Germania che non vuole dare la propria figlia in sposa. A un certo punto andiamo tutti negli Stati Uniti e lì ci sarà l'incontro con Robert De Niro!".
Il suo amore calcistico rimane quello di sempre?
"Come no! Vuole sentire la suoneria del mio telefono? C'è la canzone di Antonello Venditti 'Grazie Roma'...".
È una sorta di Tre uomini e una culla in salsa italiana il film tv in due puntate Tutti i padri di Maria che Rai1 manderà in onda domenica 21 e martedì 23 novembre. Diretto da Luca Manfredi e interpretato dalla coppia Lino&Lino, ovvero Banfi-Toffolo, di nuovo insieme dopo la fiction Scusate il disturbo, il film è una commedia brillante che racconta gli opposti e le contraddizioni della vita reale attraverso le vicende di due settantenni, Franco e Tino, da tempo in lotta per l’eredità della casa in cui convivono.
Ad aumentare i dissidi, l’arrivo improvviso di Maria, bimba di 8 mesi abbandonata una mattina davanti all’uscio della loro casa con un biglietto che recita “Ciao nonno, sono Maria”. Padri a loro volta di due figli maschi, Franco, maresciallo dei Carabinieri in pensione, e Timo, maestro di violino, si rimboccano le maniche dividendo il proprio tempo tra la cura di Maria e le indagini per rintracciare i veri genitori della piccola. Franco ha un figlio, Fausto (Michele De Virgilio), sposato con Luisa (una brava Anna Ammirati) una bella ragazza che sta tentando faticosamente di rimanere incinta e con la quale divide un lavoro in un’agenzia immobiliare. Dal canto suo Timo è il padre di Renato (Giuseppe Gandini) che però è omosessuale dichiarato e da tempo vive con il compagno Manolo (Alejandro Paker). Sulla carta quindi né Fausto né Renato dovrebbero essere il padre di Maria, ma Franco e Tino scoprono presto di sapere poco delle vite dei figli.
Prodotta da Rai Fiction e FremantleMedia Italia, Tutti i padri di Maria è una storia simile a quelle raccontate da Monicelli e Risi che “ricorda situazioni e battibecchi alla Gino Cervi e Fernandel regalando al pubblico una pausa dalle fiction sul dolore piene di gente attaccata a bombole d’ossigeno e in continua lotta con mali incurabili”. Almeno stando a Lino Banfi, qui nei panni di un altro nonno, dopo la lunga esperienza ora archiviata di Nonno Libero in Un medico in famiglia. In effetti il film diretto e scritto da Luca Manfredi insieme a Marina Garroni, ha tutta un’altra impronta rispetto al solito: commedia pura, la fiction non sfocia nell’inverosimile né nel patetismo e nonostante qualche imperfezione, vedi il doppiaggio di alcuni personaggi marginali, e un uso eccessivo e didascalico delle musiche, sa porre con garbo all’attenzione di un pubblico per tutte le età temi forti e attuali come omessualità, omofobia, infedeltà coniugali, diversità culturali tra nord e sud, senza risultare schematica e superficiale.
Merito maggiore per la riuscita del prodotto va, a detta del regista, al duo protagonista, quei Lino Banfi e Lino Toffolo che in conferenza stampa Manfredi ha ribattezzato “la strana coppia della fiction italiana, i nostri Walter Matthau e Jack Lemmon. Ma non dimentichiamo Orietta Berti – ha continuato il regista – che al suo debutto come attrice per il piccolo schermo (aveva già recitato in qualche musicarello e in piccole parti per Scola e Villaggio) ha incantato tutti per serietà e bravura”. Chiamata a vestire i panni di Wanda, solare ed eccentrica parrucchiera emiliana, la Berti è l’ex moglie di Banfi, lasciata dal marito una volta scoperto che lo tradiva. Da anni ormai i due hanno un rapporto ridotto allo stretto indispensabile, ma del resto Franco non sembra comunicare troppo neanche con il figlio Fausto che considera per certi versi ancora immaturo, così come Timo fatica a rapportarsi con il suo Renato che tratta come un malato per via delle sue inclinazioni sessuali. Rapporti complicati destinati a semplificarsi con l’arrivo di Maria che aiuterà tutti i protagonisti di questa storia a ristabilire le proprie priorità nei confronti della vita e degli affetti.
Girato tra Trieste e l’Argentina, dove Lino Banfi, al secolo Pasquale Zagaria, ha dovuto farsi prendere le impronte 3 volte a causa del cognome che condivide con il latitante Michele, Tutti i padri di Maria è un prodotto di qualità su cui la Rai vuole investire molto come dimostra il cambio di messa in onda, pensata inizialmente per domenica e lunedì e ridisegnata in seguito al successo di “Vieni via con me” di Fazio-Saviano. “È una fiction con un volto storico di Rai1 come Banfi – ha detto Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Fiction – che chiude l’ottima stagione di garanzia della rete. Mandarla in onda al lunedì contro il programma di RaiTre sarebbe stato uno spreco di prodotto”.
È stata definita la fiction Rai di maggior successo del primo decennio del nuovo millennio, Un medico in famiglia è stato un caso imprevedibile e seminale nel mondo della televisione commerciale che ha ibridato l'allora nascente tendenza alla proliferazione dei medici nelle serie con la più tradizionale idea di un racconto che mettesse in scena i suoi spettatori, cioè le famiglie medie.
Capitanata da Lino Banfi ora la famiglia Martini torna per la sesta serie. E torna al gran completo. Sotto lo stesso tetto coabiteranno ben quattro generazioni, ognuna con le sue problematiche e le sue esigenze. La cosa è stata resa possibile da nuovi innesti e dal ritorno di personaggi che avevano fatto la storia della serie e che se n'erano andati, su tutti Giulio Scarpati alias Lele. A partire da domenica 20 settembre Rai Uno manderà in onda per 13 settimane i 26 nuovi episodi della serie che segna il definitivo addio di Lino Banfi: "Originariamente non dovevo esserci nemmeno in questa serie, è un lavoro durissimo e io non ce la faccio più. Poi mi hanno convinto a fare due puntate ma un paio di comparsate mi sembravano una presa in giro, così alla fine compaio in sei episodi. Il tempo necessario di passare il testimone". Testimone che sarà ricevuto proprio da Giulio Scarpati che nella prima puntata torna come nuovo nonno.
Sentimento e divertimento nel film tv diretto da Luca Manfredi, che ha, come interprete principale, l'attore pugliese Lino Banfi; una co-produzione Grundy Italia-Rai Fiction, prodotta da Roberto Sessa. Una "torta a più strati" secondo Francesco Nardella, responsabile Rai Fiction, che permette, sotto la glassa del divertimento, di raccontare storie anche diverse, con un lieve massimalismo; di affrontare, quindi, tematiche importanti perché la commedia, di questi tempi, riesce a comunicare molto. A più strati come l'attore protagonista che, per la sua storia professionale, ha la possibilità di essere tante cose: commedia, ma anche delicatezza; di essere nonno, ma anche padre, leggero e indisponente, una varietà e una gamma molto ampie. All'inizio, racconta Nardella, con Banfi, si era partiti da un soggetto che riguardava le case di riposo, la questione degli anziani, poi si è discusso, anche con il regista e gli sceneggiatori (Marina Nardella e Luca Manfredi) e la cosa è lievitata ed è diventata una storia più articolata con tanti temi, tra cui quello della terza età, cui se ne aggiunge un ulteriore ovvero quello dell'immigrazione, di cui tutta la produzione è entusiasta poiché riguarda la comunità italiana a Buenos Aires, città location della serie. Una scelta questa che nasce non da subito, ma che poi, per motivi vari di produzione, è stata presa in considerazione ed è risultata vincente, dando valore al film. In Argentina sono rimasti per due mesi e lì il film sarà trasmesso, come in altri paesi dell'America latina. Ciò che offre in più questa mini-serie è anche la riflessione degli anziani sulla vita, che loro osservano, su cui loro fanno pensieri, attraverso la "doppia chiave" di Banfi: far ridere, ma, allo stesso tempo, pensare.
Nicola è uno ricchissimo, per come si vede all'inizio: arriva dalla Svezia, elegantissimo, con un macchinone, al suo paese d'origine, che è la Puglia, da dove è mancato per trent'anni; tutti sanno che ha fatto i soldi, che ha una catena di ristoranti e porta con sé una moglie svedese, giovane e bella, interpretata da Victoria Silvstedt, per vendicarsi di questi "disgraziati", i suoi compaesani, perché quando lui era sposato, trent'anni prima, la moglie gli aveva fatto le corna con due gemelli e lui, per tutti, era "il cornuto" e se ne era andato via. È tornato come il Conte di Montecristo per vendicarsi di questa gente che lo maltrattava. In realtà poi si scopre che non è proprio ricco, anzi è un povero disgraziato che ha messo da parte i soldi tutta una vita, facendo il pizzaiolo, e che è tornato in Italia solo per fare un dispetto, una specie di vendetta, che gli riesce comunque.
Il suo personaggio, appunto, torna a casa per prendersi una "rivincita"; lei, come uomo, l'avrebbe fatta una cosa del genere?
Io no, sinceramente no, per il mio carattere. Semmai, me ne sarei andato o non mi sarei più fatto vedere. Tornare lì così è una cosa che fa sorridere perché si parla di vecchie mentalità di paese, anche se, forse, oggi se ne fregherebbero anche al Sud delle corna da due, otto, nove gemelli!
Oronzo Canà (Lino Banfi) viene richiamato dal suo "buen retiro" nella campagna pugliese, dove si era rifugiato alla fine della sua carriera, e viene invitato a guidare nuovamente la Longobarda, tornata in serie A e proprietà di nuovi ricchi senza scrupoli che in segreto intendono nuovamente affossarla. L'allenatore intuirà però presto i reali e pessimi propositi dei dirigenti e si batterà alla sua maniera per riaffermare i principi del calcio pulito e della lealtà sportiva.
Lino Banfi, indimenticabile allenatore, racconta Canà.
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