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Il critico cinematografico ha una nomea e un compito “ingrato”: in una sola recensione deve presentarci il film, cercando di non dare libero sfogo al “mare magnum” di parallelismi, riflessioni, e raffronti che balneerano alla sua mente.
Orbene lo spettatore qualunque (l'esponente della sedicente “massa” tanto criticata nel forum) ha un grande privilegio: quello di poter evitare voli pindarici lasciandosi semplicemente cullare dalla proiezione, comodamente seduto sulla sua poltroncina.
Non sminuite pertanto la trama del film citando con leggerezza e per sentito dire i vari “Pocahontas”, “Balla coi lupi”, altrimenti la foresta e le creature di Pandora vi sembreranno quelle di “Jurassic Park”, altrimenti la protezione della propria terra vi risuonerà al grido di “Questa è Sparta” !
O almeno apprezzate la storia nella sua innovativa banalità: una storia semplice, lineare, universale.
“Avatar” è pura simbologia e poesia: Pandora è il vaso da non aprire, la connessione avatar-corpo astrale è novella metempsicosi, il panteismo ci dice che ogni essere vivente o no è un tutt'uno con Eywa, e ancora l'iniziazione, l'esperienza del volo, la caduta e la rinascita...
“Avatar” è pura rivoluzione delle tecniche cinematografiche, una nuova generazione di effetti speciali, una festa per gli occhi. L'impatto visivo in 3D è impressionante: luce, acqua, fiori, foglie, granelli di polvere sembrano avvolgerti, così vicini da poterli sfiorare, così lontani da poterli respirare. Complessità biologica e cultuale, piante luminescenti che disegnano paesaggi notturni d'incanto, rocce e montagne fluttuanti nell'aria, cascate d'acqua senza fine.
Non intestardiamoci a vederci solo un messaggio eco-pacificista, la storia del capitalismo-imperialismo, l'oppressione di 1 popolo diverso e la riconquista della libertà.
Alcuni vedono nel film una metafora della società attuale, altri no. Si sprecano le metafore sull'Iraq e sull'Afghanistan, ma forse conviene ricordare che al cinema non si è seduti con davanti un banco di scuola.
Forse, a mio sommesso avviso, c'è qualcosa di molto più semplice: il messaggio più intimo è scolpito all'inizio e alla fine, tenuto insieme nell' “io ti vedo” dell'intero arco narrativo, aprire gli occhi e vedere realmente chi abbiamo di fronte e ciò che oggi ci circonda.
Sappiamo ancora emozionarci ? Certo un buon inizio è se, finita la proiezione, attoniti, ci si rende conto di aver vissuto un bellissimo sogno ad occhi aperti.
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