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mercoledì 4 maggio 2016

Checco Zalone

Che Cozzalone!

Nome: Luca Medici
Data nascita: 1977, Bari (Italia)
occhiello
"Tu studi? Non serve a un cazzo qui (in Italia)"
dal film Che bella giornata (2011) Checco Zalone è Checco
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Checco Zalone

Un uomo di spettacolo dai molteplici talenti che ricorda Jerry Lewis.
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Fenomenologia di Checco Zalone

domenica 10 gennaio 2016 - Pino Farinotti cinemanews

Fenomenologia di Checco Zalone Il titolo completo potrebbe essere fenomenologia socio-cine-culturale di Checco Zalone. Ci si potrebbe scrivere un libro. Per cominciare la sua straordinaria personalità completa, con una base di cultura corretta, che è una laurea in giurisprudenza. E poi i talenti, praticamente tutti quelli dello spettacolo fra i quali rileverei quello musicale, anche di strumentista. Non così comune fra gli "attori-eccetera" italiani. Non ricordo che qualcuno abbia accostato Zalone alla cultura hollywoodiana, quella che imponeva ai suoi attori una preparazione completa, con delle preferenze certo: dovevi saper recitare, cantare, suonare uno strumento, andare a cavallo, ballare almeno il tip tap. C'erano scuole impegnative e non ti potevi sottrarre. E voglio fare un nome di riferimento che non è mai stato fatto, ma ci sta. È Jerry Lewis. Talento superdotato, grande maschera e grande inventore. Dopo la fase leggera, chiamiamola così, quella con Dean Martin, divenne regista e legislatore di comicità. Capace letteralmente di trasformarsi, da brutto a bello, da (finto) scemo a intelligente, da ricco a povero, da vittima a oppressore. E, soprattutto, abrasivo fustigatore del costume americano. Il tutto in chiave grottesca. E poi cantante e musicista. Non c'è dubbio che in Checco ci sia del Jerry. Sulla sua azione globale-sociale si sta dicendo tutto e lo dicono tutti: le istantanee dell'italiano medio ... alto o basso, le categorie, la politica, il lavoro, i media, le repubbliche, il Paese. Per trasmettere tutto questo Zalone doveva accreditarsi super partes, ci è riuscito, ha acquisito una franchigia che fa di lui e di Nunziante- molto di quanto ho attribuito a Zalone va esteso a Gennaro Nunziante, compagno di comicità e regista- un unicum. Un modello potente in Quo vado, in questo senso, sta nell'episodio "artico", in Norvegia dove Checco è stato confinato dalla burocrazia. Conosce Valeria, ricercatrice, giovane, dedita al proprio lavoro. Ma quando lei lo ospita a casa e racconta del suo girovagare per il mondo, saltano fuori dei bambini avuti da un africano, da un vichingo e da un filippino, dunque un nero un bianco e un giallo.
Il vichingo, enorme, vive in casa e gira nudo, e sta per sposarsi, con un uomo, di colore. Quando Valeria ha occasione di rimproverarlo, Checco dice "ah, qui sarei io quello strano." Il modello Valeria, che pure estremizzato rappresenterebbe integrazione, vedute larghe e progressiste, omologazione felice, superamento delle barriere etniche, morali e civili, alla fine viene ricondotto nella dimensione "strana". Forse solo Zalone poteva permetterselo, sorpassando il "correntone corretto" che ti fa parlare e pensare come fanno quelli della televisione, di tutte le categorie, dai politici agli opinionisti a chi passa di lì per caso. Sappiamo. E forse chi parla (in televisione) ha un'idea diversa, magari opposta rispetto a quello che dice. Ma se la dici allora sei razzista, misoneista, o peggio leghista. Zalone si è conquistato l'immunità dal politicamente scorretto.

   

Da TeleNorba al successo al cinema, la viscerale vis comica di Zalone conquista il pubblico. Da oggi torna in sala con Quo Vado?.
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Che cozzalone politicamente scorretto!

giovedì 31 dicembre 2015 - Mauro Gervasini cinemanews

Che cozzalone politicamente scorretto! Antenna 3. Al di fuori della Lombardia può sembrare sigla oscura, in verità fu una televisione libera, ma libera veramente, che tra gli anni 70 e i primi 80 del secolo scorso si diede come mission la ricerca di talenti comici. Il rabdomante si chiamava Renzo Villa, "allievo" di Enzo Tortora, mise su una squadra clamorosa, almeno in parte ancora oggi mattatrice sul piccolo o grande schermo, magari con qualche acciacco. Ad Antenna 3 si formò la coppia Teocoli-Boldi (venivano dal Derby, mitico cabaret milanese), trovò rifugio Walter Chiari, dominò con i suoi show strampalati Lucio Flauto. Una cosa simile, ma in tempi molto più recenti, ha fatto in Puglia TeleNorba, emittente piccola ma solo per statuto, in verità con una storia grande. Ha applicato la "formula Villa": giro dei locali e delle feste di paese, carpendo umori, emozioni, talenti... Per poi diventare laboratorio artistico per Emilio Solfrizzi, Gennaro Nunziante, Antonio Stornaiolo e soprattutto Luca Pasquale Medici, classe 1977, in arte Checco Zalone (ovvero, «che cozzalone», epitteto barese non proprio lusinghiero).

   

Il caso Checco Zalone e il rapporto tra critica e cinema popolare.

Lo sguardo ostinato

martedì 5 novembre 2013 - Dario Zonta cinemanews

Lo sguardo ostinato Torniamo sul caso di Checco Zalone perché il clamoroso risultato, che fosse prevedibile o meno è poco importante, richiede una qualche riflessione, soprattutto riguardo il rapporto tra la critica e il cinema popolare.
Sin da subito si sono creati due partiti, entrambi partigiani: i "fidelizzati" della prima ora, quelli che annunciarono illo tempore il genio di Zalone e che ora raccolgono la loro profezia con entusiasmo ancor più dichiarato; i "non riconciliati", quelli che pur riconoscendo il talento comico di Zalone non si arrendono al suo potere cinematografico, casomai avanzando paragoni storico-critici non sempre efficaci. In mezzo a queste due categorie, non c'è molta varietà di approcci (limitatezza e miopia della critica) e tra fan e detrattori alla fine quello che ci rimette è proprio Zalone, il cui talento e la cui bravura avrebbero semmai bisogno di una critica che ci vede bene e al passo con i tempi.
All'uscita di Sole a catinelle in molti hanno notato lo scarto d'ambizione, ma subito hanno bacchettato il duo Nunziante-Zalone proprio per aver osato scartare, guardare più in alto, dicendo che questo suo terzo film non era all'altezza dei precedenti. Ancora, i detrattori, sempre riconoscendo le doti comiche del nostro comico, hanno voluto lanciarsi in alcuni paragoni chiamando in causa i soliti nomi da Sordi in giù (mai in su), fino a Totò, certo stabilendo ordini di grandezza necessariamente diversi. Ancora, si è avuto da ridire sulla coerenza e verosimiglianza narrativa, cercando una logica tra eventi presunti connessi e scoperti sconnessi, e sulla tenuta del corpo attori, quelli di spalla, ritenuti sfumati di fronte al giganteggiare del personaggio Zalone. Queste sono in breve alcune delle critiche. Ora, così come non amiamo l'atteggiamento settario dei suoi sostenitori, allo stesso tempo scorgiamo un qualche limite in quello dei detrattori. Continua »

   

Il comico pugliese a Castiglioncello per la rassegna Parlare di Cinema.

Checco Zalone Superstar

sabato 18 giugno 2011 - Roberta Montella cinemanews

Checco Zalone Superstar L'incontro previsto per le ore 18 con Checco Zalone (Luca Medici) e Gennaro Nunziante parte con leggero ritardo. Una piccola folla ha riempito velocemente il parco del Castello Pasquini, a Castiglioncello, e aspetta paziente. Ma quando arriva lui, il divo pugliese, l'applauso scroscia spontaneo ed è allora che comincia il vero spettacolo.
Paolo Mereghetti introduce l'attore e il regista come i realizzatori del più grande successo al botteghino della storia cinematografica italiana (Che bella giornata). Poi fa subito riferimento al tema del dibattito, "Una risata ci seppellirà", e chiede ad entrambi qual è la formula del successo dopo tanti, troppi cinepanettoni scontati.

   

Presentato a Roma Che bella giornata.

Checco Zalone di madre tarantina ama Farah di madre Bina

mercoledì 29 dicembre 2010 - Marianna Cappi cinemanews

Checco Zalone di madre tarantina ama Farah di madre Bina Ci sono i furbi, che escono dai film di Checco Zalone storcendo il naso e plaudendo con sarcasmo alla bella trovata di fare un film sui luoghi comuni dell'italiano medio e razzista, e poi ci sono gli onesti che ammettono di essere morti del ridere e vedono nella comicità di Luca Medici alias Checco Zalone un ritratto assolutamente autentico e spietato delle magagne del nostro paese. Intanto, Medusa ha già pronte oltre le 600 copie di Che bella giornata, passibili di crescere ancora, da qui al 5 gennaio. Gli autori Luca Medici e Gennaro Nunziante (co-sceneggiatore e regista), insieme al resto del cast, hanno presentato così il film alla stampa:

Il film è coraggiosamente politically uncorrect. Valutatavate le conseguenze di ciò che stavate andando a fare prima di passare all'azione?
Nunziante: Sì, lo avevamo fatto con Cado Dalle Nubi e lo abbiamo fatto ancora. Il film è esattamente come lo abbiamo voluto. Non ci interessava parlare di corna, di mogli e mariti, di figli, volevamo parlare d'altro, senza moralizzare. Noi meridionali siamo quelli che hanno dato di più in termini di servizio nelle missioni di pace o durante il terrorismo, ma non per eroismo, prima di tutto per pagarsi il mutuo. Era questa gente che volevamo raccontare.
Zalone: Forse dovevamo andare giù ancora più pesanti, ma avevamo già affrontato l'omosessualità, la Lega...poi gli argomenti si riducono.
Valsecchi: Non volevamo fare un film politico, ma una commedia. C'è voglia di qualcosa di nuovo nell'aria e qui c'è: ci sono le battute e c'è Checco. Non è facile lavorare con lui, dietro questo film ci sono un anno di scrittura e di incontri. A volte parlare con Checco è come parlare con Wim Wenders: è molto esigente. Il film, d'altronde, è artisticamente molto curato, come vedrete.
Letta (Medusa): Non credo che il film sia politicamente scorretto, lo è il linguaggio ma non il film.
Nabiha Akkari (la protagonista femminile): Si può ridere di tutto, dunque si può ridere anche di questo. Il terrorismo è affrontato in modo leggero, non c'è niente di serio, ma nemmeno nessun giudizio sugli arabi.
Zalone: L'idea di partenza è quella di prendere per i fondelli il mondo occidentale, non il mondo musulmano. Quando ci siamo messi a scrivere abbiamo avuto cura di non inserire il personaggio di Nabiha in un'organizzazione terroristica ma di fare del gesto che medita una vendetta privatissima, una bravata. L'ironia è rivolta all'ignoranza degli italiani, ai loro pregiudizi. Non sono gli arabi che si devono arrabbiare, perché la parte dei coglioni la facciamo noi italiani.

Come si articola il rapporto tra Nunziante e Medici (Zalone) sul set?
Nunziante: Partiamo con la scrittura di un testo rigido, da cima a fondo, perché siamo convinti che si riesca ad improvvisare bene solo su un canovaccio sicuro e fissato. Ma siamo anche convinti che il testo, se rimane fermo mesi, diventi testo morto, per cui lo rivitalizziamo sul set, cambiamo le battute appena prima del ciak, perché quello che ci sta più a cuore è il ritmo. Le battute devono essere fresche.
Solenghi: Lavorare con loro non è lavorare con dei comici: sono molto scientifici, matematici e questo aiuta; è un bel lavorare.
Marescotti: Mi sono sorpreso quando sono stato chiamato a fare il secondo film di Checco Zalone, perché sono stato l'unico della vecchia squadra di attori, visto che questo non è un sequel del primo, ma un film nuovo di zecca. Non credo che Checco Zalone sia politicamente scorretto, credo che sia soprattutto socialmente scorretto e tenda verso una figura, certamente politica, che è quella di Alberto Sordi. Pensate a Il Vigile. Ci chiediamo: "ce lo meritiamo Alberto Sordi?", ma oggi dovremmo chiederci anche: "ce lo meritiamo Checco Zalone?"

Come sono stati scelti gli attori?
Zalone: Luigi Luciano l'ho trovato grazie alla rete, faceva dei trailer esilaranti ma non era facile contattarlo, non aveva l'agente. Ho sguinzagliato il mio, ma poi gli ho mandato un messaggio su facebook: "vuoi fare il film?" "Sì", e così l'abbiamo fatto. Grazie alla rete.
Con Solenghi ero inibito, non sapevo come chiedergli di fare la scena dell'anello, con la sua lunga storia di teatro e televisione alle spalle m'incuteva un gran timore reverenziale. Poi però mi sono sciolto e allora gli abbiamo chiesto anche di fare il papa.
Per trovare Farah abbiamo fatto numerosi provini a Roma. Venivano ragazze dai tratti arabi indiscutibili ma intrise di romanità nel modo di parlare, allora siamo scappati in Francia e abbiamo trovato lei, Nabiha Akkari.

L'uscita del film è prevista per il 5 gennaio, dopo l'abbuffata natalizia. Quale strategia c'è dietro?
Letta: La settimana di Natale, per via del calendario, ha perso alcune giornate ma le recupererà proprio in quel weekend, per via del ponte, per cui è stata un'uscita mirata. Assolutamente non toglieremo le sale a Aldo Giovanni e Giacomo, che proprio ieri sera hanno sorpassato il cinepanettone concorrente, ma fatalmente le toglieremo ad altri. Non noi distributori, ma gli esercenti, sia chiaro: restano in sala i film che incassano, è questa l'unica verità.

Nel film compare un trullo a Milano. Che rapporto hai con la città lombarda?
Zalone: è la città che mi ha adottato, quando ho iniziato con "Zelig", ed è la città più cosmopolita d'Italia. Poi a Milano c'è la Madonnina, che per il film è indispensabile, e il padre militare che ha messo casa e famiglia dove sta la caserma è un altro personaggio italiano tipico.

Checco Zalone, tu sei la novità tanto attesa. Come ti senti?
Zalone: Mi sento l'unghia dei grandi a cui mi hanno accostato. Non lo dico per fare l'umile, ma perché non li conosco. Anzi, faccio un appello per una maggior sobrietà nelle manifestazioni mondane del mondo del cinema, perché se no io continuo a fare delle figuracce: l'ultima volta non ho riconosciuto Bellocchio e ho parlato per un'ora con Garrone pensando che fosse Stefano Accorsi.

Gennaro Nunziante dirige Checco Zalone.

Cado dalle nubi: Borat delle Puglie

martedì 24 novembre 2009 - Marianna Cappi cinemanews

Cado dalle nubi: Borat delle Puglie Luca Medici porta il suo Checco Zalone (dal barese “Che cozzalone”, ovvero che “cafone”) in trasferta dal palcoscenico televisivo di “Zelig” alle 480 sale italiane che la Medusa ha predisposto per Cado dalle nubi, vicenda (o “caso umano”) di un giovane cantante di Polignano a Mare che sbarca a Milano in cerca di successo. Terrone fra i leghisti, blasfemo tra i giovani cattolici, sessista fra gli omosessuali, Checco è un “fenomeno” non solo musicale, un gaffeur nato. Lo dirige Gennaro Nunziante, l’uomo che lo ha scoperto durante un provino per Telenorba e non l’ha più lasciato; lo affiancano Giulia Michelini, la strana coppia Dino Abbrescia - Fabio Troiano, Ivano Marescotti; produce Pietro Valsecchi per Taodue.

Nel film si intravede il gusto per la commedia all’americana e la volontà di non mettere in sequenza una serie di gag ma un film nuovo e autosufficiente.
Nunziante: La verità è che noi siamo quello che abbiamo visto. Indubbiamente il mio gusto è per la commedia americana, di sicuro, ma senza negare la nostra cultura e dunque, per questo copione, ho cercato un terreno d’unione con la commedia all’italiana. E poi c’era la volontà di restare sul piccolo, di non partire con ambizioni sproporzionate. Un po’ come le band inglesi, che si segnalano prima nel piccolo.

Come è nato il progetto, in sede produttiva?
Valsecchi: Mio figlio insisteva, diceva che dovevo conoscere Checco Zalone, che mi sarei divertito, che non potevo non ridere. L’ho invitato durante le vacanze con il suo autore, Gennaro, a Cortina: sono arrivati come Totò e Peppino, vestiti d’estate con fuori meno venti. Gennaro era così dentro la scrittura e la coppia era così solida che non si poteva dividerla, per questo non ci ho pensato un attimo e gli ho affidato la regia. Per essere un progetto cinematografico, poi, devo dire che tutto è stato molto rapido.

lunedì 2 maggio 2016 - Il film di David Wnendt racconta del führer reclutato come comico. Noi abbiamo Zalone che usa lo stesso registro. Anzi, l'ha usato prima.

Lui è tornato, e Hitler imitò Zalone

Pino Farinotti cinemanews

Lui è tornato, e Hitler imitò Zalone "Lui è tornato" è un romanzo di Timur Vermes, diventato film per la regia di David Wnendt. È una storia, divertente ma anche allarmante, magari pericolosa. Racconta di Adolf Hitler che si ritrova ai giorni nostri, nella "sua" Germania, ne prende atto e decide di... tornare all'antico, ai suoi tempi. E i tedeschi gli credono e lo seguono. Sintesi estrema che naturalmente va articolata. "Lui" si sveglia lacero e maleodorante in un giardino dismesso di Berlino. Non capisce cosa sia successo. Hitler entra in uno spazio vasto, la porta di Brandeburgo, la gente lo crede un artista di strada, gli si fa intorno, si diverte, fa un selfie con lui. Incontra individui e comincia a capire, per cominciare il momento: è il 23 ottobre del 2014. E dunque eccola la sua Germania, a 69 anni dal 1945. C'è un giornalista televisivo che fiuta lo scoop e porta "Hitler" in redazione. E tutti vengono sedotti dalla personalità travolgente e dalla dialettica ancora più travolgente. Gli disegnano addosso un programma che batte tutti i record di audience. Il comico-führer porta i suoi argomenti, che sono gli stessi di "allora", che sembrerebbero purgati dal grottesco, satirico e surreale... sembrerebbero. E dunque ecco che il linguaggio, la proposta, le battute, non fanno prigionieri. "Lui" è rapidissimo nel capire le situazioni e rivolgerle a proprio favore. Fa zapping e si ritrova solo programmi di cucina, poi vede Angela Merkel. E non si capacita: "Incredibile, il Reich è in mano ai cuochi e a una donna goffa e senza carisma".

domenica 10 aprile 2016 - Sonia Bergamasco e Maria Sole Tognazzi sono tra le protagoniste di una puntata sulla libertà professionale e sessuale.

Splendor IV, libertà e desiderio

Mario Sesti cinemanews

Splendor IV, libertà e desiderio

martedì 22 marzo 2016 - 16 candidature per Lo chiamavano Jeeg robot e Non essere cattivo.

David di Donatello 2016, tutte le nomination

a cura della redazione cinemanews

David di Donatello 2016, tutte le nomination Sono state annunciate le candidature ai David di Donatello 2016, gli Oscar italiani che verranno consegnati il 18 aprile (per la prima volta in diretta su Sky).A farla da padrone, nonostante le molte candidature dei maestri Garrone e Sorrentino, sono due outsider: il fumettistico Lo chiamavano Jeeg Robot dell'esordiente Gabriele Mainetti e Non essere cattivo, il film postumo di Claudio Caligari ambientato nella Ostia degli anni '90, entrambi candidati a 16 premi. A seguire ci sono Youth - La giovinezza di Sorrentino (14 nomination) e Il racconto dei racconti di Garrone (12). Fuocoammare di Gianfranco Rosi, Orso d'oro a Berlino, ha ottenuto 4 candidature ed è presente nella categoria miglior film, insieme a Il racconto dei racconti Garrone, Non essere cattivo di Caligari, Perfetti sconosciuti di Genovese e Youth - La giovinezza di Sorrentino.

TUTTE LE NOMINATION

MIGLIOR FILM

FUOCOAMMARE
regia di: Gianfranco ROSI

IL RACCONTO DEI RACCONTI - TALE OF TALES
regia di: Matteo GARRONE

NON ESSERE CATTIVO
regia di: Claudio CALIGARI

PERFETTI SCONOSCIUTI
regia di: Paolo GENOVESE

YOUTH - LA GIOVINEZZA
regia di: Paolo SORRENTINO

MIGLIORE REGISTA

Gianfranco ROSI
per il film: FUOCOAMMARE

Matteo GARRONE
per il film: IL RACCONTO DEI RACCONTI - TALE OF TALES

Claudio CALIGARI
per il film: NON ESSERE CATTIVO

Paolo GENOVESE
per il film: PERFETTI SCONOSCIUTI

Paolo SORRENTINO
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE
Carlo LAVAGNA
per il film: ARIANNA

Adriano VALERIO
per il film: BANAT - IL VIAGGIO

Piero MESSINA
per il film: L'ATTESA

Gabriele MAINETTI
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Fabio BONIFACCI - Francesco MICCICHE'
per il film: LORO CHI?

Alberto CAVIGLIA
per il film: PECORE IN ERBA

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Edoardo ALBINATI - Ugo CHITI - Matteo GARRONE - Massimo GAUDIOSO
per il film: IL RACCONTO DEI RACCONTI - TALE OF TALES

Nicola GUAGLIANONE - MENOTTI
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Claudio CALIGARI - Giordano MEACCI - Francesca SERAFINI
per il film: NON ESSERE CATTIVO

Filippo BOLOGNA - Paolo COSTELLA - Paolo GENOVESE - Paola MAMMINI - Rolando RAVELLO
per il film: PERFETTI SCONOSCIUTI

Paolo SORRENTINO
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

MIGLIORE PRODUTTORE
21UNO FILM - STEMAL ENTERTAINMENT - ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ - RAI CINEMA - LES FILMS D'ICI AVEC ARTE FRANCE CINEMA
per il film: FUOCOAMMARE

ARCHIMEDE - RAI CINEMA
per il film: IL RACCONTO DEI RACCONTI - TALE OF TALES

Gabriele MAINETTI PER GOON FILMS - CON RAI CINEMA
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

P. BOGNA, S. ISOLA E V. MASTANDREA PER KIMERAFILM, RAI CINEMA E TAODUE FILM, PROD.ASSOCIATO P.O VALSECCHI, IN COLLABORAZIONE CON LEONE FILM GROUP
per il film: NON ESSERE CATTIVO

Nicola GIULIANO - Francesca CIMA - Carlotta CALORI per INDIGO Film
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Paola CORTELLESI
per il film: GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI

Sabrina FERILLI
per il film: IO E LEI

Juliette BINOCHE
per il film: L'ATTESA

Ilenia PASTORELLI
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Valeria GOLINO
per il film: PER AMOR VOSTRO

Anna FOGLIETTA
per il film: PERFETTI SCONOSCIUTI

Àstrid BERGÈS-FRISBEY
per il film: ALASKA

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Claudio SANTAMARIA
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Luca MARINELLI
per il film: NON ESSERE CATTIVO

Alessandro BORGHI
per il film: NON ESSERE CATTIVO

Valerio MASTANDREA
per il film: PERFETTI SCONOSCIUTI

Marco GIALLINI
per il film: PERFETTI SCONOSCIUTI

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Piera DEGLI ESPOSTI
per il film: ASSOLO

Antonia TRUPPO
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Elisabetta DE VITO
per il film: NON ESSERE CATTIVO

Sonia BERGAMASCO
per il film: QUO VADO?

Claudia CARDINALE
per il film: ULTIMA FERMATA

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Valerio BINASCO
per il film: ALASKA

Fabrizio BENTIVOGLIO
per il film: GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI

Giuseppe BATTISTON
per il film: LA FELICITA' E' UN SISTEMA COMPLESSO

Luca MARINELLI
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Alessandro BORGHI
per il film: SUBURRA

MIGLIORE AUTORE DELLA FOTOGRAFIA

Peter SUSCHITZKY
per il film: IL RACCONTO DEI RACCONTI - TALE OF TALES

Michele D'ATTANASIO
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Maurizio CALVESI
per il film: NON ESSERE CATTIVO

Paolo CARNERA
per il film: SUBURRA

Luca BIGAZZI
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

MIGLIORE MUSICISTA

Alexandre DESPLAT
per il film: IL RACCONTO DEI RACCONTI - TALE OF TALES

Ennio MORRICONE
per il film: LA CORRISPONDENZA

Michele BRAGA - Gabriele MAINETTI
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Paolo VIVALDI - con la collaborazione di Alessandro SARTINI
per il film: NON ESSERE CATTIVO

David LANG
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
"TORTA DI NOI" - musica, testi e interpretazione di Niccolò CONTESSA
per il film: LA FELICITA' E' UN SISTEMA COMPLESSO

"A CUOR LEGGERO" - musica, testi e interpretazione di Riccardo SINIGALLIA
per il film: NON ESSERE CATTIVO

"PERFETTI SCONOSCIUTI" - musica di BUNGARO E Cesare CHIODO, testi e interpretazione di Fiorella MANNOIA
per il film: PERFETTI SCONOSCIUTI

"LA PRIMA REPUBBLICA" - musica e testi di Luca MEDICI, interpretazione di Luca MEDICI (Checco ZALONE)
per il film: QUO VADO?

"SIMPLE SONG #3" - musica e testi di David LANG, interpretazione di Sumi JO"
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

MIGLIORE SCENOGRAFO

Dimitri CAPUANI -Alessia ANFUSO
per il film: IL RACCONTO DEI RACCONTI - TALE OF TALES

Maurizio SABATINI
per il film: LA CORRISPONDENZA

Massimiliano STURIALE
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Giada CALABRIA
per il film: NON ESSERE CATTIVO

Paki MEDURI
per il film: SUBURRA

Ludovica FERRARIO
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

Paki MEDURI sarebbe entrato in cinquina anche per il film ALASKA, ma da Regolamento viene candidato solo per il film più votato.

MIGLIORE COSTUMISTA
Massimo CANTINI PARRINI
per il film: IL RACCONTO DEI RACCONTI - TALE OF TALES

Gemma MASCAGNI
per il film: LA CORRISPONDENZA

Mary MONTALTO
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Chiara FERRANTINI
per il film: NON ESSERE CATTIVO

Carlo POGGIOLI
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

MIGLIORE TRUCCATORE
Gino TAMAGNINI - Valter CASOTTO - Luigi D'ANDREA - Leonardo CRUCIANO
per il film: IL RACCONTO DEI RACCONTI - TALE OF TALES

Enrico IACOPONI
per il film: LA CORRISPONDENZA

Giulio PEZZA
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Lidia MINÌ
per il film: NON ESSERE CATTIVO

Maurizio SILVI
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

MIGLIORE ACCONCIATORE
Francesco PEGORETTI
per il film: IL RACCONTO DEI RACCONTI - TALE OF TALES

Elena GREGORINI
per il film: LA CORRISPONDENZA

Angelo VANNELLA
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Sharim SABATINI
per il film: NON ESSERE CATTIVO

Aldo SIGNORETTI
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

MIGLIORE MONTATORE
Jacopo QUADRI
per il film: FUOCOAMMARE

Andrea MAGUOLO - con la collaborazione di Federico CONFORTI
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Consuelo CATUCCI
per il film: PERFETTI SCONOSCIUTI

Patrizio MARONE
per il film: SUBURRA

Cristiano TRAVAGLIOLI
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA
Maricetta LOMBARDO
per il film: IL RACCONTO DEI RACCONTI - TALE OF TALES

Valentino GIANNI'
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Angelo BONANNI
per il film: NON ESSERE CATTIVO

Umberto MONTESANTI
per il film: PERFETTI SCONOSCIUTI

Emanuele CECERE
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

MIGLIORI EFFETTI DIGITALI
EDI - Effetti Digitali Italiani
per il film: GAME THERAPY

MAKINARIUM
per il film: IL RACCONTO DEI RACCONTI - TALE OF TALES

CHROMATICA
per il film: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

VISUALOGIE
per il film: SUBURRA

PEERLESS
per il film: YOUTH - LA GIOVINEZZA

DAVID GIOVANI
ALASKA
di Claudio CUPELLINI

GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI
di Massimiliano BRUNO

LA CORRISPONDENZA
di Giuseppe TORNATORE

NON ESSERE CATTIVO
di Claudio CALIGARI

QUO VADO?
di Gennaro NUNZIANTE

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